Anche io voglio essere oppresso!

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LA FIONDA

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di Fabio Nestola – Si affievolisce la scia del 25 novembre, giusto il tempo di una fetta di panettone e cominceranno le rivendicazioni per l’8 marzo. Credo opportuno, a questo proposito, recuperare quanto scrissi proprio l’8 marzo del 2017. Dal sito ANSA, con annessi tre filmati e dichiarazione della rete D.I.Re.: “(…) le donne si asterranno dal lavoro e anche dalla cura, cioè dal lavoro in casa e per i figli, per ribadire il rifiuto della violenza di genere (…) scenderanno in strada con cortei, assemblee nelle piazze, nelle scuole, negli ospedali, nelle università, per mostrare con forza che la violenza maschile contro le donne è una questione strutturale della società, che attraversa ogni luogo, dalle case ai posti di lavoro, dai media alle frontiere e che in ogni luogo va contrastata (…)”.

Senza la donna finisce il mondo, mostra il video, con tanto di fungo atomico a ribadire il sereno e pacato concetto di non violenza. Propaganda terroristica, focalizzata come già altre volte a denigrare il maschile e magnificare il femminile, motore supremo del mondo. Non c’è alcuna possibilità di distensione, certa gente è in perenne lotta contro l’odiato nemico maschio. Non si collabora, si combatte: si getta benzina sul fuoco dell’odio di genere, ove il genere che si dichiara vittima è quello che mette in campo violenza ed aggressività di comunicazione sconosciute a ruoli invertiti.


È 25 novembre tutto l’anno.


Una guerra mascherata da ricerca di parità si è ormai slatentizzata, mostrando la degenerazione in spasmodica demonizzazione del maschile. Obiettività, questa sconosciuta. Il messaggio che D.I.Re tenta di imporre: l’umanità sopravvive grazie alle donne, se le donne si fermassero finirebbe tutto quindi (ecco che arriva la scivolata) uno sciopero globale serve per far capire che la violenza maschile deve finire. Il nesso, di grazia? Una forzatura, per stravolgere anche quest’anno il significato dell’8 marzo e farne l’ennesimo clone del 25 novembre.

È 25 novembre tutto l’anno, non passa giorno che non ci siano comunicati istituzionali e non, convegni e seminari, assemblee e flash mob, spettacoli e dibattiti ad ogni ora e su ogni rete tra barbaredurso e massimigiletti, lineegialle e quartigradi, criminologi da salotto, opinionisti da operetta e tuttologi presenzialisti. Obiettività, questa sconosciuta. Il concetto di uguaglianza sembra essere ormai stravolto, esattamente come il concetto di pari opportunità: pari opportunità significa corsia preferenziale per il femminile a discapito del maschile, uguaglianza sembra passare solo attraverso la sopraffazione dell’altro.


Basta la donna a far funzionare il mondo.


Obiettività, questa sconosciuta. Ma qualcosa è sfuggito alle amiche di D.I.Re: ok, dite che se si fermassero le donne il mondo andrebbe a rotoli… e se invece si fermassero gli uomini? È ipotizzabile il giorno in cui non ci fosse più un solo uomo a servizio dei propri figli, della propria famiglia o dell’intera collettività? Non un autista d’ambulanza, non un pompiere a fronteggiare emergenze, nessun medico, infermiere, poliziotto, guardia carceraria, carabiniere, marinaio… Nessun padre a prendere i figli a scuola o accompagnarli a basket, nessun marito a portare in casa lo stipendio, nessun separato a versare il mantenimento per moglie e figli… e poi la paralisi del processo produttivo globale, nessun lavoratore in miniera, nei cantieri stradali, sulle impalcature, nelle fonderie… spariti fabbri, falegnami, idraulici, elettricisti, facchini, tornitori e poi campi abbandonati, fabbriche deserte, catene di montaggio ferme, altiforni spenti.

Senza distinzioni tra lavori più o meno prestigiosi: nessun chirurgo plastico a gonfiare labbra e nessun mozzo a lavare i ponti. Paralisi totale? Ma no, l’uomo in fondo è superfluo (i maschietti sono inutili, in certi ambienti va molto questa frase), basta la donna a far funzionare il mondo. Che funzionerebbe meglio, è ovvio. Infatti il mondo sarebbe migliore se guidato, gestito, amministrato e forse anche popolato solo da donne. Quindi ribaltiamo al femminile tutte le attività citate, le donne saranno felici di poter occupare una buona volta posizioni fino ad oggi monopolizzate dal terribile maschio sfruttatore.


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Sai che goduria finalmente per il popolo rosa poter lavorare in miniera, asfaltare strade, spaccare legna, zappare la terra, tirare le reti da pesca, tosare pecore e governare vacche, sturare fognature, costruire ponti e gallerie, scaricare le stive delle navi, intossicarsi pulendo silos e cisterne, perdere un occhio al tornio o una mano sotto la pressa, morire in cantiere oppure farsi sparare al fronte e marcire in trincea… tutti privilegi che il maschio oppressore (furbo!) ha sempre gelosamente tenuto per sé. Sono secoli che finge di voler proteggere la donna dai lavori più pericolosi e usuranti, finge di assumersi rischi e fatiche sia in guerra che in pace ma in realtà la sta opprimendo. Un oppressore tanto lungimirante da rimetterci la salute e spesso anche la vita per favorire l’oppressa, curiosa lettura della narrazione femminista.

Beh, voglio essere oppresso. Preferisco che mia moglie, bieca aguzzina, uccida il mio amor proprio occupandosi lei di mandare avanti la baracca. Faccia il suo dovere portando a casa il necessario e pure il voluttuario, che non guasta mai. Mica pretendo lo yacht stile Briatore, basta che la mia persecutrice mi garantisca cibo, vestiti, barbiere, bollette pagate, un’auto, 15 giorni al mare d’estate e una settimana sulla neve d’inverno, qualche cinema e teatro, la pizza tutti insieme il sabato sera, un plasma 60 pollici e l’abbonamento Premium così mi vedo tutta la serie A. Io sto a casa a cucinare; pulire la casa no perché due volte a settimana arriva il filippino (altro oppresso) e ci pensa lui.


Quando mia moglie non mi andrà più a genio chiederò il divorzio.


esparazioneCol sugo sul fuoco mi vedo “Il Segreto” e se mi annoio mi segno a Pilates. Se la mia dolce metà riesce a guadagnare un po’ di più mi piacerebbe che saltassero fuori pure i soldi per uno scooter (che in centro è tanto comodo) e la scuola di danza per la pupa, che quella povera creatura ci tiene tanto. Ci sono i doveri coniugali, pure quelli dicono che siano uno strumento della prevaricazione di genere, però confesso che a me andrebbe bene anche venire prevaricato un po’ più spesso. Ma lei, fedele al suo ruolo, sa di dovermi opprimere e frustra i miei appetiti dicendo che ha il ciclo, e se non ha il ciclo le sta per venire, e se non le sta per venire ha il mal di testa, e se non ha il mal di testa è stanca perché hoavutounagiornatacciachenontidico.

Quando mia moglie non mi andrà più a genio chiederò il divorzio, essendo io oppresso pensi lei a pagare il mutuo della casa in cui io continuerò ad abitare, si sbatta per mantenere me e mia figlia con lo stesso tenore di vita precedente alla separazione. Come farà? Non è un problema mio, io sono l’oppresso. Trovi il doppio lavoro, se ci riesce. Oppure si licenzi da quell’ufficio insignificante ed entri nell’esercito, dicono che le missioni all’estero siano pagate molto bene. Magari poi i soldati muoiono perché li mandano in zone contaminate con uranio impoverito, ma intanto il gruzzolo a casa lo portano.


Mia moglie dovrebbe sbrigarsi a crepare prima del divorzio.


grafica_uomosoldi.jpgFaccia la trafficante d’armi o la spacciatrice di cocaina, si indebiti con gli strozzini, ripeto che non mi interessa come trova i soldi per mantenermi, ma se comincia a fare storie io, l’oppresso, la denuncio pure per violenza contro di me e i bambini, così i figli se li scorda. Veramente non mi ha mai toccato con un dito, ma ‘sta cosa mi scoccia un po’ perché mi sento quasi in difetto rispetto a tutti gli altri oppressi. La narrazione dominante dice mattina e sera che siamo continuamente pestati dall’oppressore, è una questione culturale quindi nessuno può esimersi.

Accidenti, proprio la mia è l’unica che non opprime a dovere? Vabbè, se tutti gli oppressi sono vittime di violenza io potrei forzare un po’ la mano e lamentare violenze mai accadute. Tanto noi oppressi siamo vittime per diritto acquisito, non si parla d’altro. Ah, una cortesia: mia moglie dovrebbe sbrigarsi a crepare prima del divorzio, così mi cucco pure TFR e reversibilità della pensione. Vuoi negare due soldi ad un povero marito vedovo, oltre che oppresso? Per carità, non voglio essere liberato, preferisco tenermi stretto il mio status di oppresso costruito sui sacrifici e i rischi degli oppressori. Non avete idea di quanto sia comodo.


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