Casa della Donna di Roma: il conflitto sui debiti continua

La Casa della Donna di Roma

di Redazione. Eravamo rimasti che, dopo il fallimento del marchettone elettorale di Gualtieri, fortunatamente fallito, la longa manus della Regione Lazio sarebbe intervenuta a troncare lo spaventoso debito della Casa della Donna di Roma attraverso un magheggio che avrebbe rivalutato il valore economico delle sue attività. Avevamo sollevato dubbi sull’efficacia della questione, infatti poi smentita. Da quel momento dai media non si era più saputo niente. Dopo di che, sorpresa, pare che il bubbone sia ancora bello gonfio e infetto. “Il debito è una realtà oggettiva”, scandisce l’assessore al Patrimonio del Comune, Valentina Vivarelli la quale, calcolatrice alla mano, computa che intanto il debito è arrivato a toccare il milione di euro. Evidentemente le molteplici attività che Zingaretti pensava di poter valutare fantastilioni di gigamiliardi non sono profittevoli a sufficienza nemmeno per pagare la bellezza del 10% del canone di mercato, mega-sconto ottenuto dalle pasionarie romane molti lustri fa. Alla facciazza di chi svolge attività davvero meritorie e l’affitto pieno lo paga tutto.

Ovviamente le parole dell’assessore Vivarelli scatenano l’alzata di scudi: “irricevibile”, “atteggiamento ragioneristico”, protestano le sciure, timorose di perdere la loro antica e lussuosa sede, ma soprattutto il business a babbo morto e un quartier generale politico-lobbistico sfruttato da molti, specie da sinistra. Ragionieristico o no, le casse del Comune piangono, il debito è grande e i debiti si pagano, pur avendo cura di urtare il meno possibile la sensibilità del femminismo aggressivo e militante. Dice la Vivarelli che il debito “non deve essere confuso con il valore sociale dei servizi svolti per le donne dal Consorzio stesso. Valore mai messo in discussione”. Ci sarebbe tanto da discutere su quell’asserito “valore”, come vedremo a fine articolo, ma restiamo sul punto: alla Casa della Donna è stato proposto un piano di rientro che definire privilegiato è poco e nonostante ciò il Comune si trova davanti a un muro. Essenzialmente ideologico.


Il braccio di ferro dunque continua.


Valentina Vivarelli

Trattando di questioni di donne, di violenza contro lo donne eccetera eccetera, la Casa della Donna non si può toccare. Deve restare lì gratis et amore dei, e le sue attività, il suo valore storico (?), il suo contributo sociale (???), che assommano al valore di svariati fantastilioni di petrodollari, devono compensare il debito. Questa è la posizione lunare delle signore di Via della Lungara, che però non attecchisce. L’assessore annuncia che, in mancanza d’accordo, si aprirà un bando per l’assegnazione dell’immobile e lorisgnore del privilegio dovranno sloggiare. E a nulla vale utilizzare il solito strumentale “danno alle donne” che così il Comune farebbe, visto il parossistico numero di centri antiviolenza aperti o finanziati dall’Amministrazione Raggi. Tutto si può rimproverare al Campidoglio tranne di aver poco alimentato il business farlocco legato all’industria dell’antiviolenza e del donnismo spinto. Proprio dal Comune, ad esempio, è stato pubblicato di recente un bando per assumere un membro di Giunta per il Sesto Municipio, con la specifica che se ne cercava uno soltanto di sesso femminile. Massì, tanto già si sa che l’art.3 della Costituzione è carta da culo, tanto vale agire con aperta discriminazione, no?


Insomma non si può dire che il Comune non sia doverosamente prono all’andazzo generale… A quell’aspetto la Casa della Donna proprio non può attaccarsi. Il braccio di ferro dunque continua. Numerosi commercianti chiudono perché il lockdown li ha messi in ginocchio, impossibilitati a pagare il proprio affitto. Tantissime famiglie si vendono i gioielli di casa per pagare il canone di casa. Fior di artigiani sbarrano per sempre la saracinesca perché privi dei soldi per pagarsi lo scagno. E a Roma c’è un’enclave che accumula debiti da decenni, si rifiuta di pagarli e fa guerra aperta e pubblica al legittimo creditore istituzionale. Il tutto perché si occupa di donne e autocertifica il valore delle proprie attività, ipervalutandolo a compensazione. A questo proposito, una domanda sorge spontanea: il 24 agosto alla Casa della Donna di Roma ci sarà la presentazione del libro “Un’idea di noi”, che ha come soggetto la violenza sulle donne. Sarà presente l’autrice, Eleonora De Nardis, di recente condannata per lesioni aggravate, per aver accoltellato undici volte il proprio ex compagno. Chissà per la Casa della Donna qual è il valore economico di un’attività culturale così meritoria, saremmo davvero curiosi di saperlo.


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