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Oppressione LGBT: nessuno può impedirci di dire la verità

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LA FIONDA

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di Cisky. I gusti sessuali rientrano tra le cose che non possiamo controllare, come la nostra razza, sesso, colore degli occhi o la nostra statura. Non c’è da litigare. Non c’è da approvare o disapprovare. Non c’è da odiare e non c’è neanche da essere orgogliosi. Ma quella di quella di scendere per strada, vestirsi in un modo che può essere disturbante per molti e urlare contro persone che manifestano pacificamente “lotta anale contro il capitale” e “questa è la democrazia se vi piace” smanazzandosi i genitali, com’è successo a Torino, è una scelta. Quella di ritenere “odio” il concetto di “padre e madre” e abolirlo a favore di “genitore 1 e 2” è una scelta. Approvare l’utero in affitto è una scelta. Quella di somministrare farmaci sperimentali per il blocco ormonale a chi non è neanche formato sessualmente (e psicologicamente), è una scelta. Quella di invogliare sui social bambini di 10 anni a fare i drag-kid in locali omosessuali per adulti, è una scelta. Dire che anche gli uomini possono avere il ciclo, è una scelta. Consentire a individui biologicamente maschi di competere in categorie femminili negli sport, è una scelta. Voler entrare nello spogliatoio femminile e denunciare la donna che non vuole vedere il tuo pisello pure se tu dici che sei donna, è una scelta. Accusare una ragazza lesbica di essere transofoba perché non vuole fare sesso con un uomo che “si sente” donna, è una scelta.

Nessun vissuto interiore, dunque, niente di ineluttabile: solo scelte. E le scelte si possono odiare. Anzi devono essere discriminate se dannose, così come le idee da cui scaturiscono. Ormai a forza di feste LGBT che scelgono come simbolo del loro “orgoglio” un uomo vestito da donna che, intervistato delle Iene su un ragazzo morto, ne descrisse come prima cosa “il pacco”, insieme a un’abusatrice di minori (che forse ha portato anche l’ex marito a suicidarsi), che insieme slinguazzano da ubriachi su un palco, attorniati da cartelli politici e anti-Cristiani (mai anti-Islam, per scelta), ci hanno fatto credere che essere omosessuali equivalga automaticamente ad approvare quel tipo di scelte e idee politiche e sociali, e non approvarle significhi essere cattivi, omofobi, discriminanti. In realtà sono loro quelli con una vera fobia. Ormai tutti confondono l’omosessualità con scelte e idee che sono racchiuse nella lobby LGBT. Che non rappresenta alcuna comunità con determinate sessualità, nessuna lotta alle discriminazioni, bensì precise idee politiche e sociali suprematiste da imporre alla maggioranza delle persone, sulla base di “esigenze” eterofobe, anti-cristiane, non di rado pedofile o sadiche, sociopatiche, anarchiche, con una radice marcita dentro il marxismo culturale.


Basta andare a verificare.


Un’altra cosa certa è che se non aderisci alle idee e scelte del gruppo, sei da eliminare, indipendentemente dal tuo orientamento sessuale. Anzi, se sei gay e non rientri nei canoni o violi i loro dogmi, sei da eliminare con ferocia. È talmente vero che sono arrivati ad attaccare Dolce e Gabbana, forse tra i gay italiani più famosi al mondo, per “omofobia” essendosi opposti alle adozioni gay. Per lo stesso motivo secondo l’oppressione LGBT sono omofobi pure Zeffirelli, Alfonso Signorini, Cristiano Malgioglio, Rupert Everett e tanti altri. Perfino il saggio Platinette è finito nel loro mirino. Non è un caso che il DDL Zan parli genericamente di “chi commette o incita a commettere atti di discriminazione per motivi omofobici e transfobici”. Sì, ma quali sono questi atti? Dire “Non ti assumo perché sei gay”? Ci sono leggi in merito. Dunque cosa si deve tutelare ancora? Il fatto è che si è consentito a questi suprematisti arcobaleno di decidere per noi cosa sia discriminante e cosa no. E così “love is love” va bene, anche se rischia di venire applicato anche tra adulti e bambini. “Dio, patria e famiglia: che vita di merda“, con tanto di sorriso di Monica Cirinnà, quella era libertà di espressione: è una sua opinione, stupida ma ha diritto ad averla.

Però lo ricordate quel cartello a Roma: “Due uomini non fanno una madre”? Quella non era un’opinione ma un fatto reale perché un uomo non potrà mai sostituire una mamma, né una donna potrà mai essere un padre. Eppure il cartellone fu rimosso perché era “omofobo”. Perché a qualcuno la realtà offende. E come quel manifesto saranno “atti omofobi” un qualsiasi rifiuto delle scelte elencate all’inizio, come già accade in altri paesi. Così il rifiuto va condannato per legge, per quanto insensata e pericolosa. Il tutto coperto da una spolverata di violenza, che non guasta mai, come insegnano gli interessi femministi. Per rendersene conto basta leggere il rapporto dell’Arcigay del 2017: “200 casi di attacchi omofobi”. I media gridarono all’orrore, senza calcolare che su 200 casi su 60 milioni di abitanti è pressoché un nonnulla. Ma soprattutto nessuno entrò nello specifico. Basta andarli a verificare e di quei 200 attacchi autocertificati già 100 risultavano insulti e atti di vandalismo, tra cui un manifesto strappato durante un assalto a Radio Maria da parte degli LGBT. Altri 60 erano conferenze critiche della Teoria Queer, 15 erano manifestazioni di genitori contro il gender nelle scuole, e 2 erano omicidi, di cui uno tra gay.


Dire la verità sarà reato.


Se ci si oppone all’ora gender (o educazione affettiva, un nome che fa raggelare) per tuo/a figlio/a a scuola, è un “attacco omofobo” tale da venire incluso nel rapporto annuale dell’Arcigay? In Gran Bretagna una bambina di 9 anni è stata espulsa da scuola per “omofobia” perché andava in confusione sentendosi dire che “poteva essere un maschietto se voleva”. Ecco l’oppressione LGBTQ. I pazzi hanno preso le chiavi del manicomio. Di fronte alle loro soperchierie e imposizioni a tutta la popolazione, attuate sulla base della pretesa di “non offendere la loro sensibilità” (come se fosse la sola che conta), ha senso continuare a essere accondiscendenti? Ha senso dover usare l’imbarazzante formula “Non sono omofobo ma per essere autorizzati a esercitare la propria libertà di parola e dire che l’utero in affitto è una pratica orrida e che non è cosa rilevante sapere gli altri con chi vanno a letto per valutare il loro ruolo sociale e culturale?

Chi ha eletto a moralizzatori della coscienza collettiva gruppi di allucinati che, o per psicosi o perché ci credono davvero o perché vigliacchi, impongono l’idea che esistano 60 generi? I sessi sono due, la famiglia ha padre e madre, le adozioni omosessuali sono abuso di minore (rendere un bambino volutamente orfano di un padre o una madre, è abuso, non diritto) e violano l’istituto per le adozioni, nato per restituire al bambino orfano la condizione più simile a quella persa in origine, cioè l’unica che può averlo generato, che è uomo + donna. Chi nasce uomo resta tale. L’uomo “lesbico”, la donna “agender” o “two spirits” (i queer) non esistono. E se un uomo vuole che mi rivolga a lui come fosse una donna (o viceversa), me lo chiede per piacere, e se non mi va non lo faccio, perché nessuno mi impone realtà alternative o di mentire rispetto alla realtà sotto minaccia di bollarmi di “fobia”, di multarmi e di mandarmi in carcere. Omosessuali o etero ha poca importanza, sostenere e approvare le follie LGBT è una scelta che si fa o per profonda ignoranza o per fanatismo politico. Dire la verità sarà reato.


34 thoughts on “Oppressione LGBT: nessuno può impedirci di dire la verità

  1. concordo pienamente con l’articolo….
    tranne una unica eccezione,sul cosidetto utero in affitto:
    come ho già detto altre volte,
    io sono favorevole,per due motivi fondamentali:

    1 pari diritti riproduttivi:
    cosi come una donna può decidere ogni cosa in merito ai figli anche senza il consenso del padre,
    anche io voglio potermi riprodurre senza essere incaprettato nelle mani della madre.

    2 sono etero,amo le donne e mi piacerebbe avere dei figli:
    ma ormai il matrimonio e la convivenza in occidente sono diventati
    una inchiappata di livello COSMICO,
    per un uomo occidentale:
    quindi al momento le mie scelte mi portano o a morire solo
    (e non voglio)
    oppure andare sul classico matrimonio di convenienza trasferendomi a vivere in asia o africa,
    (molto scomodo e anche un pò pericoloso,a seconda)
    oppure…
    a lasciar perdere il mezzo (matrimonio o convivenza) e passare direttamente
    al fine…rivolgendomi ad una clinica in ucraina
    o simili,
    e ripiegando su un numero imprecisato di amanti,da semestrali a biennali.

    non so che cosa sceglierò,in effetti…
    ho ancora qualche scrupolo morale,
    (continuo a pensare che un figlio cresce meglio se è seguito da una famiglia
    tradizionale,piuttosto che da una balia e da un padre)
    quindi non ho ancora deciso:
    ma quello che è certo,è che in questo campo non ammetto altra decisione che la mia.

    per questi motivi,io ero e resto favorevole all’utero in affitto.
    quando ogni uomo anche non bellissimo…o non ricco,
    avrà la possibilità di riprodursi come succedeva anche in italia,qualche anno fa….
    quando le donne erano meno ipergamiche e più serie
    (e la società NON consentiva il divorzio facile e scorticamariti di oggi)
    forse le mie idee POTREBBERO cambiare….
    fino a quel momento,NO.

    e quali che siano le leggi e le opinioni in merito…
    se deciderò per quella opzione,
    io la farò lo stesso:
    e immagino presto anche la larga maggioranza di tutti coloro
    che adesso vengono considerati appetibili…
    ricchi,benestanti,altolocati,medioborghesi
    faranno altrettanto.

    e quando lo faranno,credo che cambieranno parecchie cose con le nostre donne….e
    anche con questo schifo di cultura misandrica,che ci sta costringendo a difenderci.

    1. Non si illuda, anche legalizzassero l’utero in affitto penseranno bene di limitarlo alla sola lobby lgbt: solo per coppie fisse. Al massimo faranno eccezione per le donne sole sotto pressioni femministe, per noi uomini? Assolutamente da vietare e chiunque ci provi verrà automaticamente bollato come pedofilo e applicatogli il metodo Bibbiano.

      1. come ho detto,se deciderò di muovermi in quel senso,lo farò lo stesso…quali che siano le leggi
        e le opinioni.

        ma a parte questo,non credo che sia possibile fare una legge che consenta questa scelta SOLO alle donne sole o solo alle coppie
        lgbt
        dopotutto c’è anche una costituzione,no?che dispone l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge:
        quindi se ci provano immagino che sarebbe invalidata dalla corte costituzionale.
        e se anche per caso ci riescono,c’è sempre la corte europea a cui rivolgersi contro le discriminazioni,
        e ci sono anche altri paesi,dove andare a vivere:
        magari facendo leva sul fatto che avendo un figlio da utero in affitto,nel mio sarei discriminato…
        non mi dispiacerebbe la russia o l’ucraina,per esempio:
        tanto…sono benestante,ci vivrei abbastanza bene….e non avrei problemi a trovare una balia per mio figlio…
        e per me.
        😉

  2. non sono affatto d accordo con due uomini non fanno una madre… per me due uomini (possibilmente non completamente idioti) possono dare amore ad un bambino se non l hanno sottratto ad una madre con qualche stratagemma, non vedo perché non dare a due genitori gay la possibilità di adottare orfani… dico invece no al far scomparire uno o entrambi i genitori naturali per dare il bambino ad una coppia gay o etero

    1. aaaa ecco i famosi 200 casi di omofobia cosa erano… due gay si ammazzano ed è omofobia… ho capito… stessa strategia del femminicidio

  3. Condivido il 90% dell’articolo, complimenti per aver sottolineato la Teoria Queer come parte del problema (secondo me è di gran lunga la parte più grossa).
    Ma secondo me c’è un grosso errore: “chi nasce uomo resta tale”.
    NESSUNO nasce uomo, quando nasciamo siamo neonati.
    E lo sviluppo del cervello umano si completa verso i 25 anni.

    Con questo non sto dicendo che vanno autorizzate le transizioni prima dei 18: vanno proibite perché non può esserci consenso informato se non si è maggiorenni.

    Sto dicendo che se si insiste su dogmi anti-scientifici riguardo alle transizioni (quelle vere) tra i 18 e i 25 c’è il rischio di perdere capra e cavoli solo per un vezzo.

    E sul fatto che le donne debbano avere i loro sport separati non concordo. E’ anche per questo che hanno prove facilitate per entrare in polizia e nelle FFAA, è CAVALLERIA e niente di più.
    Non mi si tiri fuori la storiella della disparità fisica, visto che c’è anche il campionato mondiale di scacchi femminile, e il razionale è sempre quello: CAVALLERIA.
    Diversa è la storia dei bagni separati, ma chi vuol competere ed essere campione deve competere contro TUTTI.
    Altrimenti che mettano lo sport femminile alle PARAOLIMPIADI – categoria speciale, portatori di handicap.

    1. Nella nostra società la donna ha solo privilegi legali dal fatto di essere in media fisicamente più debole: in teoria tali privilegi dovrebbero compensare gli svantaggi pratici, salvo che gli svantaggi pratici li abbiamo eliminati: sei donna e quindi più debole? Prove facilitate per entrare in polizia e FFAA + sport femminili, compreso tiro con l’arco (le donne hanno meno mira, oltre che essere più deboli?) e già che ci siamo pure gli scacchi femminili (le donne sono meno intelligenti?). E se poi una è molto più forte della media, tanto da essere più forte dell’uomo medio, è grasso che cola: ha i vantaggi pratici della forza fisica ma anche quelli legali di essere fisicamente più debole – roba che neanche la quadratura del cerchio…

      Quanto al discorso “chi transiziona resta del sesso di provenienza” anche se applicato non cambierebbe niente, dovremmo comunque preoccuparci di difendere le pulzelle dai bruti mascolini che competono con loro: ci sarebbero le donne che transizionano in uomo, imbottite di testosterone, che competono con le donne normali e se lo sport è violento gli rompono la testa.
      Quindi al limite sarebbe “Se nasci uomo resti tale, invece se nasci donna puoi diventare uomo perché se dicessi altrimenti mi batti tutte le altre donne” – e quindi bisogna applicare un altro doppio standard, e darci sotto con la cavalleria. Come al solito.
      Ma le donne che ci cucinano le torte e ogni tanto ci vengono a spazzare la casa dove sono? Perché è quello il contraltare della cavalleria…io non le vedo: significa che le donne non esistono più? O che hanno cambiato comportamento?
      Se loro hanno cambiato comportamento, perché dobbiamo continuare a fare i cavalieri?

    2. il tuo commento non so perché mi ha fatto venire in mente un aneddoto, che non centra nulla con quello che hai detto tu ma che centra con un modo di dire diffuso… premessa che io ho faticato per farmi riconoscere mia figlia fin dalla nascita, quindi già ero a conoscenza delle varie cavolate mammocentriche ecc… insomma mi trovavo spesso da solo con mia figlia in un area giochi a giocare e arriva sta giovane e bella mamma con suo figlio che dice senza conoscermi ‘o ma che bella bambina!! e come è sveglia!!! lo dico sempre io che le femmine sono più intelligenti dei maschi, il mio continua a frignare’… l ho guardata e gli ho detto ‘guarda che siano più intelligenti non credo proprio, forse sono più sveglie già da piccole ma l intelligenza è un altra cosa’… muta e senza parole… scusate il racconto che non c entra nulla ma mi riempie di orgoglio averle risposto cosi ????… e cosi forse bisognerebbe iniziare a rispondere a certi luoghi comuni, tanto per cominciare

      1. Figurati se tu avessi detto che i maschi sono più intelligenti delle femmine! Rischiavi di finire al gabbio.
        Che tristezza e che vergogna comunque, una madre che si adopera per mortificare e condizionare il proprio figlio all’inferiorità. Per fortuna credo che donne così siano in minoranza.

        1. il bambino era molto piccolo, non capiva probabilmente… garantisco però che dal modo in cui l ha detto la ragazza in questione non si è espressa male, come tante donne anche non mamme si riteneva più intelligente degli uomini, ed io onestamente non sono affatto d accordo, penso che ognuno abbia i propri punti forti e deboli e che variino a prescindere dal sesso… e che poi ci siano tendenzialmente cose per le quali è più portato l uomo e altre per le quali è più portata la donna… e ai miei occhi vedo anche molti papà più portati delle mamme a far divertire i piccoli e ad insegnare

        2. cmq è vero se l avessi detto io probabilmente qualche mamma avrebbe come minimo storto il naso e borbottato… e cmq son stato contento di averla fatta sentire in imbarazzo, sogno che dopo quella risposta sia stata molto più attenta a come parlare

        3. Anonimo
          >>>>>>
          Per fortuna credo che donne così siano in minoranza.
          >>>>>>

          Non sono una minoranza…
          Certe idee sono diffusissime tra le appartenenti al sesso femminile, italiche e non.

      2. A me in uno dei link ha fatto morire dal ridere questa frase:
        “come si potrà sostenere davanti alle proteste di una donna che si è giocato ad armi pari?”

        Perché invece le donne contro gli uomini giocano ad armi pari? 😀 LOL 😀
        Roba da matti, questo si è giusto perso gli ultimi 20 anni di “discriminazioni positive” poi arriva e fa la morale – il risultato è involontariamente tragicomico: gli uomini debbono sempre essere leali, le donne no, secondo il suo ragionamento.

          1. Non è una critica, è una guerra.
            La critica presuppone la possibilità, anzi probabilità, di dibattito e dialogo, ma non c’è nulla del genere salvo pochissime numericamente irrilevanti eccezioni.

            1. Non so a cosa si riferisse di preciso quella frase, quello che intendevo è che non bisogna imitare il “nemico” in ciò che non ci appartiene; se ad esempio un blog femminista blocca i commenti scomodi, e noi critichiamo proprio la “dittatorialita’” delle femministe, non bisogna bloccare nessun commento di segno opposto al nostro sui nostri spazi. Oppure: se le femministe diffondono dati falsi non bisogna diffondere dati falsi, se le femministe dicono che gli uomini sono tutti violenti non bisogna generalizzare sulle donne; ecc.. ecc… In pratica, è controproducente sulla fiducia che si può creare nel pubblico adottare gli stessi metodi che critichiamo nel “nemico”. Non so se è questo che intendevi. Nemmeno i partigiani copiavano (di norma) le efferatezze dei nazisti quando avevano l’occasione di catturarne alcuni; anzi si facevano onore di mantenere la dignità delle leggi marziali.

              1. Sono cose completamente differenti: diffondere dati falsi o censurare le critiche sono cose controproducenti perché occultano la realtà – da qui la sfiducia.

                Mentre invece in un clima anti-uomo qualsiasi uomo che sconfigga una donna non può che avere un effetto positivo: non è una bugia ovvero non si inganna chi ti segue – anzi, si mostra la realtà, che nel caso dello sport è che non esistono campionesse ma solo campioni.
                Il fatto che dica chi viene sconfitta dica che è “scorretto” che la donna sia stata sconfitta è irrilevante: lo si direbbe comunque. Vedi ad esempio il 99% delle nostre parlamentari che sono li’ soprattutto grazie alle quote rosa che impongono liste al 50% femminili ma SEMPRE lamentano sessismo appena attaccate: in realtà l’unico sessismo evidente è quello che le ha portate li’.

                1. Secondo me è una polemica inutile quella di sottolineare che “se non ci fosse la categoria femminile non esisterebbe nessuna campionessa donna”; è abbassarsi al livello di quelle sportive che si vantano di poter battere qualunque uomo (ne avevamo già parlato). È chiaro a tutti che è così ma non interessa a nessuno polemizzare, che esista anche il campionato femminile di ogni sport piace alla gente perché 1) c’è più varietà in termini di “spettacolo” (per chi segue lo sport) 2) se una ragazzina promette bene in uno sport i genitori son contenti che possa farsi la sua strada a livello agonistico.
                  Se per ipotesi decidessero di riunire ogni sport in un unico campionato misto e basta, non ci sarebbe una sola persona contenta, tranne forse qualche MRA o qualche femminista che abbiano questa strana idea.

                  Il caso dei trans sta emergendo solo ora e va gestito, questo è vero; anche arrivando a creare campionati per soli trans ftm e soli trans mtf, se necessario (mia opinione).

    3. altro luogo comune stupidissimo è che la donna sopporti meglio il dolore… è proprio una cazzcavolata

      1. @Anonimo
        Vero, grandissima cavolata: forse puo esserci un fondo di verità col fatto che siamo ABITUATE a sentire dolore tutti i mesi (ma neanche tutte), ma non è che “in quanto donne” lo sopportiamo stoicamente. Tra l’altro è una scusa che si perpetua per farci andare bene il fatto che dobbiamo soffrire dolori indicibili durante il parto, ed evitare di erogare trattamenti antidolorifici che per qualunque altro evento fisicamente doloroso verrebbero elargiti senza se e senza ma.

        Ci sono un sacco di uomini che, quando tocca farlo, lavorano sopportando dolori di ferite o traumi, e che stanno in silenzio – anzi è più comune sia l’uomo a essere educato a non piangere e lamentarsi, lo diceva anche questo blog in uno dei podcast del “Racconto maschile”.

        1. chiara se vogliamo parlare del parto la scusa invece potrebbe essere che siccome la donna sopporta il dolore allora se chiede l antidolorifico è perche proprio aveva un dolore immenso, e quindi è giustificata a dei farmaci che potrebbero anche essere un po pericolosi per il feto mi risulta…. cmq di luoghi comuni ce ne sono molti altri che non so perché sono nella mia testa: la donna è più sensibile, non sono d accordo… per fare un esempio ti assicuro che anche noi maschietti tratteniamo le lacrime con certi film o magari certa musica per non perdere in virilità ed essere presi in giro dalla donna stessa magari…. e soffriamo molto per una donna magari, non solo voi… e per gli altri luoghi comuni e vanità basta andare sui social di molte donne dove è tutto un piagnisteo misto orgoglio femmimile… vabbe, pardon chiara se rispondo a tr che sei donna ma sai che a volte sia maschietti che femminucce si lamentano l uno dell altro, xo non si riescono quasi mai a cambiare ????

          1. @Anonimo
            Sono d’accordo, luoghi comuni ce ne sono tanti. Prima volevano “l’uomo che non deve chiedere mai” e poi criticano l’uomo perché insensibile… Comunque oggigiorno mi sembra strano esistano ragazze che denigrano l’uomo che si commuove e mostra debolezze, mi risulta sia definitivamente sdoganata la sensibilità maschile (parlo dai trentenni in giù), ma capisco che chi è cresciuto ancora in un certo mondo si sia sorbito ancora tutte queste contraddizioni. E che succeda tutt’oggi in certi contesti.

            Per antidolorifici nel parto intendevo l’uso dell’epidurale, che in certi Stati è di prassi, in Italia bisogna chiederla con anticipo (quindi senza sapere quanto poi sarà doloroso il parto) e in molti ospedali è osteggiata – probabilmente per mancanza di soldi e di anestesisti, ma c’è anche molta ideologia. Il parto in natura è doloroso, vero, ma la natura non prevedeva gli anticoncezionali e la possibilità di evitare gravidanze e parti. Rendere il parto indolore è anche un modo per togliere alla madre quel “privilegio” di dire rispetto al padre “io mi sono sacrificata molto più di te, quindi per compensazione il figlio è più mio che tuo”.

            1. ora ho capito cosa intendevi con la faccenda del parto… cmq credo che la storia del parto venisse utilizzata anche perché l uomo non saprà mai cosa si prova, senza comunque voler smunuire il dolore del parto, anzi… però posso dire che le donne che conosco saltano in aria con poco dolore, per questo non sono convinto del luogo comune che la donna sopporta meglio il dolore…. be secondo me il discorso del piangere ti assicuro non è cambiato molto, credo, per la mia esperienza, che la donna voglia un uomo che sappia essere tanto sensibile da comprendere il prossimo ma che il pianto sia visto come un qualcosa di un po’ eccessivo per un uomo… e poi insomma l uomo stesso cerca di tenersi un po’ di virilità, credo sia normale e inconscio

              1. e scusa per l italiano e la punteggiatura pensosi che spesso mi escono… e per concludere credo che se l uomo voglia apparire sempre forte è perché la donna glielo richieda… cosi come probabilmente la donna si fa bella perché è l uomo a richiederlo… è la natura e funziona in modi simili per moolte specie animali, credo che la differenza tra noi e gli animali a volte sia che noi riusciamo ad auto ingannare i nostri istinti… vabbe ciao ciao

        2. Senza pretendere che le mie osservazioni abbiano valore statistico, conosco donne che spesso sopportano dolori molto forti per periodi molto lunghi, tipo le cefalee che ti stendono, restandosene semplicemente sdraiate al buio. La volta che ebbi dolori continui per un ascesso al dente, dopo un po’ sbarellavo. Magari sono solo io, ripeto, non posso generalizzare, però il dolore protratto mi manda in bestia. Credo che in media le donne lo sopportino meglio di me.

    4. Devi per forza chiamare “dogmi antiscientifici” affermazioni misurabili, come quella per cui un neonato ha già un sesso. Misurabile, oggettivo (a parte una minima percentuale di persone con difetti genetici). Dogma è voler negare l’evidenza di ciò che è concreto e verificabile.

      1. Che un neonato abbia un sesso (tranne casi rarissimi) è un fatto.
        Così come è un fatto che, ad esempio, una donna che a 19-20 anni fa transizione completa, a 30 anni è molto più simile a un uomo che a una donna: attenzione non dico identica, dico che è più simile al sesso di arrivo che a quello di partenza.

        Il dogmatismo si vede in frasi tipo “si nasce uomo”, che di fatto non è vero: si nasce neonati, poi si è bambini, ci vuole tanto tempo prima di diventare uomini. La tecnologia è effettivamente in grado di cambiare gran parte di questo, non tutto ma gran parte.
        L’essenziale è che chi sceglie di cambiare lo faccia liberamente, ovvero da adulto, scelta consapevole, consenso informato.
        Sul resto si tratta di decidere se è meglio far finta che sia un uomo o far finta che sia una donna: non è nessuno dei due al 100% dopo una transizione completa fatta sui 19-20 anni, ed è comunque più simile al sesso di arrivo che a quello di partenza. Cercare di ricondurre tutto a qualcosa di fisso e immutabile può essere rassicurante, a tanti piace schematizzare il più possibile. Ma è utile farlo? Questa è la domanda. In che modo si persegue il bene comune? Facendo combattere Patricio Manuel con le femmine perché “sei nato donna e qualsiasi cosa tu faccia tale resti”? Che si fa quando gli rompe la testa? Ha battuto degli uomini, si bomba di ormoni maschili.

        1. Non esiste una transizione “completa”, è un dogma basato sull’immaginazione. Che si possa cambiare “gran parte” del sesso di appartenenza è tutto da dimostrare. Aspetto fisico? Certamente sì. Comportamento, mediante somministrazione di ormoni? Sì, ma fino a un certo punto, che non è facilmente ed univocaamente misurabile. Sullo sport vale anche il discorso contrario, vedi Hannah Mouncey che sbaraglia le donne in quanto “donna”, o il ciclista che ha vinto medaglie d’oro a raffica solo dopo essere diventato “donna”.
          Soprattutto: chi sceglie di cambiare deve poterlo fare? Uno può fare quello che vuole nella sfera privata, mentre quella pubblica è regolamentata per ovvi motivi. Se scegli di presentarti come Cinzia io sicuramente non ho problemi e nemmeno ci metto becco, ma se questo ti dà, ad esempio, accesso alle agevolazioni tipo quote rosa, prestiti regionali a fondo perduto, eccetera, allora comincia a non starmi più tanto bene. Se i soldi che pago allo stato vengono spesi per le operazioni di “cambio sesso” invece che per le cure a malattie reali, non mi sta *per niente* bene, come a te non sta bene spenderli per i presepi. Soprattutto, se vengono fatte passare leggi che mi trattano da delinquente quando sottolineo che OGGETTIVAMENTE un/una trans è riconducibile al suo sesso reale, mediante procedimenti scientifici ripetibili, o che un uomo non può partorire, allora meglio i nazi.

          1. @Fabrizio
            “se questo ti dà, ad esempio, accesso alle agevolazioni tipo quote rosa, prestiti regionali a fondo perduto, eccetera, allora comincia a non starmi più tanto bene”

            A non starti bene dovrebbe essere principalmente il fatto che esistano questo tipo di agevolazioni per le donne, che siano o meno nate femmine. Non è polemica, voglio solo far notare prendendo spunto dalle tue parole che il problema più urgente è questa disparità.

            1. Infatti.

              Il combattimento è a fronte completamente rovesciato quando si parla di trans e femminismo: abbiamo un’altra forza che sta attaccando frontalmente i privilegi femminili, per parassitarli e quindi indebolirli.

              E invece che cercare di sfruttare la cosa ci comportiamo come uno che le sta prendendo prendendo di brutto da avversario spietato e crudele, a un certo punto all’avversario salta sulla schiena una zecca pesante 30 kili, e noi attacchiamo la zecca gigante dicendo che ci stanno sulle scatole i parassiti.

          2. Sono contento che siamo arrivati all’unico punto dirimente, quello strategico.

            E’ proprio sull’accesso alle agevolazioni riservate alle donne che non concordiamo:
            Tu le dai per scontate, e quindi vedi la scorrettezza di far accedere le trans.
            Io le voglio ELIMINARE e lasciare che vi accedano le trans è un eccellente modo per incasinarle e indebolirle in maniera probabilmente decisiva.

            Infatti le femministe radicali hanno anch’esse il medesimo problema che poni: “ma queste persone accedono ai privilegi riservati alle donne! Non è giusto!”.

            Io fossi in te due domande me le farei.

            Guarda che io sono a favore dei presepi, e pure degli alberi di Natale: è la nostra tradizione, e chi cerca di cancellarla mi sta sulle scatole.

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