Quando la matematica induce sessismo e razzismo

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LA FIONDA

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di Achille Rossi – Alle scuole medie ho imparato, come tanti, alcune nozioni interessantissime circa diverse materie, fra cui la matematica. Uno degli insegnamenti che tuttora mi risulta utile è quello sulle proporzioni; è una forma di calcolo che aiuta a comprendere e paragonare due diverse dimensioni. Per chi fosse a digiuno di questi concetti tutto sommato basici, faccio un breve ripasso: stiamo parlando della classica formula X:Y = W:Z , che si legge X sta a Y come W sta a Z.

Essendo un entusiasta di questo blog, mi capita di sottoporre ad alcuni amici “sardoni” (alias: sardine con un’ età sopra la media, che ricordiamo si attesta sui diciotto anni malcontati) alcuni articoli, e uno dei passaggi che ha riscosso maggiore dissenso è stato quello dove si sottolinea che, proporzionalmente appunto, i cosiddetti “femminicidi” sono commessi da stranieri in una proporzione circa tre volte superiore a quella che dovrebbe essere. Certo, in realtà , in una società ideale i “femminicidi”, anzi gli omicidi in genere, dovrebbero essere zero, così come dovrebbe esserci la pace nel mondo e cibo e acqua per tutti. Al di là della retorica però, ahimè, la realtà è quella che è.


La verità non si può dire.


Calcolando dunque circa un 10% (siamo ai “conti della serva”, ma non siamo distanti dal vero) di popolazione straniera residente in Italia, si scopre che i “femminicidi” sono commessi da stranieri circa nel 30% dei casi. Questa semplice, oggettiva constatazione manda in acido i miei amici “sardoni”, e con loro la galassia di urlatrici a loro affini della sinistra fucsia, le pasionarie (pasión con un occhio al portafoglio, attenzione) delle solite sigle afferenti alla galassia dei centri antiviolenza. Inutile che ve le elenchi, sono sempre le solite note, e oltretutto non hanno bisogno di ulteriore pubblicità.

Insomma, rilevare che la percentuale di “femminicidi” commessi da stranieri non è al 10% come logica vorrebbe, ma ben tre volte superiore, secondo questi progressisti (un progresso che nega la matematica mi sembra più somigliante ad un movimento che sguazza nelle tenebre della superstizione, ma vabbè) è… Rullo di tamburi…Razzismo. Dunque non si può dire. La verità non si può dire perché è “disgustosa”, per citare uno degli aggettivi utilizzati dai nostri Sardoni nel ribattere alle idee contenute in questo blog. Molto meglio un ragionamento generalista e colpevolista a trecentosessanta gradi, che renda l’uomo italico un cagnolino pentito prostrato ai piedi della parte lesa che, inutile ricordarlo, è la donna sempre e comunque.


La realtà è quel che è.


La quale, perennemente abbandonata dalle istituzioni e non tutelata oramai per antonomasia, soggetto per il quale “non si fa nulla” (così dice il popolino) nonostante il codice penale nostrano, fra codice rosso e stalking, passando per gli articoli 570 e tutti i suoi commi, assomigli sempre di più al sogno bagnato delle separatiste guerrafondaie divenuto realtà. Gli amici sardoni, e con loro le femministe suprematiste (abbreviato: le femministe) negano la statistica con la forza e con l’inganno, a suon di scudisciate di ideologia e mazzate di politicamente corretto.

Eppure, per quanto ingrato e crudele, non è difficile da concepire. Gli immigrati portano con sé una cultura delle relazioni che in moltissimi casi è molto diversa, talvolta incompatibile, con quella che abbiamo sviluppato noi in Occidente nel corso dei secoli. E’ normale, per quanto arduo da accettare dal punto di vista dogmatico e ideologico, che la loro propensione al delitto “di genere” sia maggiore degli autoctoni. Più in generale: la realtà è quella che è, e contiene in sé i dati e i fatti che mettono in luce da verità delle cose. Per vivere meglio tutti occorre comprendere, accettare e, dove possibile, apporre correttivi a quelle verità. Indignarsi, scandalizzarsi, offendersi, sentirsi “feriti” per ciò che quelle verità dicono, e con ciò negarle dogmaticamente, non è progressista. E’ sicuramente idiota e quasi certamente anche criminale.


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