Caro Crepaldi, non è più tempo di tentennamenti

Marco Crepaldi
Marco Crepaldi

di Davide Stasi. Da diverso tempo in molti mi segnalano un bravo youtuber (o vlogger) di nome Marco Crepaldi. Si tratta di un signor comunicatore, un giovane che ad ogni pubblicazione riesce ad assommare migliaia di visualizzazioni. Mi è stato segnalato perché nei suoi video da qualche tempo sfida coraggiosamente il femminismo ed effettivamente molti di essi trasmettono una luce di speranza. Il vlogger, infatti, essendo molto giovane, si rivolge a una platea di giovani, ossia un’audience che difficilmente un blog come questo può pensare di attirare. Ciò è fondamentale perché sono soprattutto le giovani generazioni che hanno bisogno di venire dotate di un antidoto contro il processo di nientificazione messo in atto da decenni dal femminismo. Serve che qualcuno riesca a veicolare verso di loro i messaggi corretti affinché, maschi o femmine che siano, sviluppino gli anticorpi contro una patologia che distorce la percezione dell’altro.

Crepaldi avrebbe insomma grandi potenzialità per far comprendere alcuni punti-chiave: che gli uomini non sono sempre stati violenti verso donne sempre vittime, che non sono dunque debitori di nulla e che è in atto una manovra socio-culturale e politica cui tutti siamo chiamati a resistere insieme. Tuttavia ogni visualizzazione dei suoi video mi ha lasciato un retrogusto di amara insoddisfazione, un senso di incompletezza, una sorta di percorso compiuto con due o tre scatti di freno a mano tirato. Ho dovuto riguardarne alcuni più volte per rendermene conto e il più illuminante in questo senso è stato uno dei più recenti, dedicato allo scherzo che “Le Iene” hanno organizzato a due tizi famosi di nome Natalia Paragoni e Andrea Zelletta. In breve, lo scherzo consisteva nel far credere a lei che lui la tradisse. Esito: botte da orbi (di lei a lui), grida, insulti, violenza di ogni tipo (sempre di lei a lui). Grasse risate dal pubblico, le solite inqualificabili suscitate dalla violenza delle donne sull’uomo.


Siamo davanti a una soluzione finale.


La redazione di questo blog, refrattaria alle porcherie televisive, aveva deciso di non scrivere nulla in proposito, e siamo stati felici quando se n’è occupato il bravo vlogger. Se non che l’esito è un video che, più di altri, appunto svela quello che a mio avviso è il bug che mina un po’ tutti i contributi di Crepaldi. A 6.37 del video, il giovane dice infatti: “chi strumentalizza questo video (quello delle Iene N.d.A) per fomentare la propria misoginia e la misoginia degli altri non ha capito niente della questione, e non è superiore a tantissime pseudo-femministe radicali”. Insomma non si deve fare come le femministe che utilizzano ogni notizia di cronaca “per fomentare la misandria”, dice Crepaldi. Farlo, significa cadere in una battaglia tra sessi che non giova a nessuno. Non solo. A chiare lettere Crepaldi sillaba che la sottovalutazione della violenza femminile sugli uomini non è colpa delle donne. “Non scarichiamo le responsabilità su un’intera classe sociale [intendendo probabilmente “genere”, non classe sociale n.d.R.]”. Verso la fine del video ribadisce poi il concetto, auspicando giustamente un lavoro comune, di uomini e donne, per superare gli opposti estremismi.

Si tratta di un approccio da cui dissento, e molto, anzitutto perché distingue tra femminismo “radicale” e quello non radicale. Un errore che ho fatto anch’io a lungo prima di comprendere la reale natura monolitica del fenomeno. Ma soprattutto perché mette sullo stesso piano chi ha dato l’avvio e persegue con costanza e determinazione un attacco feroce e chi lo sta subendo. Solo così si possono derubricare come “misoginia” i pochi tentativi di resistenza che le persone per bene, uomini e donne, stanno cercando di mettere in campo contro una deriva ideologica rovinosa. Crepaldi dovrebbe rendersi conto che non è in atto alcuna guerra tra sessi. Si tratta piuttosto di un’occupazione militare degli spazi sociali e relazionali da parte di un’avanguardia fanatica, spietata, ben coordinata e consapevole di dove siano nel sistema le fratture per potersi infiltrare e permeare tutto. Compreso, purtroppo, l’abito mentale di molte donne comuni, che lo fiancheggiano passivamente, convinte come sono che il femminismo le rappresenti o possa arrecare loro dei vantaggi dovuti. Crepaldi non ha chiaro, insomma, che più che una guerra ad armi più o meno pari, siamo davanti a una soluzione finale cui si sta tentando di sottoporre, purtroppo con notevole successo, l’intero genere maschile e tutta le capacità e possibilità relazionali tra sessi. Ha dato prova di quanto abbia poco chiaro tutto ciò anche domenica scorsa, durante un suo “question time” dal vivo, dove ha sostenuto che la maggiore violenza maschile è dovuta alla maggiore forza fisica degli uomini, tipico luogo comune femminista (infondato ovviamente), e che la crescente violenza femminile è una “novità” causata dalla “raggiunta parità”. Quanto si sbagli è ben dimostrato, tra l’altro, qui oltre che in innumerevoli e autorevoli ricerche.


Rinunciare a un bel numero di follower.


Va chiarito al giovane vlogger che mentre dal lato femminista si strumentalizza ogni minimo fatto di cronaca per affermare che “tutti gli uomini sono violenti”, dall’altro lato si cerca di fare resistenza non utilizzando lo stesso schema, come malintende Crepaldi, bensì cercando di operare un vero e proprio debunking. Chi, come noi, enfatizza ogni atto violento femminile verso gli uomini o, ad esempio, verso bambini e anziani, non lo fa per dimostrare che tutte le donne sono violente. Solo un idiota potrebbe dire una cosa del genere (e infatti le femministe lo dicono per gli uomini). Evidenziare ogni atto violento femminile contro gli uomini contribuisce però a smentire la narrazione femminista storica e attuale di costante vittimizzazione (e dunque di innocenza) del genere femminile. In epoca di diffusione capillare di parole e concetti, la falsificazione delle teorie altrui, specie se così dannose, è un’opera di fondamentale resistenza all’oppressione. Non è un caso che venga portata avanti sì da molti uomini, ma anche da un numero considerevole di donne, che vedono la versione femminista del mondo per quella che è: un cancro maligno dei più aggressivi. C’è un’intera comunità di uomini e donne che si guarda bene dall’odiare le donne (questo significa “misoginia”), ma che è satura di assistere alla messa in atto di un progetto che, prima ancora di essere oppressivo, è semplicemente contro natura, cioè in conflitto con la vocazione chiaramente complementare di uomini e donne, che invece andrebbe recuperata in una prospettiva futura.

I video di Crepaldi, rivisti in quest’ottica, denunciano tutti questo deficit concettuale. Ed è un peccato perché titoli e tematiche appaiono nell’immediatezza azzeccati ed efficaci. Il messaggio incompleto, con basi traballanti e intenzioni tentennanti però rischia non solo di risultare inefficace, ma addirittura dannoso (cioè vantaggioso per chi si intende criticare). Resta da capire quale sia il motivo per cui Crepaldi abbia dato fin da subito questo taglio ondivago ai suoi contributi. Trapela in molti frangenti la sua ansia di non offendere nessuno, specie le donne, con i suoi ragionamenti, dimenticando che la verità è sempre offensiva, non guarda in faccia a nessuno, uomini, donne, animali o minerali. Uomini e donne intelligenti, ovvero non asserviti alla propaganda femminista e al politicamente corretto, tuttavia non temono quel tipo di verità. Dunque il massimo che si può ottenere, non cedendo al politicamente corretto in rosa, è di urtare le femministe, il che è sempre cosa buona e giusta, e le molte che più o meno consapevolmente lo fiancheggiano, che invece hanno sicuramente bisogno di comprendere che il femminismo è il loro primo nemico. Tenere duro su questo lato, ne sono consapevole, significa rinunciare a una bella fetta di follower e dunque, se non si tratta di una mera e scusabile (data l’età) immaturità del pensiero, può sorgere il sospetto che si tratti da parte di Crepaldi di una forma di cerchiobottismo calcolato. Così condotta, l’operazione rischia però di trasformare il giovane youtuber da un ottimo possibile ponte verso una vaccinazione di massa della gioventù, a quel genere di ebrei che si mettevano al servizio dei nazisti, convinti di poter fare da “cuscinetto”, mentre i loro fratelli intanto andavano allo sterminio. Se si riconosce l’oppressore e si intende davvero stare con gli oppressi, non servono cuscinetti, ma lucidità culturale, fede nella verità dei fatti e soprattutto determinazione.


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