“Femminicidio”: e gli altri paesi a quanto stanno?

femminicidioE’ di stamattina un articolo chiarificatore sulle tante falsificazioni messe in atto attorno al termine “femminicidio” e al fatto che una sua definizione circostanziata e convincente non esista. Con ciò permettendo a chi ha interesse a diffondere allarmismo di dare numeri sovrastimati e affermare un lemma che non ha alcun significato (se non dal lato ideologico). Alla fine si è concluso che contro i 62 sbandierati, i “femminicidi” che ci si potrebbe sforzare di riconoscere davvero come tali sono in realtà 20. Ma anche solo 20 sono tanti o pochi?

Dal lato empatico sono troppi. Anche uno è troppo. E questo vale per qualunque omicidio commesso da chiunque a danno di chiunque. Messo da parte il lato empatico, vediamo ora di studiare freddamente il fenomeno in modo analitico. E per riuscirci non resta che paragonare i nostri numeri a quelli di altri paesi, rimanendo in ambito europeo, quello culturalmente più vicino a noi. E’ praticamente impossibile, a meno di non conoscere tutte le lingue d’Europa, ricavare il conteggio ad oggi, per il 2019, dei “femminicidi” nei vari paesi, né verificare quale tra le tante definizioni a disposizione venga adottata. Non resta che accontentarsi di dati generici e non aggiornati all’oggi.

E così si scopre che in Francia, paese sufficientemente paragonabile all’Italia sotto tutti i profili, i “femminicidi” oggi ammontano a ben 75 (dato di luglio). Ma anche che il nord-Europa è un vero e proprio inferno per la vita delle donne e l’est sta correndo a raggiungerlo. Ma l’Italia nel confronto come si posiziona? Serve arrivare a un reportage della BBC per avere un dato più o meno oggettivo:

femminicidio statistiche

Da notare che alla BBC, acquisendo dati Eurostat ed essendo persone serie, non classificano sulla base di formule insensate tipo: x donne uccise ogni x giorni x ore. Contano il rapporto tra i “femminicidi” commessi dal partner e il numero di abitanti. Così si fa nella statistica corretta. Ed eccoci lì, per una volta orgogliosissimi di essere agli ultimi posti di una classifica europea, prima della Grecia e dopo la Spagna. Insomma che noi focosi maschi mediterranei non siamo poi così male, alla fine. Certo, rapportando il tutto all’intera popolazione si possono ottenere dati troppo ottimistici. Ad aggiustare il tiro ci pensa lo “European data journalism network”, che aggrega gli stessi dati Eurostat rapportandoli però alla sola popolazione femminile e anche aggiungendo gli omicidi commessi non più solo dal partner, ma anche da familiari qualunque. Con ciò saremo sicuramente ai primi posti, scommettiamo?


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femminicidio statistiche

Scommessa persa. Non siamo più penultimi ma quartultimi (nel 2015, oggi probabilmente saremmo ancora più in basso). Eppure quando in giro dico o su queste pagine scrivo che l’Italia è uno dei paesi più sicuri al mondo per le donne, vengo etichettato come un bruto e un pazzo, un negazionista del “femminicidio”. Che però, spiacente, di fatto si nega da sé. Pare però che questa verità fattuale non entri in testa ai media e al loro “ennesimo femminicidio” scritto in automatico, né tanto meno a tutta quella marmaglia che sull’allarmismo generalizzato innesca piogge di milioni di euro pubblici per iniziative o strutture che di fatto non servono a nulla. A cominciare da una Commissione d’inchiesta parlamentare istituita per occuparsi di un fenomeno che colpisce 20 persone all’anno, mentre sul lavoro si muore come mosche, e così negli ospedali per infezioni o nelle case per incidenti domestici. A meno che quella commissione non si stia occupando dei “femminicidi” in nord ed est Europa. Nel caso è un’informazione che mi era sfuggita.


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