La CEDU è meglio di qualche cartello arrabbiato

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

https://www.lafionda.com

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

di Fabio Nestola. Un paio di domande mi tormentano da un po’: come mai l’Italia è il Paese UE più frequentemente condannato dal Tribunale di Strasburgo per violazione dell’art. 8 della CEDU – Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo? Ma soprattutto, come mai i ricorsi alla Corte Europea sono sistematicamente vinti dai padri separati che vengono ostacolati nelle frequentazioni con la prole? Eppure nella Convenzione la dicitura “diritti dell’uomo” non sottintende la esclusiva tutela dei diritti maschili, ma si riferisce ovviamente ai diritti umani in generale a prescindere dal sesso della persona discriminata dal proprio Paese.

Infatti, come è noto, il ricorso a Strasburgo non è Mario Rossi contro Anna Bianchi, ma Rossi contro Italia. E l’Italia perde sempre. La casistica testimonia che il ricorso o non viene accolto (vizi di forma, mancanza di requisiti), oppure se viene accolto vede l’Italia soccombere rispetto al cittadino che ne denuncia le colpe. La Corte di Strasburgo non ha alcun potere di modificare i provvedimenti stabiliti dai tribunali dei Paesi comunitari, il ricorso serve solo a verificare se il Paese citato in giudizio abbia violato uno o più dei diritti umani tutelati dalla Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo, e a stabilire eventuali risarcimenti.


Il diritto del minore ancora non viene riconosciuto.


Tuttavia lo scopo principale dei ricorrenti non è quello di ottenere poche migliaia di euro, è piuttosto quello di vedere riconosciuta la violazione dei diritti propri e dei propri figli a causa delle manchevolezze del sistema giudiziario Italiano. Mi correggo: i diritti della prole non vengono riconosciuti dalla CEDU, e questo è un assurdo logico prima ancora che giuridico: se riconosco la violazione del diritto ad un rapporto fra A e B, dovrei contestualmente riconoscere il pregiudizio recato sia ad A che a B. Dall’interruzione di un filo che collega due parti, non possono che essere entrambe le parti a ricevere un danno.

Eppure non è così, il diritto del minore ancora non viene riconosciuto e viene eventualmente risarcito il danno subito solo dal ricorrente, quindi dal genitore. Il ricorrente non è mai il figlio minorenne in quanto soggetto non abilitato ad agire in giudizio. Sogno per i prossimi anni almeno due cose: 1) il riconoscimento del danno a tutti i soggetti penalizzati dalla violazione dell’articolo 8 (diritto alle relazioni familiari); 2) una serie di ricorsi presentati da figli di genitori separati divenuti ormai adulti, per chiedere il riconoscimento dello status di parte lesa.


Una eventuale vittoria le darebbe molta più forza che qualche cartello esposto in favore di telecamere.


Comunque le riflessioni sulla CEDU portano anche ad un altro tema, più di attualità. Da diversi mesi mi segnalano una signora che lotta per contendere all’ex marito l’affido del figlio, chi la segue mi riferisce che è molto attiva. Non ricordo il nome ma chi volesse cercare le sue performances non dovrebbe avere difficoltà: combatte contro l’alienazione e contro la legge sull’affido condiviso, imperversa sui social, pubblica video, organizza manifestazioni, fonda associazioni, apre pagine fb, rilascia interviste, organizza conferenze stampa, commenta sentenze, protesta con lunghi monologhi… Sembra che abbia fatto della visibilità una strategia di lotta, coadiuvata da diverse parlamentari che la appoggiano presentando interrogazioni e spendendosi di persona, cosa che garantisce ulteriore visibilità attraverso foto ed articoli sulla stampa.

Prima il suo bersaglio era l’ex marito contro il quale ha presentato diverse denunce, tutte archiviate mi dicono. I tribunali nei diversi gradi di giudizio non le hanno mai dato ragione allora ha cambiato registro e si dichiara vittima della violenza istituzionale. Non l’ho mai conosciuta ma vorrei ugualmente, ed umilmente, darle un consiglio: perché non prova a presentare un ricorso alla CEDU? La Corte di Strasburgo serve proprio a riconoscere le violazioni dello Stato italiano nei confronti dei propri cittadini, esattamente ciò che la signora lamenta. Non è un percorso facile ne’ veloce, ma una eventuale vittoria le darebbe molta più forza che qualche cartello esposto in favore di telecamere. Servirebbe a dimostrare al mondo, e alle parlamentari che la supportano, “visto che avevo ragione?”.


Leave a Reply

Your email address will not be published.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: