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La maschilità tossica dei campi da calcio

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Edith Maruéjouls
Edith Maruéjouls

di Rita Cascia. Le femministe colpiscono ancora e come da loro costume fanno danno. Odiano così tanto gli uomini che non si preoccupano nemmeno di danneggiare degli innocenti bambini che amano giocare a pallone. E così rimediano come piace a loro: si aboliscano i campi di calcio e il gioco del pallone, per educarli meglio al rispetto del femminile. La notizia proveniente da Parigi (ma qualcosa del genere è già stato fatto anche in Italia) è una di quelle che farebbe arrabbiare anche il mite Bruno Munari, che all’educazione e allo sviluppo psico-motorio dell’infanzia ha dedicato gran parte della sua vita. La proposta di una simile aberrazione nei confronti dei bambini è di Edith Maruéjouls, inventrice della “Geografia Gender” (tanto per cambiare non ci si allontana mai dal queer), che in anni passati ad osservare l’interazione dei fanciulli nei cortili ha considerato che mentre i bambini con i loro campi da calcio occupano quasi per intero lo spazio a disposizione, le bambine ne sono relegate ai margini, allontanate e segregate dalla prepotenza dei maschi.

Posto che nessuno vieta alle bambine, se lo vogliono, di unirsi alle partitelle dei bambini, la studiosa in questione non deve aver considerato che forse alle femminucce sta bene così. Forse loro stesse preferiscono porsi in luoghi quieti e appartati per raccontarsi i loro piccoli segreti, lontane da adulti troppo curiosi o da maschietti impiccioni. È piuttosto ovvio che la “studiosa” ha guardato la realtà non per quella che è, ma attraverso le proprie lenti ideologiche. L’esito è il solito: la distruzione del mondo maschile e soprattutto di ciò che può piacergli, di ciò che attiene al suo spazio psico-sociale. Che, per definizione, è oppressivo per il mondo femminile, anche contro ogni evidenza. E così si passa ai fatti, riducendo in brandelli tutto ciò che può solo lontanamente avere a che fare con la maschilità.


Poco importa se si mina l’infanzia dei bambini.


Con coltelli ben affilati le femministe stanno scolpendo le parole “oppressione” e “omofobia” in ogni dove, anche nei mondi in cui queste parole non hanno alcun senso. Perché nell’infanzia si è tutti uguali e tutti si ha il diritto di poter prendere a calci una palla, indistintamente. E ciò vale per maschi, femmine, per chi è in sovrappeso o ha delle difficoltà. E non sarà uno sfottò nei confronti di chicchessia a trasformare un bimbo in un bullo e poi in un adulto oppressivo o omofobo, ma al contrario sarà la compressione dei suoi spazi di espressione, specie quelli più conformi alla sua natura profonda. La maschilità è fisica e dinamica, tende a esprimersi nel movimento e nell’agonismo molto più del femminile, a cui per questo non è affatto superiore ma solo diversa. Privare i bimbi della possibilità di esercitarla nei campi da calcio è dunque un mero e calcolato esercizio di castrazione.

Un tipo di discorso, questo, che non è possibile far capire a chi ha inventato la “geografia gender” e vede segregazione, bullismo, oppressione e omofobia nei campi da calcio scolastici pensati per far sfogare e distrarre gli alunni dagli impegni dello studio. L’obiettivo resta per costoro la distruzione dell’oppressione maschile e dell’omofobia, allucinati mulini a vento prodotti dalla loro immaginazione affetta dalla più lisergica ossessione ideologica. E poco importa se nel farlo si mina l’infanzia dei bambini: si pianta qualche albero al posto dei campi da calcio per tacitare la propria coscienza ecologista e il gioco è fatto. Ma sempre di coscienza sporca si tratta.


47 thoughts on “La maschilità tossica dei campi da calcio

  1. Tommaso, non ha alcuna importanza quello che le femministe dichiarano “ufficialmente”, giacché le suddette vivono quotidianamente nella menzogna.
    Che molto di loro avrebbero voluto nascere maschi lo dico io, che a livello strettamente personale le ho studiate per decenni.
    Questo fatto è ancor più evidente quando si va a parare sullo sport, ossia laddove l’invidia femminil/femminista raggiunge vette cosmiche.

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    P.S. Leggi questo articolo di Santiago.

    https://stalkersaraitu.com/da-dove-nasce-il-femminismo/
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    L’ostilità femminista nasce dunque a livello inconscio da questo confronto perdente. La femminista non può fare a meno di provare un certo risentimento verso l’uomo e verso la sua opera di costruzione del mondo nel quale ella vive e di cui fruisce i vantaggi, ovvero una segreta invidia e un latente desiderio di rivalsa nei suoi confronti.” (pag. 1115).

    “Le femministe innalzarono addirittura le Ammazzoni a modelle da imitare, donne guerriere che allo scopo di rinnegare il loro sesso debole, si amputavano un seno per poter maneggiare meglio l’arco. Al contrario, per l’uomo il corpo difficilmente diventa l’interesse centrale della sua vita, non vi riversa tutte quelle cure che vi riversa la donna e, naturalmente, non sceglie come modello simbolico qualcuno che amputa il proprio corpo.” (pag. 1117). “Sorge il dubbio quindi che l’adozione femminista del mito delle Amazzoni, di donne che non si ingravidano né allattano, ma corrono, combattono, sconfiggono e uccidono uomini, e addomesticano cavalli selvaggi senza il rischio di danneggiare le funzioni riproduttive, sia solo il desiderio di riuscire dove l’altro riesce, e le denunce dell’oppressione maschile siano solo il tentativo di individuare un capro espiatorio su cui inveire, grida all’offesa per stornare l’attenzione dalle proprie carenze e dalla propria fisiologia.” (pag. 1114). “Soltanto un inconscio rifiuto del proprio corpo e desiderio di rivalsa potrebbero spiegare perché, tra tutte le immagini che potevano essere scelte come simbolo femminile, le femministe abbiano scelto come manifesto icona delle donne We Can Do It!, l’immagine di una donna che mostra il bicipite scoperto a modo di sfida, come fanno gli uomini, una sfida all’uomo, a colpi di bicipite, già persa in partenza.” (pag. 1120).
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    1. sì d’accordo, conoscevo il mito delle Amazzoni (o leggende analoghe) e potrebbe piacere a qualche femminista con i deliri di megalomania (che magari fisicamente è pure mingherlina e le piacerebbe essere Hulk in gonnella e magari pestare gli “odiati maski oppressori patriarcali”), ma io chiedevo proprio nomi e cognomi precisi di femministe famose o meno, che avevano dichiarato di voler essere uomini (?) o di voler sottoporsi tramite interventi chirurgici a “riassegnazione del sesso”.
      A me non risulta che la maggioranza di femministe siano “uomini transgender”, né che i FtM siano la maggioranza tra le femministe.

      Nel transfemminismo la maggioranza sono le donne trans (MtF), non mi risulta che ci siano anche trans FtM (che sono la minoranza, infatti).

      Nelle analisi femministe si parla principalmente di corpo femminile biologico (seno, utero, vagina, clitoride…), non di “transumanesimi, transessualismi, gender fluid, androginia”, che sono più in voga nel mondo LGBTQ magari… e nel transfemminismo (che qualche femminista vecchio stile ti direbbe che non è neanche vero femminismo) ma non nel femminismo radicale, tanto più che le femministe vecchio stampo non sono favorevoli al gender\LGBTQ, sono chiamate TERF, appunto, quindi di base o sono eterosessuali (magari pro-maternità e\o contrarie all’utero in affitto o contrarie all’aborto, ci sono anche femministe contrarie all’aborto, sai…) oppure lesbiche, ma MAI trans o gender fluid o “androgine”: sarebbe una contraddizione con la loro premessa concettuale iniziale che tiene in piedi tutto il loro movimento…

      Va specificato per correttezza, altrimenti è facile venir confutati: le femministe combattono faide e scismi, nel loro movimento, tra di loro, non sono tutte unite in pace, amore, rose e fiori.

      1. Infatti io ho scritto che le suddette femministe avrebbero voluto “nascere maschi” e non “diventare maschi”.
        Non è la stessa cosa.
        Bisogna andare oltre ciò che le sopracitate mentecatte dicono e scrivono.

  2. La misandria di queste donne tossiche è veramente sconcertante e sempre piu grave.
    È evidente che queste soffrono di qualche patologia seria, nonché di una spiccata avidità che le porta a cercare profitto in ogni dove, persino in quei posti dove neanche la mafia osa avventurarsi.
    Purtroppo al loro seguito c’è pure un bel codazzo di pecoroni asessuati e servili a quel potere.
    Spero vivamente che presto si possa trovare un modo per confinare queste figure tossiche in una loro nicchia ben circoscritta e assolutamente in offensiva.
    Sono queste le vere sessiste dei nostri tempi intrise d’odio e frustrazione.
    La loro demenza dev’essere prima conclamata e poi resa inoffensiva.
    Sconcertante è anche questa indifferenza e/o silenzio che mostrano le donne normali:
    madri di figli maschi, donne che hanno fratelli e naturalmente un papà che amano, che hanno un marito e/o un compagno che adorano.
    Eppure, queste non manifestano e non condannano questo genere di femminismo estremo e tossico.
    Questo è un quesito al quale non c’è ancora una risposta seria e attendibile…

  3. Commento qui perché non c’è una funzione apposita: che significa “non si deve parlare di sessualità a studenti di età preadolescenziale”?
    L’età preadolescenziale corrisponde alle scuole medie. Voi veramente vorreste il silenzio assoluto sulle questioni sessuali alle scuole medie? Sul serio? Io ricordo ancora con gratitudine l’incontro organizzato a scuola con un medico, molto gentile e preparato, che ha risposto con delicatezza a tutte le nostre domande, dubbi e curiosità. Le domande erano state poste tramite biglietti anonimi raccolti nella classe, in modo tale che nessuno si facesse frenare da timidezza o vergogna.
    Negare un’esperienza utile come questa e del tutto allineata con lo sviluppo psicofisico dei ragazzini non mi sembra indice di “verità incontestabile”, ma una semplice opinione.

    1. Prendi la dicitura anglosassone. Adolescente è la persona la cui età finisce per “-teen”, che poi è proprio l’età in cui ci si inizia a porre problemi legati al sesso.
      Prima si è bambini. Naturalmente la cosa non va vista con la massima severità, ma una chiosa così lunga in una frase provocatoria non ci stava.

      1. Ok, ma noi siamo in Italia e la frase l’avete scritta in italiano; in italiano per “preadolescente” si intende un ragazzino delle medie.

        Comunque ritengo che anche alle elementari si possa parlare di argomenti “sessuali”, per esempio alla fine delle elementari è corretto spiegare anche quella parte dell’apparato umano e come funziona la fecondazione, anche perché alcune bambine hanno o avranno di lì a poco il primo ciclo. Ovviamente il tutto con le giuste parole e tatto. E le domande su “da dove arrivano i bambini?”, “perché maschi e femmine sono diversi?” ecc… le fanno spontaneamente anche bimbi più piccoli. Io ricordo di aver letto all’epoca un bellissimo libro che attraverso una favola introduceva ai concetti della riproduzione e parallelamente al discorso dell’ecologia: “Gli animali raccontano. Storie di nascite” (Laura Conti, 1988).

        1. vero quel che dici Chiara, io ricordo che una nostra compagna di scuola ebbe il ciclo a 9 anni, poco dopo la pausa pranzo in mensa… le venne il maldipancia e si mise a piangere quando tornò dal bagno, tutta spaventata… per via del sangue, del dolore al pancino… probabilmente nessuno le aveva detto niente.

          all’epoca, nessuno di noi (ancora bambini) capiva che cosa fosse successo.. la maestra, imbarazzata, si limitò a dire che X stava male e chiamò la sua famiglia per portarla a casa.
          L’abbiamo capito “molto tempo dopo”, cosa era realmente successo….

          non sono la norma, ma certe bambine possono avere il ciclo anche a 9 anni e un po’ prima dei 12.

          Io sono a favore dell’educazione sessuale seria (cioè scientifica e non deformata da moralismi religiosi) fatta a scuola,
          perché purtroppo il sesso viene ancora visto esclusivamente come “faccenda morale religiosa”, sì, sarà così per chi crede, ma non è che cose come il ciclo o le prime polluzioni notturne “le manda dio”, per chi non crede…

          e viviamo anche nel 2020, quindi è qualcosa di legittimo parlare di scienza e biologia, ed è legittimo spiegare bene come usare i metodi anticoncezionali e come evitare le malattie sessualmente trasmissibili e fugare le paure degli adolescenti su queste tematiche importantissime per lo sviluppo mentale e corporale. (penso ad esempio alle paure che molte ragazzine hanno per “la prima volta”, per il dolore, oppure a paure maschili relative alle “misure”)
          l’ignoranza su questi argomenti scientifici e oggettivi non può essere tollerata, perché fa danni.

          essere contrari a parlare di questioni sessuali legati allo sviluppo del corpo umano maschile e femminile, con tutti i cambiamenti annessi, a partire dai 9 anni è qualcosa che trovo “puritano” e sessuofobo.
          oltre che essere pericoloso, lasciare i ragazzini e ragazzine allo sbaraglio, con curiosità e domande (che tanto si fanno in ugual modo anche se gli adulti fanno finta di niente o peggio “fanno sembrare il sesso come qualcosa di losco e abominevole”) rischiando che “si formino” su cose tipo “testi di musica trap” che ascoltano su youtube.
          non è il massimo farsi un corso di educazione sessuale ascoltando i “trappers”.

          essere contrari all’educazione sessuale scientifica è come essere contrari alla scienza, specialmente quando parla di origine dell’universo (“i cristiani creazionisti”, in posti tipo l’America, in certe zone da “bible belt”, che non tollerano che si parli di evoluzione, loro esigono che nelle scuole si segua “la vulgata biblica”, sì ma dal punto di vista scientifico l’Universo non è stato formato “in soli sette giorni”…)

  4. ” . . . . vengono privilegiati i maschi più sportivi e più bravi con il pallone, e tenuti in disparte non solo le femmine, ma ANCHE I MASCHI NON CONFORMI . . »
    C’è un piccolo particolare che avete volutamente omesso e vi prego non stravolgete la notizia a seconda di quello che piu’ vi fa comodo.

    1. In realtà quel passo l’hanno colto, si nota in queste frasi che a loro modo sono una risposta:
      “Perché nell’infanzia si è tutti uguali e tutti si ha il diritto di poter prendere a calci una palla, indistintamente. E ciò vale per maschi, femmine, per chi è in sovrappeso o ha delle difficoltà. E non sarà uno sfottò nei confronti di chicchessia a trasformare un bimbo in un bullo e poi in un adulto oppressivo o omofobo, ma al contrario sarà la compressione dei suoi spazi di espressione, specie quelli più conformi alla sua natura profonda.”

      1. Anonimo(a)
        >>>>>>>>
        C’è un piccolo particolare che avete volutamente omesso e vi prego non stravolgete la notizia a seconda di quello che piu’ vi fa comodo.
        >>>>>>>>

        Lascia perdere il “far comodo” o meno e cerca di aggrapparti un po’ meno agli specchi, perché certe trovate femminil//femministe, mai contrastate dagli “uomini che contano” (?), hanno un’origine ben precisa che è da ricercare negli insopprimibili complessi di inferiorità di femminucce che avrebbero voluto nascere maschi.

        ——————

        P.S. Per battere una nazionale di calcio femminile – campionesse del mondo comprese – bastano ragazzini di 15 anni.
        E questo alle femministe non va proprio giù.

        https://www.dailymail.co.uk/sport/football/article-4389760/USA-women-s-team-suffer-5-2-loss-FC-Dallas-U-15-boys.html
        >
        https://www.corriere.it/sport/16_maggio_27/calcio-femminile-l-australia-battuta-7-0-ragazzini-under-15-cf073d78-2417-11e6-b229-67fb25338505.shtml

    2. Io in quanto incel sono reso “maschio non conforme” dalla libera e biologica scelta sessuale femminile.
      Mi domando quanto le femministe siano pronte a dire alle donne di cominciare a includermi (perché sono loro a escludermi non gli uomini)

      O forse sono il “non conforme” sbagliato?

      1. Le donne forse ti escludono dalla sfera sessuale, che è intima e non “forzabile”, ma non credo da quella sociale. Non si può costringere nessuno/a a stringere amicizia o un legame amoroso/sessuale con qualcuno; quello che si può e si deve è evitare che una persona sia derisa, insultata, trattata con disprezzo ed esclusa da qualsivoglia relazione sociale.

  5. abbiamo appena assistito ai mondiali di calcio femminili (Francia 2019) trasmesso in mondovisione e verso il quale è stata prestata la massima attenzione da tutto il mondo della politica, della cultura, e osannati da tutti i media e giornalisti sportivi internazionali.
    Già finita la grande competizione pallonara contro il monopolio dello sport maschile?

  6. La domanda (retorica) da porsi è: ma gli uomini (francesi, italiani, spagnoli, statunitensi, australiani, etc…) dove sono?
    Che dicono?
    Cosa fanno per limitare e frenare l’espansione di queste mentecatte misandriche e complessate?
    Ovviamente nulla.
    Conseguentemente non c’è da stupirsi se queste “cervellone” seguitano a fare sempre più danni.

    1. I francesi sono tutti cornuti, figurati se reagiscono a questo.

      Che siano tutti cornuti è legge e pertanto si può dire, mica me lo invento io: fare il test di paternità è un crimine in Francia. E la paternità è “solo un costrutto sociale” pertanto gli uomini francesi debbono scordarsi dei test di paternità. Questo dice la legge francese.

      Gli uomini che accettano questo sono tutti cornuti e sono perduti: se fossero avessero avuto un minimo di amor proprio avrebbero IMMEDIATAMENTE fatto uno sciopero a oltranza dei mantenimenti: niente più soldi alle donne, frega niente se gli spettano, “il mantenimento è un costrutto sociale”.
      Pure quelli sposati: non davano più il becco di un quattrino alla moglie sinché la legge non veniva modificata.
      Se lo facevano almeno 3 o 4 milioni volevo vederli a metterli tutti i galera.
      E non mi si venga a dire che tenersi i soldi è un sacrificio…

  7. Ottimo articolo. Essenzialmente le femministe operano così: se qualcosa può interessare il femminile allora si deve sottrarre quaanto più spazio al maschile per destinarglielo, se invece non interessa, perchè giocare a calcio interessa quasi esclusivamente i maschi, allora questo va eliminato in tronco. Ovviamente la giustificazione è sempre la solita melassa politicamente corretta, ossia che si opera per la parità, per l’eliminazione degli stereotipi di genere e ipocrisia varia, quando in verità si vuole esclusivamente limitare la libertà maschile tout court.
    Le femministe fanno il loro gioco, rimane assordante il silenzio maschile. E c’è anche qualcuno che osa ancora definirlo il “sesso forte”.

    1. Sasha, ne abbiamo parlato anche in altri post, evidenziando come gli uomini (la maggioranza) non sono mai interessati a questi argomenti.
      se ad un uomo che non è un attivista maschile tu parli di queste cose, ti guarda come si guarda un povero pazzo.
      oppure penserà che ce l’hai con le donne o sei un gay.

      insomma, gli uomini di questa nostra epoca sono più interessati a fare i cascamorti con le influencers o le instragrammare o a cuccare in discoteca offrendo drink alla microgonnata oca giuliva di turno piuttosto che leggere siti di attivismo maschile e iniziare a farsi una cultura su queste cose.

      Purtroppo le cose stanno così, siamo la minoranza ad occuparci di queste tematiche. Lo vedi anche su questo blog, siamo sempre gli stessi a commentare.

      comunque è importante non farsi prendere dall’abulia e dallo sconforto e andare avanti a tenere gli occhi ben aperti.

      1. Senza dubbio è così. Dalla mia prospettiva è chiaramente stupefacente, perchè ciò che limita la mia sacrosanta libertà mi irrita e mi prodigo perchè questo venga almeno denunciato. L’uomo è chiaramente poco interessato alle questioni di genere, non ha mai fatto gruppo, al contrario delle donne che possono sì punzecchiarsi a vicenda ma quando c’è da schierarsi lo fanno sempre, tranne eccezioni, a favore delle altre donne. Aggiungiamoci anche che i media recitano un copione diametralmente opposto a quanto emerge da queste pagine, di conseguenza appare davvero una causa persa. Forse qualche accenno critico viene da destra, perchè molte femministe utilizzano l’immigrazionismo per darsi un tono progressista o usavano l’antiberlusconismo, ma la “sinistra” è oramai perduta e controlla una parte importante delle reti televisive e dei quotidiani. Rimane qualche spazietto on line, pur gestito brillantemente come questo, ma è una minuscola oasi nel deserto.
        In fin dei conti c’è una sola possibilità perchè l’avanzata femminista venga frenata ed è che vogliano non solo vincere, ma stravincere, un po’ come Hitler o Napoleone che si erano andati a infognare nella Grande Madre Russia. Insomma c’è bisogno di qualche passo falso talmente grossolano che svegli anche i morti. Vedremo.

        1. Suppergiù concordo con te Sasha, anche se ho detto che la situazione è un po’ deprimente, però non bisogna lasciarsi andare al disfattismo menefreghista… anche se a volte uno può pure essere tentato.

          a Destra non mi farei illusioni perché se noti diverse donne leader di partiti di Destra “nazionalista” (anche esteri) se ne guardano bene dal mettere in pratica (su loro stesse) “visioni di ruoli di genere secondo Tradizione”… non per fare i conti in tasca all’oste, ma queste leader di Destra così “tradizionali e contrarie al gender ecc. ecc.” diventano iperfemministe quando si parla di essere loro ad avere maxi stipendi (che un operaio si sogna) maxi potere (idem) e pur rifacendosi a “valori tradizionali” su “donne madri prolifiche della Patria”, a casa a fare la calzetta e ad allattare pargoli, non ci stanno, loro in primis.
          Poi, se beccano lo stupratore non bianco, chiedono la forca (come sui siti femministi) usando gli stessi slogan. Lo fanno anche gli uomini di Destra che credono al motto “in difesa delle nostre donne”.
          sulle donne di Destra e di Estrema Destra (esistono anche delle donne naziskin, per dire), ripeto, totale incoerenza tra quello che predicano e quello che poi fanno… Non penso proprio che Mussolini avrebbe approvato “la donna leader che guida un partito, che fa la dirigente d’azienda”…

          è anche per questo che non sostengo leader di Destra, trovo ipocrita il loro parlare di “valori tradizionali religiosi” ma poi essere pluridivorziati, incoerenti ecc., loro per primi.

          Mi sta bene che qualcuno sia contrario al divorzio o al sesso fuori dal matrimonio… però, un po’ di coerenza, se qualcuno predica su queste cose nei comizi, le metta in pratica lui in primis… non che “si è a favore della famiglia tradizionale”, tanto per andare ai “family day” e ricevere gli applausi, ma poi si è pluridivorziati e con le amanti.
          è l’ipocrisia e il moralismo di facciata di molti esponenti di Destra a infastidirmi.

          Sulla sinistra “di casa nostra” di personaggi famigerati già trattati su questo sito e altrove, evito di commentare, cosa realmente penso…. il movimento operaio di una volta così come il sindacato era ben diverso da quello che vediamo oggigiorno che si auto-presenta come “di sinistra” e si fregia di essere “dalla parte dei lavoratori”…

      2. “[…] gli uomini di questa nostra epoca sono più interessati a fare i cascamorti con le influencers o le instragrammare o a cuccare in discoteca offrendo drink alla microgonnata oca giuliva di turno piuttosto che leggere siti di attivismo maschile e iniziare a farsi una cultura su queste cose”… fino al giorno in cui si ritrovano in tribunale e il giudice toglie loro figli, casa (magari di loro proprietà) e mezzo stipendio cadono letteralmente dalle nuvole. Il fratello di un mio amico è stato cacciato da casa sua, di sua esclusiva proprietà acquistata ben prima di sposarsi (con contributo dei suoi genitori, of course), perché naturalmente l’ex moglie deve continuare a viverci con i figli piccoli. Non la può vendere, affittare ma deve continuare a pagare il condominio e la manutenzione, le bollette no, ma naturalmente deve pagare il contributo per i bimbi (e fin qui…) e un corposo assegno di mantenimento alla ex, anche se fanno lo stesso mestiere e hanno lo stesso reddito. Sai qual è il bello? È che quando questo mio amico racconta la storia, molti dei nostri amici mica ci credono, “ma figurati”, “ma sei sicuro?”, “ma non penso sia così”, “boh…”. Io sto arrivando al punto che quando vedo uno di questi ochi giulivi essere pure loro rovinati, quasi ci godo, devo sostenere un immane sforzo razionale per evitarlo.

        1. “un corposo assegno di mantenimento alla ex, anche se fanno lo stesso mestiere e hanno lo stesso reddito”
          Effettivamente ha dell’incredibile. Sulla base di che cosa il giudice ha stabilito che lui le dovesse un mantenimento? Conosci le motivazioni? Vorrei capirne di più, anche per poter dare spiegazioni quando dovessi riportare questa notizia in altre discussioni.

          1. >>>
            Sulla base di che cosa il giudice ha stabilito che lui le dovesse un mantenimento?
            >>>

            Chiara, sulla base dell’ideologia femminista, secondo cui le donne sono sempre vittime da risarcire e gli uomini sempre colpevoli che devono pagare. Pensi che ci sia bisogno di trovare delle motivazioni logiche? Se così non fosse non saremmo qua su questo blog a parlarne.

            1. @Lupo Mannaro
              Una giustificazione deve pur averla trovata. Tenore di vita? Colpevolezza di lui nel motivo della separazione? Non sto dicendo che sia verità, sto dicendo che una sentenza che stabilisce un mantenimento nonostante i due abbiano lo stesso reddito DEVE dare un motivazione legale per questo fatto.

            2. ” Pensi che ci sia bisogno di trovare delle motivazioni logiche? Se così non fosse non saremmo qua su questo blog a parlarne.”
              .
              Appunto.
              Data una dittatura, quale giudice ha mai avuto bisogno di “motivazioni logiche” per mandare in galera o al capestro un dissidente?

          2. Chiaramente non so i dettagli precisi delle cifre, a quanto mi ha detto il principio della legge è che la donna deve mantenere lo stesso tenore di vita che aveva prima del divorzio (come se fossimo ancora ai tempi delle contadine casalinghe che de ripudiate non avevano di che mantenersi), quindi su questo un bravo avvocato può spuntare un bell’assegno per la sua cliente. È ridicolo, perché per una che lavora, poi si sposa e continua a lavorare, poi divorzia a quanto pare è oppressione che torni al livello di single. Lui può tornare dai suoi o andare direttamente alla Caritas, però.

            1. @DanieleV
              Il criterio del tenore di vita è davvero anacronistico. Ma oltretutto in questo caso avrebbe potuto essere messo sul piatto anche da lui, visto che i due redditi si equivalevano: come si è stabilito che se la coppia aveva un certo stile di vita fosse merito dello stipendio di lui e non di quello di lei, o comunque del contributo di entrambi? Invece come dici lui si trova con tenore di vita ridotto e lei prospera, solo perché è donna…

    1. >>>
      ma perché rompono le palle pure ai bambini?
      >>>

      Perché sono fortissimamente complessate.
      Infatti molte di loro avrebbero voluto nascere maschi.

      1. E non si rendono conto che possono fare tutto quello che fanno i maschi anche senza esserlo. Infatti invece di pensare che nei campi da calcio possono giocare anche le femmine, se ne escono con le proposte qui citate.

        1. le femmine non possono giocare contro i maschi, non possono gareggiare negli sport contro i maschi per l’ovvia disparità muscolare.
          non possono farlo le donne adulte, figuriamoci le bambine, che non giocano a calcio con i bambini perché evidentemente intuiscono già che non è possibile gareggiare “in squadre miste” con sport che implicano un importante sforzo muscolare.
          Le ragazzine o le donne possono fare sport come ginnastica artistica, tennis o similari, per sport come il calcio, rugby, basket, non possono gareggiare contro gli uomini, per questo hanno le loro squadre femminili e gareggiano tra di loro.

          1. Tommaso, se stai rispondendo a me io intendevo che “chiunque se ha piacere può giocare a calcio”, anche le femmine tra loro, quindi il campo da calcio non deve necessariamente essere visto come un’esclusiva maschile. E da bambini in realtà è fattibile anche giocare in squadre miste, in un certo range di età; infatti esistono diversi club sportivi dilettantistici che organizzano squadre miste. Le prestazioni fisiche poi iniziano a mutare, dopo una data età (una volta lo sapevo, ora non ricordo esattamente quale).
            Sensi di inferiorità le bambine di norma non ne hanno nei confronti dei maschi, semmai maschi e femmine li hanno nei confronti dei bambini più grandi. A meno che non gli vengano inculcati in famiglia.

      2. Da cosa lo deduci, Sandro, che le femministe vorrebbero essere maschi?
        a me risulta che alcune di loro siano fortemente contrarie alla transessualità.
        una femmina che si faccia la falloplastica la giudicherebbero “traditrice del suo genere”.

        Se puoi riportarmi femministe che hanno dichiarato di voler essere maschi… a me non risulta. La troverei decisamente stramba, una femminista che dichiari di voler diventare maschio… che senso avrebbe dichiararsi femminista? Tanto vale dichiararsi uomo transgender, non femm-inista, se femm-ina non vuoi esserlo.

        mi pare, anzi, che il femminismo promuova l’orgoglio di genere femminile, non che inneggi a cambiamenti di sesso.

        Se puoi spiegare meglio cosa intendi… magari metti dei link a qualche intervista fatta ad una femminista… detta così la tua affermazione ha poco o per nulla senso.

        Anche perché seguendo il tuo ragionamento: se le femministe vogliono essere maschi\avrebbero voluto nascere maschi, noi contro chi stiamo facendo la battaglia per i diritti maschili? contro altri “che si sentono” maschi, nella loro percezione soggettiva?

        Al contrario, a me sembra che le femministe siano orgogliose di essere femmine.
        Negli anni Settanta in tutti i cortei femministi facevano il segno della “F..A” con le mani.
        Le analisi femministe parlano di corpi di donne e di come i corpi delle donne sono percepiti o trattati (body shaming, oggettificazione, abusi ecc.) sempre corpi delle donne, mai corpi di uomini.

        Non metto in dubbio che tu possa aver letto qualche femminista che ha detto il contrario esprimendo una sorta di “misoginia interiorizzata”, ma proprio perché mi sembra una cosa decisamente surreale da affermare sul femminismo, ti chiedo delucidazioni
        Non mi risulta neanche che ci siano tanti uomini transgender femministi, comunque.
        Donne trans femministe sì, c’è il transfemminismo, appunto.
        Ma uomini transgender femministi penso siano la minoranza della minoranza… potrei sbagliarmi, perciò metti tu dei link

        1. Tommaso, per quanto ti sia rivolto a Sandro D, intervengo nella discussione per esprimere il mio punto di vista. Non credo che le femministe vogliano diventare biologicamente maschi, figuriamoci in un’epoca come questa nell’Occidente femministizzato, ma senza dubbio vivono un fortissimo senso d’inferiorità, un vero e proprio complesso d’inferiorità di fronte al maschile. La femminista, o comunque la donna che partecipa in maniera più o meno intensa a questo complesso, vede nel passato soprattutto e ma anche nel presente il risultato dell’opera maschile. In una società, e questo va sottolineato, che considera tutto ciò che è dietro le quinte, tutto ciò che non APPARE, come qualcosa d’insignificante. Quindi questo complesso è rinforzato anche dagli stimoli della società consumistica oltre ad albergare nella loro natura. Non si può capire l’attuale femminismo senza tenere in considerazione quest’aspetto. E’ come se mancasse uno dei pezzi principali di un puzzle.
          Le femministe non hanno fatto altro che scimmiottare il maschile, sotto tutti i profili. Tendono a soffocare la loro femminilità anche nel modo di vestirsi e quando questo non è possibile, perchè per esempio devono apparire in tv, si lamentano di dover sottostare a questi clichè, mentre gli uomini non devono. Hanno adottato intrattenimenti maschili, anche nella sfera della sessualità, vogliono esclusivamente sostituire gli uomini nei posti di comando, senza modificare nient’altro, perfino nello sport, attività fisica per eccellenza, vogliono concorrere con il maschile, scadendo nel ridicolo.e mi fermo qui ma potrei continuare.
          In questo senso si sentono uomini mancati e vivono con frustrazione questo. Una donna che invece vive con serenità la sua dimensione femminile, cosa sempre più rara nell’Occidente malsano, non scimmiotterà mai l’uomo, sarà in perfetta pace con la sua femminilità e di conseguenza non sarà in guerra contro gli uomini. Solo questo genere di donne sarà orgogliosa di essere donna nel senso migliore del termine. Le femministe, da uomini mancati, vivono questo orgoglio in chiave esteriore, quindi conflittuale.
          Così come un vero patriota alla Mazzini rispetta qualsiasi altra patria, un finto patriota scadrà nello sciovinismo, e se le condizioni storiche glielo consentono, sarà un imperialista.

          1. @Sasha
            Il tuo discorso può essere veritiero, ma bisogna intendersi su cosa significa “mascolinità”. Perché ad esempio se io vedo una donna vestita sportiva e “poco femminile” non è che penso che invidi gli uomini e stia cercando di scimmiottarli, ma solo che si sente libera di vestirsi anche in maniera non graziosa o sexy, semplicemente perché vuole stare più comoda. Se una donna fa sport non penso che “sta cercando di mettersi in competizione con gli uomini”.
            Ovvero: ci possono essere donne che adottano tali comportamenti come una sfida e una rivalsa, ok, ma la maggior parte lo fa spontaneamente e serenamente, con tutta naturalezza, senza rinnegare la propria femminilità né odiare i maschi.
            Non riesco quindi a capire se per te ogni donna che si discosta dallo stereotipo femminile è una frustrata, o se intendi come me che ci può essere l’uno e l’altro caso.

            1. Io facevo riferimento alle femministe. Abbiamo almeno duemila anni di storia caratterizzati dal fatto che uomini e donne si sono vestiti e si sono comportati in maniera diversa. Le femministe negli ultimi decenni ci dicono che questo è accaduto a causa del patriarcato, del maschilismo, ecc., ecc., io penso invece che queste differenziazioni affondino nella più profonda natura dei due sessi. Oggigiorno questa natura è sotto attacco, sia dal fronte femminista, perchè appunto le femministe ritengono che una donna si debba “mascolinizzare” ( il femminismo è anche ingegneria sociale) per poter fronteggiare l’uomo, e qui ritorno al discorso di cui sopra, sia perchè una società unisex è una società che può essere più facilmente instradata sul consumo massivo e ossessivo.
              Una donna non femminista è una donna che darà spazio alla sua femminilità come qualcosa che l’arricchisce, perchè darà spazio alla sua più intima natura, senza soffocarla. E’ ovvio che la complessità della vita moderna potrà portarla a fare scelte anche “maschili”, ma senza rinnegare la propria più intima natura. E chi è in pace con se stesso è in pace con il mondo.

              1. Io oggigiorno non mi sento “sotto attacco”, bensì libera di essere me stessa in ogni modo. Credo che oggi ognuno possa essere più libero di un tempo, se qualcuno si sente forzato però è giusto che ci rifletta.
                Sui comportamenti non sono ferrata, sull’abbigliamento un po’ di più; sì, ci siamo vestiti in modo diverso, ma come? I gonnellini e le tuniche degli antichi vanno bene per gli uomini di oggi o no? Non sono forse più simili a come si vestivano le donne prima e ora? I pantaloni sono una scoperta relativamente recente per tutti/e. Le calzemaglie erano indossate dagli uomini nel medioevo e dalle donne nel ‘900. Se le femministe ne fanno una questione ideologica anziché di moda e praticità capisco il tuo discorso, e concordo che non era “oppressione patriarcale”, ma non è per ideologia che le donne hanno iniziato a portare i pantaloni o le scarpe da ginnastica. Credo che su questo siamo d’accordo e anche sul fatto che la maggioranza delle donne non si fa problemi o questioni di Stato su questi argomenti.

                1. E chi ha mai scritto che ti senti sotto attacco, quelli che sono sotto attacco sono gli uomini e credo che questo blog sia nato per questo.
                  “Credo che oggi ognuno possa essere più libero di un tempo, se qualcuno si sente forzato però è giusto che ci rifletta.” Più libero di cosa? Di finire nei guai se approccio o se oso solo guardare una donna, di finire licenziato se oso solo affermare qualcosa di non gradito alle femministe, ma di quale libertà parli? La tua libertà non è la mia libertà. O forse pensi che tutti disponiamo qui e ora delle stesse libertà? La mia libertà è solo sulla carta, la tua è nei fatti.
                  Sull’abbigliamento, che cosa vuoi che ti dica? Ok, vestivamo tutti alla marinara.

                  1. Ho parlato dal punto di vista femminile perché si stava parlando in particolare della natura femminile sviata e inoltre tu avevi scritto questo: “io penso invece che queste differenziazioni affondino nella più profonda natura dei due sessi. Oggigiorno questa natura è sotto attacco”
                    Hai scritto NATURA DEI DUE SESSI e io ho parlato per il mio. Come libertà di esprimere se stessi io intendevo l’abbigliamento, gli hobby, i gusti personali; però devo correggermi, in questo gli uomini non sono ancora totalmente liberi.

              2. Sasha, non concordo molto con l’approccio tradizionalista che vorrebbe riportarci indietro di mille a anche più anni, e che guarda a secoli fa come “gloriosa età dell’oro”… io sono ateo, in una società come quella del Cinquecento\Seicento (Salem, Spagna dei re Cattolici..) non ci vivrei mai.
                Non tornerei neanche al Medioevo, per via del discorso delle pestilenze e dei servi della gleba.
                Ancor prima delle cristianizzazione d’Europa men che meno…

                Non mi pare che nei secoli prima dell’industrializzazione e della separazione Stato-Chiesa “si vivesse tutti bene”. Neanche le donne vivevano bene, se per questo ne morivano molte di parti clandestini\fai-da-te.
                Per quanto riguarda gli uomini, bhè, se non nascevi servo della gleba, nascevi ricco e nobile e potevi fare la bella vita (come potevano farlo anche le contesse, marchese ecc.) (ma potevi essere forzato a diventare prete o suora, vedi anche la vicenda narrata dal Manzoni…) ma nascere nobile non significava non essere contagiato dalla peste o dalla sifilide… le carestie e malnutrizione diffusa poi facevano il resto, pensa alla pellagra che infieriva sui contadini specialmente lombardi…

                questo per dirti che non rimpiango nessuna di quelle epoche e ruoli. Studiare Scienza o Medicina e dire certe cose ti poteva portare dritto dritto all’Inquisizione… non penso che neanche tutti avessero la possibilità di ritrattare e abiurare le loro idee per salvarsi la vita… con Galileo fecero eccezione.

                comunque, parlando di abbigliamento passato… bhè, nel Settecento gli uomini nobili si truccavano con cipria bianca e parrucca e scarpette con tacco. L’abbigliamento maschile come lo vediamo adesso è recente, direi che parte dall’Ottocento, non prima.
                Nel Settecento o Seicento gli uomini nobili gareggiavano in frivolezza con le donne, per parrucche, finti nei, cipria, scarpette col tacco, imbottiture, piume e tanto altro che oggigiorno… magari vedi addosso ad una drag queen, non ad un uomo eterosessuale “cis”.

                Ho in mente il Re Sole, tanto per citarti un dipinto molto famoso. Se oggi un uomo si vestisse così… bhè, direi che o lo prendono per un cosplayer o un burlone che vuole festeggiare Carnevale oppure lo prendono per una drag queen.

                1. Fammi indovinare, Tommaso… sei ateo!
                  C’ho preso?
                  No perché lo specifichi in ogni tuo commento. Credo che ormai l’intera comunità internettiana lo sappia, sai?
                  Ricordi quei vegani fanatici che quando si presentano la prima cosa che dicono è: “io sono vegano”. E’ comprensibile essere affezionati a un aspetto di sé che dà senso e significato all’esistenza, ma l’affermarlo continuamente è sicuramente stucchevole e in buona misura rischia di suonare come una provocazione verso chi non condivide le tue convinzioni.
                  Ti ricordiamo che questo blog, oltre ad essere a-partitico, è anche a-confessionale. Nel senso che si occupa di un tema specifico che tocca in modo tangente la politica partitica, la religione, come tanti altri temi, ma che precede quei temi o, in taluni casi, li affianca. Qui siamo nel campo dell’equità sociale, dei diritti umani, delle questioni di genere, non di altro.
                  Ognuno qui è libero di votare chi gli pare, di credere alla divinità che vuole (o a non crederci affatto). Non è libero di sfracassare insistentemente i coglioni con specificazioni o deviazioni del discorso su tematiche non attinenti al blog e che potrebbero essere divisive.
                  L’obiettivo qui è liberarsi del femminismo e ricominciare a dialogare concordemente e paritariamente con il mondo femminile. Tutto il resto è rimandato a dopo.
                  Questo perché, se da un lato ci dispiacerebbe non approvare un tuo commento magari interessante, dall’altro non abbiamo tempo di tagliare le parti dei tuoi commenti che servono solo a sbandierare il tuo ateismo e anticlericalismo.
                  Autoregolati e resta focalizzato, se puoi.
                  Grazie.

            2. secoli fa il concetto di mascolinità era decisamente diverso, ma non sempre migliore del nostro.
              per esempio, nell’antica Grecia era giudicato mascolino e una cosa sacrosanta avere relazioni sessuali con adolescenti maschi pre-puberi (efebi).

              ci sono diverse immagini che potete vedere sui vasi greci… oggigiorno per noi quelle raffigurazioni sono quasi etichettabili come immagini pedopornografiche, visto che ci sono due uomini in atteggiamento erotico: uno molto anziano (con barba e alta statura) uno più magrolino, esile, piccolino e senza barba: un pre-pubere, appunto.

      3. E perché non fanno la transizione? Basta un anno di testosterone e palestra e in genere diventi quasi indistinguibile da un uomo XY.

        Se veramente è così bello essere uomini perché non transizionano?

        1. Anonimo, capisco la battuta, ma non è che “la disforia di genere” ti viene se te la vuoi far venire ad un certo punto della tua vita… come altre cose “non ti vengono se lo vuoi”: se perdi tutti i capelli per colpa dell’alopecia, non serve “aver voglia fortemente di riavere i capelli..” non ti rispunteranno in ugual modo… se uno nasce con le orecchie a ventola “non può mandarle via solo se lo vuole fortemente”. Se uno diventa miope idem, non può “vederci bene se lo desidera fortemente” senza gli occhiali
          Determinate cose non dipendono dalla nostra volontà (o da “miracoli” per chi crede in qualche entità), va accettato.

          Il mio parere è che le femministe (anche quelle studiate da Sandro, che però non mi ha messo nessun nome e cognome, come sospettavo) non vogliono “transizionare diventando maschi”, perché non hanno disforia di genere, (e neanche se la possono far venire solo “volendolo”) che invece è qualcosa che possono avere uomini o donne che, fin da piccoli\adolescenti, si sentono “nati nel corpo che non sentono loro”, che rifiutano e quindi esteticamente e per comportamenti vivono come “il sesso opposto”

          Le femministe non vogliono “avere un corpo maschile, essere maschio”. Difatti non mi risulta (limite mio, magari, quindi aspetto che qualcuno dimostri che non è così) che ci siano molte femministe che “sono diventati maschi” andando dal chirurgo.

          Non credo neanche (potrei anche sbagliarmi, perciò, sentitevi liberi di correggermi, se è il caso) che la maggior parte degli uomini transgender (quindi: nate donne, che tramite chirugia\ormoni hanno acquisito fattezze maschili) partecipino a siti o cortei femministi.

          Diverso è il caso del transfemminismo (che comunque è contrastato da altri femminismi fondati da donne biologiche) dove ci sono molte donne trans (e non solo) in misura sicuramente maggiore che non uomini transgender, ma sono donne trans che erano così ben prima di scoprire il femminismo… al massimo hanno scoperto il femminismo dopo essere diventate donne trans, e si sentono ancora più donne facendo le femministe, appunto.

          Almeno, a me risulta così, da quanto ho letto su certi siti. se qualcuno può riportare altro materiale, rivedrò questa mia impressione

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