DDL Zan: il buon senso in Parlamento apre uno spiraglio

di Redazione. Pioggia di emendamenti sul DDL Zan da parte dell’opposizione. L’ostruzionismo sta nella normale tattica parlamentare, sebbene esistano mezzi per superarlo. Di fatto si è in attesa dell’approdo in aula della proposta, previsto per lunedì 27. Nel frattempo tra i tanti emendamenti, alcuni dei quali assurdi (ma non tanto quanto la proposta di legge stessa), ne spunta uno che fa immediatamente alzare il livello della protesta dei sostenitori della legge bavaglio GLBT. Si tratta di un’iniziativa trasversale partita da alcuni parlamentari del PD, probabilmente di matrice cattolica, e appoggiata da tutta l’opposizione e anche da Italia Viva. Si tratta di due clausole che i promotori vorrebbero aggiungere alla legge sovietico-arcobaleno. La prima si propone di tutelare “la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio e alla violenza”. Sacrosanto, e se i promotori del DDL Zan fossero in buona fede, cioè se non mirassero a imbavagliare chi ha idee opposte al loro modello di mondo, non dovrebbero avere difficoltà ad appoggiare questo emendamento. In effetti così hanno sempre detto: l’idea è sanzionare gli atti discriminatori, non la libertà di esprimersi, quindi…

Poi c’è la seconda clausola, che integra la prima. Se è vero che l’obiettivo è evitare atti di discriminazione, ebbene la legge dovrebbe essere specifica e non lasciare al giudice, e tanto meno al sentore della presunta vittima, il margine per definirla. Ecco allora che i firmatari dell’emendamento propongono che la legge porti questa dicitura: “costituiscono comportamenti espressione di discriminazione il rifiuto di fornire un bene o un servizio, ostacolare il normale esercizio di una attività economica, il rifiuto di assumere, sanzionare o licenziare una persona, subordinare la prestazione di un bene o di un servizio, l’offerta di un impiego, una domanda di tirocinio o un periodo di formazione a condizioni o motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi oppure fondati sul sesso, genere, orientamento sessuale o identità di genere”. Una clausola che starebbe benissimo a emendare anche la già molto illiberale Legge Mancino. Mille volte ancora più sacrosanto, dunque: con questa definizione circostanziata, gay, lesbiche, trans eccetera sarebbero tutelati a dovere e nel frattempo potremmo restare liberi di dire, ad esempio, che no, un bambino a una coppia gay proprio no, e che l’utero in affitto è una roba ributtante. Di nuovo: se i GLBT e i loro scagnozzi in Parlamento fossero in buona fede e volessero davvero tutelare le loro comunità da reali discriminazioni, non dovrebbero opporsi o protestare per questa proposta.


Sarebbe un peccato se un emendamento, per quanto sacrosanto, mandasse in fumo tutti gli sforzi e gli investimenti.


Invece è una grande alzata di scudi. Su altri emendamenti, quelli beffardi che propongono di inserire nelle tutele anche i calvi o tutti gli altri millemila orientamenti e identità sessuali, alla fine gli arcobalenati si sono limitati a scrollare il capoccione dando dei volgari e offensivi a chi li ha presentati. Su questo emendamento trasversale invece è partita una vera e propria crisi isterica. Zan si spettina su tutti i media: “è lo stesso emendamento che anni fa fece affondare il DDL Scalfarotto”. Vero, ma anche il suo DDL è una fotocopia dello Scalfarotto-Boldrini. Le leggi sovversive delle libertà costituzionali non cambiano natura se cambia il nome del relatore. Che ora, insieme a tutte le associazioni di riferimento, in testa l’UNAR e l’associazione Mario Mieli, hanno paura. Fa paura soprattutto la trasversalità dell’iniziativa e il consenso che, essendo del tutto ragionevole, sta raccogliendo in Parlamento. Oltre alla speranza che finisca oggi com’era finita con lo Scalfarotto-Boldrini ieri, ciò che conta è però che le ambasce di Zan e delle lobby che ha alle spalle la dicono lunghissima su quanto davvero fosse loro interesse tutelare talune minoranze da discriminazioni assortite. Si svela, dalle loro proteste, il vero progetto, per altro già di suo nascosto malissimo, di volere un meccanismo per intimidire tramite sanzioni e carcere chiunque avesse motivi di criticare la teoria e la pratica gender e il progetto di futuro distopico che ha in animo. E dato che i motivi per criticarlo sono tantissimi, uno più buono dell’altro, ora che il bavaglio gli viene bruciato davanti al muso partono immediate le crisi di panico.


Sono da comprendere, alla fine. Zan, come Scalfarotto prima di lui, si gioca la carriera politica su questo tentativo e i GLBT si giocano la possibilità di andare a contendere alle femministe la grande mangiatoia di soldi pubblici su cui da anni pasteggiano indisturbate. Su questo progetto il dispendio di energie e denaro da parte delle lobby promotrici dev’essere stato poderoso (e chissà quanto di quel denaro è in realtà pubblico), specie per sollecitare i media a fare il mestiere che da tempo essi hanno deciso di fare: i lacchè dei gruppi d’interesse. Casualmente infatti (sottolineiamo casualmente) negli ultimi tempi si moltiplicano le notizie di fatti discriminatori nei confronti di qualche gay, lesbica o trans. Titoloni e strilli condivisi a manetta sui social per dimostrare che della legge contro l’omotranslesbofobia “c’è bisogno”: Peccato che tutti i casi riportati facciano riferimento a voci non verificate, a fatti non comprovati o, più spesso, a eventi gonfiati ad arte. Ultima in ordine cronologico la notizia di qualche giorno fa: coppia gay scacciata dalla spiaggia perché i due si baciavano. Scandalo e vituperio! Fior di articolesse ed editoriali sui media mainstream relativi a quanto arretrata sia la cultura italiana sull’omosessualità e bla bla bla. Passa qualche giorno ed emerge la verità: altro che baci, i due si stuzzicavano sessualmente davanti a frotte di bambini. Qualcosa di improprio, che a farlo siano due gay o due etero. E non sono stati affatto cacciati, ma solo invitati a contenersi. Tutta un’altra faccenda rispetto a quanto raccontato dai grandi giornali. E a raccontare la verità è solo il piccolo sito “Fregene news”. Perché i soldini per ungere i grandi media servono anche a non far circolare le notizie vere. E sarebbe quindi un peccato se un emendamento, per quanto sacrosanto, mandasse in fumo tutti gli sforzi e gli investimenti. Vero On. Zan? Vero amici GLBT?


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