“Il racconto maschile”: un podcast settimanale

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LA FIONDA

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di Redazione. Sabato scorso si è conclusa la serie di trasmissioni in diretta streaming “Radio Londra“, inaugurata durante la quarantena, e con la quale abbiamo cercato, sotto la guida del fondatore Davide Stasi, di passare in rassegna e approfondire tutte le tematiche più rilevanti che da anni si affrontano su queste pagine. In ventitré puntate abbiamo cercato di sviscerare quanto più possibile, invitando persone note e meno note a dire la propria opinione o a raccontare la propria storia, e l’esito è stato tutto sommato soddisfacente. Non in termini di views: le visualizzazioni delle dirette sono sempre state modeste, ma non è questo che conta. L’obiettivo di Radio Londra era di lasciare delle briciole disseminate sul web, contenuti dove si potesse trovare un approccio diverso a problemi dibattuti. Non era nostro interesse fare centinaia di migliaia di visualizzazioni: sappiamo che i temi sono ostici e che il ragionamento articolato respinge gli utenti. Ma se qualcuno un giorno nel futuro, osservando il disastro sociale causato dal femminismo del presente, vorrà capirne le cause, potrà attingere alle nostre discussioni e farsi un’idea abbastanza precisa di come ci si è potuti arrivare.

Purtroppo, per problemi organizzativi, non ci è riuscito di affrontare alcuni temi cruciali: l’alienazione parentale, il turismo sessuale, la prostituzione, il divario salariale di genere, la teoria gender, e tanto altro. Ma si tratta di occasioni soltanto rimandate. L’obiettivo, se non sorgono problemi particolari, è di riprendere con una nuova serie in autunno: ci sarà spazio dunque per approfondire ciò che serve per completare un quadro oppositivo e di critica declinato al maschile. Questo è il filo rosso che lega tutte le puntate di Radio Londra: la pars destruens, la decostruzione ovunque possibile dello storytelling femminista, finalizzata a smentirne gli assunti e i dogmi con prove, cifre, argomenti. L’obiettivo era di delegittimare il femminismo o meglio: mostrare apertamente la sua totale assenza di legittimità. Ci siamo riusciti, nonostante la mancanza dei temi che abbiamo citato poco sopra. I conti definitivi con il grande male che affligge la comunità di uomini e donne del nostro paese (e non solo), insomma, sono solo rimandati e si chiuderanno in autunno. Intanto è necessario andare oltre.


Il fallimento del reale progetto femminista: la nientificazione dell’uomo.


Sì, perché andare all’assalto del nemico, aggredirlo e mandare in frantumi i suoi capisaldi è entusiasmante e divertente, tanto da rendere l’operazione anche facile, sotto certi aspetti. Questo abbiamo fatto con Radio Londra, che è stata la manifestazione di una sana ribellione a una grande menzogna, quella del femminismo, in nome della quale tutto quanto il territorio psico-sociale maschile è stato messo da anni e per anni a ferro e fuoco, fino al quasi totale annientamento. Radio Londra ha rotto l’assedio, già solo con il suo “osare” di mostrarsi in pubblico. La sua audacia è servita a rendere evidente quanto di cartapesta siano l’ideologia del nemico e le sue truppe a sostegno. Ora però è il momento più importante, quello del ritorno a casa, là dove una casa non esiste più, ma solo rovine fumanti, terra bruciata e isterilita, dove si aggira una moltitudine privata di ogni identità e dispersa in un corpo comunitario attonito e frustrato. Andare oltre, dunque, significa tornare in quei luoghi portati alla fame dall’assedio femminista e intraprendere il lavoro in assoluto più difficile: ricostruire.

La pars construens è sempre la più complessa, non si sa mai da dove partire. È esattamente questo il caso, il dilemma corrente. Meno dubbi ci sono rispetto al mezzo da utilizzare: il racconto. Gli uomini devono ricominciare a raccontarsi. A se stessi, alle donne desiderose di ascoltarli senza pregiudizi, e al resto del mondo, compreso quello che gli è e gli sarà sempre ostile. Con il racconto di se stessi ricostruiranno una loro casa, necessariamente diversa da quella precedente, che tuttavia non verrà dimenticata, anzi funzionerà da ispirazione. Ma una nuova casa, una nuova città, una nuova comunità con il suo territorio fertile e fruttifero deve rinascere. L’ondata di vetriolo femminista che ha spianato tutto quanto, ora è passata. Oggi, diversamente che nel passato, viene ammessa, anzitutto dai nemici, l’esistenza di un fronte maschile attivo e resiliente. Lo si chiama “maschilista”, “misogino”, “fascista”, “neo-con” e tante altre belle formulette, pur di non ammettere che il giochino s’è rotto, ma è già il riconoscimento di un’esistenza che segna il fallimento del reale progetto femminista: la nientificazione dell’uomo.


Sarà un cantiere dove cercheremo l’uomo.


E invece gli uomini ci sono. Disorientati e svuotati, ma ci sono. Sostenuti e incoraggiati da una comunità satura dell’overdose di vittimismo e piagnisteo femminista, della rincorsa a poltrone e posti al sole, quando non di soldi pubblici. L’attività di anni ha denudato le regine mostrando le loro fattezze di streghe convinte di poter tornare senza che nessuno fiatasse. E ora donne e uomini che vogliono vivere in pace e in modo costruttivo le proprie relazioni chiedono a gran voce che l’uomo, il maschio, torni a ridefinire se stesso sul piano psicologico, sociale e morale. Tutti hanno preso atto che decenni di femminismo senza freni hanno avuto come risultato il superamento di alcuni, pochi, arcaicismi nel riconoscimento dei diritti, che probabilmente sarebbero stati comunque superati in modo spontaneo, e che ciò è accaduto al prezzo di una quantità crescente di indebiti privilegi destinati ad alcune soltanto, ma soprattutto al prezzo dell’annientamento della figura maschile e paterna. Fino a ieri era diventato pane comune che le donne fossero sempre state, e ancora siano, vittime e gli uomini carnefici, con tutto ciò che ne consegue. Oggi non è più così. La bugia è svelata, l’inganno scoperto, il trucco individuato. La danza macabra del ginocentrismo, ora è evidente a tutti, è stata eseguita calpestando il tessuto della cavalleria e della virilità, fino a consumarlo e annientarlo. Tutti si sono accorti che è una perdita gravissima, che sarà quasi impossibile ripararlo, e che la responsabilità è in capo a chi ha organizzato e ballato senza remore quella danza.

Si dirà: giornali, politici e opinion maker però ancora blaterano e strillano di donne sempre vittime e si arrovellano per trovare qualche altro privilegio da regalare alle lobby di chi si autonomina rappresentante del mondo femminile. Vero, ma è un teatro dei pupi che reggerà sempre meno, fino a cedere di schianto. Nel sottosuolo del femminismo si sono aperte fratture molto ampie (di cui solo i più attenti, qui in superficie, si accorgono), ed è accaduto per cause precise, che non è prudente esporre qui esplicitamente, ma a cui l’impegno militante di molte persone per bene, intente da anni a gridare le anomalie della controparte, ha dato un contributo cruciale. Non è il caso ora di infierire sulla Bestia. Lasciamo che si attorcigli su se stessa e si divori fino all’autoannientamento, come accade sempre a chi vive sulla contraddizione e la malafede. Ora occorre rivolgere lo sguardo e le forze su noi stessi e trovare il coraggio di raccontarci in termini positivi, generativi, creativi. C’è un intero scenario da ricostruire, ed è quello che proveremo a fare, con umiltà ma determinazione, provando a tornare a raccontare l’uomo. Lo faremo attraverso lo strumento del podcast: brevi interventi audio ascoltabili o scaricabili, che verranno pubblicati sul blog e su altre piattaforme specializzate, tutte le domeniche attorno alle 12.00, in lingua italiana e in lingua inglese. Perché il bisogno di un racconto maschile non ha confini. La serie sarà intitolata, non a caso, “Il racconto maschile” (The male tale, in inglese) e sarà rappresentata dalla raffigurazione di un Atlante. Il podcast “Il racconto maschile” non dispenserà certezze, prove, documenti e dati, come ha fatto Radio Londra. Sarà un cantiere, o un laboratorio, se si preferisce, dove, come il filosofo Diogene, cercheremo l’uomo, ferme le radici nel passato ma con uno slancio determinato verso il futuro. Ci auguriamo che in tanti vogliano essere con noi in questa prova difficilissima. Anche perché la lunga strada verso casa diventa più leggera se fatta assieme.


IL RACCONTO MASCHILE

PODCAST – TUTTE LE DOMENICHE ATTORNO ALLE 12.00

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