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Come stuprano le donne (parte seconda)

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

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LA FIONDA

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[qui la prima parte] di Santiago Gascó Altaba. Vizio di famiglia (Heartbreakers) è un film, una commedia, del 2001. Max e Page sono madre e figlia, esperte nel circuire uomini facoltosi. Il compito di Max è quello di farsi sposare, mentre Page ha il compito di sedurre i novelli sposi, subito dopo una prima notte di nozze, magari ancora brilli dopo la festa sotto gli effetti dell’alcool e delusi senza sesso con la novella sposa indisposta, secondo i piani di Max. Durante il momento del tradimento, la novella sposa si presenta inaspettatamente, in modo di conformare le prove sul marito fedifrago e di ottenere così un veloce e redditizio divorzio. La trama non è irreale. Ci sono dei procedimenti di separazione dove la moglie assolda un’altra donna attraente con il compito di portare il marito a letto e così aggravare la sua posizione, e non bisogna uscire dall’Italia per trovarli. Nel film gli uomini amano effettivamente la donna che hanno sposato, c’è in loro un’iniziale esplicita opposizione ad avere rapporti con l’altra donna, e una volta scoperti in flagrante, si sentono malissimo, si sentono in colpa, e come agnelli portati al macello, accettano rassegnati le condizione del divorzio, gravose e ingiuste, sommersi sotto il peso della colpa. Rimane per loro una ferita aperta, nel film le vittime non riescono più a riprendere la vita serenamente.

Una commedia, naturalmente. La sofferenza maschile fa sempre ridere. Se volete far ridere in un film, fate cadere buffamente un uomo per le scale. Non fatelo fare a una donna, non fa ridere per niente. Torniamo allo stupro. Una donna è conscia della propria volontà di non volere, ma sotto la minaccia della forza cede e si lascia prendere passivamente, volontà infranta; dopo l’episodio resta la sofferenza e la consapevolezza di aver fatto qualcosa che non voleva fare. Un uomo è conscio della propria volontà di non volere, ma sotto l’influenza della seduzione – che d’ora in poi chiamerò “erotina” – cede e si unisce carnalmente, volontà infranta; dopo l’episodio resta la sofferenza e la consapevolezza di aver fatto qualcosa che non voleva fare. Il primo comportamento è perseguibile penalmente. Il secondo no. Volontà infranta e sofferenza. Stessa cosa. Qualcuno può dirmi in che modo volontà infranta e conseguenze sono diverse? Chi ha deciso che la sofferenza femminile è maggiore della sofferenza maschile?


Come avviene per una vittima di stupro?


Se volete vedere lo stupro di un uomo commesso da una donna sotto gli effetti dell’erotina, vi consiglio il film del 2003, The Life of David Gale, con l’attore protagonista Kevin Spacey, vituperata celebrità del MeToo. Anche se l’argomento del film vorrebbe essere l’abolizione della pena di morte, il film presenta talmente tanti spunti di riflessione sulla questione maschile da meritare un articolo tutto per sé, articolo sul quale ho intenzione di occuparmi in un prossimo futuro. Comunque, per quel che ci interessa, lo stupro si sviluppa così: David Gale è uno stimato ed irreprensibile docente di Filosofia all’Università del Texas. In maniera preliminare il docente viene avvicinato alla fine della lezione da un’attraente studentessa, di nome Berlin, che lascia intendere uno scambio di favori sessuali, proposta decisamente rifiutata da Gale. Successivamente ad una festa universitaria, la stessa ragazza approfitta del suo fascino e degli effetti dell’alcool per coinvolgerlo in un atto di sesso sfrenato, invitandolo ad essere brutale e quasi violento. Durante la festa, Gale è brillo, si allontana dal gruppo e va in bagno. La ragazza lo segue (come fanno gli stupratori?) fino al bagno. All’insaputa di Gale, entra anche lei nel bagno, dopodiché chiude la porta a chiave (come fanno gli stupratori?) in maniera che Gale non possa fuggire. Incomincia a proporsi spogliandosi e avvicinandosi finché non c’è contatto fisico, naturalmente non consentito (come fanno gli stupratori?).

Nel frattempo lui, brillo, cerca di rifiutare lusinghe, adescamento e  seduzione, tanto con i gesti come con “no” espliciti, ignorati dalla ragazza (come fanno gli stupratori?). Alla fine, Gale cede (come fanno le vittime di stupro?). Il giorno successivo, Gale incontra la sua amica Constance, è racconta quanto è avvenuto con dolore e rimpianto, sta male (come si sentono le vittime di stupro?). Nel frattempo, all’insaputa del professore, Berlin l’ha falsamente denunciato. Gale viene incriminato e arrestato con l’accusa di stupro (come avviene per una vittima di stupro?). La moglie paga la cauzione solo dopo averlo lasciato vari giorni in carcere, chiede il divorzio via mail e si trasferisce in Spagna portandosi via il figlio piccolo, successivamente ostacolerà i contatti telefonici tra padre e figlio (come avviene per una vittima di stupro?); l’Università lo invita drasticamente a lasciare la cattedra, contribuendo ulteriormente alla fine della sua carriera e della sua reputazione (come avviene per una vittima di stupro?), malgrado fosse già stata ritirata la denuncia dalla ragazza, due settimane dopo averla sporta; il suo gruppo di amici e attivisti lo invitano ad allontanarsi (come avviene per una vittima di stupro?). Gli eventi portano Gale a un grave crollo psicologico e all’alcolismo.


Siamo di fronte a uno stupro capovolto.


Volontà infranta e sofferenza, è questo uno stupro di un uomo a mano di una donna? Adesso voi mi direte, con ragione, che c’è un’obiezione, immensa: non c’è consapevolezza da parte di nessuno di aver esercitato o subito una violenza. Da parte maschile, né Gale né le altre vittime, nel primo film previamente citato, si sentono vittime di uno stupro; loro stanno male, soffrono, ma si assumono su di sé la responsabilità di quanto accaduto, si autoincolpano. Da parte femminile, nessuna consapevolezza, nessuna donna si sente in colpa né ha la percezione di aver commesso una violenza – comunque, se è per quello, nemmeno nessuna di loro si sente in colpa per aver truffato e rovinato economicamente e sentimentalmente questi uomini, e nemmeno di aver sporto una falsa denuncia. Da questo punto visto, sembra che per la coscienza femminile la sofferenza maschile non sia lo stimolo adatto per farla svegliare e costringerla a fare autocritica sui propri comportamenti; le donne si mostrano completamente indifferenti, e sembra che su questo versante per ora nella nostra società non ci sia soluzione. Ci rimane la consapevolezza maschile. “Nella Genesi biblica viene raccontato lo stupro di uomo, Lot, ubriacato di proposito e violentato a mano delle proprie figlie. Ma dalla narrazione non traspare il solito sdegno che accompagna qualsiasi stupro, il lettore e l’autore del testo a mala pena riescono a percepire la violenza di uno stupro siglato tra l’altro dalla benedizione e dall’approvazione esplicita del Signore. Lot “non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò” (Bibbia, Gn 19, 30-38). Lot non è un’eccezione. Da sempre l’uomo-vittima non ha coscienza di sé…” (La grande menzogna del femminismo, p. 939)

Volete alzare un polverone nell’universo femminile che vi circonda. Semplice, spodestatele dall’alto del trono del vittimismo nel quale si sono comodamente adagiate. La cima più alta è lo stupro. Io l’ho fatto. Ogni tanto frequento il gruppo di lettura della biblioteca del paese dove abito, un gruppo quasi squisitamente femminile. La lettura è sempre stato uno hobby prettamente femminile, da Carlomagno fino ad oggi, malgrado la mancanza di istruzione delle donne, che a malapena riuscivano a leggere, e l’insufficienza di tempo libero, oberate come erano dai lavori domestici, così come ci spiega molto coerentemente la narrazione femminista. Quel giorno il libro in discussione era Notti e nebbie di Carlo Castellaneta. Il protagonista si reca da un vecchia fiamma, che lui ancora ama. Lei invece non lo ama, ma vuole fare l’amore con il protagonista solo per vendicarsi del suo nuovo amante, e così glielo espone. Il protagonista si rifiuta, ma malgrado la sua opposizione viene circuito dall’erotina di lei e cede. Dopo l’episodio lui sta male, mentre lei lo prende in giro e ride. La domanda che ho posto al gruppo di lettura: siamo di fronte a uno stupro capovolto, dove lui è la vittima e lei l’autrice? Cortocircuito e occhi sbarrati. Ecco il testo:

– “Voglio vendicarmi con te”

– “In che modo?”

– “Faremo l’amore qui, subito adesso, io e te”

(…) [Pensiero di lui] vuole servirsi di me come un semplice mezzo (…)

– “Oppure non ti piaccio più?”

La guardo, immobile, senza scostare le mie ginocchia dalla poltrona, lascio che le sue vi battano contro leggeri colpi (…) “è meglio che vada” pronuncio a fatica. Annuisce, ficcandomi un ginocchio contro lo stomaco, inchiodandomi allo schienale della poltrona, lasciando che la coscia scoperta faccia il resto, sicura che la mia mano non resterà ancora a lungo inerte.

– “Non ho sotto niente, sai”

– “Lasciami andare, Magda”

– “Avanti, ti fai pregare”

(…) non è vera, dice [lei], la storia che ha raccontato, era solo una scusa per rivedermi, per fare l’amore con me un’ultima volta, cerca di capire, ci sono delle notte che mi giro nel letto, confessa a capo chino, si è rifugiata nelle mie braccia a chiedere perdono come una bambina del suo stratagemma, ho sbagliato, dice con piccoli baci, e il suo profumo mi investe come allora, (…) con un gesto si era già liberata della gonna, non l’avevo mai ammirata così provocante e arresa, vedi che sono ancora tua, dice schiacciandomi di nuovo nella poltrona e sedendo a cavalcioni sopra di me, credevo di essere io a trionfare su di lei… (…) il tempo di penetrarla e già lei scappava verso il bagno (…) è tornata raggiante e insieme distaccata.

– “Ceniamo insieme stasera?”, m’è venuto spontaneo. (…)

– “Cosa ti sei messo in mente, adesso?” (…)

– “Magda, vuoi dire che…”

Mi ha guardato come se per caso mi trovassi lì, in quella poltrona, la cravatta di traverso e ancora spettinato, la giacca buttata sul pavimento, sul suo viso non c’è la minima traccia di quanto è accaduto, sembra quasi sorpresa che io ci sia ancora (…) “Sei una gran puttana” balbettai, e ripetei più forte: “Una gran puttana!” (…) L’ascoltavo mentre una massa di terra mi franava dentro, e lei spiega che non è il caso di farne una tragedia, nonostante tutto lei rimane la donna di chi so io, non c’è nessuna novità, solo che aveva proprio voglia di fargliela pagare, e bisogna dire che… “La vendetta è stata esemplare”

– “Allora non è vero, quello che hai detto poco fa?”

– “Ma sì, ti desideravo, anche”

– “No, volevi solo umiliarmi”

– “Non mi dire che hai sofferto molto, tesoro”

Ride, scuotendo appena le spalle e non smette… (Notti e nebbie, Carlo Castellaneta)

Volontà infranta e sofferenza. All’uomo sofferente una massa di terra gli frana dentro, lei ride. Siamo di fronte a uno stupro capovolto? Ho suscitato un vespaio nel gruppo di lettura. “L’uomo vittima di uno stupro? Sofferenza maschile derivata da rapporti sessuali? Ma cosa vuol dire?” Occhi stralunati. Incredulità. La stessa incredulità che avranno generato queste righe in molti lettori. Tranquilli, sono sopravvissuto. In fondo si trattava di dame istruite, non di femministe radicali assetate di sangue maschile. Ma è stato tempo perso. Le donne si rifiutano categoricamente ad abbandonare, anche per pochi istanti, il loro status di vittima. Partita persa. Anche sul codice penale. Nel frattempo, l’uomo soffre, e non capisce perché… La forza. L’uomo stupra il corpo della donna. Il codice penale ne parla. La seduzione. La donna stupra l’anima dell’uomo. Il codice penale tace.


46 thoughts on “Come stuprano le donne (parte seconda)

  1. Altro brano tratto da IL MITO DEL POTERE MASCHILE.

    Lo stupro coniugale

    «In Australia, un marito e una moglie stavano facendo l’amore (o così pensava lui) quando lei gli disse di fermarsi. La mattina dopo chiamò la polizia e lo denunciò come stupratore, affermando che aveva impiegato trenta secondi per smetterla. Egli affermò di essersi fermato immediatamente. Fu condannato a quattro anni di carcere.»
    Gli australiani reagirono celando, com’è tipico, le loro sensazioni (con barzellette e battute sullo «stupratore dei trenta secondi»), mentre le riviste femminili australiane continuarono a pubblicare articoli in cui si criticavano gli uomini per la loro paura di impegnarsi.
    «Negli Stati Uniti, William Hetherington ha così formulato un appello per la riapertura del suo processo.
    Mi chiamo William Hetherington. Sono un uomo accusato ingiustamente, dichiarato colpevole e condannato a quindici-trent’anni di detenzione per stupro coniugale. Chiedo solamente di avere la possibilità di essere debitamente ascoltato in tribunale…
    Sono stato ingiustamente accusato e condannato per aver stuprato mia moglie, mentre si trattava di normali rapporti coniugali. Non ci fu ricorso alla forza o alla coercizione. Non ci furono lesioni di alcun tipo. La sua accusa è bastata a condannarmi e a mandarmi in galera.
    Il movente dell’accusa di stupro era di guadagnare terreno nella causa di divorzio in corso e ottenere la custodia dei tre bambini. Nei tre mesi precedenti, quando mia moglie aveva abbandonato il tetto coniugale, me ne ero preso cura io.
    Era la quarta volta che mia moglie mi accusava. Negli altri casi le accuse erano cadute.
    Non ho potuto permettermi un avvocato o un investigatore scelti da me perché durante la causa di divorzio mia moglie ottenne il congelamento di tutti i miei beni. Il giudice del tribunale penale si rifiutò di nominare un avvocato difensore penalista per me, affermando che avevo dei beni, anche se non potevo usarli. Non ho mai avuto un appello perché devo essere ritenuto indigente per ottenere una copia degli atti.(La copia è necessaria per dimostrare le irregolarità del processo ed è pertanto indispensabile per ricorrere in appello.)
    La mia vita è un incubo. Sono in prigione da quattro anni per il ‘crimine’ di aver avuto rapporti coniugali con mia moglie, dopo 16 anni di matrimonio, ed essere poi accusato di stupro.
    Chiedo il diritto di avere un avvocato.
    Chiedo di aver accesso ai miei beni per pagare le parcelle del mio legale.
    Chiedo regolari visite dei miei figli.»
    Ecco quanto nell’appello non era detto:
    • La moglie di Hetherington aveva presentato le quattro accuse di stupro nel periodo in cui la coppia lottava per la custodia dei figli.
    • La dinamica politica: la moglie di Hetherington voleva ritirare l’accusa, ma il pubblico ministero si era candidato per la rielezione e l’ACLU e i gruppi femministi esercitavano pressioni affinché l’uomo fosse condannato.
    • Siccome Hetherington non aveva precedenti penali, le direttive statali raccomandavano una pena non superiore ai dieci anni. Il giudice condannò Hetherington a quindici-trenta anni.
    Lo stupro coniugale, dopo migliaia di anni di matrimonio è diventato così un problema. Come è stato possibile? Le accuse di stupro coniugale sono frequenti là dove sono frequenti i divorzi, ovvero in paesi come l’Australia e il Canada. La legislazione sullo stupro coniugale fornisce alla donna un’arma potentissima. I mariti si rendono conto che l’accusa, nel caso diventi di pubblico dominio, può rovinargli la carriera. Nessun datore di lavoro vorrebbe mai leggere sui giornali: «Il Tal dei Tali è stato accusato di stupro.
    Come abbiamo visto, tutti e due i sessi fanno del sesso anche quando non vogliono, persino al primo incontro. Ma ciò è soprattutto vero in un rapporto: i due sessi s’impegnano entrambi nel «sesso condiscendente». Ecco la differenza tra l’avere una relazione e non avere una relazione: tutte le buone relazioni richiedono che «si ceda», soprattutto se molto forte è il desiderio del partner. L’inchiesta di Ms. la definisce stupro; un consulente matrimoniale la definirebbe relazione.
    La legislazione sullo stupro coniugale è un ricatto annunciato. Se un uomo sente il bisogno di chiedere il divorzio, la moglie può dirgli: «Provaci, e ti accuserò di stupro». La legislazione sullo stupro coniugale è peggio del governo-surrogato-del-marito: è come avere il governo in camera da letto.

    1. La cosa pericolosa è che chiunque potenzialmente può essere accusato di stupro in circostanze di conflitto coniugale.

      Ma non è vero che “una buona relazione richiede sesso condiscendente cioè cedere quando non si vuole”, ma proprio per niente, è solo mettere la polvere sotto il tappeto ma prima o poi il problema esplode (polvere = incongruenza tra il desiderio dei due).
      Non so di quando sia il testo riportato, ma nessun sessuologo oggi consiglierebbe di avere rapporti di malavoglia, in quanto genera un circolo vizioso.

      1. Chiara

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        La cosa pericolosa è che chiunque potenzialmente può essere accusato di stupro in circostanze di conflitto coniugale.
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        Certo, ma se quel “chiunque” è portatore di un cromosoma Y, altrimenti il problema non si pone neppure.
        Le femmine sono innocenti a prescindere, esattamente come i neonati.
        Inoltre oggigiorno è diventato pericoloso tutto ciò che un tempo era denominato “corteggiamento”, “saperci fare”, etc…
        Per esempio: quand’ero ragazzo io era ancora normale provarci con le ragazze per strada.
        Al massimo rischiavi un “vaffa”, ma di certo non una denuncia per “molestie” e “violenza sessuale” solo per averci provato ed essere stato insistente, (*) mentre oggi il rischio di finire sotto processo è altissimo.
        Ragion per cui è più che giusto che ognuno vada per la sua strada: i maschi da una parte, le femmine dall’altra.
        Chiamiamolo pure “sganciamento emotivo”.
        Ci estingueremo?
        “Ciccia”, come si suol dire dalle mie parti.

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        Non so di quando sia il testo riportato,
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        L’ho già scritto: è del 1993.
        Per quanto riguarda il resto noto che evidenzi solo quello che ti fa comodo.
        Non che la cosa mi stupisca, figurati.
        Per me è roba vecchia; anzi, vecchissima.

        ————————

        (*) Anche perché l’iniziativa femminile era ed è solo una leggenda urbana, conseguentemente se un ragazzo non ci provava rischiava di arrivare vergine a trent’anni ed anche oltre.

        1. @Sandro

          “Certo, ma se quel “chiunque” è portatore di un cromosoma Y, altrimenti il problema non si pone neppure.”
          >>> Vero, l’avevo sottinteso, è un pericolo in capo ai maschi.

          “oggi il rischio di finire sotto processo è altissimo”
          >>> Siamo davvero sicuri? Non sarà più un timore diffuso a causa di pochi casi eclatanti? Se fosse un rischio così alto, ognuno di noi avrebbe almeno un conoscente accusato per questo motivo (un semplice approccio per strada, si suppone interrotto prima di diventare minaccioso o invadente fisicamente) o almeno una conoscente accusatrice.Ciò non significa che se c’è una legge sbagliata non abbia senso lottare per modificarla, ma non vivere nel terrore (così come direi a una ragazza che il rischio di essere stuprata o di incappare in un partner violento non è realmente COSI’ alto come può trasparire dai media).

          “Per quanto riguarda il resto noto che evidenzi solo quello che ti fa comodo.”
          >>> No, evidenzio solo quello su cui ho qualcosa da discutere, altrimenti non ha senso una discussione.

          1. “Non sarà più un timore diffuso a causa di pochi casi eclatanti?”

            Sì ma anche no.

            Se avessi buona memoria a ripescare vecchie discussioni, potrei tirartene fuori un mucchio in cui si parlava del #metoo qualcosa come 10-15 anni prima che il #metoo facesse capolino sulla scena mondiale, e così molte altre “previsioni” che o sono magia o chi le ha fatte ha razionalmente ben interpretato lo spirito del tempo e la direzione in cui il mondo è spinto, non è neanche così difficile: basta leggere cosa scrivono le femministe e tirare le conclusioni, una volta che quelle idee sono entrate nei gangli del potere il più è fatto.

          2. Io conosco 5 uomini accusati falsamente, una donna picchiata sul serio e una donna stalkerizzata sul serio. Totale 7, risultato 5 a 2.
            Mi sa che alzo la media.

            1. @Ericlauder
              Aspetta però, io non parlavo di false accuse in generale, ma del caso citato da Sandro: uomo che viene formalmente accusato di molestie solo perchè ha approcciato verbalmente una sconosciuta per strada. Tu conosci uomini accusati per questo?

              Ps: volevo comunque rassicurare Sandro che il mondo non si estinguera’ solo perché “non si può approcciare per strada”: ribadisco che non lo ritengo affatto una violenza, ma ai miei tempi era già una cosa rara (non so se per questi timori o per poca estroversione) eppure di storie e storielle ne nascevano e nascono ugualmente. Ci sono molti altri modi per conoscersi, di solito più efficaci.

              1. No, neanche conosco uomini che approcciano per strada però, sono cose che fanno i ragazzi o che si fanno in luoghi particolari più o meno deputati all’approccio.

    2. Lo stupro coniugale non esiste.
      Porto a testimonianza un sonetto Belli, il grande poeta romanesco, attento osservatore e sempre divertente.

      La vergna l’ha cchi la vò

      La donna che nnun vò, vàttela a ffrega!
      Mica er fregà ssò ffiaschi che ss’abbotteno (*).
      Tutte le fiche ar Monno che sse fotteno
      s’hanno perché nnun c’è cchi tte le nega.

      Le donne che nun vonno uprí bbottega
      sò sserpe, furie, arpíe, tizzi che scotteno:
      te sgraffieno la faccia, te scazzotteno…
      chi ttrova er bucio pe scopalle? Bbrega? (1)

      E Mmaria de le Grazzie? e la Madonna?
      Sta in Chiesa a Pport’Angelica er quadretto
      cor P?-G?-R? (2) che jj’attaccò una donna.

      Lei sta ddipinta a ccossce larghe a lletto,
      e un omo co una mano su la monna
      tiè cco ddu’ deta (3) un ber garofoletto. (4)

      Roma, 17 gennaio 1833

      (*) Cose facili da fare.
      (1) Personaggio immaginario al quale si paragonano i ridicoli e spregevoli.
      (2) P.G.R., iniziali di «Per Grazia Ricevuta» colle quali sono contraddistinte le tavolette votive.
      (3) Diti.
      (4) Veramente nella chiesa di S. Maria delle Grazie presso la Porta Angelica, contigua al Vaticano, esiste questa tavoletta rappresentante una deflorazione tentata e non consumata per favore della Vergine. Essa è in un andito piuttosto oscuro, fra moltissime altre, a destra presso l’ingresso.
      (Sonetto 763, dai Sonetti romaneschi di G. G. Belli)

      Si potrebbe dire, però, che la minaccia di una grave violenza può convincere la donna a concedersi, ma in questo caso il problema e il conseguente reato è del tutto diverso ed è quello della violenza domestica. Il punto fermo è che in un reale matrimonio, in cui ci si è donati totalmente ad un’altra persona, si può dire che non si appartiene più a se stessi, ma all’altro. Questo vale in tutti gli aspetti della vita coniugale, nella quale i due troveranno (o almeno dovrebbero trovare) i modi che vanno reciprocamente bene: nel modo rispettoso di rivolgersi l’un l’altro; nel modo di essere disponibili all’aiuto reciproco; nel modo di trovare una strategia comune nell’educazione dei figli; ecc. In linea di principio, né lei, né lui dovrebbe far mancare la propria disponibilità sessuale all’altro, ed anche in questo si dovrà trovare un equilibrio e ci dovrà essere la reciproca comprensione di fronte ad una momentanea indisponibilità, davanti alla quale potrebbe anche essere forte da chi viene respinto il senso di subire un torto e, da chi si nega, ci dovrà essere la coscienza che non è un “diritto”, ma una propria momentanea mancanza che l’altro sta accettando e, si spera, senza recrimonie. È analogo al dovere di ambedue di non esprimere in modo volgare o sprezzante il proprio disaccordo su questioni d’interesse comune quando se ne discute: bisogna trovare un modo rispettoso per gestire la situazione.
      Tutto salta, se uno dei due instaura un regime di violenza, ma, allora, questo è il vero problema e l’eventuale reato. Ma lo stupro coniugale non esiste, perché non esiste il diritto di negarsi da parte di nessuno dei due.

      1. @Fra Diavolo
        Il diritto di negarsi esiste, non è che sposandosi una persona diventa proprietà dell’altra. Però se uno dei due si nega in continuazione e non dà spiegazioni o non fa niente per risolvere la situazione (se dipende da lui/lei), se non sbaglio, nel caso l’altro giungesse alla decisione di separarsi ha diritto a chiedere la separazione per “colpa” del partner. A livello legale dovrebbe significare qualcosa a suo vantaggio.

        1. @Chiara
          Presenti un agire ispirato al “potere”. Il sesso, se vuole sopravvivere, si deve ispirare al “dono reciproco”

          1. @Fra Diavolo
            Il sesso viaggia su regole tutte sue, col cuore e la mente puoi anche aver voglia di “donare” ma se il corpo non risponde si combina poco e male…
            (per dire che anche in situazioni di normali coppie che si amano ci possono essere problemi sessuali)
            Vero che magari se c’è volontà si può scegliere altri modi che permettono di non negare del tutto l’intimità, anche solo carezze erotiche per esempio.
            Ma qui davvero bisognerebbe lasciare la parola a qualche sessuologo di lunga esperienza.

            1. @Chiara
              In fondo, quel che dici non differisce molto dal mio. Distinguerei solo sul ricorso al sessuologo: non che in casi estremi non possa essere utile, ma per la stragrande maggioranza delle coppie qualora, come dici tu, ci sia la volontà di essere disponibili l’un l’altra, saranno loro a trovare la loro strada, l’unica adatta a loro.

        2. Quanto segue l’avrò scritto in 20 anni varie centinaia di volte senza trovare obiezioni (perché non ce ne sono), ma siamo sempre da capo. Riproviamoci (per Chiara ma anche per Fra Diavolo).
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          1. Si confonde sempre ciò che dovrebbe essere con ciò che è, ovvero ciò che Mario/Maria pensano che dovrebbe essere con ciò che di fatto è. Fra Diav. ” …non esiste il diritto di negarsi da parte di nessuno dei due”, ossia “non dovrebbe esistere” invece esiste, ce lo dobbiamo mettere bene in testa. Non esiste il diritto maschile a negarsi perché la donna ha “…diritti intimi…” esiste invece quello femminile perché “…la vita sessuale non è un diritto del marito…” .
          Chiara. “… ha diritto a chiedere la separazione per “colpa” del partner…” La donna sì, l’uomo no. Tanto che persino il tradimento della moglie è viene imputato al marito. Sto citando sentenze. Le ho lette solo io? Voi dove eravate? In quale mondo vivete?
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          2. Le sentenze sono più importanti delle leggi. perché queste possono venir disattese, le sentenze invece sono operative. Di questo si possono dare infiniti esempi in tutti i campi. Chiedete ai padri separati. Ma anche poche sentenze fanno testo. Ad esempio la sentenza di assoluzione di uno stupratore (anche se falso stupratore) fa scandalo. Due sentenze che condannino un uomo per aver guardato una donna fanno testo, anche per chi lo vuol capire e parla di “magistratura impazzita”. Altre infinite sentenze antimaschili potete trovarle voi. A piacimento. Una è sui portali dei giornaloni in queste ore.
          .
          3. Per Chiara e per tutti. Il diritto di negarsi da parte della partner esiste, eccome. E’ questa la vera liberazione sessuale, non quello che crediamo tutti. Un diritto che possiamo definire ineccepibile ma che ha un risvolto che si nega risolutamente: corrisponde al diritto della partner di imporre la continenza a vita all’uomo. Non è nemmeno un risvolto, è la stessa medesima affermazione vista dall’altra parte. Il motivo per cui si celebra il lato A e si nasconde i B è ovvio, giacché nessun uomo impianta una relazione stabile con quella che premettesse: il sesso si farà se, quando, quanto, e come voglio io. Se voglio, altrimenti sati a digiuno, Per un mese, per un anno, per sempre.
          Questo è però il diritto acquisito dalle donne in occidente. Certo, non tutte lo esercitano ma tutte possono esercitarlo. A tutti gli uomini può essere imposta la castità sine die. Questo è il mondo che è, non quello che dovrebbe essere o quello che io, Mario o Maria pensiamo che dovrebbe essere.
          Le donne che hanno qualcosa da obiettare su questo, non fanno altro che provare a dichiarare al fidanzato o marito (o quel che è) quanto segue, cioè la verità. “Io ho il diritto ed il potere di importi la castità a vita”. Suggerisco di dirglielo il giorno del compleanno, o il giorno prima del matrimonio. Poi ce la raccontiamo…
          .
          Ma voi vivete nel mondo che c’è o in quello che dovrebbe essere, in quello reale o in quello che “sarebbe bello se esistesse”?

          1. @RDV

            Non esiste il diritto maschile a negarsi perché la donna ha “…diritti intimi…” esiste invece quello femminile perché “…la vita sessuale non è un diritto del marito…”
            >>> Non è vero, la questione è reciproca, nessuno dei due ha diritto.
            Però in caso di matrimonio, come dicevo, il negarsi può costituire “mancanza” nei confronti dell’altro: e NON solo a favore delle donne, come sostieni tu:
            https://www.google.com/amp/s/www.ilsecoloxix.it/italia/2012/11/06/news/la-moglie-non-fa-sesso-il-giudice-la-punisce-1.32633715/amp/

            “corrisponde al diritto della partner di imporre la continenza a vita all’uomo.”
            >>> Per nulla. Proprio in quanto esiste il divorzio, l’uomo è libero di andarsene e, come visto, con addebito su di lei.
            Così dice la legge, poi se qualcuno qui ha subìto situazioni diverse che intervenga a farlo presente, io non mi permetterei di negare la realtà di singoli casi sfortunati.

            1. @RDV, @Chiara
              Ho il diritto di rivolgermi in modo sgarbato ed offensivo a mia moglie o a mio marito? Certamente no, ma a volte succede per tanti possibili motivi che magari in quel momento non ci consentono di essere la persona che dovremmo. La relazione può sopravvivere bene se la persona che ha subito il torto è in grado di comprendere l’altro e di riuscire ad accogliere le sue sofferenze del momento. Rimane fermo il fatto che non ho il diritto di essere sgarbato o di offendere e che la relazione vivrà se nessuno penserà mai di averne il diritto, altrimenti sarà quasi impossibile creare un clima affettivo efficace, grazie al quale potrò sempre chiedere alla persona che amo di confidarmi con lei, senza paura di essere respinto in malo modo. Questa è la forza di un rapporto basato sul dono reciproco: ho donato all’altro la mia disponibilità completa al dialogo e se qualche volta non sarò all’altezza, ho confidenza che in quel caso sia in grado di sopportarmi.

              È inutile fare l’analogia con il sesso perché mi sembra evidente. È chiaro, d’altronde, che la cosa è molto più delicata perché si tratta del linguaggio più intimo possibile.

              Il matrimonio si basa su questo dono reciproco di tutto il proprio essere all’altro, costruendo insieme una relazione solida. Se invece del dono prevale il criterio del potere e del diritto, allora…

              P.S. Mi sembra che ambedue vi infiliate in un giro vizioso nel quale alla fine vi rimane solo il criterio della quantità. Criterio del tutto inefficace a rendere valida una relazione.

            2. Non sono rarissime eccezioni a fare la regola. Mi chiedo in che mondo vivi. O se sei l’ennesimo troll.

                1. @DanieleV emerso dall’anonimato
                  Forse sarebbe stato meglio per la tua immagine fossi rimasto anonimo (battutaccia, così, pe’ cojonà!)
                  Al di là della battuta, è un errore pretendere che le regole del buon vivere siano valide solo se applicate dalla grande maggioranza o anche solo da una minoranza significativa. Sarebbe come affermare che non esista l’obbligo di rispettare il codice della strada perché nessuno lo rispetta in toto (cosa obiettivamente impossibile).

                  1. Non è una battuta, in realtà hai ragione, è stato un brutto commento ma, se posso spiegare, (forse) necessario. Il fatto è che mi fanno disperare più le benintenzionate come Chiara che le femministe dure e pure, perché da queste ultime non mi aspetto nulla, né comprensione, né logica, né riconoscimento. In effetti per loro noi non abbiamo diritto nemmeno di avere torto, non siamo nemmeno umani. Poi vedi una donna che supera la barriera e viene a parlarci, e discute pure pacatamente. In modo apparentemente logico, e torni a pensare che il mondo non è brutto come sembra. Però poi, Chiara è solo un esempio, vedi che, per quanto tu porti fatti e dati e statistiche e articoli su certe pratiche, ecco, per lei c’è sempre un ma, un però, un vedi. Il male-bashing martellante “Sì, MA…”. La misandria nei testi scolastici o nella pubblicità? “A me però non sembra, ai miei tempi…”. Il diritto di famiglia, in cui l’uomo praticamente è alla mercè degli elementi? “Ma io non conosco nessuno che…”. Eccetera, eccetera, eccetera. Ora, io non pretendo di avere SEMPRE ragione, ci mancherebbe, il mondo è vario e complesso e ci sono tanti fattori da considerare, ma è possibile che non ci sia mai una volta, una, in cui si dica “è vero, questa è una discriminazione/bugia/calunnia bella e buona ed è una cosa inaccettabile, punto e basta”. Ma quando si parla, che so, delle persecuzioni contro gli ebrei, delle farneticazioni dei neonazi, o cose del genere ma si va a fare l’analisi chimica degli scritti, o si va a ravanare nelle esperienze personali, per dire che sì, in fondo, MA…. sempre questo MA? In effetti, pensandoci bene, io non credo che Chiara sia un troll, in realtà ci spero. Perché se questo è il massimo che possiamo ottenere dall’altra “metà del cielo” (espressione che odio, ma tant’è), allora siamo proprio messi male.

                    1. @DanieleV
                      Ho riflettuto su quanto hai fatto notare e credo che molti miei interventi sembrino discordanti per un semplice fatto: finché leggo e mi trovo d’accordo, quasi sempre non commento, mentre mi viene da scrivere quando c’è qualche punto del discorso che non mi convince del tutto o che mi lascia perplessa.
                      Nel caso dei testi e attività scolastiche ero pronta a capire e infatti grazie alle vostre risposte ho dedotto che c’è stato un cambiamento rispetto ai miei tempi, un preoccupante martellamento nei confronti dei maschi.
                      In questo caso mi trovo discorde sul chiamare “stupro” ciò che viene descritto nel testo, ma non nego l’impatto negativo e la sofferenza che provoca. Chiamandolo con un altro nome secondo me si creerebbe meno confusione e sarebbe più facile essere capiti dal largo pubblico.
                      Riferendoci invece all’argomento dello “stupro coniugale”, cosa intendi per eccezioni? Il caso legale che ho linkato? Vuoi dire che ci sono tantissimi più casi di uomini penalizzati per aver disertato i “doveri coniugali” rispetto alle donne?

                      (tra l’altro vorrei far notare che l’articolo titola “punita per..”, come a destare scandalo e prendere le difese di questa “povera donna”… mentre al contrario scommetto gli articoli abbiano toni divertiti e ridicolizzanti il marito che non vuole fare sesso. Esempio di doppio standard).

                      Per concludere: è molto difficile per chiunque trovare qualcuno che sia d’accordo al 100% con le nostre istanze ed opinioni; se posso, ti consiglio di non scoraggiarti sull”altra metà del cielo” perché secondo me quello che conta è condividere le idee essenziali e agire nella stessa direzione.

                    2. @DanieleV
                      Apprezzo la sincerità! Comunque, non spero di averti convinto con la mia teoria del matrimonio (in qualunque forma legale si configuri) basato sul dono totale di sé, ma almeno un po’ farti riflettere sì!
                      N.B. non ho evidenziato che donando se stessi non si rinuncia a nulla perché ci siamo affidati e siamo nelle mani di chi amiamo e, in più, ci si arricchisce del dono di un altro essere umano in toto (dell’altro sesso, altrimenti si pesta l’acqua nel mortaio… chiedendo scusa a chi si sentisse offeso)

                    3. @Chiara: sullo “stupro” bisogna mettersi d’accordo, se intendiamo con questo termine l’atto sessuale estorto mediante mera forza fisica bruta, o ricatto immediato di violenza sulla vittima (o su un suo familiare), è vero che queste fattispecie non sono stupro, ma allora non lo sono nemmeno molte a sessi invertiti. Le regole non le abbiamo fatte noi, ma se oggi si considera “stupro” un ragazzo che mente alla ragazza sulla sua intenzione di sposarsi, o sul fatto che è single, o il marito che insiste “troppo” per fare sesso (decidendo se è troppo in base alla sola percezione della moglie), ecc. ecc., beh, allora è stupro anche il resto. Evidentemente, la società è diventata estremamente sensibile sul tema del sesso non del tutto consenziente: va pure bene, ma deve esserci assoluta coerenza, altrimenti non vale. E non vale nemmeno sollevare dubbi solo quando le vittime sono maschili lasciando stare (per convinzione, convenienza, distrazione, paura o altro non è importante) il resto: vogliamo ridiscutere tutto, e considerare l’idea che siamo andati troppo oltre? Felicissimo di farlo, sarei anche in gran parte d’accordo, ma devono cominciare le femministe, che sono loro che hanno imposto la svolta e, soprattutto, attualmente detengono il potere. Finché non lo fanno, noialtri andiamo per la stessa strada.

                      @Fra Diavolo: guarda che in astratto, in linea di principio, sono d’accordo con te, l’amore coniugale dovrebbe essere quello. Ci ho creduto e mi sono regolato su tale convinzione per anni. Poi, a seguito delle esperienze mie e soprattutto di tantissimi altri (fosse solo un problema mio, non esisterebbe questo sito e altri simili) sono dovuto scendere a patti con la realtà: le persone non donano sé stesse nelle relazioni affettive, e una parte (quella femminile) ha tutto il potere per sbilanciarla a proprio vantaggio. Per parafrasare (indegnamente) RDV, sarebbe bello, sarebbe meraviglioso se fosse come dici tu, ma così non è, purtroppo.

                    4. @DanieleV
                      Sono d’accordissimo, ma ripeto che se mi borseggiano sull’autobus, non per questo il divieto di non rubare diventa obsoleto o che lo sia diventata una regola di vita preziosa come quella dell’amore coniugale. Oggi è più difficile di ieri, quando dicono imperasse il cosiddetto patriarcato. Naturalmente il femminismo è tra i primissimi responsabili, ma non il solo. È una questione di civiltà e di educazione fin da piccoli, familiare e sociale. Non è il momento di fare una complessa analisi storico-sociale, ma, per quanto riguarda una relazione d’amore duratura, l’importante, ancor prima di scopare, è capire se l’altra persona è disponibile al dono di sé. Se il primo passo è il sesso, forse si tratta di una falsa partenza perché il piacere fisico è così intenso che sembra di non aver bisogno d’altro dall’altra persona. Certo, dentro di sé il desiderio di una relazione “piena” e il desiderio del “per sempre” non muore mai e lo si chiede in continuità e lo si promette sempre, ma per lo più rimane solo un desiderio. Non sono io a dire che vada sempre così o quasi, ma forse tu sì.

  2. Questo è un brano tratto da IL MITO DEL POTERE MASCHILE (1993), di Warren Farrell.

    Sono più gli uomini a uccidere le donne, o più le donne a uccidere gli uomini? I Sei Paraocchi

    II dipartimento della Giustizia ci informa che gli uomini uccidono il doppio delle donne, rispetto al numero di uomini ucciso dalle donne. Ma diamo un’occhiata un po’ più da vicino. Sicuramente è più probabile che degli uomini uccidano un certo numero di donne. Quasi sempre questi omicidi seguono un modello, e a un certo punto l’uomo viene catturato. Pertanto le statistiche del dipartimento della Giustizia riflettono questa realtà. Altri delitti commessi dagli uomini costituiscono una chiara prova: l’uomo involontariamente spara alla moglie o a un’amica, e poi si punta la rivoltella alla testa. La prova è sul pavimento.
    Peraltro, sei paraocchi ci impediscono di vedere i metodi di omicidio femminili. Innanzitutto, è più facile che una donna avveleni un uomo, invece di sparargli, e l’avvelenamento viene spesso registrato come infarto o incidente. Così Bianche Taylor More (il caso Arsenico e vecchi merletti) per un quarto di secolo poté continuare a uccidere prima di essere scoperta. E dei delitti all’Excedrin di Stella Nickell furono ritenuti responsabili dei vandali.
    Anche l’omicidio su commissione è meno identificabile perché e premeditato, e spesso affidato a un professionista. Quando viene scoperto, il dipartimento della Giustizia lo registra come «delitto con molteplici colpevoli» – non viene mai registrato come uccisione di un uomo da parte di una donna. Ciò crea un secondo paraocchi.
    Gli uomini che uccidono le donne di solito appartengono a classi socioeconomiche inferiori, mentre le donne che uccidono il marito o l’amante sono in genere di livello sociale più elevato. Ecco dunque il terzo paraocchi: il fattore denaro. Per esempio,
    Jean Harris (che uccise l’autore di La dieta Scarsdale) era stata preside di una scuola privata; Elizabeth Broderick era stata un’insegnante/elementare e, sposandosi, era entrata a far parte dell’alta società; Pamela Smart faceva la maestra nel New Hampshire. Con il denaro si possono assumere i migliori avvocati e si ottengono più assoluzioni e diminuisce così il numero di donne assassine che rientrano nelle statistiche del dipartimento della Giustizia.
    Probabilmente i paraocchi più importanti sono il «fattore Cavalleria» e il «fattore Donna Innocente» che, tanto per cominciare, evitano a molte donne di essere seriamente sospettate. Per giunta, la difesa basata sulle attenuanti talvolta porta al ritiro delle accuse. Per esempio, quando una donna assolda un minore o un uomo, amante o professionista che sia.
    Quando si combinano i Sei Paraocchi – l’avvelenamento mascherato, gli omicidi su commissione camuffati da incidenti e registrati come omicidi con molteplici colpevoli, il fattore denaro, il «fattore Cavalleria», il «fattore Donna Innocente» e la difesa basata sulle attenuanti – possiamo facilmente renderci conto che, consciamente e inconsciamente, siamo stati ciechi rifiutando di vedere delle donne che uccidono degli uomini.
    Dai Sei Paraocchi deriva una distorsione delle statistiche. Ma una distorsione della percezione deriva dalla tendenza dei media a dare risalto alla notizia quando sono gli uomini a uccidere le donne (l’assassino dell’università di Montreal, gli strangolatori di Hillside e di Boston).
    In breve, è impossibile sapere in quale misura i sessi si ammazzano tra loro. L’unica cosa che sappiamo per certo è che entrambi i sessi uccidono più uomini che donne.

  3. Concordo in parte…..
    Il consenso al sesso é imprescindibile dal genere di appartenenza !!!
    Quindi se un uomo subisce attenzioni non volute, trattasi di abusi sessuali.
    Se una donna arriva fino a farsi penetrare senza il consenso dell’uomo ,ma appunto forzatamente é stupro punto,
    Così come lo é sulla donna !!!

    1. “…è stupro punto.”
      Ma non viene punita. Se lo fosse non saremmo qui a discuterne. L’oggetto del contendere non è il fatto che sia stupro o meno, si potrebbe anche dargli un altro nome etc., ma se, pur essendo stupro (o cmq violazione della volontà in campo sessuale) sia punita o no. Non lo è. Perché? Cosa comporta questo? etc.
      .
      Il fatto oggettivo conta. Ciò che è non ciò che dovrebbe essere.

  4. Finché la violenza si intende solo quella visibile, quella punita dal codice penale e non anche quella invisibile – di cui la prima è in sostanza pura manifestazione -, non si può cacciar via le femmine dal trono morale sul quale stanno sedute, perché la violenza maschile è molto più visibile e non può essere negata.
    L’autorità morale femminile è una autorità usurpata perché fondata su una impotenza femminile che non è mai esistita e su una innocenza che parimenti non può esistere.
    Nondimeno oggi le femmine occidentali hanno questa autorità.
    Da qui si vede che l’interpretazione materialistica della Storia deve essere superata altrimenti non si viene a capo di nulla.
    Non si vedono né il potere occulto né le malefatte femminili e nemmeno tutto il resto.

  5. Tratto da QMDT di Rino Della Vecchia.

    http://questametadellaterra.blogspot.com/2011/01/3317-infantilizzazione.html
    >>>>>>>>
    Il caso rappresentato nel film ‘Rivelazioni’ sotto le vesti di molestia sessuale ai danni di Michael Douglas suggerisce paradossalmente una delle modalità di esercizio di possibili molestie in salsa rosa. Non la molestia sessuale, ma l’uso delle attrattive sessuali unite alla minaccia della denuncia per molestia, cioè esattamente il suo rovescio, ecco un elemento costitutivo del clima ostile antimaschile che si va progressivamente costituendo sui luoghi di lavoro. Questa possibilità nasce ovviamente dalla sempre negata diversità nel rapporto con il sesso tra i due, per gli uni lo scopo, per le altre uno strumento. Se questa verità negata fosse vera risulterebbe subito chiara la natura delle possibili molestie femminili, ossia l’uso del potere gerarchico, di quello sessuale e di quello etico legale per la conquista dell’anima, non del corpo maschile.

    Per chiarire il fatto è però necessario dire qualcosa sulla struttura generale del comportamento dei due sessi, alla luce di considerazioni un poco più ampie. Si immagini che esistano due creature una delle quali può usare la forza per ottenere ciò che vuole mentre l’altra ne sia priva. Per ottenere ciò che le interessa quest’ultima userà il solo strumento che possiede e che consiste in quei bisogni del forte che essa solo può soddisfare, beninteso di quel forte che a causa della legge o della Cavalleria o di vincoli etico emotivi di origine naturale o culturale non può usare quella forza, che pure possiede, per soddisfare i suoi bisogni. Il predone che non può predare. La parte debole non può nulla contro l’altra se questa usa la forza, ma può tutto se e quando a questa non sia consentito predare e rapinare come pur le sarebbe virtualmente possibile.

    L’intera storia delle relazioni tra i sessi assume contorni più chiari se la si legge alla luce di questa discriminante essenziale che è di natura epistemologica e perciò universale, astratta e quindi del tutto vincolante.i In questa condizione tenderanno a svilupparsi due diverse psicologie, quella del forte, la psicologia della rapina, e quella del debole, la psicologia del ricatto, il Predatore e la Ricattatrice. Infiniti sono i corollari di una simile ipotesi, eccone alcuni. Il Predatore deve agire, la Ricattatrice non ne ha bisogno, il primo si fa avanti, si mostra, si espone, la seconda sta ferma, dissimula, si ritrae. Il primo deve essere attivo, la seconda può, anzi deve, essere passiva; quello si espone e si compromette, questa si cela e si sottrae alla vista. Ogni rapina sarà allora costituita da una azione, ogni ricatto da una non azione. Si starà in attesa che il bisognoso si muova, si faccia avanti, certe che, prima o poi, la necessità biologica lo spingerà ad agire e quindi ad esporsi. Se non si muove si potrà incrementare il suo bisogno accrescendo gli stimoli che lo attivano, nel nostro caso, accorciando le gonne. Abolito ogni confine tra il lecito e l’illecito del suo comportamento, l’uomo si farà avanti inquieto e timoroso, dipendente.

    In questo quadro diventa subito chiaro in cosa consistano le molestie femminili e quale forma possano avere, saranno quelle che soddisfano la psicologia della Ricattatrice e ne saranno strutturalmente improntate, avranno di mira l’anima e non il corpo e saranno invisibili, evanescenti, sfumate, indirette, non saranno gesti o parole ma forme e modi. Non mireranno a possedere il corpo ma la mente e l’anima degli uomini, perciò non il potere per il sesso, ma il sesso per il potere.

    La molestia femminile sarà dunque l’esercizio sistematico del ricatto in tutte le sue forme ed espressioni, in tutti gli ambiti e gli aspetti sui bisogni maschili, quali che siano. Così ferie, permessi, trasferimenti, collocazioni, assegnazioni, promozioni, premi, attività, incarichi saranno strumenti di esercizio del controllo sull’anima e la mente maschile da parte delle sovraordinate; la speculazione sulle attenzioni, le anticipazioni, i complimenti, i favori (espressioni della proiezione maschile verso il sesso femminile) lo sarà da parte delle colleghe e la sollecitazione quotidiana, lo stimolo sessuale, la gestione della libido e dei sentimenti degli uomini da parte di tutte queste e delle altre. La molestia femminile avrà per obiettivo la creazione e la gestione del maschio che dipende, che chiede, che implora, che trema, che fibrilla, quel che il maschio fa immediatamente prima del coito. L’esito sarà l’infantilizzazione degli uomini, la loro riconduzione allo stato preadolescenziale in risposta alla pulsione profonda alla maternizzazione universale. Così come il sogno maschile è l’harem, simmetricamente, quello femminile è la nursery, un mondo nel quale gli uomini dipendano la Lei per ogni cosa, nel quale la coscienza sia confusa e la maschilità matura inibita. La condizione del bambino davanti alla madre. Il tossico sta davanti al pusher in condizioni di assoluta dipendenza tanto che questo può permettersi di fargli e di imporgli qualsiasi cosa anche dopo che abbia pagato le dosi che sta per ricevere. Il pusher, bustina in mano, gliela allunga e poi gliela sottrae, la solleva in alto, gliela mette sotto il naso e poi la nasconde dietro la schiena, chiede al tossico di autoinsultarsi e di umiliarsi, talvolta di strisciare per terra, infine, dopo averlo portato alla fibrillazione, gliela consegna. Non sorprende che i tossicodipendenti si riferiscano ai loro fornitori chiamandoli ‘mamma’.

    Quelle molestie non saranno dunque sessuali in senso proprio giacché non avranno di mira il sesso e perciò non potranno essere denunciate come tali e non entreranno nelle statistiche delle prevaricazioni femminili, né appariranno come sessualizzate, eppure, da un più alto punto di vista, saranno davvero di carattere sessuale perché agite da un Genere contro l’altro sulla base della loro differenza fondamentale: invasioni della sfera maschile attuate nei modi specifici del femminile. L’altra faccia della differenza. Questi saranno i caratteri delle molestie femminili quando gli uomini si renderanno conto della loro esistenza e prenderanno atto che se vi è differenza nel bene deve esserci differenza anche nella forma, nella natura e nelle finalità del male. Non riconoscendo gli elementi strutturali di questa diversità nel peggio non è possibile individuarla e si è indotti a credere che le molestie femminili abbiano lo stesso carattere e lo stesso scopo di quelle maschili. Malati di desiderio e ingannati da un racconto che non è il loro gli uomini credono che si riferiscano al sesso e perciò non solo non le temono, ma, come si sa, le auspicano.
    >>>>>>>>

    1. Bellissima analisi. Aggiungerei che una conseguenza di quanto descritto da Sandro è la forte avversione per le femministe all’introduzione della famigerata “pillola Rosa” quella che aumenta la libido femminile, utile talaltro per superare i problemi di frigidità femminile. In buona sostanza, la pillola viene vista come una minaccia ai giochi di ruolo cosi come sapientemente snocciolati nel commento di Sandro Desantis.

      1. @Miky
        Ci sono femministe che si sono pronunciate contro la “pillola rosa”? Non lo sapevo, hai qualche articolo da segnalarci?

        1. Scherzi, vero?
          Cerca “Lybrido” e “Feminist” insieme: almeno il 90% degli articoli sarà negativo.
          E’ in pratica un incubo per loro, perché ovviamente una parificazione del desiderio sessuale ridurrebbe fortemente il potere sessuale femminile.

          1. @Ericlauder
            Ok io intendevo notizie italiane mainstream, non dal mondo del femminismo anglosassone.
            Cercando “viagra rosa” + “femminismo/femminista” escono articoli dove anzi questa innovazione viene presentata come una rivoluzione femminista o comunque auspicata dalle femministe…
            Salta fuori pure un articolo di Eretica in cui si era espressa a favore..

  6. Analisi ineccepibile. Altra manna per le nuove generazioni maschili. Altre pagine auree del grande racconto di salvezza degli uomini che stiamo redigendo qui e altrove. Queste vanno incluse nel tomo: “Il male inconcepito – Quel male che portava il nome di bene” .
    .
    E’ impostando in questo modo i diversi poteri che si può parlare di stupro a danno degli uomini non di uso della forza e di connesse penetrazioni del corpo maschile (che sono casi minimalissimi, de facto ipotesi accademiche).
    .
    La violazione della volontà a mezzo della forza è reato, quello a mezzo della seduzione no, ma solo se a subire la prevaricazione (esercitata da una femmina) è il maschio. Se invece sedotta è la femmina si tratta di violenza (stupro) sia essa sobria o ubriaca e comunque la seduzione venga condotta.
    .
    Fingersi ricco, agganciarne una, portarsela a letto e poi svelare che si è poveri, è stupro. Sentenza Cass. n. 55481/17.
    .
    Ma non perdiamo di vista l’equazione fondamentale: stupro è ogni rapporto che la donna dichiari – in qualunque tempo successivo – di non aver voluto. Ogni altro fattore, elemento, situazione, fatto, parola, è del tutto irrilevante. Ivi compreso il sesso della prima notte.

    1. Ho letto la sentenza che citi ma non ne condivido il riassunto che fai. Direi piuttosto che “fingersi un fotografo, somministrare alcol ad una minorenne e su queste basi avere con lei un rapporto sessuale è reato”. Sul resto del tuo post non posso invece che concordare.

      1. “non ne condivido il riassunto che fai”

        Non sono avvocato ma secondo me è più che corretto.

        La Cassazione può pronunciarsi solo sui vizi di forma, così decide per annullare i primi due gradi o no, non entra però nel loro merito, nel caso specifico l’avvocato aveva sostenuto che i giudici non hanno tenuto conto del fatto che la donna era interessata a un secondo fine, ma la Cassazione ha risposto picche dando una interpretazione al reato di violenza sessuale che è quello detto.

        “La Cassazione ricorda che il codice penale [3] sanziona la violenza sessuale anche quando questa viene posta in essere tradendo in inganno la vittima per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Questo non significa solo far credere di essere una persona che non si è (Mario, ad esempio, spinge a credere di essere Giovanni), ma anche attribuirsi delle qualità o uno stato che non si ha. Difatti, il consenso al rapporto sessuale non deve coprire solo l’atto in sé ma anche l’identità della persona con cui lo si pone in essere. Vien da sé che se la persona è diversa (ipotesi di scambio fisico) o non ha le caratteristiche che la stessa ha fatto dolosamente credere all’altra con l’astuzia, non c’è alcun consenso da parte di quest’ultima. Pertanto scatta la violenza sessuale.”

        https://www.laleggepertutti.it/187918_fingere-per-conquistare-una-donna-e-violenza-sessuale

        1. Lo dice la Cassazione…..
          Per la donna completa deresponsabilizzazione dei propri atti e comportamenti e massime tutele; per contro, colpevolezza di ogni atto maschile e nessuna tutela.

          Dallo stesso sito:
          https://www.laleggepertutti.it/160464_se-lei-dice-di-prendere-la-pillola-e-invece-non-e-vero
          Qui la “colpa” è dell’uomo che si è fidato e si è lasciato andare, nell’altro caso la colpa è dell’uomo perché la donna si è fidata (….dove mi sono perso?)
          Qui l’uomo doveva tutelarsi usando il preservativo, nell’altro non poteva la donna tutelarsi verificando prima se era vero quello che diceva l’uomo?
          In questo caso nessuna tutela dell’uomo nemmeno in sede civile; nell’altro addirittura violenza sessuale!
          ………….

          Mi potete spiegare la differenza sul consenso del partner al rapporto sessuale trovandosi di fronte a:
          per una donna un uomo che mente dicendo di essere una persona importante; per un uomo una donna che mente dicendo di prendere la pillola?

  7. Il punto differenziale è questo: “Berlin l’ha falsamente denunciato. Gale viene incriminato e arrestato con l’accusa di stupro”. Oltre che essere stato forzato ad un rapporto, l’uomo si vede accusato ingiustamente.

    L’episodio narrativo citato invece secondo me non può essere considerato stupro, a meno di non considerare tale qualunque rapporto avuto con persone che ti fanno credere un certo coinvolgimento e invece mentono. Magari le femministe più sfegatate lo considererebbero, io invece penso che faccia parte del “rischio dell’amore e del desiderio”, quello di non essere ricambiati o non al 100%. La sofferenza procurata è innegabile, ma è un qualcosa che va gestito personalmente; se lo chiami stupro diventa un reato, vogliamo davvero che sia così? Schiere di donne sedotte e abbandonate che sporgono denuncia?
    Perché “La seduzione. La donna stupra l’anima dell’uomo” vale anche a sessi invertiti…

    Ps: con la forza l’uomo non stupra solo il corpo della donna, ma anche l’anima.

      1. @Ericlauder
        Se non vuoi chiamarla anima chiamala psiche; lo stupro può minare profondamente la psiche di una persona. Dire che coinvolge solo il corpo è come dire che è paragonabile a essere malmenati, invece è qualcosa di diverso.

        1. Essere malmenati Lascia tracce nella psiche: quindi anche essere malmenati è stupro: secondo le tue parole… A volte, anzi sempre, sembra che tu piova dal cielo,,, con delle interlocutrici così si da poca strada. Cito:” L’episodio narrativo citato invece secondo me non può essere considerato stupro, a meno di non considerare tale qualunque rapporto avuto con persone che ti fanno credere un certo coinvolgimento e invece mentono”. Sì, devi fare lo sforzo di scendere dal tuo piedistallo dal quale puoi pensare che alle femmine sia concesso mentire serialmente e pensare che sia una cosa dovuta e capire che le femmine (femmine come te) fanno esattamente questo continuamente e per gli uomini questi è stupro. Si tratta di adattare la vostra testolina al mondo che cambia come noi siamo cambiati per accontentare voi fino al punto che di fatto ci sono due giustizie: ci arriverete mai? Dalle tue parole sembra di no.

          1. @Joker
            Anche gli uomini fanno quello continuamente, cosa credi?
            E per nessuna donna ragionevole ciò è considerabile stupro. Se vuoi considerarlo un reato prova a raccogliere consensi, fai una petizione, tutto quello che vuoi (a quanto dici dovresti trovare molti sostenitori), ma secondo me devi trovargli un altro nome perché “stupro” significa una cosa diversa. Significa estorcerti un’intimità che assolutamente non vuoi condividere con quella persona in quel momento, lasciandoti un ricordo indelebile che inquinerà per sempre la percezione del tuo corpo e della tua sessualità.
            Ti ricordo comunque che stavo commentando quel singolo episodio descritto nel romanzo, non altri casi in cui l’uomo subisce effettivamente un rapporto con grande reticenza.

    1. “La forza. L’uomo stupra il corpo della donna.” vale anche a sessi invertiti… Soltanto che i numeri sono completamenti sbilanciati, perché è il uomo che possiede di solito la forza
      Il tuo discorso non fa una piega se fossimo identici, ma uomini e donne non lo siamo. Motivo per il quale gli omicidi su commissione in relazioni affettive sono completamente sbilanciati e vedono le donne perennemente in testa condizionando la volontà dell’esecutore, incominciando da Lady Macbeth. Ci sono casi allucinanti dove le donne riescono a manovrare per separato diversi uomini manipolati che commettono degli omicidi per lei, grazie unicamente ad un arma: la seduzione. La forza seduttiva di una donna può infrangere la volontà di un uomo in numeri talmente sbilanciati rispetto al contrario, come la forza fisica minatoria di un uomo può infrangere la volontà di una donna in numeri talmente sbilanciati rispetto al contrario. Vorrei che non fosse così, vorrei che due tette e un sedere che si muovono non mi ipnotizzassero, ma non è così. Oppure vorrei che io spogliandomi e toccandole riuscisse a ipnotizzare le donne, come fanno loro, ma è più probabile che ricavo soltanto dalle donne delle grida indignati e d’aiuto (rivolti ad altri maschi).
      La seduzione di una donna può “costringerti” a fare il sesso che non desideri (lo stesso che capita ai minori), come la minaccia della forza di uomo può spingerti a lasciarti prendere se sei una donna per paura.
      Il secondo è reato, il primo no, una donna può spingere e spingere e spingere finché non “stupra” la tua volontà. Dopodiché resta un uomo confuso che non capisce perché l’ha fatto e si autoincolpa.

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