STALKER SARAI TU

Viviana Parisi e gli effetti della propaganda antimaschile

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

https://www.lafionda.com

<

Viviana Parisi
Viviana Parisi

di Davide Stasi. La vicenda di Viviana Parisi, DJ torinese trapiantata in Sicilia, dove viveva con il marito Daniele e il figlio Gioele, è nella sua tragicità paradigmatica degli effetti devastanti della propaganda femminista martellante nel nostro paese. Quella che veicola, con un’ininterrotta salmodia, pronunciata da ministri, opinion-maker, media di massa e associazionismo vario, un messaggio univoco e indiscutibile: gli uomini sono tutti cattivi, violenti e carnefici, mentre le donne sono tutte buone, pacifiche e vittime. Una bugia colossale che, ripetuta all’infinito, com’è noto, diventa verità. Una verità che si incarna negli automatismi mentali di tutte le persone incapaci di farsi quella domanda in più, prive delle difese immunitarie intellettuali ed etiche per sottoporre a critica gli ingredienti del pasto che vengono quotidianamente costrette a ingurgitare. Quello che arriva dalla lercia cucina del sistema è una sbobba velenosa, che permea tutti i meccanismi interpretativi dell’opinione pubblica, che così valuta, giudica e parla in termini femministi. Cioè in termini di falsificazione della realtà.

I fatti. La donna pativa la lontananza da Torino e la fase di lockdown, secondo chi la conosceva, l’aveva psicologicamente prostrata: alcuni referti medici recenti parlano di seri problemi psichiatrici. Oltre a non potersi muovere da Milazzo, era preoccupatissima della tenuta economica della famiglia, un insieme di fattori che l’avevano indotta all’utilizzo di farmaci antidepressivi. Negli ultimi tempi, con la fine delle restrizioni anti-covid, progettava di andare a trovare i genitori in Piemonte e si era rimessa al lavoro con il marito, occupandosi di quella musica che era la sua ragione di vita, e tutto ciò l’aveva un po’ rincuorata. Nessuno testimonia di problemi di coppia (anzi), non ci sono denunce pregresse, niente che faccia pensare a una fuga da un marito violento e oppressivo. Eppure la donna, per motivi ancora tutti da comprendere, va alla deriva. Prende il figlio, dice che andrà a comprargli delle scarpe poco lontano, ma devia dal percorso e il resto della tragica storia è cosa parzialmente nota e già narrata dai media mainstream. Le risposte ai molti “buchi” nella vicenda potrebbero venire dall’autopsia sul corpo, dalle indagini degli inquirenti e dall’esito delle ricerche del piccolo Gioele, di cui al momento ancora non c’è traccia.


Commenti che, come schegge impazzite, fanno a pezzi l’immagine di quel marito.


Viviana Parisi e Daniele Mondello
Daniele Mondello e Viviana Parisi

Ciò che interessa qui sono altri due aspetti: la reazione di Daniele Mondello, suo marito, e l’ampia audience che sotto gli articoli web dei vari quotidiani e sulle varie pagine dei social hanno commentato la notizia e la reazione stessa dell’uomo. Questi reagisce alla scomparsa postando sul suo profilo Facebook un video dove appare provato, stravolto. Cerca di essere persuasivo (“Viviana, ascoltami bene”), tranquillizzante (“hai fatto solo un incidente, non succederà niente né a te, né al bambino né a me”), accogliente (“ti aspettiamo tutti a braccia aperte”), dopo di che scoppia a piangere. Il suo è il volto di un uomo semplice sotto la pressa di un’assenza lacerante: è spettinato, ha la barba lunga. Anche le parole sono quelle di un uomo semplice, non di un raffinato intellettuale capace di pesare le parole. Le sue sgorgano direttamente dall’anima strappata dall’attesa e dal dolore, è evidente. Com’è evidente che sta parlando a una persona che sa essere in pesanti difficoltà psicologiche. Con gli strumenti che ha, tenta di persuaderla a mettere ordine in quello che probabilmente è uno stato confusionale dovuto a un incidente capace di rompere l’equilibrio di una mente già prostrata da un lungo stress.

In questo scenario si innestano gli effetti più raccapriccianti della propaganda, espressi nelle parole di un vero e proprio esercito di commentatori. Le parole, il tono, la faccia di Daniele non piacciono. Le sue parole, che in un contesto normale dovrebbero suscitare pietà ed empatia, o quanto meno un rispettoso silenzio in attesa di capire cosa sia davvero accaduto, a molti suonano come una minaccia velata. I media sollecitano questa lettura riportando solo una parte della sua frase: “non succederà niente né a te, né al bambino”, cioè troncando quel fondamentale “né a me”, con cui Daniele evidentemente si riferisce a tutta la famiglia e alle difficoltà economiche che tanto avevano ossessionato Viviana durante il lockdown. Semplice logica, che però non regge all’abitudine ormai radicata in gran parte dell’opinione pubblica di vedere del marcio dietro ogni evento, persona, frase pubblica, secondo un complottismo a trecentosessanta gradi che non risparmia niente e nessuno. E che nel caso di Daniele è istantaneo in quanto facilitato dal suo essere uomo, per di più dall’aspetto trasandato e dall’eloquio poco raffinato e dai messaggi dei media che con allusioni sottili o in modo vergognosamente esplicito suggeriscono l’unica chiave di lettura possibile: Viviana scappava da lui. Ecco allora materializzarsi un esercito di improvvisati criminologi, psicologi, psichiatri, commissari di polizia, giudici inquirenti e giudicanti, con commenti che, come schegge impazzite, fanno a pezzi l’immagine di quel marito. E lo fanno in quanto uomo, non per altro.

Questo slideshow richiede JavaScript.


Si attende una richiesta di perdono.


Lo spettacolo di questa cinquantina di commenti presi a caso sul web è oggettivamente indegno. Un vero e proprio massacro basato sul nulla. Un gigantesco mucchio di letame morale travestito da pensieri e opinioni esibito in pubblica piazza, tra “intuizioni femminili”, farneticazioni sentenziose da parte di uomini e donne, traumi infantili mai risolti (“ricorda le frasi che diceva mio padre prima di punirmi”), il tutto con un comune denominatore: lei è una vittima e lui ne è il carnefice. Gente qualunque, con nome e cognome, dice la propria, con la profondità e le argomentazione di un beone da taverna, incurante del vissuto profondo e della reputazione di un uomo. Ma soprattutto ignara di rappresentare così il sintomo più evidente di una malattia ormai radicatasi nel profondo del corpo sociale: la dilagante e pervasiva propaganda femminista. Costoro dicono ciò che dicono perché lo pensano veramente. E lo pensano veramente perché così gli è stato insegnato a pensare dagli ossessivi e martellanti messaggi che ben conosciamo, diffusi a reti unificate, ventiquattr’ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni all’anno. Validi sempre, anche senza che Daniele Mondello sia stato nemmeno indagato, anzi sebbene sia una tragica vittima della vicenda. Come accade ai peggiori estremismi, il femminismo fa il giro e torna su se stesso, inducendo intere masse a fare victim blaming, ossia ciò che dichiara viene applicato sempre alle donne che pretende di rappresentare e difendere.

Così si chiude ogni spazio all’idea che la donna possa aver deciso di uccidere il figlio e occultarne il cadavere per poi togliersi la vita, perché magari aveva qualcosa da nascondere che non poteva più nascondere, o per uno stato psicotico che l’ha indotta a gesti tragici e incontrollati (come sostiene la criminologa Ursula Franco), o perché il figlio alla fine le ha sconvolto troppo la vita che conduceva prima e che le piaceva, come sembra trasparire dal suo ultimo messaggio su Facebook (postato sul profilo del marito). Nessun varco si apre all’idea del mero incidente accaduto per lo stato confusionale di Viviana. Nessuna remora, nessuna pietà se c’è un uomo da colpire e criminalizzare. Non solo: nell’ipotesi che Viviana abbia ucciso e seppellito Gioele per poi togliersi la vita, i media fin da subito hanno iniziato a costruire alibi e giustificazioni per la donna, ed è noto quali parole di condanna senza appello vengano scritte le rare volte che a uccidere i figli è un padre. In tutto questo delirio famelico e feroce contro la maschilità in quanto tale, si attende una richiesta di perdono, umiliata com’è giusto chi sia, non solo e non tanto dai media di massa, che fanno solo il proprio sporchissimo lavoro di regime, quanto da parte dei commentatori il cui male interiore abbiamo fotografato e messo qui in evidenza, più tutti gli altri che hanno similmente esibito l’effetto della sudicia patina femminista incrostata sui loro già microscopici cuori e cervelli. Troppi, davvero troppi per fotografarli tutti e mostrarli qui.


13 thoughts on “Viviana Parisi e gli effetti della propaganda antimaschile

    1. hanno anche cercato di dire che il bambino fosse morto nell incidente per evitare che la mamma risultasse come omicida…. se le inventano tutte… e lo dico senza voler infierire su una situazione già tragica di per se, io ritengo che Viviana fosse disturbata per quello che ho potuto capire e quindi un po’ di pietà e comprensione li ho per tutta la famiglia coinvolta e per il bambino stesso soprattutto, che probabilmente poverino ha vissuto molto male gli ultimi momenti della propria vita…. però i giornali mistificano quando si tratta di donne e lo fanno i giornali che con la propaganda prodonna sempre devono fare gli interessi di una certa fazione politica… e lo chiamano ‘troppo amore’… non ho mai sentito parlare di troppo amore quando si tratta di uomini o padri depressi o disturbati o ai quali hanno sottratto figli e compiono gesti folli come questo

      1. In questo caso, a parte i titoli segnalati dal post, mi pare di non aver visto generali omissioni da parte dei giornali: la pista dell’infanticidio-suicidio è sempre stata nominata. Il fatto che qualche articolo possa aver suggerito che potrebbe anche essere stato un incidente, o che c’entrino i cani di quel signore, è solo perché si stanno ancora vagliando tutte le ipotesi. Concordo sulla parte finale del tuo discorso: quando l’assassino è la madre l’opinione pubblica e i media sono più pietosi di quanto non siano con l’assassino padre.

        1. sui cani è un ipotesi plausibile… il resto lo trovo alquanto inverosimile ma tale ipotesi è il titolo della pagina 22 della repubblica, ma non si sa su quale base si possa fare quest ipotesi dicendo testualmente: adesso sfumano tutte le altre ipotesi: quella del delitto, quella dell omicidio suicidio secondo laquale Viviana potrebbe aver ucciso il bambino e si sarebbe poi ammazzata lanciandosi dal traliccio dell alta tensione’… il problema qua non è se escludono o meno le piste, è che cavolo continuano a ipotizzarne a fare… e scusa ma per me un titolo del genere guarda caso su repubblica oltre agli altri 2 3 articoletti fenministi mi da fastidio

        2. Chiara come ti avevo scritto la repubblica si permetteva di escludere delle piste non si sa come ne perche, tra le quali l omicidio suicidio, che a me sembra la più plausibile ma non perché io voglia screditare l l’inmagine della mamma ma perché è semplicemente verosimile… dubito che un branco di cinghiali abbia trovato, attaccato e ucciso senza scappare dai tentativi di difesa di una persona di 60 chili, al massimo hanno sbranato un corpo trovato con le ossa rotte dalla caduta dal traliccio… e il bambino era a soli 500 metri probabilmente portato li anche lui dopo la caduta… anche le mie sono supposizioni certo ma non ci vuole molto a trarle e non sono andato a pensare che dopo un incidente la madre si doveva incontrare in quel posto con un sequestratore o uno stupratore o che scappasse dal marito… vabbe… mi sono venute le lacrime agli occhi più volte per sta faccenda e non so come potrei vivere con questo peso se fossi il padre di Gioele… non dico queste cose per insensibilità ma perché ritengo che gli sciacalli siano i giornali e chi li compone… hanno fatto mille strampalate ipotesi campate in aria per creare un caso e vendere giornali e secondo me hanno cercato di difendere l immagine della mamma in generale, non Viviana, ma l hanno fatto nel modo sbagliato…. andava difesa semplicemente ammettendo e parlando dei suoi problemi mentali

  1. Condivido pienamente l’articolo. I danni che ormai ha fatto il pensiero femminista sono terribili, la realtà ne risulta alterata, tant’è vero che un uomo che si comporta bene, nel rispetto delle regole, viene lodato quasi come fosse l’eccezione, in mezzo a tanti uomini beceri.
    Pochi giorni fa ho visto un video che gira su una app recente (ma sono diversi sotto lo stesso trend), in cui una ragazza, truccata come fosse stata picchiata, si rivolge all’ipotetico padre, dicendogli che non può più farle del male, che è più forte di lui ecc.. il tutto giustificato dal fatto che l’autrice del video teneva a sensibilizzare sull’argomento e spingere le altre ragazze a denunciare, con tanto di commenti lodevoli per l’interpretazione.
    A mio avviso questo apre allo scenario ad un fenomeno di cui non si parla mai, perché troppo scomodo: inscenare violenze per attirare l’attenzione assurgendo al ruolo di vittima.
    Ovviamente è un fenomeno che nulla ha a che vedere con le violenze autentiche, ma di ragazze che si sono inventate stupri e molestie ne ho già sentite parecchie.
    In questo caso l’uomo, il padre, perde i connotati di essere umano, per divenire un semplice mezzo alla visibilità.
    Tutto questo andrebbe maggiormente indagato.

  2. Vergognosi i commenti (ma si sa che sul web tutti si credono al bar e devono per forza dar fiato alla bocca con una qualche opinione) e vergognosi i media che li hanno volutamente aizzati con titoli e contenuti ad effetto.

  3. Pare che sia il marito che i fratello e sorella di lei abbiano capito con chi hanno a che fare:

    ““Sì, mi date fastidio, anche molto”, così risponde Mondello quando si tenta di approcciarlo. A fargli compagnia, e quasi scudo dai giornalisti, ci sono anche il fratello della moglie, Roberto, e la sorella Denise, bionda, alta, e con i tratti quasi uguali a quelli della sorella.”

    Bene, tengono lontane le merde: ben gli sta, così non hanno niente da scrivere, dovranno inventare qualcosa, probabilmente scadranno nella calunnia e poi dovranno pure risarcire.

  4. io non giudico male nemmeno la donna perché immagino fosse in uno stato di piena confusione/malattia mentale… e la vicenda è semplicemente una tragedia… ma ci sono articoli su articoli che provano a fare audience parlando di omicidio, di sequestro, sottintendendo che viviana scappasse da qualcuno e a volte cercando di gettare ombra sul marito… e si dice che il padre della ragazza avrebbe detto che qualcuno l avrebbe uccissa… poi mi pare ci sia stata una smentita e che il padre della ragazza non abbia detto nulla del genere…. poi iniziano a fioccare gli articoli sul troppo amore della donna per il figlio… ora intervistano il padre do Daniele per chiedergli se ha paura che il figlio sia coinvolto…. ma ancora non ci rendiamo conto che un gravissimo problema nel mondo sono i mass media?…. e uno alla volta ci incavoliamo su una cosa o sull altra e non abbiamo molti mezzi per metterci insieme e farci ascoltare veramente… arrabbiarsi uno alla volta è uno spreco di rabbia, se si trovasse il modo di fare davvero qualcosa insieme per ridare un po di morale almeno a sta Italia sarebbe bello

    1. La gente quando li attaccano in quel modo dovrebbe iniziare a rispondere insinuando che i giornalisti stanno cercando di sviare le indagini per mantenere la narrativa che fa avere contributi pubblici alle loro colleghe dei CAV che scrivono sul medesimo giornale.
      Il problema è che questo signore anziano sotto attacco non ha la minima idea di quel che succede, è per questo che non reagisce così.

  5. vi invito a leggere i commenti dei lettori di una grande testata giornalistica alla notizia che l 11 agosto il figlio 28enne ha ammazzato a martellate il padre 62enne… accusato di maltrattamenti,che secondo la ricostruzione di questa testata giornalistica sarebbe tornato a casa sua proprio per chiedere che venisse ritirata la denuncia per maltrattamenti… io non conosco la vicenda quindi non mi esprimo, ma è molto indicativo il grande consenso nei commenti per l uccisione dell uomo, magari come dice qualcuno andava ucciso anni prima, magari, siccome al solito nessuno dice di quali violenze fosse accusato, non meritava nemmeno la morte… magari è il caso che se non si conoscono i fatti è meglio tacere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: