“Femminicidio”: la parola violentata

Mariodi Giacinto Lombardi – Che cos’è il femminicidio? In origine doveva essere l’uccisione di una donna in quanto donna, che fosse cioè la sua identità di donna a scatenare l’omicidio. Come se ci fossero bande di malfattori o di assassini seriali, come ce ne sono stati, che vanno in giro ad ammazzare le donne per un oscuro risentimento che provano nei loro confronti. Questo infatti sarebbe il senso dell’uccisione della donna in quanto donna. Ma siccome questi fatti atroci hanno una statistica rara e irrilevante, oggi per femminicidio si intende l’uccisione della moglie, della figlia, della suocera, della sorella o della fidanzata…  Si tratta cioè di fatti tragici che avvengono all’interno di una relazione affettiva o parentale divenuta conflittuale e infine degenerata in disperazione dopo anni di insulti, minacce e quasi sempre in occasione di una separazione dove l’uomo è posto di fronte alla distruzione economica e sociale, oltre che affettiva e relazionale. Sono però fatti che non sono per nulla contenuti nel concetto di femminicidio, in quanto non è il sesso a determinarlo, ma la relazione.

Dobbiamo dirlo con chiarezza, il divorzio, specie se con figli minori, per il padre significa perdita della casa, anche se di sua proprietà, con pagamento del mutuo residuo a suo carico, mantenimento dei figli e della moglie se disoccupata fino a perdere anche l’80 % del reddito. Il tutto fino a ridursi in miseria, quando non si dispone di genitori dove riparare. E se fa troppa resistenza a mollare l’osso allora scatta la falsa accusa di maltrattamenti e violenza. Non dobbiamo dimenticare che l’85% delle denunzie di questo genere sono false e si concludono con l’assoluzione o l’archiviazione per mancanza di prove. “I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un’arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni…”. “E’ appurato che le versioni fornite dalle presunte vittime sono gonfiate ad arte. Solo in 2 casi su 10 si tratta di maltrattamenti veri, il resto sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione…”. “Una tiratina d’orecchi ai centri antiviolenza, che istigano a denunciare senza fare la dovuta azione di filtro, ma poi si disinteressano di come va a finire…”. Sono parole di Carmen Pugliese, Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Bergamo, pronunciate all’inaugurazione anno giudiziario 2009.


Non vi è aumento del fenomeno bensì regressione.


Carmen Pugliese

“Sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento…”. Così disse Barbara Bresci, Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Sanremo, in un’intervista al giornale Il Secolo XIX del 25/11/2009. “Onestà intellettuale vuole che (…) si parli anche dei casi di “false” violenze o meglio di “false” denunce di violenza subita…”. “Inutile dire che per l’esperienza fatta le false denunce provengono quasi nella totalità da donne, spesso madri che in tal modo tentano di allontanare gli ex mariti dai figli…”, parole di Jacqueline Monica Magi, Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Pistoia, raccolte dal Il Sole 24 Ore del 25/10/2009. Queste sono solo alcune delle dichiarazioni depositate presso il Senato della Repubblica in una famosa relazione tecnica da titolo “False accuse: un fenomeno emergente, evidenziato da fonti autorevoli”.

Ad una veloce osservazione dei 75 “femminicidi” del 2019 elencati nel sito femminicidioitalia.info risultano: 30 uccisioni compiute dai mariti, ex mariti o conviventi; 9 per mano di fidanzati e amanti; 9 da estranei per motivazioni varie; 10 da partenti vari (fratelli, generi, figli, nipoti) prevalentemente per ragioni economiche o disagi mentali; 2 da una donna; 12 da stranieri; in 15 casi il delitto è stato seguito dal suicidio dell’autore. Trattasi, intanto, di numeri che, confrontati anche con quelli dei nostri paesi confinanti, fanno dell’Italia uno dei paesi più sicuri al mondo per le donne: non vi è emergenza femminicidio, non vi è aumento del fenomeno bensì regressione, se pure lenta perché ha raggiunto livelli “fisiologici” e necessita di altri strumenti oltre il terrore e la repressione per essere combattuto.


Perché usare il suffisso “cidio”?


Ma soprattutto sono fatti che nascondono sempre un dramma, un grande disagio come malattie, gelosia patologica, educazione arcaica di altri paesi più arretrati, problemi economici, spettro di separazioni devastanti per gli uomini che nulla hanno a che vedere col patriarcato. Non dimentichiamo che i lutti più psicogeni per la mente umana sono la perdita dell’amore, la perdita dell’onore e la perdita dei beni economici. Un uomo che si separa li subisce tutti e tre nella più assoluta solitudine, nella mancanza di strutture a cui rivolgersi, nel dileggio dei media. Titoli come “S.C.U.M. Manifesto per l’eliminazione dei maschi” ne sono una testimonianza esemplare: libri da proibire, da condannare, da mettere all’indice, ma che campeggiano nelle librerie fisiche e online. E occorre notare che, mentre le donne dispongono di circa 400 CAV a cui rivolgersi, commissioni per la parità, codice rosso e commissioni femminili dappertutto, gli uomini non hanno niente nel momento del bisogno. Solo qualche centro per i maltrattanti, non per i calunniati e offesi.

L’uomo che sente dentro di sé l’ossessione di punire la donna che lo ha danneggiato e magari di farla finita anche con se stesso, non ha alcun sostegno per fermarsi e porre rimedio alla terribilità della depressione e dei pensieri che lo affliggono. Invece tutto va sotto il termine femminicidio che ormai significa “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”. Cosa c’entra questa definizione col delitto passionale all’interno di relazioni conflittuali dove tutti si sentono vittime, usati e sfruttati, violentati nella loro libertà di essere ciò vogliono essere? E perché usare il suffisso “cidio”, che significa uccisione, per indicare qualsiasi forma di violenza anche indipendentemente dal contesto in cui si verifica? E chi l’ha detto che patriarcato non significhi anche tutela, protezione per la donna, riconoscimento e addirittura sacralità della donna e della maternità, o assunzione di responsabilità, lavoro, ricerca, scienza, giustizia, letteratura, impegno e sacrificio? La Bibbia, giudicata l’emblema del patriarcato, non significa anche tutto questo e molto altro ancora?


Stato di polizia in tacchi a spillo.


confidenzaStiamo violentando le parole. Ormai sotto il sintagma violenza sessuale è iscritto tanto uno sguardo insistente e maleducato quanto uno stupro di gruppo in un portone. Non abbiamo più parole per descrivere differenze e sfumature? Il fatto di giudicare un gesto dal punto di vista di chi lo guarda o lo subisce, negando il significato esistenziale che l’autore dà al gesto, finisce per negare anche il punto di vista di una giustizia super partes capace di risarcire la vittima ma anche di valutare il senso oggettivo dell’accaduto, la reale gravità del gesto, la giusta pena per il reo e la possibilità di redenzione che gli è dovuta. Quando c’è di mezzo la donna, la giustizia ordinaria si blocca e tutto deve essere ricondotto alla mentalità schiavista e misogina dell’inesistente patriarcato.

E’ chiaro che l’uso del termine femminicidio è improprio e strumentale, serve a colpevolizzare l’intero genere maschile, accusato di patriarcato e misoginia quando invece la cultura e le leggi degli uomini sono imperniate ai diritti universali, all’uguaglianza e alla protezione della donna. Per non parlare della letteratura che ha innalzato monumenti alle donne, che per contropartita ora ci regalano il femminismo, ossia la negazione dell’immensità delle costruzioni maschili di cui le donne sono le prime beneficiarie, svalutazione ed insulto del genere maschile, pretesa di privilegi nella protezione e nelle carriere a discapito del merito e dell’equità delle regole del successo, a discapito di ciò che è giusto e infine auspicio dell’estinzione del maschio. Il tutto sostenuto dalla malainformazione: 7 milioni di donne violentate, 3.150.000 donne stuprate negli ultimi 3 anni sul posto di lavoro, e così via. Si può impunemente insultare questo paese e nessuno paga, diffondendo cifre assurde per giustificare lo stato di polizia in tacchi a spillo.


Campagne diffamatorie al posto del confronto delle idee.


Si è detto e si dice che ci vuole più potere alle donne, si devono pretendere leggi sfacciatamente femministe, la parità si può raggiungere solo con leggi favorevoli alle donne.  E chi se ne frega del merito e della parità delle regole per il successo? Così, in nome della donna, passa la riforma elettorale che abolisce le preferenze, i deputati sono ostaggio delle segreterie e non espressione del territorio, il codice rosso, l’abolizione della prescrizione, l’intercettazione di massa. La violenza sulle donne è il cavallo di Troia delle leggi liberticide. Assistiamo all’affermarsi di elementi dello stato totalitario: violazione della vita privata del cittadino, l’uso dei media per diffamare l’avversario, stato etico, educare il popolo piuttosto che ascoltarlo, uso indiscriminato di parole stigmatizzanti come razzismo, sessismo, maschilismo, violenza anche per definire litigi e controversie. Oltraggio al posto della critica, propaganda al posto dell’informazione, campagne diffamatorie al posto del confronto delle idee. Viene da pensare che i poteri forti, in nome della tutela e dell’emancipazione delle donne, abbiano trovato il modo di limitare i diritti dei cittadini.


Fondo di Protezione Legale

Contribuisci a sostenere le spese legali di questo blog

Il tuo contributo verrà usato per combattere i tentativi di censura attraverso querele e denunce.

Modifica liberamente la cifra che vuoi donare

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Per fare una donazione tramite bonifico fai riferimento a questi dati:

    1. IBAN: IT67X0617501401000002421780
    2. SWIFT (per bonifici dall'estero): CRGEITGG
    3. Intestato a: Davide Stasi
    4. Causale: donazione Fondo Dotazione Legale

GRAZIE!

STALKER SARAI TU

Totale Donazione: €20,00


Iscriviti per ricevere la newsletter settimanale di “Stalker sarai tu”:


 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: