Omofobia: scommettiamo che sarà la prossima emergenza?

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On. Alessandro Zan

di Alessio Deluca. Qualche giorno fa tutti i giornali raccontavano di una aggressione ai danni di un ragazzo gay di Pescara, finito in ospedale con mascella fratturata. Sarebbe stato aggredito da un “branco” di 7 o 10 persone tra cui una ragazza, mentre passeggiava con il fidanzato sul lungomare. Ora noi non discutiamo della veridicità della notizia, anzi ai due ragazzi va la nostra solidarietà. Purtroppo in Italia come nel mondo ci sono sacche di ignoranti, minoranze come gli appassionati di cavallette e ortotteri, minoranze come i mariti violenti, minoranze come gli imbrattatori di statue. Chi aggredisce rischia grosso, dai 3 mesi ai 3 anni secondo l’articolo 582 del Codice Penale, per chi provoca “lesioni personali su un terzo cagionandogli dei danni dai quali derivano una malattia fisica o psicologica”.

Noi sappiamo però una cosa. Che a tambur battente i parlamentari della dittatura fucsia Zan Scalfarotto e Boldrini vogliono approvare la legge su omotransfobia. Sappiamo anche benissimo che le aggressioni ai gay sono l’ultimo dei pensieri di questi arcobalenati e che la posta in gioco è su un altro piano, il piano ideologico, l’imposizione della loro distorta società gender fluid al cui indottrinamento si deve cominciare da subito, dalle scuole elementari con la scusa di contrastare “gli stereotipi di genere”. Sappiamo che il ritornello è “le aggressioni omofobe hanno radici culturali” ed è lì che soprattutto mirano a intervenire. A questa dottrina devono aderire tutti, nessuno deve poter sollevare obiezioni di sorta, né i genitori, né gli istituti, né i singoli. Anzi il solo sollevare opposizione a questa visione dell’uomo e della società deve essere derubricata essa stessa a “omofobia” e perciò punita, pesantemente punita (loro dicono “disincentivata”).


Nessun gay deve essere aggredito o discriminato.


Sappiamo anche benissimo che per imporre una legge del genere liberticida, totalitaria, ideologizzata, osteggiata dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani è necessaria una condizione di base: l’emergenza sociale. Poiché l’emergenza non c’è, va creata artificialmente. E loro hanno esperienza. Guardate gli straordinari risultati legislativi e la valanga di contributi pubblici tra unanimi applausi che hanno ottenuto strillando per anni di “emergenza femminicidio” nonostante l’Italia sia uno dei paesi più sicuri per le donne. L’ambiente è lo stesso, l’agenda è la stessa, i media al soldo sono gli stessi, il cinismo politico è lo stesso, il disprezzo per la verità è lo stesso, la strategia sarà dunque la stessa. Quindi noi vogliamo fare una scommessa con tutti voi che saremo oltremodo lieti di perdere. Scommettiamo che da qui in poi si moltiplicheranno le aggressioni contro i gay, fatti di discriminazione, affitti e posti di lavoro negati ai gay e via dicendo.

Tutto ciò avrà ampia copertura sui giornali, seguiranno tweet indignati di tutta la militanza del “feudo”, ciascuno finendo con “è urgente approvare la legge sull’omofobia” con quotidiano e totalitario contrappunto delle pedine social. Seguiranno approfondimenti strappalacrime su tutte le tv a cominciare da Rai1 dove ormai gay è la maggior parte dei conduttori, programmi come “amore criminale” probabile che cambieranno di segno e diverranno “l’amore perfetto: storie felici di coppie omo” di cui va rispettato il bisogno di genitorialità. Artisti alla Jovanotti dichiareranno che tutto ciò è cool. Creato questo clima di base eccoci pronti per l’incasso: al primo fatto di cronaca eclatante, vero o presunto, il parlamento correrà ad approvare la legge Zan tra applausi e standing ovation, “passo avanti di civiltà”, “una legge che il paese aspettava da anni” dirà la Boldrini. Poiché sanno di avere poco tempo, di essere in minoranza, che alle prossime elezioni gli arriverà un sonoro ceffone dalla realtà vera dei cittadini italiani, tutto ciò accadrà a stretto giro. L’aggressione di Pescara è solo la prima di una serie, ma noi speriamo di sbagliarci. Per due ragioni: perché nessun gay deve essere aggredito o discriminato, perché noi non accetteremo né ora né mai di indossare la mordacchia voluta da quattro fanatici del pensiero unico.


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