Ad ANSA il premio estivo per l’informazione più faziosa

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Ad ANSA il premio estivo per l’informazione più faziosa

In molti casi bastano le prime tre righe per qualificare un intervento giornalistico. L’articolo di Agnese Malatesta, uscito sabato sul sito dell’ANSA, ne è un chiaro esempio:

Nel nostro paese ogni due-tre giorni una donna viene uccisa per mano del proprio partner o ex partner. La violenza di genere degli uomini sulle donne è un fenomeno ancora grave e preoccupante, ampio il sommerso.

#articoli_ansaPrima frase: falsità. Ad oggi, se proprio si vuole fare il conteggio per giorni in riferimento al 2018, le donne uccise dal partner o ex partner sono una ogni 4-5 giorni. Che, detta così, fa pur sempre impressione. Un po’ meno se si fa lo stesso giochetto per altri fenomeni. Tipo che da inizio anno gli uomini morti sul lavoro sono 3 al giorno, quelli ridotti a fare i barboni circa un’ottantina al giorno, quelli che si suicidano sono 5 al giorno, e le persone (a prescindere dal genere) che muoiono per infezioni post-ricorvero ospedaliero sono circa 16 al giorno. Mettendo le cifre a confronto, il dato delle uccisioni di donne è meno che risibile. Ma tant’è esordire con una falsità ad effetto apre la strada all’emozionalità, pur chiudendola a un’informazione corretta.

Seconda frase, prima parte: altra falsità. O per lo meno parzialità vergognosa. La violenza è un fenomeno grave e preoccupante, punto. Non solo quella degli uomini sulle donne. Non ci sono dati a sostegno di questo carattere “di genere” della violenza. Anzi, quelli che ci sono dicono tutt’altro. La seconda parte della frase sul presunto “sommerso” è indimostrata e indimostrabile. Correttezza vorrebbe che si usasse dunque una frase ipotetica “il sommerso potrebbe essere ampio”. Invece no, è spacciato come un dato di fatto verificato e incontrovertibile. Già così, con questo incipit, varrebbe la pena chiudere il sito ANSA, avendo cura di catalogarlo nello spam, nei siti pericolosi o nella categoria fake news. Ma sono curioso e proseguo nella lettura.

sabbadiniE faccio bene, perché dopo poche righe si svela l’arcano di cotante bestialità. Un arcano che ha un nome: Linda Laura Sabbadini. Per chi non la conoscesse, è colei che, in combutta con il Dipartimento per le Pari Opportunità a guida prima Carfagna poi Boschi, ha lavorato in ISTAT all’elaborazione delle ben note statistiche sulla violenza sulle donne. Sì, sempre quelle, le solite. Quelle basate su questionari fuorvianti somministrati al telefono a un campione di 25.000 donne (2012) poi 20.000 (2014) poi 11.000 (2016). Quelle ai cui risultati sono state applicate formule statistiche proiettive che hanno dato come esiti che in Italia le donne vittime di violenza sono 2 milioni (2012), 4 milioni (2014), quasi 9 milioni (2016). Insomma si devono a Sabadini quei sondaggi dove il campione cala vertiginosamente ma la stima risultante sale in progressione geometrica. Non a caso, forse, a un certo punto la “studiosa” è stata rimossa dall’incarico. Gli stessi statistici seri e il loro santo protettore Trilussa devono aver capito che aveva tirato un po’ troppo la corda.

Bene è questo pozzo di scienza che, citando proprio le statistiche ISTAT (dunque autocitandosi), sostiene ancora che la violenza sulle donne in Italia dilaga, è un’emergenza sociale gravissima, ma che “le ragazze” stanno imparando a riconoscerla e a reagire, siluppando una minore dipendenza rispetto al fidanzato. Sabadini, che si fregia del titolo di statistica sociale, basandosi non si sa bene su cosa se non su un suo personale sentore, vede come un fatto positivo la distruzione delle normali dinamiche di coppia basate sul sentimento, laddove l’uno dipende sentimentalmente dall’altro. Ce la vedo a tifare per le nuove teorie del poliamore, sintetizzabili sostanzialmente in: “trombiamo in libertà chi ci pare”, come evoluzione della già nota “trombamicizia”. Essere donna, in questo senso, significa sfuggire a ogni relazione strutturata e di prospettiva, che anzi va proprio distrutta in termini di principio. La prospettiva familiare è una trappola violenta, insomma. Tutto coerente con le filosofie sinistre distruttive e antidentitarie che ci siamo sorbettati negli ultimi anni.

logofraMostrando poi di essere informatissima, Sabbadini dice: “non esiste ancora un’indagine europea sulla violenza (sulle donne)”. Linda Laura, Laura Linda… non vorrei metterti in imbarazzo ma… ci sarebbe questa cosa qua. Sì sì, una rilevazione proiettiva fatta da un’agenzia dell’UE, metodologicamente uguale a quelle porcate che hai fatto tu quando ancora contavi qualcosa in ISTAT, ma condotta in modo più serio. E… ehm… a loro risulta che l’Italia è tra i paesi in assoluto più sicuri per le donne in ambito comunitario. Dunque mi resta una e una sola cosa da capire: sei proprio impreparata, non aggiornata e ignorante, o hai la volpe sotto l’ascella, sei in totale malafede, menti e strumentalizzi sapendo di farlo?

Dice lei nell’articolo, quasi a volermi rispondere: “la violenza di genere è davvero molto grave, il fenomeno è ancora ampio e diffuso. E’ importante che le politiche sostengano i centri antiviolenza, e potenzino i servizi sanitari, le forze dell’ordine con approcci adeguati formativi. Questo perché è proprio nel momento in cui ci sono le reazioni positive, che bisogna intervenire perché si hanno più probabilità che le politiche abbiano effetto. E’ nel momento in cui c’è presa di coscienza che gli interventi pubblici fanno la differenza”. Ah ecco. Be’ potevi dirlo subito senza stare a girarci troppo intorno citando i tuoi sentori e dati che non esistono o con scarsissimo valore: date soldi (pubblici ovviamente) ai centri antiviolenza. Alla fine il fulcro di tutto è quello: money money money. E se a muoversi su questo è un “pezzo grosso” come Sabbadini, i casi sono due: o i centri di potere di Rosa Nostra sono davvero in crisi nera, come ho ipotizzato stamattina in chiusura del Minestrone del lunedì, oppure, vedendosi marginalizzata in ISTAT, Sabbadini stessa si è aperta pure lei un business antiviolenza e ora, come le altre, batte cassa per poter continuare a far danni. Oppure tutte e due le cose assieme. Ed è comunque una buona notizia. E’ il canto del cigno che si svela per quello che in realtà è: un anatroccolo inutile, orribile, violento e discriminante.

P.S.: naturalmente, come già fatto in passato, ho segnalato la giornalista ANSA, Agnese Malatesta, al suo Ordine di riferimento.

#varie_odgmalatesta


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