Covid-19 e ipocrisia: si è al sicuro solo con mamma

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LA FIONDA

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di Fabio Nestola – Le frequentazioni tra i figli e i genitori separati costituiscono un annoso terreno di scontro. Non solo scontro fra ruoli genitoriali ma anche – o soprattutto – scontro col sistema giudiziario e con generici pregiudizi antimaschili in generale ed antipaterni in particolare. Da 40 anni sovrastrutture culturali gender oriented, dentro e fuori dai tribunali, privilegiano la figura materna relegando il ruolo paterno in spazi marginali nel processo di crescita della prole.

Ne sono prova le immancabili barricate che vengono alzate in occasione di ogni riforma o tentativo di riforma del Diritto di Famiglia: accadde a monte della 54/06, continua ad accadere ogni volta che qualche Parlamentare (Gallone nel 2010-2011, Pillon nel 2018-2019) tenta di correggere le storture applicative concretizzando il principio di bigenitorialità riconosciuto come un diritto dei minori nel 2006, ma rimasto sostanzialmente inapplicato.  Il diritto dei figli ad avere frequentazioni equilibrate e continuative con entrambi i genitori è rimasto sulla carta, svilito, spogliato di contenuti, applicato solo sporadicamente.


Stratagemmi per non aprire la porta al padre.


Prima della riforma del 2006 il sistema giudiziario sceglieva tra un genitore prevalente ed uno marginale; ruoli che continuano ad esistere anche dopo la riforma, nonostante la riforma, in spregio della riforma. Il padre ha acquisito maggiore spazio nella misura in cui la madre acconsente di lasciarglielo, ma in caso di conflittualità continua a dover elemosinare un pomeriggio in più, un’ora in più, una telefonata in più. Uno standard già lacunoso, che entra in crisi con l’emergenza Covid 19.

Ci si scambiano più o meno clandestinamente consigli su come negare i figli al padre; un’insegnante nel salernitano si è persino vantata sui social di suggerire alle madri, da parecchi giorni, di mentire ed inventare stratagemmi per non aprire la porta a nessuno, anche se il padre che vorrebbe incontrare i figli dovesse presentarsi con assistenti sociali o carabinieri. Per una persona che si dimostra tanto sprovveduta da pubblicizzare menzogne online, è impossibile sapere quante ce ne siano che consigliano le stesse scorrettezze mantenendo un profilo più basso.


Ipocrisia alle stelle.


Poi ci sono – anche da parte di associazioni forensi – le indicazioni a cavallo tra il buonismo ed il qualunquismo, quelle che consigliano ai padri di fare “un passo indietro”. Certo, basta rinunciare a vedere i figli e gli attriti scompaiono. L’emarginazione del padre viene spacciata come un gesto di buonsenso, responsabilità, persino coraggio. La motivazione è sanitaria, o perlomeno vorrebbe esserlo. Si caldeggiano “scelte di grande responsabilità, tra le quali la capacità di fare un passo indietro anche rispetto al Diritto e a ciò che è previsto dalla legislazione vigente”. Oppure: “Facciamo appello ai tanti padri che si dibattono tra il desiderio ed il diritto di stare con i figli, e la consapevolezza di dover limitare al massimo i rischi”. Ancora: “il fatto di non sapere nulla dell’ex, delle sue frequentazioni, di possibili spostamenti o comportamenti a rischio, crea un senso di profonda paura”.

Quindi? I figli non devono andare dal padre per placare le ansie materne? Mamma si preoccupa, quindi è meglio tenere i bimbi casa, soddisfare il suo istinto da chioccia e negare un diritto dei figli. E solo in subordine, anche dei padri. Infine “riteniamo che qualche volta fare un passo indietro (ancora!) da parte dei padri sarebbe un gesto di grande coraggio …  la decisione di fermarsi qualche giorno e sospendere il diritto/dovere di visita può rappresentare un autentico atto di umanità e di amore verso i figli”. Qualche giorno … ipocrisia alle stelle.


La madre è protezione, il padre è rischio.


Non stiamo parlando di un paio di settimane, l’emergenza Covid 19 è in atto da gennaio e si protrarrà ancora a lungo, nessuno sa dire con certezza quanto. Minimizzando in “qualche giorno” si vuole nascondere l’evidenza di mesi e mesi senza incontri padre-figli, da gennaio a maggio? Giugno? Oltre… chi può dirlo? Il passo indietro di qualche giorno potrebbe tradursi, all’atto pratico, nel fatto che il primo incontro dopo la pausa di responsabilità si svolga all’insegna del “mamma mia quanto sei cresciuto!”. Qualche giorno …. ma per favore, cerchiamo di restare seri.

La motivazione del confinamento antipaterno è sanitaria, o perlomeno vorrebbe esserlo. Devo esprimere un parere contrario, come mi capita spesso. Questi accorati appelli alla responsabilità sono inquinati da un non-detto di fondo: la convinzione dell’ambiente materno, e solo materno, concepito come un bozzolo salvifico, blindatura contro qualsiasi pericolo. Ecco il pregiudizio ideologico. La madre è protezione, il padre è rischio. Siccome la madre non ha il controllo dell’ex da cui è separata, lui deve essere a rischio per forza. Per quale motivo concreto, non virato da pregiudizi ideologici, solo le frequentazioni padre-figli esporrebbero questi ultimi al rischio di contaminazione?


Il figlio può stare con chiunque, basta che non stia col padre.


Il padre prende la bambina, la fa salire in macchina, la porta a casa propria e li rimane sabato e domenica. Non la porta da McDonald, al cinema o alle giostre, non va alle feste dei compagni di scuola, non la porta al parco in bicicletta, non l’accompagna in visita ai cuginetti. Stanno in casa, giocano, disegnano, cantano, inventano storie, guardano cartoni, leggono favole, fanno pizza e biscotti e se non vengono bene li buttano, sperimentano cose nuove. Non hanno nemmeno bisogno di uscire per la spesa, che il padre ha fatto in anticipo preparandosi al weekend con la bambina. Perché tale routine dovrebbe essere più rischiosa della permanenza non-stop tra le protettive e rassicuranti mura della casa materna?

Gli appelli al “passo indietro” hanno poca oggettività come tutti i qualunquismi, non tengono conto della realtà delle cose. Madre casalinga e padre impiegato, questo lo stereotipo. E se invece la madre fa l’infermiera, la vigilessa, la giornalista, la farmacista, se lavora in una tabaccheria, una lavanderia o un’edicola, se è arruolata nell’Arma o in Polizia, se è medico di base, ginecologa, anestesista, pediatra, operatrice del 118, giudice minorile, assistente sociale, cassiera del supermercato, impiegata alle Poste, in banca, nella P.A., in una ditta di pulizie o un’altra delle tante occupazioni che non si fermano per la pandemia … la figlia con chi trascorre le giornate? Col nuovo compagno (ammesso ci sia un compagno e che possa restare a casa), con la tata fissa, con diverse baby sitter ad ore, con la vicina di pianerottolo che ha una figlia coetanea, magari con i nonni materni che abitano al piano di sopra o con la badante della nonna non autosufficiente che vive in casa con loro …  può stare con chiunque, basta che non stia col padre.


Tanto si tratta solo di qualche giorno.


Viene disegnata l’icona di una madre, poco importa se lavoratrice o no, tranquilla solo se può mantenere il controllo di tutto, nel suo ambiente che percepisce come l’unico sicuro proprio perché “suo”; anche se la figlia è quotidianamente a contatto col nuovo compagno che fa l’autista di bus o l’impiegato al Comune e ogni giorno incontra decine di persone – però ad 1 metro – oppure fa smart working ma poi esce a comprare le sigarette;  se la bimba passa la maggior parte della giornata a contatto con la badante che va a fare la spesa, con la babysitter ad ore che lavora presso tre famiglie o con i nonni che escono due volte al giorno col cane.

Non viene accettata l’idea che possa esserci una promiscuità, e quindi un rischio di contaminazione, estremamente maggiore nell’ambiente materno della quotidianità rispetto a quello paterno del weekend. Solo se stanno con i padri i figli si ammalano, quindi bisogna proteggerli. Il padre è menefreghista per antonomasia, irrispettoso delle regole per sé e per la figlia. Oppure è un incapace cronico, sempre e comunque. Quindi è meglio che faccia ‘sto benedetto passo indietro. E la smetta di lamentarsi, tanto si tratta solo di qualche giorno.


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