Violenza di genere: diamo tutti all’UE il nostro parere

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LA FIONDA

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di Alessio Deluca. Ci sono opportunità che non possono e non devono essere sprecate. Piaccia o no, a governare le nostre esistenze oggi è molto più l’UE che non le istituzioni nazionali, più Bruxelles che non Roma. L’uno e l’altro complesso istituzionale hanno in comune solo il fatto di essere sostanzialmente sordi alle istanze popolari, ma soprattutto ciechi di fronte alla realtà delle cose. Essi sono guidati dagli interessi delle lobby organizzate, che stazionano permanentemente a un passo dalle stanze dei bottoni tramite loro rappresentanti all’uopo profumatamente pagati. Ciò che accade giù nella suburra dove viviamo noi comuni e impotenti mortali è del tutto irrilevante: parte di noi viene ipnotizzata e resa innocua in vari modi (televisione, social network, infotainment), la restante viene sollecitata a dividersi e battagliare al proprio interno (divide et impera), disarmando così ogni possibilità che dal basso si possa incidere in qualche misura. Per salvare la faccia, di tanto in tanto sia l’UE che le istituzioni nazionali ci fanno “giocare” alle elezioni, illudendoci che possa servire e di vivere così in uno stato democratico. L’UE però fa qualcosa di più ed è lì che inizia l’opportunità di cui si diceva.

Per recitare la parte dell’istituzione che “ascolta” i cittadini prima di legiferare, su talune materie Bruxelles di tanto in tanto chiede pareri preventivi alla cittadinanza. Non che il parere dei cittadini sia vincolante. Figuriamoci: già le elezioni sono una pantomima, visto che il Parlamento Europeo non può sfiduciare il governo europeo. Però, nella sua smania di essere trasparente, l’UE rende visibili le opinioni dei cittadini. Visibili e leggibili. E non è poi nemmeno detto che se l’opinione di una gran massa di persone si orientasse verso una direzione, gli eurocrati non ne terrebbero conto. Si tratta di provare. Anche perché, quando si parla delle tematiche di questo blog, la domanda più frequente, nei commenti o sui social è: che fare? Purtroppo (e per fortuna di alcuni) non siamo nella posizione di poter dettare una linea. Possiamo solo diffondere informazione e consapevolezza, e segnalare buone opportunità, come in questo caso. L’Unione Europea infatti ha aperto un tavolo telematico per sapere cosa ne pensino i cittadini della violenza contro le donne e della violenza domestica. Riteniamo sia il caso di partecipare alla raccolta di opinioni e di esprimere le nostre. A chiare lettere.


Diciamo quella che a noi pare sia la realtà delle cose.


Occorre cliccare su questo link, registrarsi (con un po’ di pazienza), dopo di che si verrà ammessi a una pagina in inglese intitolata: “Give your feedback on: Violence against women and domestic violence – fitness check of EU legislation”, cioè: dai il tuo parere sulla violenza contro le donne e la violenza domestica – controllo della salute della legislazione europea. Subito sotto si hanno 4.000 caratteri a disposizione per spiegarsi, con la possibilità anche di allegare file. Seguono i propri dati e la scelta se rendere anonima o meno la propria opinione. Ora immaginate l’effetto che potrebbe avere se le svariate migliaia di persone che giornalmente leggono queste pagine postassero un commento-verità, con tanto di allegati. Specie ora che la Polonia ha stracciato la Convenzione di Istanbul. Da quelle parti sono abituati a sentirsi sussurrare nelle orecchie dai vari gruppi e gruppetti organizzati: ebbene riuscire a far arrivare un urlaccio ben dato forse sveglierebbe dal torpore quella che, al momento, è una delle maggiori centrali di diffusione di quel femminismo e di quella teoria gender che stanno rendendo accettabile l’assurdo e pazzesca la normalità. Con ciò opprimendoci tutti e insegnando alle giovani generazioni come diffidare del prossimo, più che come andargli incontro. Sì, lo sappiamo che non avete alcuna voglia di mettervi a scrivere 4.000 battute, tanto meno in inglese. Non c’è problema, ci pensiamo noi, siamo qui per questo.

Qui potete scaricare in formato .txt il testo in inglese che noi abbiamo già inviato ieri e che invitiamo tutti a inviare dal link che abbiamo lasciato poco sopra, accompagnandolo con questo allegato. Per chi non sapesse l’inglese, la traduzione in italiano di quello che abbiamo scritto all’UE la potete visualizzare e scaricare da qui. In sintesi il nostro intervento dice che per quanto attiene all’Italia la violenza contro le donne e la violenza domestica sono fenomeni presenti, purtroppo, ma su proporzioni meno che fisiologiche, tali da porre l’Italia in fondo alla graduatoria europea dei paesi meno sicuri per le donne. Negli allegati si trovano le statistiche dell’ISTAT e dell’Eurostat che lo dimostrano, e che rendono evidente quanto il fenomeno detto “femminicidio” dalle nostre parti sia un evento eccezionale, per quanto tragico. Si fa notare che, nonostante ciò, la retorica della violenza sulle donne ha ispirato e ispira legislazioni discriminatorie, lesive dello Stato di Diritto, sia dal lato penale che dal lato civile (con la non applicazione della L.54/2006 sulle separazioni e gli affidi), una narrazione mediatica a senso unico, una giustizia basata pressoché sistematicamente sul doppio standard, intasata dal fenomeno dilagante delle false denunce. Parliamo anche del business vergognoso che tale retorica giustifica giorno per giorno, non omettendo di citare i 30 milioni di euro dati ai centri antiviolenza durante la pandemia. Insomma diciamo quella che a noi pare sia la realtà delle cose e abbiamo sfruttato tutti e 5 i megabyte a disposizione per gli allegati. È insomma un compendio di quanto andiamo dicendo da circa quattro anni.


Noi il nostro l’abbiamo fatto. Ora tocca a voi.


Non vi si chiedono soldi, né di scendere in piazza o di metterci la faccia (visto che si può postare il commento restando anonimi). Vi si chiede lo sforzo di riempire un form, superare il captcha insensato usato dal sito e fare un copia-incolla. Senza nemmeno la fatica di spremervi le meningi e di far tradurre il testo, che è in inglese in modo che lo capiscano tutti, compresi quelli che leggeranno da fuori Italia. Ovviamente vi offriamo il testo pronto ipotizzando che lo condividiate e siate un po’ pigri. Ma è nelle vostre facoltà scriverne voi uno originale o modificare il nostro. Quello che conta è far sentire a chi ormai da anni ci piscia in testa cercando di farci credere che sia pioggia, che accà nisciuno è fesso. Che il gioco è scoperto, e già da parecchio tempo. E che per scoprirlo ci sono voluti uomini e donne finiti a subire ingiustizie che gridano vendetta, e minori sottoposti a traumi che si porteranno dietro per sempre nel futuro. Vi si chiede un ultimo sforzo prima di mettervi in ferie e partire per le vostre vacanze, e vi si chiede di non aspettare: la raccolta di opinioni resterà aperta fino al 21 agosto, quindi non c’è da cincischiare. Vi chiederete il perché fare una rilevazione in pieno periodo di ferie. Be’, a pensar male si commette peccato ma… è evidente che ci si attendono poche risposte e poco significative (infatti al momento sono solo una ventina), così da lasciare ai signori di Bruxelles mano libera.

Mano libera per fare cosa? Be’, le ispirazioni sono tante. Incombe l’imposizione della neolingua priva di pronomi personali e zeppa di asterischi e neologismi, come in area anglosassone, dove non si dice più “donna” per non urtare chi non lo è, designando quel genere come “individui portatori di cervice uterina“. E non è solo un fatto di parole, ma di descrizione della realtà: manipolando i termini, si manipola anche la percezione di ciò che ci circonda. E il regime è lì, dietro l’angolo. Poi ci sono le leggi femministissime, di cui gli Stati Uniti e la Spagna come testa di ponte europea sono maestri. Giusto ieri il nostro Santiago Gascó Altaba ci raccontava del tentativo di Madrid di definire (e punire) chi contesta l’esistenza della “violenza di genere” (intesa solo come contro le donne) come “negazionisti”, con tutto quello che ne consegue. Le lobby femministe e arcobaleno sono lì, nelle cancellerie europee, in attesa che la raccolta di opinioni europea vada deserta o ignorata per poter dettare la propria linea ai decisori europei. A cascata, come già capita da molti (forse troppi) anni, le loro decisioni piomberanno sulla testa di noi che qui, giù nella suburra, passiamo il tempo a sfogarci onanisticamente sui social e a chiederci a vicenda: “che fare”? E allora protesteremo, ci arrabbieremo ancora di più, innocui come tanti topolini che squittiscono. L’opportunità di urlare il nostro dissenso tutti insieme c’è. Efficace o non efficace, non importa, ognuno la pensi come vuole, però mandi il commento e l’allegato. Non c’è ragione in ogni caso di non provarci. Male che andrà qualcuno noterà il profluvio di posizioni critiche e qualche domanda comincerà a farsela. Sempre se ci dimostriamo capaci di creare un profluvio. Noi il nostro l’abbiamo fatto. Ora tocca a voi.


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