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Maltrattante denunciato,ubriacone e per giunta ex pugile. Morto

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persone_sciacquatoridi Giuseppe Augello – Esiste una nemesi divina che condanna a morte l’uomo come violento. Viene da pensare che sia così. Come per Lorenzo Sciacquatori, colpito a morte dalla figlia Deborah in un condominio di Monterotondo. Lui non ha ucciso nessuno, ma stando a come i mass media raccontano la vicenda, meritava a conti fatti la morte. Quella fisica prima, poi quella morale. Le versioni date da tutti i giornali provengono per lo più da dichiarazioni della stessa Deborah Sciacquatori, sentita dal PM di turno, e ora agli arresti domiciliari a casa di una zia.

Lorenzo Sciacquatori era dipendente dall’alcool e questo è un dato di fatto. Come il fatto che fosse un ex pugile. Aveva praticato cioè uno sport dove pochissimi raggiungono il successo agognato, mentre la stragrande maggioranza degli altri, quando a causa dell’età il vigore (e lo sponsor) non li sostiene più, iniziano a diventare dei pugili “suonati” per quante ne hanno prese. Così al sogno di divenire un nuovo Mohammed Alì si sostituiscono le porte aperte di un futuro inesistente, di malattie, spesso conseguenza delle botte prese, o di mestieri dove si apprezza ancora la violenza. La cronaca è prodiga di storie simili. Chi non cede al crimine, diventa picchiatore o buttafuori, per i clan o le discoteche, altri  ancora affogano i loro sogni di gloria in alcool e droghe. Nessun tentativo, con ciò, di giustificare la violenza di un padre e marito. Ma è così.


Le versioni date da tutti i giornali provengono per lo più da dichiarazioni della stessa Deborah Sciacquatori.


persone_deborasciacquatoriA 22 anni, quando la moglie sua coetanea ha deciso di sposarlo, Lorenzo Sciacquatori doveva esercitare un certo fascino. Era probabilmente uno di quei giovani uomini dall’aspetto virile che spesso attraggono parte del mondo femminile, che poi però rifugge inorridito appena l’immagine dell’uomo che sconfigge i cattivi a suon di botte decade in una realtà più prosaica. Quella di Sciacquatori, inoltre, non deve essere stata una famiglia del tutto disintegrata, se fino a tre anni fa portava la figlia minorenne, col consenso della moglie, ad allenarsi insieme a lui in una palestra di boxe. Sottoscrivendo così, per altro, la sua fine. Quattro anni fa era stato denunciato dalla stessa moglie per maltrattamenti, senza particolari conseguenze e senza che ciò determinasse la soluzione ad alcun problema familiare.

Negli ultimi anni Lorenzo Sciacquatori era rovinato nell’autodistruzione, diventando dipendente dall’alcol e pesando con la sua instabilità in modo sicuramente disperante sulla famiglia. Non lavorava, e nel suo caso anche questo diviene una colpa quasi da condanna a morte. Per come viene tratteggiato sui media, inoltre, non meritava aiuto perché dedito alle slot machine autorizzate legalmente dallo Stato. Insomma era un inferno che coinvolgeva tutti. Ovviamente moglie e figlia non sanno come salvarsi dalla presenza, peraltro ormai irregolare e saltuaria, di un uomo già denunciato e classificato come violento. Il 19 maggio la tragedia. E a questo punto comincia il balletto mediatico di chi opera per imporre la narrazione dello schema tanto caro al nazifemminismo: Sciacquatori, come tutti gli uomini, era un violento oppressore. La sua uccisione non è solo giusta, ma addirittura un sollievo. Si leggono articoli dove manca poco che l’assassina venga apertamente encomiata.


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varie_coltelloVero, Sciacquatori era un violento già denunciato e marchiato che le istituzioni non fermano e che l’indifferenza di tutti impedisce di punire gettandolo in una cella. Solo che questa volta chi ci ha rimesso le penne non è la donna sottomessa, ma proprio lui, l’ubriacone criminale, atterrato dalla figlia diciannovenne cui lui stesso aveva insegnato l’arte del combattimento. Alcuni media riportano che la ragazza girava con un coltello in tasca e che lo abbia piantato nel collo del padre. Altri che lo abbia atterrato con un violento pugno alla tempia, procurandogli una emorragia cerebrale fatale. Di fatto si è subito impostato il tiro per evitare di parlare di omicidio preterintenzionale e porto d’arma impropria. Non si è attesa neanche l’autopsia per avanzare qualche ipotesi, si è pensato a vendere subito e al meglio la notizia.

Così il messaggio che su tutti i media transita indisturbato, dinanzi alla tragedia della famiglia (perché non si creda, anche la figlia non potrà mai dimenticare di avere ucciso suo padre), non è che se le istituzioni avessero fermato prima il disperato maltrattante avrebbero salvato insieme con la famiglia anche la sua vita, ma che come sempre di fronte all’incapacità di fermare un violento in modo legale, l’unica via d’uscita è il consenso almeno morale a farsi giustizia da sé in modo definitivo, specie se si è di sesso femminile. L’incitamento al linciaggio popolare e mediatico di chi è già denunciato come maltrattante, con la tacita condiscendenza delle istituzioni e un atteggiamento bonario della giustizia, costituisce l’unico insegnamento ricavabile dalla vicenda, per come viene notiziata. Da cui discende l’idea di una necessaria condanna a priori per chi viene, con prove o meno, denunciato per maltrattamenti. Un approccio che conferma il sentire comune imposto dal regime del quarto potere: ogni uomo è un potenziale violento e femminicida. Dunque si deve essere indulgenti in caso di soppressione preventiva.


Ogni uomo è un potenziale violento e femminicida. Dunque si deve essere indulgenti in caso di soppressione preventiva.


carabinieri1-klvc--390x180@ilsecoloxixweb_265x122Oltre a tale sempiterna mistificazione, anche nel caso in questione, ovvero anche quando il presunto violento ha la peggio, (ma sui giornali la parole “presunto” non la vedrete mai), non si ode alcuna voce, pronta invece in altre circostanze politicamente più adottabili, che reclami la “proporzionalità della reazione omicida, in caso di aggressione, rispetto al rischio”. Non sapremo mai con certezza se lo Sciacquatori stesse seguendo la moglie sulle scale, mentre andava incontro alla sorella per essere portata via (ma dicono già che la sorella, con doti di veggente, fosse intervenuta per difenderla dall’assassinio, forse a mani nude, poiché nessuno ha chiamato il 112), se la inseguisse per la rabbia di vedersi abbandonato, essendo lui ormai finito come uomo padre e marito, oppure perché mostrasse chiare intenzioni di ucciderla, benché disarmato, unico caso che giustificherebbe a norma di legge la sua uccisione preventiva.

E non sapremo se sia vero che l’uomo, come aggiunta a buon mercato, usasse aggredire anche la propria madre cieca, che altri dicono invece quella mattina non essersi accorta di nulla. Di fatto, sull’onda mediatica ertasi a difesa della ragazza, che con il suo destro si dice abbia difeso anche la nonna, la magistratura, sempre sensibile al mantenimento di un ordine pubblico che risponda all’allarme sociale in chiave anti-maschile diffuso dai media, in molti casi viene invitata a  derubricare tutto come un caso di “legittima difesa”. Tutti lo chiedono, con la formula ambiguamente ammiccante “si sta valutando la legittima difesa”, come se i giornalisti avessero anche la straordinaria abilità di stare nella mente del giudice prima che egli stesso si faccia una idea probatoria dei fatti. I processi ormai si fanno sulle prime pagine, il popolo linci chi vuole, si autorizzi la vendetta personale, giusta se contro l’uomo violento. Tutto serve ad alimentare il mito dell’uomo-mostro che va abbattuto con tutti i mezzi, e che mostro si certifica, postumo e sui media, anche solo con una pregressa denuncia di maltrattamento o grazie a dichiarazioni dei vicini di casa, ma mai con fatti verificabili, magari portati in un giusto processo.


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12 thoughts on “Maltrattante denunciato,ubriacone e per giunta ex pugile. Morto

  1. Complimenti per la professionalità. Non sapevo che i pugili che non diventano campioni finiscano a lavorare in clan. Ne cercherò uno una volta che scoprirò cosa sia un clan. Non sapevo nemmeno di essere violento e suonato. Avvertiró i miei famigliari del pericolo che corrono frequentandomi. Un applauso a Giuseppe Augello per il suo giornalismo.

    1. Mi pare una risposta un po’ ipersensibile. È chiaro che si tratti di una generalizzazione. Spesso accade che pugili diventino buttafuori o picchiatori di clan (vedi Casamonica). Ovvio non significa che accada a TUTTI.

  2. si dice “non voglio giustificare la violenza di un padre e marito” ma intanto lo si compatisce e sì lo si giustifica anche solo suggerendo che la moglie si è messa con lui perchè era virile e aggressivo e poi si è disamorata quando è decaduto diventando un ubriacone fallito e giocatore d’azzardo (ma anche fosse, è una colpa disamorarsi?). Questo articolo dimostra solo che le donne devono morire ammazzate di botte per essere credute, (e anche in quel caso su questo blog e su altri ci sarà chi commenterà:”ma chissà cosa ha fatto lei per farlo esasperare!”) se una volta su dieci riescono a salvarsi..eeh no! Non va bene!

    e nessuno suggerisce che tutti gli uomini sono violenti, ma quell’uomo specifico probabilmente lo era

      1. No, doveva stare in una struttura adeguata, era già stato sottoposto a TSO,, aveva già una denuncia (il fatto che fosse stata ritirata come purtroppo spesso avviene in situazioni di violenza familiare non prova che fosse falsa) quindi non era esattamente una personalità equlibrata e tranquilla. quando i servizi sociali, le istituzioni lasciano i familiari soli ad affrontare una persona gravemente disturbata, alcolizzata e in questo caso probabilmente vilenta qualcuno muore, e io non me la sento di prendermela con chi probabilmente ha difeso se stessa e la famiglia da una persona ingestibile

        1. Quali fossero le istituzioni che quel pover’uomo aveva attorno lo dico nell’articolo che esce alle 15.30. Che spiega molto, se non tutto. Stay tuned.

        2. veramente a te Ned sfugge un particolare, e cioè che per il fatto del 2014 l’ucciso venne arrestato, condannato e scontò la pena.
          Già questo spazza via la leggenda sulla “assenza delle istituzioni” nel caso concreto.
          successivamente non ci fu nessuna denuncia, quindi quali strutture, quale asl, quale CIM , quale assistenza sociale
          avrebbe dovuto prendere in carico un uomo del quale in una città di 41.000 abitanti NESSUNO SAPEVA NULLA ?
          I vicini, furono sordi muti e ciechi come le 3 scimmiette e la ragazza era sempre muta al suo posto di lavoro.
          era triste. Un bel segnale di maltrattamenti ?

          punto secondo , citando i dati CENSIS (che questo sito non accetta ma ora mi serve a titolo di esempio)
          “nei primi otto mesi del 2018, alle 2.977 violenze sessuali denunciate si aggiungono 10.204 denunce per maltrattamenti in famiglia, 8.718 denunce per percosse”.
          quindi, per riprendere la replica che ti ha fatto Stasi, in Italia 18.900 uomini (circa) in quanto violenti secondo una denuncia
          meritano di essere uccisi, presi a pugni o a coltellate, tanto sono “maltrattanti” e “le istituzioni non fa nulla”
          e poi “le denunce vengono archiviate”. Pertanto 18.900 individui dovrebbero ovvero rischiano di essere soppressi.

          è questo un ragionamento degno di un paese culla del diritto penale da Beccaria in poi ?
          perchè le tue amichette femministe aprono champagne e dicono che è giusto “usare la forza da sole”.

  3. la ragazza è già libera da ieri alle 11 (21 maggio) e sono state fatte trascorrere le 48 ore a disposizione del pm per
    chiedere la udienza di convalida al gip. E’ il pm ad averla rimessa in libertà (cosa che comunque può fare a norma di legge –
    curiosità, a fronte di una mancata richiesta di convalida del fermo, perchè Deborah è stata fermata, il gip
    può comunque deliberare sulla legittimità del fermo, anche se non si sa cosa abbiano deciso).
    quindi è andata direttamente agli arresti domiciliari senza passare per il carcere. vi è da dire che quando
    emerge che il fatto è commesso in presenza di una causa di giustificazione come la legittima difesa,
    nessuna misura cautelare è possibile e l’indagato va rimesso in libertà.
    comunicato del procuratore della repubblica di Tivoli: la rimetto in libertà valutando l’eccesso colposo
    in legittima difesa (significa che colposamente ha ecceduto dai limiti della scriminante, poteva dargli
    una spinta o un calcio, invece gli sferrato un pugno terrificante o una coltellata alla tempia). attendo
    gli esiti della autopsia ed entro poche settimane valuterò se ipotizzare l’eccesso colposo oppure
    chiedere direttamente l’archiviazione per art. 52 c.p. pieno.

    in questa vera sciagura, a margine di tutto le femministe esultano e rivendicano il diritto di farsi giustizia
    da sè, con uso di cieca violenza, perchè un pugno sferrato da una ragazza di 20 anni che fa boxe
    (se questa è la causa vera della morte) contro un 40enne ubriaco, è un mezzo micidiale.
    Di denunce, neanche l’ombra, anzi leggendo bene la cronaca di oggi si scopre che la madre non
    fece nessuna denuncia (“aveva paura che il tribunale dei minori le levasse la figlia”…maggiorenne ??)
    e la ragazza si era chiusa nel suo mutismo di barista.
    tutto ciò al netto dell’arresto del 2014 per resistenza che però era evidentemente di 5 anni fa.

  4. sono tante le cose che in questo caso non vanno, in primo luogo entrambe le versioni dell’omicidio non convincono:
    1) coltellata sulla nuca, ma come sto litigando con te e magari ti sto menando e poi all’improvviso mi giro e mi dai una coltellata sulla nuca? dici che hai difeso tua madre e tua nonna e che fai, gli dai una coltellata sulla nuca o gli dai una coltellata sulla schiena, in pancia, ma non uslla nuca
    2) gli do un pugno sulla tempia, ma come, prima vado via e poi torno per ridargli un pugno sulla tempia?. si, ci sono madre e nonna da difendere, ma allora come faccio, lo faccio girare e gli do un pugno sulla tempia?

    1. …e non solo: per capire la causa della morte occorrono autopsia e relazione di consulenza. Di solito il perito settore si
      prende un mesetto, ma non è detto…può anche fare una relazione preliminare sommaria e inviarla al pm diciamo nel
      giro di pochi giorni. Di perizia autoptica comunque non si parla da nessuna parte e quindi non è stata depositata.
      potrebbe essere morto : -per le conseguenze del pugno che, già barcollante a causa dell’alcol, lo ha fatto cadere a terra
      (un pugno alla tempia è micidiale se sferrato da una boxeur giovane) e sbattere la nuca; potrebbe essere morto per
      un infarto, cosa non impossibile in un soggetto con problemi di cuore, alcolista ecc. potrebbe essere stato ucciso
      dalla coltellata alla nuca anche se la ragazza ha negato di avere usato il coltello.
      in ogni caso per parlarsi di legittima difesa, reale o putativa, la aggressione deve essere attuale, non futura/ipotetica, in corso, l’attacco alla persona deve essere grave e così pure il pericolo per l’incolumità di chi viene aggredito e la difesa deve essere proporzionata (se mi danno una semplice spinta non posso massacrare di botte l’aggressore). Se il pericolo è sventato e cessato
      e se è vero che l’uomo era stato cacciato via, mi porrei qualche minimo dubbio anche considerato il fatto
      che le dichiarazioni sono unilaterali: la ragazza , la madre, la zia .
      testi imparziali non ve ne sono .

  5. “l’unica via d’uscita è il consenso almeno morale a farsi giustizia da sé in modo definitivo, specie se si è di sesso femminile.”

    SOLO se si è di sesso femminile.

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