ActionAid: la solita valanga di dati falsi

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LA FIONDA

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di Fabio Nestola – Arriva immancabile l’accanimento strumentale nel diffondere menzogne ideologiche, stavolta da ActionAid, organizzazione non nuova a questo tipo di iniziative, ampiamente rilanciato dai media. A fronte di un oggettivo calo dei femminicidi, la propaganda delirante abbandona la moda dello scorso anno – una vittima ogni 72 ore – per salire ad una ogni due giorni. “Lo scorso anno sono state 133 le donne che hanno trovato la morte per mano di un uomo in Italia, una ogni due giorni, e la grande maggioranza di questi femminicidi è avvenuto tra le mura domestiche”.

Chiarisco di non riconoscere la validità del neologismo “femminicidio”, ho detto e scritto più volte che considerare i crimini contro una categoria più gravi che contro qualsiasi altra categoria equivale ad una forma di razzismo. Devo però usare il termine per analizzare i numeri catastrofici che i professionisti della menzogna ideologica ci propinano a pioggia. E per contestare un’ideologia le strategie sono due: o non ne ammetti la validità, non la riconosci, la ignori e quindi nemmeno ti abbassi a parlarne, oppure devi scendere sullo stesso terreno ed usare gli stessi strumenti per smascherare le menzogne. Si chiama contrastare una teoria utilizzando i suoi stessi argomenti, non ho inventato nulla.


La corrispondenza con la realtà ormai è smarrita da tempo.


Entriamo nel merito. Le vittime di femminicidio nel 2019 sono state in totale 57, delle quali 43 vittime di italiani e 14 di stranieri. L’analisi dettagliata, caso per caso, è pubblicata qui. Ma anche i siti gender oriented diffondono cifre diverse dalle 133 vittime citate da ActioAid: 76 secondo FemminicidioItalia, 74 secondo InQuantoDonna (66 donne adulte e 8 minori). Entrambe le cifre sensibilmente esagerate rispetto alla verifica caso per caso, comunque sono le uniche fonti che pubblicano elenchi dei femminicidi; qualsiasi altra fonte cita numeri a caso, sempre discordanti fra loro, ma senza pubblicare i nomi delle vittime e/o i link degli articoli di cronaca cui i numeri si riferiscono.

Non c’è quindi alcuna dimostrazione delle cifre allarmanti spacciate per emergenza femminicidio. Non è dato di sapere come faccia ActionAid a lamentare 133 femminicidi, smentiti non solo dalla nostra verifica ma anche dalle fonti più gender oriented. Potrebbero anche lamentarne 250 o 300, tanto senza gli indispensabili dettagli chi può verificare? Però citarne 133 permette di lanciare l’allarme per una vittima ogni due giorni. Il che sarebbe vero solo se l’anno solare di giorni ne avesse 266, ma la corrispondenza con la realtà ormai è smarrita da tempo in chi rimesta nel trogolo dell’allarme femminicidio.


Il capriolone è servito.


L’equivoco più frequente sul quale gioca la propaganda ideologica è quello di prendere i dati delle donne decedute per morte violenta, tutte, e spacciarle per femminicidio. Tutte. Anche la nonna uccisa dal nipote tossicodipendente per la pensione, la donna uccisa per omicidio stradale, quella uccisa dal cugino per questioni di eredità e quella uccisa nel corso di una rapina finiscono nell’elenco dei femminicidi, pur non avendo nulla a che fare col patriarcato e con un movente di genere. Perfino la Polizia di Stato, Direzione Centrale Anticrimine, nel report del novembre 2018 distingue il totale delle donne uccise (92) dai femminicidi “propriamente detti”, testuale. Che infatti sono 32 a fronte di un totale di 94. Però è utile insistere nella confusione citando numeri contrastanti senza mai documentarli, è funzionale alla costruzione di un allarme fittizio e di un’emergenza strumentale, cui ActionAid dà il suo contributo.

Poi c’è la scivolata dal femminicidio allo stalking, altro reato in diminuzione. Un fatto positivo per molti, ma non per tutti: per chi vive – anche economicamente – di un disagio, il calo rappresenta un allarme. Ma niente paura, ActionAid ha pronta la versione che trasforma il calo di chiamate in un’emergenza: “Le chiamate al 1522 sono già in diminuzione, un segnale non certo del calo dei bisogni delle donne ma della difficoltà di avere spazi e possibilità sicure di chiedere aiuto”. Et voilà, il capriolone è servito: ecco trasformato un dato da positivo in estremamente negativo “per chiedere con forza di non dimenticare i diritti delle donne durante la lunga crisi dovuta al Covid19, ActionAid si rivolge al Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri per rafforzare tutti i canali di comunicazione per il numero gratuito 1522 antiviolenza e stalking”. Potrei sbagliarmi, ma mi sembra di poter leggere tra le righe: se avete soldi, dateli a noi, non alla lotta al coronavirus. Se ve ne mancano per la lotta al coronavirus, toglieteli a chiunque, ma non toglieteli a noi.

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