Caso Piredda-Pitzalis: Selvaggia Lucarelli gioca sporco?

Entro la fine di questa settimana si dovrebbe arrivare a una decisione relativamente al rinvio a giudizio di Valentina Pitzalis. La vicenda che ha coinvolto la ragazza e il suo compagno, Manuel Piredda, è nota: nel 2011 lui viene trovato morto in un appartamento di Bacu Abis (Carbonia). Un grave incendio sviluppatosi nella casa ne ha parzialmente carbonizzato il cadavere mentre Valentina Pitzalis viene ritrovata con gravissime ustioni che ne hanno deturpato il viso, rendendola disabile agli arti superiori. In breve il caso viene chiuso: parola di Valentina, lui ha tentato un “femminicidio”, ma è finito coinvolto dal suo stesso atto.

Mentre con ciò lei assurge al ruolo di testimonial della violenza maschile contro le donne, c’è chi non ci sta: i genitori di Manuel, poco convinti dalle indagini svolte nell’immediatezza, ritengono che l’assassino in realtà sia proprio Valentina. La loro caparbietà e alcuni nuovi elementi probatori (nuove risultanze sul corpo di Manuel) inducono di recente gli inquirenti a riaprire il caso: il ragazzo non ha fumo nei polmoni, dunque presumibilmente è morto prima che scoppiasse l’incendio. Con ciò Pitzalis viene indagata e, appunto, a breve si saprà se dovrà affrontare un processo per omicidio o se la questione si chiuderà definitivamente.


Il ragazzo non ha fumo nei polmoni.


Mentre dal lato giudiziario avviene questo, dal lato sociale, anzi “social”, si creano due fazioni ferocemente in lotta tra loro, particolarmente su Facebook. Da un lato i pro-Manuel, dall’altro i pro-Valentina. Entrambi raccolgono numerosi follower in tutta Italia e se le danno di santa ragione, non di rado con strascichi giudiziari per calunnia, diffamazione e quant’altro. A rendere ancora più aspro il contrasto è la partecipazione nella mischia di note giornaliste, influencer o criminologhe. La più attiva sul fronte che sostiene l’innocenza di Pitzalis è sicuramente Selvaggia Lucarelli, che presta la propria verve a difesa della ragazza e in attacco di chi la vorrebbe sotto processo.

Parliamo di una opinionista famosissima, un’imperatrice del web, per numero di seguaci. Una persona che, se decide di distruggere un cristo qualunque per un post fuori tono su Facebook, è capace di scatenare shitstorm colossali, talmente grandi da rovinare anche per sempre il malcapitato. Cosa che ancora non le è però riuscita con i sostenitori dell’innocenza di Manuel, che sono tanti, tantissimi, abbastanza da poter combattere ad armi pari e riuscire a sterilizzare le sentenze mediatiche dell’opinionista di Civitavecchia. Venerdì proprio lei decide di tornare a parlare della vicenda, e lo fa coerentemente con il suo personaggio e con il potere di cui è in possesso.


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La più attiva sul fronte che sostiene l’innocenza di Pitzalis è sicuramente Selvaggia Lucarelli.


In un lungo post su Facebook, Lucarelli si spende in una giaculatoria col cuore in mano per Valentina Pitzalis. Ci sta: è convinta della sua innocenza ed è giusto che lo affermi a gran voce. Diversamente da come si dovrebbe fare, tuttavia, non argomenta la sua convinzione con dati, fatti, elementi processuali precedenti o la semplice logica. Il suo post veicola un messaggio chiaro per i suoi seguaci e il mondo: Pitzalis è talmente sotto pressione che potrebbe suicidarsi. Non lo dice chiaramente: Lucarelli è astuta e ammanta l’allarme con toni solidaristici e umani. Ma il senso delle sue parole è quello. “Deve accadere una tragedia?”, chiede accorata, “perché se accadesse, questa è la tragedia più annunciata della storia, si sappia”.

Non solo: nella foga della difesa a oltranza getta il cuore un bel po’ oltre l’ostacolo. Dopo aver sparlato dei consulenti dei genitori di Manuel (una diatriba fastidiosissima, quasi personale, che aggiunge disturbo al già eccessivo baccano) e aver auspicato la chiusura della pagina Facebook dei genitori del ragazzo (che così tanto osa contendere il suo strapotere mediatico), parlando dello status di indagata di Pitzalis scrive, gonfia di indignazione: “nonostante tutte le fantasie dell’accusa siano state smentite…”. Più avanti ancora: “processata nonostante non esista UNA PROVA contro di lei ed esistano mille prove contro il suo ex”. Per poi concludere ribadendo il concetto centrale del suo proclama: “So solo che Valentina Pitzalis è innocente ed è ora che lo Stato la protegga. Se succede qualcosa, la responsabilità è di chi ha ignorato questo scempio”.


“Valentina Pitzalis è innocente ed è ora che lo Stato la protegga”.


Lucarelli insomma, mentre i giudici stanno valutando se prove e riscontri consentono al sistema giudiziario di trasformare Pitzalis da indagata a imputata, dunque in un momento delicatissimo, entra a gamba tesa facendo uso di tutto il suo potere mediatico. E lo fa su due piani: da un lato innesca un ricatto emotivo (Pitzalis potrebbe suicidarsi, se non la lasciate in pace), dall’altro si sostituisce alla magistratura (non ci sono prove, le accuse sono fantasie). Più che il commento di un’opinionista, pare un tentativo di condizionare e mettere sotto pressione gli inquirenti. Perché un conto è che certe cose le dica una persona qualunque sul proprio profilo da 200 o 300 “amici”, altro conto è che lo dica una influencer seguita ciecamente da centinaia di migliaia di persone.

Proprio quelle che Lucarelli cerca di mobilitare non sulla logica, che è sempre ardua, ma sulla pancia, l’emozione, il sentimento, che invece è un innesco immediato per l’utente medio dei social e il seguace medio di un influencer. “Oddio, Pitzalis potrebbe suicidarsi! Giù le mani da Valentina!”. Basta un minimo di razionalità per capire che se Pitzalis, l’unica che davvero sa cosa è accaduto in quella casa, è incolpevole, non ha nulla da temere né dalle intemerate, sicuramente eccessive e fuori luogo, dei sostenitori di Manuel sul web, né tanto meno da un sistema giudiziario chiamato per statuto a sentenziare oltre ogni ragionevole dubbio.


Un tentativo di condizionare e mettere sotto pressione gli inquirenti.


Male non fare, paura non avere. Se Pitzalis sa di essere innocente, non deve suicidarsi, ma tornare a testa alta in tribunale e opporre verità a legittimo sospetto. Ne uscirà più forte di prima. Se invece si suiciderà, ci sarà il rischio concreto che il gesto venga interpretato come un’ammissione di colpa. E non varrà appellarsi alla “persecuzione”. I giudici fanno il loro mestiere, doverosamente, guai a impedirglielo o a influenzarli, guai a definirla persecuzione. Ed è ugualmente legittimo per i genitori di Manuel combattere per avere la certezza di una verità che a loro non pare essere ancora emersa. E’ un fatto umano che non può passare per persecuzione, altrimenti chiunque chieda giustizia, penso ad esempio ai padri e alle madri vittime del “sistema Bibbiano”, o ai parenti delle vittime di mafia, o a quelli dei morti per esposizione all’amianto e così via, rischiano di passare per stalker, e sarebbe davvero un paradosso.

Lucarelli prova a scavalcare questi aspetti, forte del suo potere mediatico e della sua comprovata tendenza a utilizzarlo in modo piuttosto disinvolto. Per lei le accuse a Pitzalis sono farlocche, le prove inconsistenti. E non c’è forma dubitativa nelle sue parole, c’è certezza incrollabile. Peccato che a decidere nel merito debbano essere i magistrati e non lei. Professionalità richiederebbe dunque che si usassero un po’ di condizionali nell’affermare talune opinioni. Se non lo si fa, il messaggio può essere frainteso, specie se proviene da una potente influencer: occhio, giudici, io ho deciso che le prove sono inconsistenti, se deciderete diversamente vi scateno contro l’opinione pubblica. Visto in quest’ottica, il post di Lucarelli rischia di apparire come un gioco sporco. Perché è nelle cose che un influencer influenzi i propri follower, ma che provi a farlo con dei giudici, per di più in una fase delicatissima del procedimento, no, non è accettabile.


Per lei le accuse a Pitzalis sono farlocche.


Iniziative come quelle di Lucarelli alla fine sono utili soltanto a esacerbare gli animi di una contrapposizione da tifoseria che si gioca sul corpo morto di un ragazzo e sulla vita devastata di una ragazza. Nella stessa direzione vanno gli sbocchi di livore sovente espressi sul web dai sostenitori di Manuel, inutili e dannosi per il clima che circonda la vicenda in sé e ancor più il lavoro dei giudici. Di fronte a una vicenda così tormentata occorrerebbe solo fare tutti silenzio ed evitare le strumentalizzazioni, pur se significa rinunciare a una ghiotta occasione per raccattare ulteriori consensi e seguaci. E’ anche per questo che della vicenda di Bacu Abis io ho sempre parlato pochissimo.

Discussioni, valutazioni, confronti anche aspri andranno benissimo dopo la chiusura definitiva del procedimento giudiziario gestito dall’amministrazione della giustizia, con il supporto delle prove e delle evidenze scientifiche. Prima di ciò si dovrebbe esprimere la propria opinione con pacatezza e prudenza, magari poggiandola sempre su evidenze reali, senza sentenziare o imporre ricatti emotivi che raramente sono improntati alla buona fede. Questo in generale e ancor più quando i giudici sono vicini a una decisione cruciale. Tacciano le parti, per carità, e si allontanino anche con la forza gli sciacalli. Perché nessuno qui, tranne Valentina Pitzalis, sa davvero la verità, e chi ha il dovere istituzionale di svelarla deve poter lavorare serenamente e senza alcun tipo di pressioni. Si fermino insomma i giochetti sporchi e la gara a chi balla meglio una danza macabra sopra una tragedia. La resa dei conti, se proprio dovrà esserci, la si rimandi a dopo la sentenza.


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