Ora gli Alpini non stuprano e non molestano più

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Alpinidi Davide Stasi – Serve una memoria da elefante per capire il senso del titolo di questo articolo e l’articolo stesso. Gli Alpini stuprano e molestano? Sì, assolutamente. Questa era per lo meno la versione dei fatti fino a poco tempo fa. Correva il maggio 2018 e le Penne Nere avevano da poco chiuso, a Trento, la loro kermesse annuale, quel Raduno che tutti gli italiani ammirano per la festosità, l’allegra e spesso un po’ alcolica goliardia, unita a un senso di appartenenza di corpo e nazionale caldo e coinvolgente. Il Raduno è un’occasione per tutti, uomini, donne, bambini, famiglie. Aiuta a ricordare il passato, i caduti e il presente di pace e assistenza civica. Una cosa bella, senza se e senza ma.

Allora come oggi, però, c’è chi non ama le cose belle, avendo il cancro della bruttezza dentro di sé. Già negli ultimi giorni del Raduno e ancor più subito dopo, svariate organizzazioni femministe (Non Una di Meno, Se Non Ora Quando) iniziarono a denunciare casi di stupro e molestie da parte degli alpini a donne e ragazze presenti al Raduno. Un noto profilo Facebook in particolare, denominato “Abbatto i muri”, pubblicò a raffica resoconti di giovani vittime della brutalità alpina. Tutti anonimi. Tutti scritti in uno stile analogo, palesemente dalla stessa penna. Chiaramente tutti falsi. Non a caso non si registrò nemmeno una denuncia alle autorità giudiziarie.


Sono soldati, per loro l’onore ha un peso.


Una fin troppo evidente bolla propagandistica costruita sul nulla e veicolata da quell’inferno in terra che sono i social network. A parte le organizzazioni femministe, nessuno in Italia credette alle accuse. Tutti sanno che il servizio d’ordine alpino durante il Raduno è effettivo e severo. Goliardia sì, occasioni per spassarsela sì, ma guai a cedere a comportamenti illeciti. Eppure l’occasione fu ghiottissima per le cosche femministe per ottenere una visibilità formidabile su tutti i media perché, ovviamente, giornali e telegiornali parlarono di questi presuntissimi stupri e molestie. E dato che ne parlarono i media, ne parlò anche la politica. La shitstorm senza fondamento profilò un disastro per l’immagine delle Penne.

Ben sapendo che era tutto falso, l’ANA – Associazione Nazionale Alpini, che organizza annualmente il raduno, annunciò querela per diffamazione contro chi aveva diffuso la notizia falsa. Panico: la magistratura avrebbe sicuramente accettato la querela, avrebbe chiamato alla verifica chi aveva pubblicato le testimonianze farlocche e il gioco sarebbe stato scoperto. Sarebbe stata la fine per le Non Una di Meno & Co. E’ in quel momento che accade qualcosa di strano: Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, pubblica sui social una richiesta agli Alpini affinché non presentino denuncia. Gli Alpini rispediscono al mittente l’invito. Sono soldati, per loro l’onore ha un peso.


“O vi scusate e pagate pegno alle donne, o non vedete più un centesimo”.


Roberta Pinotti

In quella fase scrissi una lettera aperta all’ANA, che per altro rimane in assoluto uno degli articoli più letti del blog. Li esortai, li pregai di procedere con la loro querela, di non farsi irretire dalle mani tese di Telefono Rosa, di difendere la propria onorabilità. Pochi giorni dopo non solo gli Alpini rinunciarono alla querela, ma addirittura diramarono un comunicato stampa dove solidarizzavano con le (inesistenti) donne molestate e con le donne in generale. Cos’era successo? Cosa aveva fatto cambiare idea così rapidamente e radicalmente ai veci, loro così orgogliosi? La risposta arrivò da un altro comunicato di Telefono Rosa, che ringraziava gli Alpini per la loro “sottomissione”, e che curiosamente aveva in copia anche l’allora Ministro della Difesa, l’On. Roberta Pinotti del PD, fino a quel momento fuori dalla diatriba.

Tutto fu chiaro: l’inclusione di Pinotti nella partita svelava, ed espressi chiaramente la mia opinione in questo senso, che le femministe erano andate a chiedere protezione, tramite Telefono Rosa, ai piani alti, per evitare la querela che le avrebbe viste soccombere. In barba alla verità delle cose e per puro corporativismo di genere, i piani alti si erano mossi. La mia ipotesi era (e resta) che il Ministro Pinotti avesse imposto quelle umilianti scuse all’ANA facendo leva sui fondi annuali che il Ministero della Difesa eroga all’ANA stessa. “O vi scusate e pagate pegno alle donne, o non vedete più un centesimo”. Oggi come allora la mia è un’illazione priva di prove, ma è qualcosa di talmente logico, conoscendo “la sorellanza”, che ne resto pienamente convinto.


Dovrebbero inginocchiarsi e chiedere scusa.


Grazie a questa storia, avvenuta due anni fa, ci fu la certificazione ufficiale, con tanto di timbro d’ammissione degli stessi Alpini, che le Penne Nere sono non più solo quel corpo glorioso della Repubblica Italiana, ma anche un coacervo di molestatori e stupratori. Il non-plus-ultra della maschilità tossica, bellicosa e patriarcale, non più uomini orgogliosi di essere italiani e di aver combattuto (ed essere morti) per la libertà degli italiani. L’anno dopo, al raduno di Milano, le stesse organizzazioni riprovarono lo stesso giochetto, deturpando la città di murales contro gli Alpini (“Gli alpini stuprano e molestano. No al raduno”). Ma intanto il Governo era cambiato, non era più tanto amico e la storia non si ripeté nelle stesse proporzioni: il Raduno ci fu. Sottotono, sterilizzato, ma ebbe luogo.

Quest’anno il coronavirus non permetterà alcun Raduno, ovviamente. Le persone si ammalano a migliaia e muoiono a centinaia. Altro scenario, nuovo copione. Ecco allora che oggi gli Alpini non molestano e non stuprano più. Oggi, su tutti i media, fanno miracoli, sono diventati dei santi che costruiscono ospedali a tempo di record, dove si salvano le vite di uomini e donne. Oggi la maschilità tossica di ieri viene utile, non c’è nulla più da protestare per l’orrida virilità patriarcale dei veci. A Bergamo “Non Una di Meno” non ha imbrattato i muri per dire “Alpini andate via”, nessun ministro ha osato mettere in dubbio la loro onorabilità (anche se potremmo attendercelo dalla Bonetti, lanciata com’è ultimamente…). Se si trattasse di persone con un briciolo d’onore, oggi i mistificatori di ieri, Pinotti e Moscatelli in testa e in coda tutte le altre fascio-femministe, dovrebbero inginocchiarsi e chiedere scusa di fronte a un battaglione di Alpini schierati. I quali, ne sono certo, scaverebbero un fossato etico tra sé e tali miserabili offrendo loro un bicièr di vino forte accompagnato da una pacca sulla spalla e un vaffa cantato in coro.


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