Covid-19: la livella che spiana le menzogne

di Alessio Deluca – Anche i migliori matrix prima o poi vanno in crash. Anche i Truman Show progettati con la più grande dovizia prima o poi vengono smentiti. Anche i migliori e più immedesimanti spettacoli teatrali prima o poi finiscono. Accade perché c’è qualcosa che ci pre-esiste, ci precede, ci sovrasta e soprattutto prescinde da ogni costruzione fittizia che possiamo concepire e mettere in atto: la realtà. Costituita dalla sommatoria di fatti concretamente rilevabili, essa presto o tardi fa sempre irruzione, senza tanti complimenti, sul palcoscenico dell’esistenza, qualunque sia la messinscena che si sta realizzando. Non chiede permesso, non segue alcuna etichetta né protocollo. Arriva e basta, trascina tutti al suolo, piedi per terra, obbligandoci a tonfi tanto più rumorosi quanto più l’elio della mistificazione o dell’illusione ci aveva fatto levitare in alto. La realtà, qualunque sia la forma che decide di prendere, è ‘a livella, come la chiamava Totò.

Lui si riferiva alla morte e in effetti la scomparsa da questo mondo è il modo più traumatico con cui la realtà usualmente irrompe a sparigliare le carte. Oggi quella livella ha un nome e la si può vedere al microscopio: si chiama Covid-19. Un piccolo stramaledetto virus che toglie il respiro e ti ammazza. Non si scherza più dunque, signore e signori, non si cazzeggia più, non c’è più spazio per i giri di pista al circo: si muore. Per altro in un modo orribile. Dunque non c’è nulla da ridere, nulla per cui appassionarsi o per cui fare il tifo. Si rischia la pelle, si deve dunque cambiare radicalmente vita se si vuole sopravvivere insieme ai propri cari, non c’è più spazio per le cazzate, le chiacchiere stanno a zero. Ed è una grande novità perché negli ultimi tempi le chiacchiere e le cazzate erano diventate tante, tantissime, una più fasulla dell’altra.


Il virus ammazza in piena casualità, senza tener conto del gender gap.


Avete notato, per dire, che improvvisamente non c’è più alcuna emergenza nazifascista in Italia? Le svastiche disegnate al contrario, puf!, sono sparite come per magia. Anche il dilagante e vergognoso razzismo degli italiani è improvvisamente scomparso: forse che il coronavirus si è già portato nella tomba tutti quegli orribili concittadini che non se la sentivano di abbracciare un cinese? Chissà… Straordinario poi che anche omofobia e transfobia, emergenze nazionali così terrificanti da richiedere la discussione di una legge apposita anche in piena emergenza sanitaria, si siano estinte come i dinosauri. Ma non solo questo: i terrapiattisti, i novax, le sardine, i globalisti e immigrazionisti senza se e senza ma, i tifosi incalliti di calcio, e tutto quel mondo brulicante di retorica e fantasticherie autogestite è andato a rintanarsi, rapido come una marmotta terrorizzata, nella propria tana, facendosela sotto per paura di morire e portandosi dietro tutto il proprio armamentario di sciocchezze concettuali e slogan. Last but not least, la più rumorosa uscita di scena, nonostante gli sforzi di tenerne in vita l’ologramma, è quella del mito della violenza sulle donne e dintorni.

Lo si è visto nei giorni scorsi, la macchina della propaganda rosa sta facendo letteralmente carte false per continuare a restare sulla cresta dell’onda, ma con scarsi successi. Perché c’è la livella in giro, che arriva e spiana le bugie a suon di numeri, fatti concreti, reali, morti che si contano, non le farlocche proiezioni dell’ISTAT o i dati inventati dai centri antiviolenza. Uno, due, tre, quattro… i cadaveri infetti sono lì, li puoi contare concretamente indicandoli col dito. E se li guardi bene ti accorgi che sono uomini e donne. Con una prevalenza di uomini (sempre fortunati…), ma poco importa, nulla lascia pensare che il virus attacchi più volentieri le persone di sesso maschile. Come ogni livella che si rispetti, non guarda in faccia al sesso delle persone, al loro orientamento sessuale o politico: arriva e basta. Al massimo è tendenzialmente discriminatorio in base all’età, ma non per convinzione sua, bensì per semplice fisiologia: l’organismo anziano è più lento e debole nel rispondere all’invasione. Per il resto, ammazza in piena casualità, senza tener conto del gender gap.


Ora tutti vedono di quanta spazzatura fossimo stati ricoperti fino a ieri.


Hanno un bel dire le filosofe femministe che, in qualche modo, anche il virus è maschilista e patriarcale. Non sta in piedi e i morti di entrambi i sessi stanno lì a dimostrarlo. E se non bastasse questo, si volga allora lo sguardo all’esercito di chi si sta opponendo a questa livella che improvvisamente è arrivata a spazzare via tutto. Si guardino i camici bianchi e verdi, medici, paramedici, infermieri, tutto il personale ospedaliero: dopo un turno massacrante, un infermiere viene avvicendato da un’infermiera, un dottore da una dottoressa, a loro volta poi avvicendati da altri infermieri o infermiere, dottori o dottoresse. Si passano il testimone, come nella staffetta, ed entrano in gara per cercare di salvare indistintamente uomini e donne. Sono lì per esercitare l’etica della vita, che è superiore a qualunque puttanata ideologica sia stata inventata e affermata nel tempo: bianchi, neri, gialli, etero, gay, trans, musulmani, cattolici, protestanti, uomini e donne, bambini e anziani, è tutto saltato, non ci sono più schemi. Dal punto di vista etico il discrimine sta tra la vita e la morte, non nelle contrapposizioni dogmatiche e ideologiche concepite e diffuse fino a ieri.

Ecco allora, appunto, che con la livella in azione le chiacchiere stanno a zero. Ci hanno provato (e ci proveranno ancora ovviamente) a strumentalizzare anche questo frangente a proprio favore, per cercare di tenere in piedi questo o quel teatrino ma, santo cielo, al momento è uno spettacolo, sebbene un orribile spettacolo di morte, vedere come tutti, gli ideologi tossici e i loro servi della carta stampata, abbiano finito per venire zittiti dalla potenza della realtà. Una realtà fatta di città spettrali, di persone che si girano al largo, rese irriconoscibili dalle mascherine, di disposizioni governative da stato d’assedio, di concreta paura di morire. Trascinati di forza dal virus sulla cima di una rupe e sospesi sopra un baratro, tutti sono ora in grado di vedere di quanta spazzatura fossimo stati ricoperti fino a ieri, quanto densa e appiccicosa fosse la melma in cui un intero sistema organizzato ci aveva immerso, attirandoci con il luccicore di un intrattenimento che era in realtà ipnosi.


Si riparta da quella trinità, non da altro.


Tra le tante altre cose, in quella melma si vedono galleggiare i rottami del divario salariale, della violenza domestica, dei “femminicidi”, del patriarcato, della cultura maschilista e dello stupro, del “genere costrutto sociale” e di tutte le altre fantasiose invenzioni che ben conosciamo. Ora guardiamo quei rottami dall’alto della rupe, con l’orribile signora in nero armata di falce alle spalle, e l’unica cosa che ci interessa è che non spinga giù noi o qualcuno dei nostri cari. L’unica cosa che ci interessa è che gli uomini e le donne che insieme la stanno combattendo, vincano la guerra. Quando tutto tornerà più o meno normale, è indubbio che gli spacciatori di menzogne, ora messi zitti e buoni dalla livella, torneranno alla carica più agguerriti che mai. Perché, se non frequentata, la loro melma si dissecca e svanisce, e le persone, se non debitamente irretite e sedate, si svegliano. E non c’è niente di più pericoloso del risveglio di tutti per chi vive sulle messinscena.

Sarà nostro dovere respingere violentemente la carica di costoro e impedire che tornino a immergerci nella loro melassa retorica di bugie ben raccontate e ripetute ossessivamente. La crisi attuale dovrà essere messa a frutto anche così: dovrà essere occasione per una ripulitura del contesto culturale e sociale da questi virus dell’anima e della comunità. Con magari pure per una bella Norimberga per loro. Non per vendetta, ma perché oggi stiamo dedicando pensieri costanti o preghiere (per chi lo fa credendoci) a quegli uomini e donne che, da un lato e dall’altro della barricata, malati o operatori sanitari, stanno giocando insieme, in modo esemplare, una partita importante come non ne capitavano da tempo. Senza tener conto di orari, salari e tanto meno delle differenze dettate dal sesso, stanno combattendo per trascinarci via dalla situazione di pericolo in cui siamo. Quando otterranno la vittoria, perché è certo che la otterranno, non dimentichiamo la loro battaglia comune, congiunta, trasversale. Condotta uomini donne sempre insieme. Tre parole che sono un tempio, finalmente ripulito dalla feccia dei mercanti di bugie. Quando sarà il momento, si riparta da quella trinità, non da altro. E con essa si scacci l’inevitabile ritorno dei vampiri pronti a succhiare sangue dal corpo delle nostre convivenze e delle nostre relazioni.


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