Arriva la “task force” per un rinascimento delle donne

di Giorgio Russo – “Si… può… fare!”. Sembra di rivedere il volto stupefatto di Gene Wilder in “Frankenstein Jr.” a immaginare le espressioni delle manager e accolite dell’industria antiviolenza italiana. Hanno la stessa mostruosità in mente e in mano un successo evidente: si può fare davvero di riempire l’opinione pubblica di spazzatura ideologica, con la mobilitazione di tutti i media, opinionisti e politici, per far passare senza colpo ferire iniziative prive di senso, quando non immorali, nel corso di una gravissima emergenza sanitaria. Tintinnano i loro calici constatando che non uno, o solo pochissimi, fiata di fronte a 30 milioni di euro pubblici distribuiti a pioggia per entità come i centri antiviolenza, la cui olimpica inutilità appare negli ultimi trenta giorni con un’evidenza senza precedenti.

Lo si è detto in un articolo precedente: l’esistenza della possibilità di fare qualcosa, induce le persone a farla. L’esistenza della possibilità di denunciare chi fa jogging o va in giro col cane, ha fatto esplodere le denunce per violazione dell’isolamento voluto dal Governo, ad esempio. Allo stesso modo la presenza di numerosissimi punti di riferimento sul territorio per la denuncia di presunte violenze o presunti maltrattamenti, induce al profluvio di contatti e segnalazioni ai centri antiviolenza, che non di rado si trasformano in denunce prive di fondamento, come dimostra il risibile numero di condanne registrato da anni nel nostro paese. Con la parziale indisponibilità dei centri antiviolenza, a dispetto della propaganda e delle “app” messe a disposizione, il numero di contatti cala drasticamente. Probabilmente restano solo i casi davvero gravi, pochissimi, che finalmente, nel silenzio generale, riescono a farsi ascoltare.


“Si può fare…”.


Eppure si può fare. Si è riusciti a far passare l’idea che anche il calo di segnalazioni sia qualcosa di preoccupante (!!!) e ne è seguita l’erogazione di svariati milioni che, pur se già stanziati, per logica andavano dirottati altrove. Una mostruosità che ora chiama un’altra mostruosità. Perché una volta che si capisce che si può fare, è automatico che dal dito si passi al braccio. Ecco allora che, intervistata dal TG2, Bonetti annuncia, testuale: “sono convinta che la ripartenza partirà dalle donne che hanno dimostrato tenuta biologica ma anche resilienza, ed è per questo che costituirò nel mio ministero una task-force al femminile, donne per un nuovo rinascimento, convinta che ripartendo dalle donne e con le donne possiamo ricostruire un nuovo percorso per il paese. Quindi dieci donne esperte che ci aiuteranno a ricostruire un percorso di protagonismo femminile ma soprattutto di rinascimento per l’Italia intera”.

Ecco dunque cosa si può fare: professare in diretta TV un vero e proprio suprematismo ideologico che starebbe dignitosamente al fianco di quello nazionalsocialista dei tempi che furono. Qualcosa che in un paese civile scatenerebbe indignazione e ripulsa. Da settimane le persone muoiono a migliaia, l’80% di esse è di sesso maschile, ovvero non hanno quel “privilegio biologico” che sembrano avere le donne di fronte al virus. Quell’80% non vale nulla. Sono gli ebrei del nuovo millennio, e lo si afferma senza timore di cadere nel cattivo gusto. Anche perché nessuno reagisce, dunque si può fare. Si può cogliere l’occasione di un dramma internazionale per affermare ancora ossessivamente che “occorre ripartire dalle donne”, serve un “rinascimento femminile”, tanto da costituire una “task-force” di esperte all’interno del ministero. Sarà grazie a loro, dice la Bonetti, se l’Italia intera rinascerà.



Chiedere a gran voce le dimissioni del ministro Elena Bonetti.


Elena Bonetti

Nessuno alza la voce quando questo genere di mobilitazione si prende il dito e lo stesso silenzio risponde quando si allarga a inglobare tutto in un sistema concettualmente e praticamente iniquo, ingiusto, immorale, discriminatorio. Non che il presente e il futuro debbano essere imperniati sul maschile, non è questo. L’idea corretta sarebbe quella di una congiunzione solidale di tutti, che vada ben oltre i sessi, e che solleciti uomini e donne a sostenersi vicendevolmente nella battaglia attuale e nella ricostruzione futura. Invece no: dopo aver approfittato biecamente dell’emergenza per distribuire soldi a pioggia alla solita lobby, si coglie l’occasione per marcare ancora di più la divisione, per divaricare ancora di più le posizioni. Che importa degli uomini morti e delle loro famiglie? Che importa di un sistema che non ha saputo prevedere e ha retto a stento all’impatto del virus? Che importa delle famiglie e delle imprese sul lastrico? La priorità è per le sole donne. Quello che conta è la “task-force” di dieci esperte.

Chi saranno costoro? Vengono i brividi già solo a ipotizzare qualche nome. Quale sarà il loro ruolo? Facile da immaginare: perpetuare ancora questo approccio ideologico di suprematismo femminile contro l’uomo. Quel soggetto che da sempre (e con particolare ossessività nell’ultimo mese, mentre muore soffocato in terapia intensiva), viene propagandato come aguzzino, maltrattante, criminale, sempre e comunque, anche se i dati e i fatti dicono tutt’altra cosa. Se gli uomini ne fossero capaci, ora e nel dopo-emergenza dovrebbero incrociare le braccia. Niente più medici, nessuno più a sanificare o rendere sicure le nostre strade, nessuno più a creare reddito negli impieghi più pericolosi o a spendersi per gli altri, nessun ricercatore “inferiore” perché dotato di cromosoma Y alla caccia di una cura o di un vaccino. Si lasci tutto alla “task-force” e alle donne, a questo punto, se noialtri siamo così orribili e meritevoli di essere discriminati a partire dal livello ministeriale. Ovviamente non accadrà. Noi Uomini non siamo così biechi. Ci rimboccheremo le maniche, insieme alle Donne del nostro paese, mentre nel mondo parallelo dell’industria dell’antiviolenza si continuerà ad acquisire potere e a far girare soldi sulle spalle di tutti. Gli sciacalli fanno così, non c’è da stupirsi. Il problema è nostro che continuiamo a lasciarglielo fare, invece di chiedere a gran voce le dimissioni di un ministro inqualificabile come Elena Bonetti.


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