Disney e la diffusione degli stereotipi sessisti

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LA FIONDA

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di Roberta Sciaccaluga – Il 2020 non è cominciato nel migliore dei modi: dovremmo ritrovare quello spirito di comunità da tempo ormai perso, quella speranza di poterci ritrovare tutti insieme di nuovo come prima. C’è qualcuno, però, che mina tutto questo e ci spinge a odiarci. O meglio: a odiarci tra un genere e l’altro. Si, sono loro, le nazifemministe. Se nel 1933 c’era Hitler a diventare cancelliere e nel 1938 a promulgare le famose “leggi razziali”, creando pregiudizio e odio, oggi ci sono le femministe che, affermando di voler una maggiore uguaglianza, nei fatti spingono le persone a odiare il sesso maschile e a far promulgare leggi, quali “il Codice Rosso”, un supporto a ogni donna che voglia un po’ di vendetta a danno del proprio ex marito o ragazzo, magari facendoloo andare in prigione senza bisogno di prove concrete.

Come? Ma semplicemente affermando che è stata molestata o picchiata: non importa se non ci sono prove materiali, per le femministe “ogni donna va creduta in quanto donna”. Senza pensare che, a causa del dilagante fenomeno delle false accuse, chi è davvero una vittima non riceverà giustizia perché il tempo è speso a incarcerare degli innocenti. Che non ti venga mai più in mente, uomo, di provarci con una bella donna che incontri per strada perché ti potresti beccare una denuncia per molestia. Siamo, infatti, nell’era dei social network: l’unico modo per approcciarsi con una donna è attraverso i siti di incontri. Un mondo davvero bellissimo.


I classici Disney hanno gli stereotipi del maschio moderno.


Gli stereotipi e i pregiudizi continuano ad aumentare: la donna è vista come un angelo che non potrebbe mai arrecare alcun danno (nonostante vi siano prove con fatti concreti accaduti e che accadono che dimostrano il contrario) e gli uomini sempre più come molestatori, possessivi e carnefici. Mentre la prima viene associata sempre più all’indipendenza e alla forza di volontà, i secondi sono sempre più associati ad aggettivi negativi, con generalizzazioni anche a danno della loro fisicità. Perché se la donna oltre il peso forma deve essere valorizzata, apprezzata e non si può contestarne la salute fisica, l’uomo continua a dover avere i soliti canoni estetici per poter essere definito uomo. Gli stereotipi di genere, a carico degli uomini, non finiscono mai. Un esempio? La raffigurazione delle protagoniste donne e dei protagonisti uomini nella nostra amata Disney.

Mi sono imbattuta in questo video dove si gioisce per la sempre più marcata visione della protagonista come indipendente e forte rispetto ai classici canoni della protagonista femminile (Cenerentola, Biancaneve o la Bella Addormentata), quella che viene salvata dal principe azzurro. Se posso anche trovarmi d’accordo con questa visione della donna più moderna, come sempre manca la controparte maschile. Se pensiamo ai classici Disney in cui c’è un protagonista maschile, notiamo una cosa in particolare: hanno gli stereotipi del classico maschio moderno.


Ma chi gli farà cambiare idea? Certamente una bella ragazza.


Ecco qui alcuni dei film della Disney che hanno incarnato alcuni degli stereotipi che ancora ci sono verso il genere maschile:

  • “Peter Pan”: tutti gli uomini sono dei bambini che non vogliono crescere
  • “Aladdin”: un ladro di quartiere che, per poter riuscire a trovare la ragazza dei suoi sogni e riuscire nella vita, deve mentire
  • “Hercules”: un uomo per essere tale deve diventare muscoloso altrimenti non è nessuno
  • “Le follie dell’Imperatore”: Kuzco, imperatore narcisista ed egoista

Inoltre, prendendo alcuni dei film citati dal video che ho suggerito poco prima, con maschi non protagonisti:

  • “Rapunzel”: Flynn Rider, ladro e Don Giovanni che riesce a cambiare vita solo grazie ad una ragazza
  • “Pocahontas”: uomo coraggioso e avventuriero che però considera i nativi americani come selvaggi da civilizzare. Ma chi gli farà cambiare idea? Certamente una bella ragazza come Pocahontas
  • “La principessa e il ranocchio”: Naveen: il coprotagonista del film, amante delle belle donne, nonché spendaccione e credulone che si lascia abbindolare da false promesse pur di diventare ricco. Una bella visione dell’uomo superficiale che riesce a cambiare per una bella ragazza, naturalmente.
  • “Frozen”, dove vi sono: Kristoff, solitario, scontroso e rozzo, ma dal cuore d’oro e, ovviamente, robusto (ci immagineremo mai un uomo non robusto per proteggere una dolce fanciulla?) e Hans, il classico manipolatore dall’apparenza gentile ma in realtà arrogante ed egoista.
  • “Gli Incredibili”: Mr Incredibile con il super potere, ovviamente, della forza
  • “Mulan”: Li Shang, ragazzo atletico e coraggioso che fa innamorare Mulan e diventa meno scontroso grazie al suo amore per lei

Gli stereotipi vengono combattuti solo sul versante femminile.


Fin qui, come si può vedere, sono gli uomini, prima con difetti e i classici stereotipi legati agli uomini, a cambiare e a diventare migliori grazie all’aiuto di una ragazza. A questi si aggiunge “La Bella e la Bestia”, un’inclusione con cui mi trovo totalmente in disaccordo. Belle non dovrebbe stare nell’elenco di personaggi femministi dei film della Disney perché, contrariamente alle femministe, non vede negatività nella Bestia ma riesce ad andare oltre al suo aspetto esteriore e alla scontrosità. E’ pura e innocente, completamente diversa dalla caricatura attuale femminista. In ogni caso, anche qui lo stereotipo non manca, con Gaston, il Don Giovanni, bullo del paese, prestante, maschilista, cinico e arrogante.

Quindi, se i personaggi femminili stanno subendo un grande cambiamento, i personaggi maschili continuano a impersonare i classici stereotipi della mascolinità quali: un uomo è tale solo se ha i muscoli ed è virile e viene notato dalle donne solo con queste fattezze; gli uomini sono quasi tutti dei Don Giovanni, ladri, bugiardi, arroganti, scontrosi ed egoisti; gli uomini possono diventare migliori di ciò che sono non grazie a se stessi ma solo grazie ad una ragazza che riesce a “psicoanalizzarli” e a farli maturare o a modificare i loro difetti. Insomma, anche su questo versante, gli stereotipi vengono combattuti solo sul versante femminile, lasciando che gli stereotipi maschili continuino a influenzare la visione di cosa vuol dire essere un uomo.


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