E’ sufficiente contare: ecce homines

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LA FIONDA

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di Redazione – Le relazioni tra questo blog e “Le Iene”, inizialmente buoni e cordiali, si sono incrinate qualche mese fa quando la redazione del famoso programma si accodò alla fake news diffusa da “La Repubblica” secondo cui il fondatore Davide Stasi deridesse le donne sfregiate con l’acido, e gli dedicò per questo una paternale davvero fuori luogo. Tuttavia, onore al merito, non si può non segnalare un loro recente servizio dedicato all’ospedale da campo allestito in un paio di settimane a Bergamo. Va visto, senza dubbio. E va visto con la massima attenzione perché, al di là del messaggio più immediato, cioè onore a chi ha compiuto un’impresa che ha dell’incredibile, esso svela altri aspetti cruciali.

Nel servizio, l’inviato, come spesso accade con “Le Iene”, viene coinvolto direttamente nelle vicende raccontate. La iena Ismaele La Vardera si ritrova così a cooperare nel team incaricato di costruire quello che poi verrà riconosciuto internazionalmente come un modello mondiale, e tanti saluti alla proverbiale inefficienza italiana. Nel corso del servizio, La Vardera dà una mano nell’allestimento, nelle guardie notturne e anche nel penoso presidio della camera ardente e del trasporto delle salme. Lui e la telecamera si soffermano su ambienti, persone, apparati in fase di installazione e cercano di cogliere anche gli umori, quel senso di speranza che sorge anche nei momenti più disperati. Ed è noto a tutti: a Bergamo di disperazione il covid-19 ne ha portata molta.


“L’abbiamo vegliata tutta la notte”.


Ma chi sono i soggetti partecipi di questo miracolo? Tantissime persone, provenienti da Bergamo e dintorni. Artigiani, operai, tantissimi alpini (gli stupratori, ricordate?) e tantissimi della curva dell’Atalanta. Impossibile contarli tutti. O meglio: impossibile contare gli uomini. Davvero troppi. Tutti senza orario, tutti pronti con ogni energia disponibile a costruire, montare, installare, tinteggiare, trasportare a spalla, restare svegli e far la guardia e ogni altra attività stressante e defatigante, e anche a cucinarsi da mangiare, quando arriva il momento. E, da maschi, pronti ad alzare la voce, per cantare assieme inni da stadio che facciano da incoraggiamento rude, virile quasi fino al fastidio, ma dannatamente efficace.

Tra di loro c’è l’ex alpino, ora tifoso dell’Atalanta. “Ho avuto un passato difficile”, dice da dietro la mascherina, e non nasconde né il riscatto che quell’operazione sta significando per lui, né le lacrime quando tutto è compiuto. La maschilità tossica smentita con tutta l’umanità possibile. Qualunque cosa abbia quel ragazzo nel suo passato, ecce homo, ecco l’uomo. Ma c’è anche il Capo di Stato Maggiore, quello sopra il quale non c’è nessuno, se si tratta di Forze Armate. Sarà o no un duro? Sì, lo è. Schiera dietro di sé altri uomini, ringrazia i volontari con parole solide e formali e poi si commuove. Ecce homo, di nuovo. Poi ci sono quelli che, pur se abituati a bestemmiare l’impossibile in curva, costruiscono una camera ardente, scolpendo anche il papiro “I.N.R.I.”, per le salme di chi è stato soffocato dal covid-19. “La prima notte c’era una bara sola”, dicono. “Ci dispiaceva lasciarla così e l’abbiamo vegliata tutta la notte”. Ecce homines.


Entrambi sono indispensabili. Assieme.


Non dimentichiamolo, siamo a Bergamo, terra di uomini rudi e, secondo molti, coacervo anche di razzismo. Eppure tra i volontari spunta un boliviano, desideroso di dare una mano, per restituire moralmente qualcosa di ciò che ha ricevuto da quella terra. E altri volontari in tutto e per tutto bianchi, italiani, eterosessuali e cristiani, che si caricano in spalla cartoni di beni di prima necessità e li vanno a consegnare a tutte le famiglie, incluse quelle di immigrati, ora in grave difficoltà a causa del lockdown. E va ripetuto, come una litania: ecce homines. E se non se ne vuole fare un fatto nazionale, l’occasione c’è: tra i tanti parla un uomo, un russo, parte del contingente mandato da Putin. I loro camion hanno un cartello: “dalla Russia con amore”. E mentre la Von Der Leyen e la Lagarde giocano al Dottor Stranamore nella stanza dei bottoni, i giganti della steppa sanificano residenze per anziani diventate luogo di strage a causa del virus. Un anziano dalla finestra saluta e ringrazia. Forse anche lui pensa: ecce homines.

E in tutto questo dove sono le donne? Ne abbiamo contate cinque. Una alla reception, una che dava aiuto generico agli alpini, un’infermiera, una che girava con una cartellina in mano e una all’ufficio comunale. Tutte e cinque ingranaggi indispensabili in un meccanismo che, per funzionare, ha bisogno del supporto di tutti, senza distinzione. Ma il conteggio parla chiaro. A rischiare, a fare il lavoro più duro, a sacrificarsi nelle attività più ingrate e nonostante tutto a mostrare empatia con lacrime talvolta irrefrenabili c’erano praticamente solo uomini. Il che non significa che il genere maschile sia migliore di quello femminile. Fa quello che sa fare, per indole e per natura, esattamente come la donna. Ed entrambi sono indispensabili. Assieme.


“Milioni di mezzi uomini…”.


Conteggiare la loro presenza non ci serve per istituire una competizione, sarebbe insensato: gli uomini che erano lì avevano probabilmente una madre o una moglie pronte ad accoglierli, a dar loro conforto al rientro a casa. La forza di quegli uomini pronti a non mollare mai ha come componente irrinunciabile la sicurezza di avere con sé l’affetto e il supporto di una persona amata, e varrebbe sicuramente l’opposto se fossero le donne ad essere chiamate a operare in una faticosa e pericolosa prima linea (posto che i loro uomini probabilmente non gli permetterebbero di correre rischi e cercherebbero di offrirsi al loro posto). Dunque l’idea di una competizione non sta e non può stare in piedi. E questo è un messaggio chiaro e forte a chi, per professione, interesse e attaccamento al potere, instilla ogni giorno, con ogni mezzo, odio e guerra tra uomini e donne, criminalizzando sistematicamente i primi e vittimizzando le seconde.

Non funziona così. Gli ultras sono tutti razzisti, eppure erano lì con tutti, per tutti, senza alcuna distinzione. Gli alpini sono tutti stupratori, eppure erano lì al servizio di chi ha bisogno. Gli uomini sono tutti oppressori, eppure hanno faticato senza orario per dare un letto di cura a uomini e donne indistintamente. Torna in mente il famoso manifesto contro cui questo blog, insieme a tanti altri, si è schierato tempo fa. Diceva che in Italia ci sono milioni di carnefici, milioni di mezzi uomini operanti a danno di milioni di donne vittime di violenza. Una falsità di natura terroristica atta a nascondere cosa siano capaci di fare uomini e donne assieme. E in particolare gli uomini, quando il dovere li chiama per il bene comune. Per gli avvelenatori e le avvelenatrici di pozzi, così tentacolarmente radicati ovunque, questo servizio delle Iene sia una risposta chiara e netta. Cui si aggiunga la nostra, pronunciata da uomini e donne di buona volontà: ecce homines.


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