Aperitivo con lo stalker: fatto!

Ecco fatto, l’Aperitivo con lo stalker, ossia l’evento più temuto di Genova e di parte d’Italia, alla fine si è tenuto. Non dal vivo, com’era previsto, ma su YouTube e qui sul blog. Di seguito il video delle due ore circa che ho trascorso a parlare a una webcam ieri (ci sono cinque minuti di silenzio all’inizio, che sto cercando di tagliare…):

Nel mio studio non ho potuto, com’era previsto dal vivo, pronunciare le antiche formule in aramaico per evocare dagli inferi gli spiriti del patriarcato: il breviario con il rito l’ho dimenticato in uno strip-club di Londra dove sono andato di recente a fare proselitismo antifemminista. Non ho potuto nemmeno sacrificare una giovane vergine su un altare maschilista a forma di fallo, perché purtroppo non se ne trovano più in giro. Nonostante queste rinunce, posso dire di essere abbastanza soddisfatto. Nell’evento dal vivo, data la capienza del luogo che era stato scelto, avrei parlato a un massimo di 30 persone: dalle statistiche di YouTube ieri risulta che la diretta sia stata seguita da più di 320 persone (più altre 60 sul blog), connesse da ogni parte d’Italia, cui si aggiungeranno quelli che lo guarderanno in differita. Ho dimenticato di fare alcune precisazioni e non ho parlato di molti argomenti che mi stanno a cuore, come l’infame prassi dell’ammonimento, le aggravanti dello stalking per uso di mezzi telematici (come se non esistessero le blacklist) o per la presenza di relazioni affettive (è più importante impedire i tentativi di riallacciare i rapporti che bloccare persecutori estermporanei) e altre amenità simili, ma tutto sommato quello che volevo dire l’ho detto.


Risulta che la diretta sia stata seguita da più di 320 persone.


Credo che, a dispetto degli allarmismi strumentali delle ultime due settimane, sia parso chiaro che non sono un pazzo farneticante, ma mi pongo in modo garbato, talvolta ironico, utilizzando dati e statistiche ufficiali per proporre a chi ascolta una versione diversa della realtà, pronto a confrontarmi con chi ha dati diversi o un diverso modo di interpretarli. Tra i commenti molti hanno osservato che tizio o caio (facendo nomi di politici importanti o riferendosi a persone di legge) avrebbero dovuto ascoltare le mie parole. Non sono d’accordo: sanno perfettamente tutto, non c’è bisogno di spiegar loro nulla. Fanno finta di non sapere perché le anomalie di cui ho parlato gli vanno benissimo, ne traggono vantaggio. Il loro interesse è che tutti gli altri non sappiano e non capiscano. Da qui le frequenti censure di cui vengo fatto oggetto. E anche le derisioni come quella pubblicata dallo scrittore (???) Carlo A. Martigli su La Repubblica di oggi, dove mi definisce “un comico” (??????) e deride ciò che ho scritto senza ovviamente averlo letto.

Alcune critiche mi sono state fatte nei commenti quando ho accostato il bislacco esito statistico dell’indagine ISTAT (8 milioni di donne vittime di violenza) e gli esiti aggregati su 4 reati delle rilevazioni reali del Ministero dell’Interno e del Ministero della Giustizia sugli uomini denunciati e poi condannati. L’ho fatto non certo considerando le due grandezze o le due elaborazioni pienamente comparabili. L’ho fatto perché così chiedeva l’ISTAT di fare: vedere se la cifra risultante dalla sua indagine trovava una qualche corrispondenza nella realtà. L’accostamento suggerisce che no, corrispondenza non ce n’è, anzi c’è la vaga impressione che ISTAT abbia toppato. Non se ne può avere certezza perché ci vorrebbero altri dati da incrociare e confrontare per poter trarre conclusioni sufficientemente certe. Insomma il mio accostamento stava a significare che se il buon giorno si vede dal mattino, l’OMS ha tutte le ragioni ad aver schifo anche solo ad avvicinarsi all’indagine campionaria voluta da Maria Laura Sabbadini.


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Alcune critiche mi sono state fatte nei commenti.


La cosa che più mi è mancata, durante l’esposizione e subito dopo, è stata l’interazione con le persone, che io adoro. Non poter guardare negli occhi chi mi ascolta, anche quando lo sguardo esprime dissenso, è un deficit molto grande per chi esprime l’esito delle proprie analisi. Ancora di più la mancanza del dibattito finale, delle domande, che è sempre il più entusiasmante, specie se ci sono persone che non sono d’accordo con le mie tesi. Potrei accontentarmi leggendo i resoconti che alcuni miei infiltrati mi hanno fatto del contro-presidio organizzato da Non Una di Meno davanti al Comune di Genova, intitolato elegantemente: “Aperitivo con ‘sta fregna”. Pare che si siano riunite non più di trenta persone, tra di esse più esponenti del movimento LGBT che delle madame di Non Una di Meno. A domanda: “perché siete qui”, la risposta più frequente è stata: “boh”. Su quindici una sola ha risposto: “c’è uno scrittore che nega lo stalking”.

A un certo punto sono stati distribuiti finti moduli per la richiesta di patrocinio al Comune, chiedendo a tutti di scrivere a proprio piacimento una proposta di evento. Gli esiti sono stati poi letti pubblicamente. Lascio di seguito qualche esempio fotografato apposta per questo blog e non commento (ché non è necessario):

Sfortunatamente, pur sforzandomi, non riesco a relazionarmi con questo tipo di goliardia finto-trasgressiva fatta sulla pelle di chi, uomo o donna che sia, rischia di vivere vicende gravi quando non devastanti. Dunque, tolta la carnevalata di Non Una di Meno, resta lo scontento di non aver potuto avere l’occasione di confrontarmi con persone vere, specie con chi ha idee diverse o opposte dalle mie. Resta da vedere ora quanto “girerà” il video della diretta streaming, se capiterà sotto gli occhi di chi ancora mi definisce quello che ha deriso Lucia Annibali o quello che nega lo stalking. Francamente lo spero perché, come ho detto al termine della diretta, il tempio delle relazioni è rigonfio di mercanti disonesti e in malafede. Ed è l’ora di cacciarli tutti quanti, agendo assieme. Grazie per chi mi ha seguito e alla prossima.


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