Come stuprano le donne (parte seconda)

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LA FIONDA

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[qui la prima parte] di Santiago Gascó Altaba. Vizio di famiglia (Heartbreakers) è un film, una commedia, del 2001. Max e Page sono madre e figlia, esperte nel circuire uomini facoltosi. Il compito di Max è quello di farsi sposare, mentre Page ha il compito di sedurre i novelli sposi, subito dopo una prima notte di nozze, magari ancora brilli dopo la festa sotto gli effetti dell’alcool e delusi senza sesso con la novella sposa indisposta, secondo i piani di Max. Durante il momento del tradimento, la novella sposa si presenta inaspettatamente, in modo di conformare le prove sul marito fedifrago e di ottenere così un veloce e redditizio divorzio. La trama non è irreale. Ci sono dei procedimenti di separazione dove la moglie assolda un’altra donna attraente con il compito di portare il marito a letto e così aggravare la sua posizione, e non bisogna uscire dall’Italia per trovarli. Nel film gli uomini amano effettivamente la donna che hanno sposato, c’è in loro un’iniziale esplicita opposizione ad avere rapporti con l’altra donna, e una volta scoperti in flagrante, si sentono malissimo, si sentono in colpa, e come agnelli portati al macello, accettano rassegnati le condizione del divorzio, gravose e ingiuste, sommersi sotto il peso della colpa. Rimane per loro una ferita aperta, nel film le vittime non riescono più a riprendere la vita serenamente.

Una commedia, naturalmente. La sofferenza maschile fa sempre ridere. Se volete far ridere in un film, fate cadere buffamente un uomo per le scale. Non fatelo fare a una donna, non fa ridere per niente. Torniamo allo stupro. Una donna è conscia della propria volontà di non volere, ma sotto la minaccia della forza cede e si lascia prendere passivamente, volontà infranta; dopo l’episodio resta la sofferenza e la consapevolezza di aver fatto qualcosa che non voleva fare. Un uomo è conscio della propria volontà di non volere, ma sotto l’influenza della seduzione – che d’ora in poi chiamerò “erotina” – cede e si unisce carnalmente, volontà infranta; dopo l’episodio resta la sofferenza e la consapevolezza di aver fatto qualcosa che non voleva fare. Il primo comportamento è perseguibile penalmente. Il secondo no. Volontà infranta e sofferenza. Stessa cosa. Qualcuno può dirmi in che modo volontà infranta e conseguenze sono diverse? Chi ha deciso che la sofferenza femminile è maggiore della sofferenza maschile?


Come avviene per una vittima di stupro?


Se volete vedere lo stupro di un uomo commesso da una donna sotto gli effetti dell’erotina, vi consiglio il film del 2003, The Life of David Gale, con l’attore protagonista Kevin Spacey, vituperata celebrità del MeToo. Anche se l’argomento del film vorrebbe essere l’abolizione della pena di morte, il film presenta talmente tanti spunti di riflessione sulla questione maschile da meritare un articolo tutto per sé, articolo sul quale ho intenzione di occuparmi in un prossimo futuro. Comunque, per quel che ci interessa, lo stupro si sviluppa così: David Gale è uno stimato ed irreprensibile docente di Filosofia all’Università del Texas. In maniera preliminare il docente viene avvicinato alla fine della lezione da un’attraente studentessa, di nome Berlin, che lascia intendere uno scambio di favori sessuali, proposta decisamente rifiutata da Gale. Successivamente ad una festa universitaria, la stessa ragazza approfitta del suo fascino e degli effetti dell’alcool per coinvolgerlo in un atto di sesso sfrenato, invitandolo ad essere brutale e quasi violento. Durante la festa, Gale è brillo, si allontana dal gruppo e va in bagno. La ragazza lo segue (come fanno gli stupratori?) fino al bagno. All’insaputa di Gale, entra anche lei nel bagno, dopodiché chiude la porta a chiave (come fanno gli stupratori?) in maniera che Gale non possa fuggire. Incomincia a proporsi spogliandosi e avvicinandosi finché non c’è contatto fisico, naturalmente non consentito (come fanno gli stupratori?).

Nel frattempo lui, brillo, cerca di rifiutare lusinghe, adescamento e  seduzione, tanto con i gesti come con “no” espliciti, ignorati dalla ragazza (come fanno gli stupratori?). Alla fine, Gale cede (come fanno le vittime di stupro?). Il giorno successivo, Gale incontra la sua amica Constance, è racconta quanto è avvenuto con dolore e rimpianto, sta male (come si sentono le vittime di stupro?). Nel frattempo, all’insaputa del professore, Berlin l’ha falsamente denunciato. Gale viene incriminato e arrestato con l’accusa di stupro (come avviene per una vittima di stupro?). La moglie paga la cauzione solo dopo averlo lasciato vari giorni in carcere, chiede il divorzio via mail e si trasferisce in Spagna portandosi via il figlio piccolo, successivamente ostacolerà i contatti telefonici tra padre e figlio (come avviene per una vittima di stupro?); l’Università lo invita drasticamente a lasciare la cattedra, contribuendo ulteriormente alla fine della sua carriera e della sua reputazione (come avviene per una vittima di stupro?), malgrado fosse già stata ritirata la denuncia dalla ragazza, due settimane dopo averla sporta; il suo gruppo di amici e attivisti lo invitano ad allontanarsi (come avviene per una vittima di stupro?). Gli eventi portano Gale a un grave crollo psicologico e all’alcolismo.


Siamo di fronte a uno stupro capovolto.


Volontà infranta e sofferenza, è questo uno stupro di un uomo a mano di una donna? Adesso voi mi direte, con ragione, che c’è un’obiezione, immensa: non c’è consapevolezza da parte di nessuno di aver esercitato o subito una violenza. Da parte maschile, né Gale né le altre vittime, nel primo film previamente citato, si sentono vittime di uno stupro; loro stanno male, soffrono, ma si assumono su di sé la responsabilità di quanto accaduto, si autoincolpano. Da parte femminile, nessuna consapevolezza, nessuna donna si sente in colpa né ha la percezione di aver commesso una violenza – comunque, se è per quello, nemmeno nessuna di loro si sente in colpa per aver truffato e rovinato economicamente e sentimentalmente questi uomini, e nemmeno di aver sporto una falsa denuncia. Da questo punto visto, sembra che per la coscienza femminile la sofferenza maschile non sia lo stimolo adatto per farla svegliare e costringerla a fare autocritica sui propri comportamenti; le donne si mostrano completamente indifferenti, e sembra che su questo versante per ora nella nostra società non ci sia soluzione. Ci rimane la consapevolezza maschile. “Nella Genesi biblica viene raccontato lo stupro di uomo, Lot, ubriacato di proposito e violentato a mano delle proprie figlie. Ma dalla narrazione non traspare il solito sdegno che accompagna qualsiasi stupro, il lettore e l’autore del testo a mala pena riescono a percepire la violenza di uno stupro siglato tra l’altro dalla benedizione e dall’approvazione esplicita del Signore. Lot “non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò” (Bibbia, Gn 19, 30-38). Lot non è un’eccezione. Da sempre l’uomo-vittima non ha coscienza di sé…” (La grande menzogna del femminismo, p. 939)

Volete alzare un polverone nell’universo femminile che vi circonda. Semplice, spodestatele dall’alto del trono del vittimismo nel quale si sono comodamente adagiate. La cima più alta è lo stupro. Io l’ho fatto. Ogni tanto frequento il gruppo di lettura della biblioteca del paese dove abito, un gruppo quasi squisitamente femminile. La lettura è sempre stato uno hobby prettamente femminile, da Carlomagno fino ad oggi, malgrado la mancanza di istruzione delle donne, che a malapena riuscivano a leggere, e l’insufficienza di tempo libero, oberate come erano dai lavori domestici, così come ci spiega molto coerentemente la narrazione femminista. Quel giorno il libro in discussione era Notti e nebbie di Carlo Castellaneta. Il protagonista si reca da un vecchia fiamma, che lui ancora ama. Lei invece non lo ama, ma vuole fare l’amore con il protagonista solo per vendicarsi del suo nuovo amante, e così glielo espone. Il protagonista si rifiuta, ma malgrado la sua opposizione viene circuito dall’erotina di lei e cede. Dopo l’episodio lui sta male, mentre lei lo prende in giro e ride. La domanda che ho posto al gruppo di lettura: siamo di fronte a uno stupro capovolto, dove lui è la vittima e lei l’autrice? Cortocircuito e occhi sbarrati. Ecco il testo:

– “Voglio vendicarmi con te”

– “In che modo?”

– “Faremo l’amore qui, subito adesso, io e te”

(…) [Pensiero di lui] vuole servirsi di me come un semplice mezzo (…)

– “Oppure non ti piaccio più?”

La guardo, immobile, senza scostare le mie ginocchia dalla poltrona, lascio che le sue vi battano contro leggeri colpi (…) “è meglio che vada” pronuncio a fatica. Annuisce, ficcandomi un ginocchio contro lo stomaco, inchiodandomi allo schienale della poltrona, lasciando che la coscia scoperta faccia il resto, sicura che la mia mano non resterà ancora a lungo inerte.

– “Non ho sotto niente, sai”

– “Lasciami andare, Magda”

– “Avanti, ti fai pregare”

(…) non è vera, dice [lei], la storia che ha raccontato, era solo una scusa per rivedermi, per fare l’amore con me un’ultima volta, cerca di capire, ci sono delle notte che mi giro nel letto, confessa a capo chino, si è rifugiata nelle mie braccia a chiedere perdono come una bambina del suo stratagemma, ho sbagliato, dice con piccoli baci, e il suo profumo mi investe come allora, (…) con un gesto si era già liberata della gonna, non l’avevo mai ammirata così provocante e arresa, vedi che sono ancora tua, dice schiacciandomi di nuovo nella poltrona e sedendo a cavalcioni sopra di me, credevo di essere io a trionfare su di lei… (…) il tempo di penetrarla e già lei scappava verso il bagno (…) è tornata raggiante e insieme distaccata.

– “Ceniamo insieme stasera?”, m’è venuto spontaneo. (…)

– “Cosa ti sei messo in mente, adesso?” (…)

– “Magda, vuoi dire che…”

Mi ha guardato come se per caso mi trovassi lì, in quella poltrona, la cravatta di traverso e ancora spettinato, la giacca buttata sul pavimento, sul suo viso non c’è la minima traccia di quanto è accaduto, sembra quasi sorpresa che io ci sia ancora (…) “Sei una gran puttana” balbettai, e ripetei più forte: “Una gran puttana!” (…) L’ascoltavo mentre una massa di terra mi franava dentro, e lei spiega che non è il caso di farne una tragedia, nonostante tutto lei rimane la donna di chi so io, non c’è nessuna novità, solo che aveva proprio voglia di fargliela pagare, e bisogna dire che… “La vendetta è stata esemplare”

– “Allora non è vero, quello che hai detto poco fa?”

– “Ma sì, ti desideravo, anche”

– “No, volevi solo umiliarmi”

– “Non mi dire che hai sofferto molto, tesoro”

Ride, scuotendo appena le spalle e non smette… (Notti e nebbie, Carlo Castellaneta)

Volontà infranta e sofferenza. All’uomo sofferente una massa di terra gli frana dentro, lei ride. Siamo di fronte a uno stupro capovolto? Ho suscitato un vespaio nel gruppo di lettura. “L’uomo vittima di uno stupro? Sofferenza maschile derivata da rapporti sessuali? Ma cosa vuol dire?” Occhi stralunati. Incredulità. La stessa incredulità che avranno generato queste righe in molti lettori. Tranquilli, sono sopravvissuto. In fondo si trattava di dame istruite, non di femministe radicali assetate di sangue maschile. Ma è stato tempo perso. Le donne si rifiutano categoricamente ad abbandonare, anche per pochi istanti, il loro status di vittima. Partita persa. Anche sul codice penale. Nel frattempo, l’uomo soffre, e non capisce perché… La forza. L’uomo stupra il corpo della donna. Il codice penale ne parla. La seduzione. La donna stupra l’anima dell’uomo. Il codice penale tace.


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