FaceApp e il meme sul gender paygap

di G. Tarantini. In questi ultimi giorni di post quarantena una piccola notizia ha lasciato il ghigno amaro sul volto del buon senso: il numero di iscrizioni alla famosa FaceApp ha superato il numero di iscrizioni a Immuni, l’app teoricamente di controllo del covid-19. FaceApp è un’applicazione di carattere fortemente ludico, serve a cambiare i connotati di una propria foto per poter vedere come saresti se fossi del sesso opposto, esiste da tempo ma proprio questa settimana sta godendo di una nuova ondata. Le bacheche da un po’ sono un continuum di amici e amiche che cambiano sesso, coi relativi commenti e le relative battute sempre entro il limite della sfera ironico-ludica.

Le forme di pregiudizio e di discriminazione non hanno però alcuna etica di caccia: qualsiasi sia il carattere di un contesto esse saranno pronte a colpirlo con il dente avvelenato dell’odio. Ed è così che oggi, scorrendo lungo la bacheca, noto la continua condivisione di questo contenuto espresso da una di quelle persone laureate all’università della vita e diventato virale grazie ad alcune pagine social di stampo femminista/liberal:


Un caso lampante di discriminazione.


Questa uscita, a metà tra la satira ed il black humour, fa riferimento al famoso e discusso tema del “divario salariale di genere”, secondo il quale ci sarebbe uno svantaggio negli stipendi di uomini e donne dovuto ad una serie di dinamiche sociali a sfavore delle ultime. La simpatica signorina invita quindi tutti gli uomini a decurtarsi del 30% lo stipendio (chiunque essi siano e qualsiasi sia la loro condizione) solo per il fatto di essere uomini.


Fa molta impressione il modo con cui la gente ha talmente interiorizzato il pregiudizio da non riuscire a notare un caso così lampante di discriminazione (arrivando al contrario a condividerlo), e lo dico perché di discriminazione si tratta. Può essere giustificato come si vuole, si può dire che fosse solo una battuta, ma comunque una battuta offensiva nei confronti di una categoria, sempre la solita: gli uomini.


Statistiche da capogiro.


A questo punto sarebbe però interessante analizzare quanto questa dichiarazione ironica così tanto condivisa abbia un reale fondamento nella realtà, e quanto invece possa rivelarsi non solo una dichiarazione discriminatoria, ma anche dannosa e falsa. La simpatica dottoressa della vita ci invita infatti ad auto-decurtarci lo stipendio nel caso avessimo l’enorme colpa di essere uomini, presumendo quindi che se io sono uomo, qualsiasi sia la mia condizione, non avrò problemi legati all’ambito economico perché il sistema è già a mio favore.

L’università che ho frequentato mi ha però insegnato a fondare un’opinione sui fatti piuttosto che sulle percezioni, e se si cerca di comprendere la tematica dei problemi economici maschili i fatti vanno in totale controtendenza a questo meme femminista della giornata. Due delle tematiche sociali più rilevanti riguardo a questi problemi sono il suicidio a fini economici e i senza dimora. Guardando all’Italia, le statistiche relative a questi due fenomeni sono da capogiro, se viste in base al sesso.


Il 90% dei suicidi per motivazioni economiche in Italia viene commesso da uomini.


Per quanto riguarda il suicidio per ragioni economiche abbiamo uno squilibrio impressionante a svantaggio dei maschi, possiamo vederlo nel comunicato stampa di una ricerca dell’EU.R.E.S intitolatoL’ultimo grido dei senza voce, il suicidio in Italia al tempo della crisi”, ricerca che traccia l’andamento delle statistiche di suicidio in Italia dal 1985 al 2009 arrivando a fornirci un dato che definire allarmante è riduttivo: il 90% dei suicidi per motivazioni economiche in Italia viene commesso da uomini.

Un’altra ricerca, questa volta in collaborazione tra ISTAT, ministero del lavoro, Caritas e Fio. Psd, può invece aiutarci a far luce su come il barbonaggio colpisca in particolar modo gli uomini. Secondo i follow up dei dati sui senza dimora presentati nel 2015, ben l’85% dei senza tetto in Italia è di sesso maschile. Mi chiedo quindi quanto questa battuta sia innocente, quanto la percezione di tanta gente nel ritenerla giusta e condivisibile sia una percezione sprovvista di carattere veritativo, ma soprattutto mi chiedo chi potrà mai far risuonare la voce strozzata delle vittime di questo sistema se l’udito dei più rimane sordo.


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