STALKER SARAI TU

Chi e come sta aprendo le porte alla pedofilia

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

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LA FIONDA

https://www.lafionda.com

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di Alessio Deluca. Andiamo con ordine. La sigla “TED” significa Technology, Entertainment and Design, ed è il nome di un’organizzazione no-profit che dal 1984 ha assunto la missione di “diffondere idee” tramite brevi speech, cioè mini-conferenze, in genere tenute da personaggi di rilievo scelti dall’organizzazione stessa, o da personaggi non noti in grado di pagare la (folle) quota per accedere a un palco e raccontare le proprie idee. Insomma non c’è una grande selezione per predicare da un palco TED e la qualità degli interventi (molti sono visibili su YouTube) è oscillante. Capita allora che a parlare arrivi Mirjam Heine, giovane con l’unica qualifica di essere studentessa di medicina. Tema del suo intervento: la pedofilia. Poco dopo il suo speech in rete si diffonde, tradotto n varie lingue, il meme che vedete qui sulla sinistra.

Com’è evidente si attribuisce a TED e ad altre organizzazioni il tentativo di normalizzare la pedofilia, cosa che l’intervento della Heine sembrerebbe confermare. È a questo punto che interviene il sito italiano “BUTAC”, noto per il suo impegno a “sbufalare” le notizie false, sebbene sia spesso contestato per una spiccata parzialità e una netta tendenza conformista. In questo caso il sito vuole smentire il contenuto del meme e per farlo si riferisce direttamente al discorso pronunciato dalla Heine, chiedendosi se davvero avesse sdoganato la pedofilia. La sua risposta è ambigua: “nì”, scrive BUTAC. Dopo di che si appiglia al testo del discorso della giovane cercando di spiegare che no, non di sdoganamento si tratta: “Un pedofilo non è un malato che si può curare”, scrive BUTAC, “è una persona come me e voi che è nata con un orientamento sessuale diverso dal nostro, senza che questo debba per forza portarlo a essere un abusatore sessuale”. Un concetto derivato dalle parole della conferenziera, correttamente tradotte così: “la pedofilia è un orientamento sessuale immutabile, proprio come per esempio l’eterosessualità”. Venerdì abbiamo condiviso lo screenshot dell’articolo degli sbufalatori e sui nostri social si è scatenata l’ira del cielo, tra chi si indignava e chi invece aderiva al pensiero della Heine e di BUTAC. Proviamo dunque a fare un po’ di chiarezza.


Di solito queste trasformazioni forzate non attecchiscono.


Mirjam Heine

Le posizioni sono nette: da un lato c’è chi considera la pedofilia anzitutto un problema psichiatrico. Un problema particolare perché molto più grave e pericoloso per la comunità rispetto a quanto sia grave per chi ne soffre: se un pedofilo mette in atto nella pratica le proprie pulsioni patologiche, ad andarci di mezzo sono tra i soggetti più deboli, ovvero i bambini. Chi sostiene questa posizione ritiene che i pedofili vadano curati e monitorati con grande severità e, se colti a commettere abusi, puniti con grande durezza. Dall’altro lato c’è chi rifiuta l’idea che si tratti di una patologia psichiatrica e derubrica la questione a mero orientamento sessuale, pari all’eterosessualità o all’omosessualità. Ne discende che il pedofilo vada lasciato in pace e anzi visto con stima e favore se non fa nulla di male e resiste alle sue pulsioni. In questo viene visto quasi come un eroe da alcuni. Unico punto in comune: la severità delle pene nel caso il pedofilo “ceda alla tentazione” e commetta abusi, ma la seconda fazione resta comunque più “morbida” nei toni della prima. La questione in realtà è di facile soluzione: desiderare sessualmente qualcuno o qualcosa che non può esprimere un consenso o un dissenso razionale, o per natura non sia tale da poter essere desiderato, è a tutti gli effetti un’aberrazione psichiatrica. Desiderare sessualmente un bambino corrisponde alla zoofilia o alla necrofilia, che non sono orientamenti sessuali, ma deviazioni per svalvolati. Etero e omosessualità desiderano altri soggetti sessualmente maturi e in grado di esprimere un consenso o un dissenso. In quest’ottica sono orientamenti sessuali e non patologie. Non solo: il loro esercizio, proprio grazie al consenso, non determina danni o traumi profondi e incancellabili, cosa che invece accade con la pedofilia.

La questione potrebbe dunque anche chiudersi così, se non fosse che c’è un livello profondo, reperibile proprio nello speech della Heine, poi ripreso da BUTAC. Prima di dire che la pedofilia è una cosa normalissima, come l’etero e l’omosessualità, la ragazza usa la formuletta magica: “According to current research”, cioè “secondo le ricerche attuali”. Il riferimento è in buona parte ai “gender studies” che hanno inquinato sia le accademie umanistiche che la ricerca scientifica, la stessa secondo cui allattare i bambini al seno è discriminatorio verso gli altri orientamenti sessuali. Da veicolo di progresso e innovazione che era, insomma, la “current research” è diventata lo strumento di affermazione di una distopia orwelliana ideologicamente ben costruita: richiamarsi ad essa, dunque, non conferisce autorevolezza, ma è piuttosto una confessione in piena regola. Lo dimostra l’uso stesso delle parole, ovvero l’attribuzione di orientamento sessuale a ciò che in realtà è una pericolosa patologia psichiatrica. Il cambiamento del significato a significanti già ben definiti, l’attribuzione di nuovi significanti a significati non attinenti, l’invenzione stessa di nuovi termini, sono tutte strategie insite nella gender theory, come elaborata dal suo iniziatore, lo psichiatra-criminale americano John Money. Fu lui a inventare, ad esempio, il termine “parafilia”, utile a far passare deviazioni psichiatriche (di cui lui stesso soffriva) per normali preferenze sessuali. Di solito queste trasformazioni forzate non attecchiscono, di solito la realtà è più forte della mistificazione. A meno che, come si sa, quest’ultima non venga ripetuta ossessivamente e usata con grande naturalezza. Cosa che per la pedofilia è avvenuta e giustifica in parte il gran numero di persone che ritengono oggi ragionevole la posizione della Heine e di BUTAC. Che però ragionevoli non sono.


Pedofili uomini e donne (in pari proporzioni) escono sempre più allo scoperto.


Le parole non sono soltanto parole. Sono strumenti con cui definiamo e comprendiamo la realtà che ci circonda. Cambiarle significa voler sovvertire la realtà, anche per questo manipolarle è la prima cosa che fanno i regimi totalitari. Qualche esempio grottesco e qualcuno più realistico: se io comincio a definire “Porsche” la mia utilitaria e se convinco sempre più persone a fare la stessa cosa, alla fine per tutti le utilitarie saranno Porsche, e di contro le Porsche vere non varranno più nulla. Cioè cambiando il significato al significante, ipervaluto una realtà e ne svaluto un’altra, ovviamente realizzando una mistificazione. Un esempio nel reale si ha nel termine “famiglia”: da tempo tutto è diventato famiglia, anche la persona single con un cane e un gatto. Con ciò si qualificano realtà diverse allineandole a un modello considerato “alto”, che nel frattempo viene però squalificato: se tutto è famiglia, niente più lo è. Oppure: in Germania nel 1925 “ebreo” significava persona fedele alla religione israelitica, mentre solo dieci anni dopo arrivò a significare essere vivente del valore del ratto e nemico di tutti. Ancora: se trasferisco un’espressione normale, cioè tale da non allarmare l’individuo e le comunità, su una realtà anormale, cioè tale da creare pregiudizi difensivi nell’individuo e nelle comunità, finisco per qualificare come accettabile qualcosa che non lo è. Nel marketing si chiama rebranding, ed è questa l’operazione della Heine, appoggiata anche da BUTAC: l’orientamento sessuale di una persona non preoccupa nessuno, il problema psichiatrico che può degenerare in danno per qualcuno sì. Coprendo “psicosi violenta” con il termine “orientamento sessuale” si apre l’ingresso dell’accettabilità sociale per fenomeni devianti potenzialmente molto dannosi. Immaginate un pazzo con istinti violenti o omicidi e immaginate che tutti comincino a chiamarlo “birichino che ogni tanto fa qualche marachella”. Ecco: rubricare la pedofilia al pari di eterosessualità o omosessualità ha lo stesso effetto sovversivo della realtà. E a cadere nell’inganno linguistico sono ormai moltissimi. Un po’ per mancanza di chiarezza mentale, un po’ perché l’inganno è molto ben costruito.

“Ma se si trattiene e non fa nulla di male, a te cosa importa che sia pedofilo o no?”. Questa è la chiave di volta del discorso. Il dibattito sui nostri social l’ha messo chiaramente a nudo. In realtà è un diversivo, più o meno doloso, imperniato sulla differenza tra intenzione e azione. A tutti gli effetti un pedofilo che tiene per sé le proprie pulsioni e non abusa di nessuno, non merita di essere discriminato o disprezzato. È una persona con un grosso problema, probabilmente derivato da abusi pregressi (anche se la Heine dice che pedofili “si nasce”…), cui deve essere assicurata assistenza e monitoraggio affinché non salti il fosso e non cominci a nuocere a qualcuno. Ma se l’assenza di abusi concreti esclude il disprezzo preventivo, in ogni caso non può essere ragione di una promozione o di un apprezzamento del pedofilo. E dire che il suo è un orientamento sessuale come altri è a tutti gli effetti una “promozione” immeritata. Il mondo è pieno di persone con cattive intenzioni che poi fortunatamente non mettono in atto. Con questa logica dovremmo tutti avere un Nobel o venire encomiati pubblicamente. Eppure questo concentrarsi sull’ingiustizia del processo alle intenzioni funziona, attecchisce e i più restano muti di fronte al ragionamento, che così infetta strati sempre più ampi di opinione pubblica. Anche così si aprono le finestre di Overton e, a occhio, quella riguardante la pedofilia è già ampiamente spalancata. Ne parlavamo già più di un anno fa: negli USA si è affermata l’idea dei “pedofili virtuosi”, ossia quelli che resistono agli impulsi. Esistono associazioni e movimenti, che si ritrovano in rete e che pullulano sui social, talvolta timidamente, talaltra esigendo rispetto e considerazione proprio perché si mostrano e non fanno niente di male nella pratica: desiderano e basta. Giocando sull’intenzione non attuata e sulla modifica delle parole, pedofili uomini e donne (in pari proporzioni) escono sempre più allo scoperto, sempre più normalizzati. Non di rado con la giustificazione lunare che si “sfogano” tramite i porno ignorando quanto sia cruciale chiedersi quale pornografia consumino costoro e come venga realizzata.


Una pulsione all’aberrazione e all’abuso dipinta come una cosa tutto sommato normale.


Ci sono due aspetti, in questo senso, che vanno debitamente sottolineati. Il primo riguarda la realtà parallela ai profili social “presentabili” delle varie associazioni di pedofili, ed è la realtà che si incontra in gruppi Telegram, Twitter o di altri strumenti di comunicazione, dove vengono scambiati video, foto, contatti, esprienze, racconti con grande disinvoltura. Non è nemmeno più necessario addentrarsi nel “dark web” per vedere immagini d’inferno: poco per volta, complice anche questo tipo di normalizzazione, tutto sta diventando sempre più accessibile, sempre più a portata di mano, anche nella realtà di tutti i giorni. Segnalavamo nel novembre scorso come si stiano inventando “metodi educativi” alternativi che con vari pretesti pedagogici consentono a soggetti più che controversi di mettere piede negli asili e nelle scuole, con accesso libero ai corpi dei bambini. Lo sdoganamento attraverso le parole e i trucchetti logici sono una luce verde nel sentire comune a questo tipo di attività in un reale quotidiano che ha disfatto la famiglia e la figura paterna in particolare, ossia i più feroci bodyguard dei bambini. In principio è stata la Chiesa Cattolica che, rifiutandosi di fare i conti con questa anomalia al suo interno, di fatto ha contribuito a far sentire pedofili e pedofile legittimati a uscire sempre più allo scoperto e a dipingere la propria pulsione all’aberrazione e all’abuso come una cosa tutto sommato normale. Senza più padri e famiglie a interporsi, il resto del gioco è stato facile.

Un secondo aspetto risulta angosciante per noi stessi che scriviamo. Il post che abbiamo fatto sulla nostra pagina Facebook su questo tema è valso da piccolo laboratorio e l’esito dell’esperimento ci ha molto turbati. Abbiamo contato in tutto 18 profili allineati al punto di vista della Heine, di BUTAC e di tutti coloro che, nel rifiutare la necessità di tenere sotto stretto monitoraggio la pedofilia, si fanno promotori di una sua nobilitazione al rango di orientamento sessuale. Di quei 18 profili, 10 appartenevano a persone dichiaratamente omosessuali. Questo ci ha lasciati amareggiati per un motivo molto semplice: l’argomentazione tipica di un omofobo è che l’omosessualità è strettamente connessa alla pedofilia. Un concetto che noi consideriamo falsissimo, oltre che una sciocchezza colossale. Eppure quel nostro piccolo laboratorio ha restituito un risultato che in qualche modo rende ragionevole quell’argomento così assurdo. La spiegazione che ci siamo dati è che buona parte del mondo omosessuale risente ancora del bisogno di un riconoscimento e dunque finisce per “fraternizzare” con chi si trova ostracizzato. D’altra parte, a pensarci bene, se la pedofilia nel prossimo futuro davvero venisse considerata un orientamento sessuale, secondo il DDL Zan contro l’omotranslesbofobia diventerebbe automaticamente reato criticarla o condannarla, esattamente come l’omosessualità, a riprova della pericolosità concreta insita nella manipolazione delle parole. In questo senso vorremmo poterci rivolgere agli amici omosessuali: non sposate quelle cause. La vostra giusta battaglia l’avete vinta da tempo, l’omosessualità è considerata giustamente un altro normale orientamento sessuale. Non c’è alcun bisogno di partecipare a battaglie che tendono a normalizzare ciò che è tutto tranne che normale e le vostre stesse organizzazioni la pensano come noi. Anzi così facendo, oltre a portare acqua al mulino di persone malate, pericolose e potenzialmente criminali, fornite ottimo carburante a chi vi odia e vuole criminalizzarvi.


18 thoughts on “Chi e come sta aprendo le porte alla pedofilia

  1. Ho letto a salti l’articolo troppo lungo e non nelle mie priorità come interesse.
    Ovviamente voglio essere chiaro. La tentazione a delinquere va prevenuta, essendo criminale esporre la società a pedofili per loro natura pericolosi.
    Invece è giusto lasciar libere le persone mature. Però non bisogna dare pubblico risalto all’omosessualità, per non creare fratture conflittuali in seno al popolo, cosa cui punta l’elite globalista.
    Una tale scelta va vissuta con discrezione in privato: così è nella Federazione Russa.

  2. Teso alla procreazione per me significa aperto alla possibilità della procreazione, perché intendo il rapporto sessuale all’interno del matrimonio, e non ridotto solo alla ricerca del godimento fine a se stesso, anche la contraccezione ha svuotato di significato la sessualità e spianato la strada all’accettazione dei vari “orientamenti ” sessuali
    Però non ritengo che sia una perversione che un uomo e una donna facciano l’amore, non vorrei essere fraintesa, intendo dire che la sessualità è strettamente collegata alla procreazione,atto che solo un uomo e una donna possono realizzare,se vogliono ovviamente, per me tutto il resto rientra nelle perversioni.

    1. Sorrido (amaramente), cara Ornella, nel vedere che in siti internet che dovrebbero essere dedicati ai diritti maschili (quindi, tra le altre cose, a smetterla di demonizzare la sessualità maschile vista come predatoria, stupratrice, peccaminosa, sporca, e aggettivi simili) ci sono persone che per “valori morali religiosi” ancora considerano il sesso “con preservativo e fatto da non-sposati” una perversione.

      Insomma, la pensi come le turbofemministe che vedono nel porno una “porcheria” per quei “porci di maschi pervertiti”.
      L’unica sessualità maschile (ma a questo punto, pure femminile) per te, che reputi “non da pervertiti” e quindi degna e legittima è solo quella da matrimonio (suppongo in chiesa, se mi sposo in moschea perché mi converto all’islam o in Comune perché sono ateo non va altrettanto bene, no?, solo il matrimonio da chiesa cristiana è legittimo e vero matrimonio…) e magari con la posizione del missionario e per la durata di 2 minuti, ché se mi piace farmi cavalcare dalla mia partner per 30 minuti o baciarle i piedini o ammirarli con indosso un bel paio di tacchi (essendo io un estimatore dei piedini femminili) è già perversione…

      Va bene, me ne faccio una ragione nell’essere annoverato tra le “perversioni” nel parere della signora Ornella, unicamente perché faccio sesso (e non solo penetrativo, ma anche simpatici giochi sessuali e preliminari) da “uomo non sposato e senza figli” con “donne-non vergini e non illibate” e – con tuo sommo orrore – mi piace masturbarmi guardando i porno.
      (suppongo rientri nel tuo “ricercare il godimento fine a se stesso” e perciò sia peccato da pervertiti pure questo)

      Pensavo che certi discorsi da puritani li si leggesse solo sui forum del “family day” o li si sentisse in qualche convegno di femministe antiporno… ma vabbè…

      Un consiglio, poi non ti disturbo più, visto che già mi hai bollato come pervertito: su youtube sul canale “Stalker sarai tu” è stato caricato qualche tempo fa un ottimo video che parla proprio della pornografia, con le interviste intelligenti ad un critico cinematografico, un porno attore e una porno attrice, che hanno smontato tutti i pregiudizi e i preconcetti sessuofobici.
      Guardalo, che magari rivaluti cos’è perversione e cos’è il piacere sessuale legittimo tra partner (non necessariamente sposati)

      p.s per tua fortuna, cara Ornella, che non sono gay! altrimenti chissà come raccapriccio potevo provocarti solo con la mia immonda presenza da “pervertito contronatura”! se già un comune uomo eterosessuale che fa sesso “non procreativo” lo giudichi un pervertito…

      1. Il credo religioso è qualcosa di molto profondo, per lo più incomprensibile a chi non ne ha uno, specie quando si tratta di accettare dogmi molto vincolanti.
        Qui non si trattano temi religiosi e i commentatori sono tenuti, pena il ban, al rispetto del credo altrui e a non declinare sul piano personale questioni più generali. In questo posto tutti, indistintamente, individuano un grande e grave problema che investe trasversalmente tutti: il femminismo e i suoi derivati. Di fronte a ciò le convinzioni personali politiche, religiose o di altro tipo sono e devono rimanere irrilevanti. Risolto il problema femminismo, ci si potrà confrontare su altri temi di dettaglio, comunque fuori da queste pagine. A nome della redazione invito a condotte e toni rispettose degli altri. Ornella ha esposto le proprie convinzioni, senza mancare di rispetto a nessuno e senza voler attaccare nessuno in particolare. Il suo apprezzamento e sostegno per le tematiche del blog è palese: qualunque sia l’origine di quel sostegno, è il benvenuto. Si tenga conto, per favore, che l’approccio del blog è questo. Grazie.

        1. D’accordo, non voglio litigare. però la parola “perversioni” che rimanda a “pervertito” credo sia una mancanza di rispetto, non è un’espressione “all’acqua di rosa”, è una parola demonizzante della sessualità, usata in senso dispregiativo e spesso per etichettare veri mostri come pedofili stupratori e serial killer. “Sei un pervertito!”, si dice per etichettare chi guarda i porno, chi è un dongiovanni libertino, chi ama certe pratiche fetish (ovvero tutte cose legali e legittime) ma anche per definire chi si macchia di reati gravi.

          Ornella poteva benissimo esprimere il suo dissenso verso il sesso non procreativo e al di fuori dal matrimonio evitando di usare quella parola così infamante: pervertito\perversioni\impulsi malsani da curare

          Liberissima di non avere una vita sessuale al di fuori del matrimonio\di non provare certe pratiche sessuali “non tese alla procreazione”, se lei le reputa (per lei) “impulso malsano” difatti nessuno vuole imporre niente a nessuno.

          è la parola “pervertito, perversioni, impulsi malsani da curare” che infastidiscono, non il fatto che lei non faccia sesso “come piace a me o a tizio, caio, sempronio” e che rimandano ad una visione predatoria, brutale e malata della sessualità maschile (ma suppongo anche femminile, nella sua visione, perché di donne appassionate al BDSM ce ne sono)

          Tutto qui: io non mi sento un pervertito e non ho impulsi malsani da curare se faccio sesso non procreativo e solo unicamente per il mio piacere e quello della mia partner. E la nostra unione e rapporto “non vale meno e non è indegno e malsanità da curare” solo perché non è benedetto da santa madre chiesa in forma ufficiale.

  3. Io non capisco TED. Ha fatto parlare più e più volte donne e uomini vittime di abusi durante l’infanzia nei suoi incontri e ora fa parlare questa sconclusionata.
    Tutti i tentativi di sdoganare la pedofilia accaduti negli ultimi 50 anni sono andati incontro al fallimento, ma negli ultimi anni questa tendenza si è andata a intensificare in maniera esponenziale e pericolosa. Bisogna vigilare.

  4. Una volta venivano chiamati pederasti, che era più spregiativo di pedofili, ma forse era più corretto.
    Tutto quello che non è amore tra uomo e donna teso alla procreazione io lo classifico nelle perversioni, non voglio sentir parlare di orientamenti sessuali, chi prova pulsioni al di fuori della normalità si deve far curare e lavorare su se stessa per superarare impulsi malsani, certo è che questa società non aiuta in questo senso, il senso della vergogna e del peccato vengono visti come sorpassati, mentre al contrario servivano a dare regole sane di vita e convivenza sociale.

    1. “Tutto quello che non è amore tra uomo e donna teso alla procreazione io lo classifico nelle perversioni”
      ah, quindi due che vogliono fare l’amore senza procreare, solo perché si desiderano, sarebbe una perversione?

      1. Ornella non è nuova a commenti un po’ “puritani” (in un altro suo commento tirava in ballo il diavolo… da ateo, mi ha fatto sorridere, perché magari si immagina pure un diavolo con tanto di forcone rosso, coda e corna… e odor di zolfo!)
        che le persone religiose molto osservanti considerino peccato tutto il sesso (fuorché quello penetrativo fatto tra persone vergini e solo per procreare) non è una novità, considerano peccato e malattia anche la masturbazione o il sesso orale (maschile e femminile) e quello anale. (che è praticato anche dagli etero, comunque)
        Trovo che sia triste che una donna mostri un atteggiamento sessuofobo (più in linea con le bigotte della Salem del Seicento oppure con le turbofemministe antiporno) visto che il sesso ben fatto (e i preliminari, e i giochi sessuali tra partner affiatati che possono anche essere pratiche bondage e soft BDSM) è una delle gioie e dei piaceri della vita e una delle cose più belle è dare piacere alla tua donna o al tuo uomo anche tramite petting e sesso orale (e non necessariamente perché poi “si deve fare sesso penetrativo senza preservativo”) osservando il suo viso all’apice del piacere (cosa che era stata detta anche nell’ottimo video che avete caricato su youtube a tema pornografia).
        Tra l’altro, è risaputo che le donne godono maggiormente con pratiche di sesso orale e carezze sulla clitoride e che è il modo migliore per invogliare la tua partner, cosa che difficilmente avresti nel rapporto “alla missionaria” privo di baci e carezze e frettoloso.

        Detto ciò, la pedofilia non è una fantasia sessuale legittima (come invece possono esserlo i fetish o il BDSM fatto tra adulti e consenzienti, seguendo ovviamente certi limiti e rispettando il corpo e la volontà del “sub”, perché anche lì possono succedere abusi e violenze e danni gravi) e non è un orientamento sessuale, visto che include il far subire il sesso (o pratiche di petting, perché certi pedofili si limitano a questo, delle volte, senza penetrazioni) a minorenni non consenzienti (e il cui corpo non è neanche predisposto a fare sesso, e nei paesi islamici dove è permesso sposare bambine a uomini molto in là con l’età, queste bambine a volte hanno subito danni anche all’utero, non solo durante “la prima notte di nozze” ma anche durante il parto) sono crimini e anzi, auspico maggiori provvedimenti penali contro chi si macchia di questo orrore.

        1. Grazie per il garbo con cui hai espresso la tua posizione. Invitiamo Ornella a non sentirsi offesa o attaccata e Tommaso a leggere il suo successivo commento che chiarifica il suo punto di vista.

          1. La cosa bella di questa pagina è che tutti possono discutere e portare il loro punto di vista, a volte anche distante. Di Ornella mi aveva sorpreso la perentorietà del suo primo commento, ma nel secondo si è spiegata meglio e ha esplicitato che si tratta di un suo pensiero personale che quindi non vuole imporre a nessuno. Siamo proprio nel campo del “libero pensiero e libero confronto”, che c’è chi vorrebbe censurare (v. vostri articoli sul DDL Zan)

        2. Si tutto vero.
          L’unica cosa che che mi lascia alquanto dubbioso:

          >>>
          Tra l’altro, è risaputo che le donne godono maggiormente con pratiche di sesso orale e carezze sulla clitoride e che è il modo migliore per invogliare la tua partner, cosa che difficilmente avresti nel rapporto “alla missionaria” privo di baci e carezze e frettoloso.
          >>>

          Ma risaputo da chi? Che le donne godono maggiormente con pratiche di sesso orale? Ho avuto donne che godevano maggiormente con la penetrazione, anche alla missionaria, e che provavano fastidio se stimolate direttamente sul clitoride. Un altra zero orgasmi durante la penetrazione, veniva solo se baciata li. La mia attuale compagna è invogliata maggiormente se stimolata ai capezzoli, per esempio, e non c’è cosa migliore per le che la “accenda”.

          Quindi non facciamo di tutta l’erba un fascio. Ognuno ha le sue esperienze e ogni donna è diversa.

          Scusate la digressione ma non capisco i vari “è risaputo che”, “tutti sanno che”, ecc… che spesso si utilizzano nel parlare (su qualsiasi argomento) che arrivano, di norma, solo dalla propria esperienza personale e vengono applicati come dogma a tutto e tutti.

          Per il resto, in merito, all’articolo, nulla da aggiungere a quanto scritto e quanto già detto in altri commenti. Si sta spaventosamente aprendo una terribile finestra di Overton, speriamo che il DDL sull’omofobia non venga approvato, altrimenti saranno cavoli amari per tutti noi che vorremo solo affermare la nostra contrarietà.

  5. Bell’articolo. Io ho un mio modesto punto di vista: siccome viviamo in un ‘epoca tremenda, di femminismo imperante, segnata probabilmente per le prossime 5 generazioni, la pedofilia passerà, sarà accettata.

    Passerà però in questo modo: prima, sarà accettata (quale di fatto lo è di già) se si tratta di una DONNA pedofila; non è un caso che a fare questa mini-conferenza sia stata una donna, mentre sarà ostracizzata sul piano sociale e mediatico condannata sul piano legale se fatta da un uomo (etero), “ostracizzata”, “condannata” se fatta d un omosessuale, per un breve periodo, dopo diverrà legale.

  6. Nel momento in cui è stato inventato il concetto di “orientamento sessuale” era chiaro che si sarebbe arrivati qui.

  7. Butac i peggiori, si considerano i paladini della verità e scrivono quelle cose. Tra l’altro hanno provato a giustificarsi su Fb come se il post era stato manipolato. Tutti da galera.

    1. Ho letto l’articolo di Butac e secondo me ciò che crea ambiguità è la frase “un pedofilo non è un malato che si può curare”. La quale si può leggere in due modi: o la pedofilia non è una malattia (e allora sembra aprirsi pericolosamente la porta alla sua “normalizzazione”), o la pedofilia è sì una malattia ma incurabile. Nel senso che non c’è medicina o terapia psicologica che possa far smettere a un pedofilo di provare attrazione per i bambini anziché per persone adulte. Ma, se fosse un qualcosa di origine genetico come la dottoressa sembra dire, come la mettiamo con tutti quei pedofili diventati tali dopo aver subìto abusi da piccoli?

      1. Si infatti…frase molto ambigua. Io la leggo secondo la tua prima versione. Affermare che non sono malati è allargare la finestra di Overton.

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