Francia e Ungheria: politiche familiari a confronto

orban macronSe si volesse capire ancora meglio qual è la direzione intrapresa dalle politiche della sinistra o della socialdemocrazia nostrana, quella tanto evidente nel rinnovato clima di accoglienza ad esempio in occasione della visita del presidente Macron, basterebbe raffrontare due paesi esemplari e la loro idea di famiglia. Una è quella ostentata dal presidente francese, e l’altra desumibile dalle politiche sulla famiglia varate dal paese sovranista per eccellenza, guidato dal vituperato (dalle forze oscurantiste dell’antisovranismo-tutto-europa-e-femminismo) Viktor Orban.

In Ungheria infatti, abbattuto il precedente governo di sinistra, con la potenza di una macchina da guerra a servizio di una manovra decisamente poco alla ricerca del compromesso a tutti i costi, tra coloro che si ergono a voce più alta nella bagarre mediatica al servizio degli interessi di parte, (virtù che costituisce italica eccellenza), Viktor Orban ha messo in campo tutte quelle azioni che altri governi europei, in preda allo sforzo di generare utile panico con la diffusione ossessiva di notizie su pochi femminicidi, e guidati dalle strategie del terrore anti-maschio, non potrebbero mai attuare.


Due paesi esemplari e la loro idea di famiglia.


Anziché imbastardire il suo paese con la rincorsa a una parità di genere mascherata da parità di diritti, funzionale alla distruzione della famiglia naturale e raggiungibile alla sola condizione di abolire la differenza di genere, il nuovo governo ungherese già da vari anni ha intrapreso la strada di una seria politica a favore della famiglia naturale. Innanzitutto facendo piazza pulita del ciarpame di sentenze distruttive delle famiglie e dei generi, frutto in tutta Europa di un potere consegnato alla magistratura collusa coi governi ultraprogressisti e femministi.

Uno degli articoli della nuova Costituzione ungherese, entrata in vigore nel 2012, afferma che l’Ungheria “protegge l’istituzione del matrimonio come unione di un uomo e una donna”. E in tal modo ha garantito, come spiegava lo stesso Orban, la loro protezione a lungo termine da decisioni giudiziarie “chiaramente anti-familiari” e da organizzazioni non governative “spesso anti-familiari” che “possono infiltrarsi nel processo decisionale ungherese” (riferendosi al filantropo miliardario ungherese-americano George Soros, sì quello delle ONG, considerato dal premier Orban un nemico ideologico). Signori giudici, tanto inclini anche in Ungheria ad autopublicizzarsi tramite sentenze a favore del modernismo pro gender-equality e giustizialista delle tradizioni, eccovi serviti.


L’Ungheria “protegge l’istituzione del matrimonio come unione di un uomo e una donna”.


novakQual è il risultato di questa politica? I dati che arrivano dall’Ungheria sovranista di Viktor Orban mostrano numeri estremamente positivi per le politiche familiari. Dal 2010 ad oggi, infatti, i matrimoni sono aumentati del 42 percento e il tasso di fertilità del 21%. Grazie alle politiche del governo Orban, ha spiegato Katalin Novák, Segretaria di Stato per la Famiglia e per gli Affari Giovanili, Vice Presidente del partito Fidesz – Hungarian Civic Alliance, il partito di Orban, “anche il numero di aborti è ai minimi storici, seppur è ancora elevato”.

Questi dati non arrivano per caso, ma sono frutto delle iniziative del governo popolare di Orban, che ha rovesciato le politica antifamiliari del precedente governo ungherese di sinistra, permettendo all’Ungheria di spendere il doppio della media OCSE per il sostegno alle famiglie. Al termine della sua conferenza, Novák ha annunciato che il suo piano sarà quello di introdurre ogni anno più misure di sostegno alla famiglia, senza eliminare quelle esistenti. Attualmente l’Ungheria spende il cinque percento del suo PIL in piani di sostegno alle famiglie, il doppio della media OCSE e due volte e mezzo in più rispetto al 2010, quando Orban arrivò al governo del paese centro-europeo.


Numeri estremamente positivi per le politiche familiari.


L’Ungheria di Orban quindi non solo dimostra quale scellerato collegamento esista tra il rinnegamento della famiglia tradizionale e la decrescita demografica e lo spopolamento culturale dell’Europa, che sembra accogliere come una manna dal cielo l’ondata di emigrazione selvaggia, senza porsi minimamente il problema delle conseguenze di una tale apertura quando nel continente africano la popolazione, oggi di 1.300.000.000 persone, crescerà fino ai due miliardi e mezzo del 2050. Infatti nel 2050 un bambino su 13 nel mondo sarà nigeriano, un abitante su quattro sarà africano, mentre l’Europa subirà una decrescita demografica di 30 milioni rispetto al 2017. Numeri da capogiro. Sono stime formulate da vari istituti e enti: dalla fondazione Bill Gates all’Unicef.

Vediamo un po’ ora come in Francia, un altro dei paesi europei che si innalza nel ruolo di guida ultraprogressista dell’occidente, affronta le politiche sulla famiglia, tanto per farci due risate, ma non troppo, al confronto. E delineare chiaramente cosa ci aspetta se non si ricorrerà urgentemente alla cabina elettorale, anche nel nostro bel paese. Diciamo che è esistito un tempo quando per non discriminare le coppie omosessuali i governi occidentali si inventarono quel capolavoro di tecnicismo burocratico che prevedeva la dicitura “genitore 1” e “genitore 2” su tutti i documenti ufficiali riguardanti i bambini. In Francia, in vista dell’estensione della fecondazione assistita alle donne single e alle coppie composte da due donne, il governo di Emmanuel Macron ha deciso di andare oltre, e di sancire l’olocausto del genere maschile.



Il governo di Emmanuel Macron ha deciso di andare oltre.


belloubetIl ministro della Giustizia Nicole Belloubet ha dichiarato infatti che sull’atto ufficiale di nascita dei bambini nati da fecondazione in una coppia omosessuale di donne ci sarà scritto madre e madre. “La prima madre sarà la donna che ha dato alla luce il bambino”, ha spiegato, “seguita dall’altra”, cioè la partner che ha condiviso con lei il “progetto genitoriale”. Il testo della famigerata legge di bioetica francese potrebbe arrivare in Senato a gennaio, per poi essere approvato in via definitiva il primo trimestre del 2020. La parte più controversa della legge è proprio quella che riguarda l’estensione della fecondazione assistita alle coppie lesbiche, denominata “Pma sans père”, procreazione medicalmente assistita senza padre. Con un colpo di spugna legislativa, la Francia dei diritti capitanata da Macron cancella millenni di evidenze sulla realtà del concepimento degli esseri umani, e fine della storiella insegnata alle elementari che “di mamma ce n’è una sola”.

Questa è la massima espressione rivoluzionaria (e magari sanzionabile dalle leggi anti-discriminazione) di cui è capace il paese forse nostalgico della “grandeur” rendita dei tempi del terrore post rivoluzione. Secondo un sondaggio condotto a febbraio, l’82% dei francesi è contrario alla nuova legge, che era già stata largamente bocciata dal 90,61% dei partecipanti agli Stati generali della bioetica lanciati dall’Eliseo nel 2018. Ma Macron, sempre più in rotta con l’opinione pubblica francese, non ha nessuna intenzione di ascoltare nessuno su queste politiche, preso dal delirio del “cerchez la femme” (in cabina elettorale).


Procreazione medicalmente assistita senza padre.


schiappaCome ha dichiarato ipocritamente il ministro della parità di genere, Marlene Schiappa, la fecondazione va estesa alle coppie di donne per giustizia sociale: “attualmente ci sono donne in Francia che non hanno i mezzi finanziari per andare all’estero a fare la Pma, e quindi che non possono avere bambini, o che lo fanno con metodi artigianali che mettono in pericolo la loro sicurezza, la loro salute e che non sono auspicabili per il tipo di società che noi desideriamo”. Peccato che le coppie di donne non siano infertili per motivi patologicità, condizione chiave in Francia fino a oggi per accedere alla fecondazione, ma ovviamente biologici e naturali. Questo semplice dato non sembra interessare il governo francese, che non è inquietato neanche dall’autorizzare, per la prima volta nella storia, la generazione per legge di bambini senza padre.

La figura del padre ridotta a donatore e materiale genetico continua a dare fastidio e tale sarà sino alla sua eliminazione, tanto che hanno deciso di escluderlo formalmente perfino dall’atto di nascita. La Francia istituzionalizzerà la finzione di bambini nati da due madri e la filiazione non sarà più la stessa. Una ventina di associazioni, ha per questo già annunciato tramite Il collettivo, ribattezzato “Marchons enfants”, che manifesterà con lo slogan “Libertà, uguaglianza, paternità” per protestare contro una legge che “programma l’eliminazione dei padri”. Se un movimento maschile organizzato ci fosse in Italia, sarebbe davvero il caso di fare i bagagli e partire per Parigi a dare una mano sulle barricate.


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