Ghislaine Maxwell: con le donne al potere si avranno… minorenni abusate

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Ghislaine Maxwell
Ghislaine Maxwell

di Alessio Deluca. Ghislaine Maxwell è stata una donna destinata al potere fin dalla nascita, nel 1961. Cresciuta in un sontuoso palazzo a pochi passi da Oxford, è figlia di un ricco tycoon del mass media internazionali, morto in circostanze misteriose nel 1991. Per tutto il periodo della sua formazione è vissuta negli agi e le sue prime esperienze professionali sono state nel management delle varie attività paterne, salvo poi doversi reinventare alla morte del genitore e alla scoperta dei suoi molteplici debiti.

Facendo base a New York, non si è data per vinta e all’inizio degli anni ’90 entra in relazione con Jeffrey Epstein, uno dei finanzieri più in vista della città, suicidato in carcere dalle correnti “radical” americane l’estate scorsa, dopo un arresto per abusi sessuali multipli su minorenni. Una relazione non solo professionale, che durerà anni, consentendole di scalare le vette del jet-set americano, dove per anni ha rappresentato il “volto sociale” del ricchissimo uomo d’affari cui si accompagnava. Tra le sue frequentazioni il presidente Bill Clinton e il futuro presidente Donald Trump, ma anche gran parte delle più importanti celebrità americane e britanniche.


Una gola profonda come la Maxwell è una spina nel fianco.


La vita dorata prosegue anche dopo la rottura della relazione con Epstein, di cui rimane comunque la tuttofare. L’idillio si spezza nel 2015, quando anche lei finisce nel mirino dei procuratori americani, che intanto indagavano anche su Epstein. La Ghislaine allora si eclissa poco a poco, arrivando a una specie di latitanza sotterranea. Per lungo tempo vive pagando solo in contanti per non essere rintracciata ed errando tra il Regno Unito e gli USA. I procuratori le sono alle calcagna perché ritengono che abbia avuto un ruolo più che attivo negli abusi sessuali di ragazze minorenni messi in atto dal finanziere, e alla fine la traggono in arresto scovandola in New Hampshire, settimana scorsa.

Ora la Maxwell è in carcere e chi vuole vederci chiaro sugli abusi teme che anche lei, come Epstein, venga “suicidata” per evitare che apra bocca e dica il molto che sa. Negli USA si sprecano i meme che scherzano su questo timore: quello che tira di più mostra Hillary Clinton che chiama la “suicide hotline” (telefono amico contro i suicidi) e dice: “buon giorno, vorrei piazzare un ordine”. Sì, perché pare che a servirsi dei prodotti freschissimi di Epstein fossero, oltre che vari rampolli della nobiltà britannica e star di Hollywood, soprattutto politici dal lato democratico, la “sinistra” americana. Una gola profonda come la Maxwell, insomma, alle porte delle elezioni presidenziali, rischia di essere una spina nel fianco in grado di bilanciare in sovrabbondanza le rivolte dei Black Lives Matter, prezzolate dal grande fronte internazionale anti-Trump.


Non è mai possibile stabilire se la palma vada a un vincitore o a una vincitrice.


Ghislaine Maxwell e Jeffrey Epstein
Ghislaine Maxwell e Jeffrey Epstein

E se già Jeffrey Epstein era temutissimo, ancora di più pare lo sia la Maxwell che, secondo i procuratori, era la vera mente degli abusi sessuali, oltre che un’attiva procacciatrice di vittime. Talmente coinvolta nella cosa che, anche di questo è accusata, partecipava attivamente e passivamente agli abusi. “La presenza di una donna nella stanza aiutava le vittime a mettersi a proprio agio”, dice l’accusa. Il tutto dopo aver pescato le minorenni tra le tante perdute in realtà disagiate, vulnerabili o senza reti di supporto, e aver organizzato incontri e i famosi viaggi sul “Lolita express”, come era emblematicamente chiamato uno degli aerei privati di Epstein.

Al di là di ciò che Maxwell potrà dire, se glielo consentiranno, e che rischia di scoperchiare un pentolone d’infamie inimmaginabile, con impatti diretti sulla politica americana e indiretta sulla cultura internazionale, è degno di nota il ruolo che una donna ha avuto in questa storia di abusi a danno di minorenni. Pare uno schema più che consolidato, che in questa vicenda si replica, quello dove gli abusanti nella pratica sono soprattutto (ma non solo) uomini, ma le fornitrici e organizzatrici sono nella quasi totalità donne. Accade nel jet-set della Maxwell come nella cronaca spicciola della pedofilia, con madri che vendono le foto o i video delle figlie o dei figli, quando non le figlie o i figli stessi, rappresentando per di più tra le “imprenditrici” più attive all’interno del dark web, regno incontrastato del business criminale della pedofilia. In attesa dunque che Maxwell racconti al mondo a quali bassezze giunge una donna per consentire agli uomini di compiere le proprie bassezze, si ha qui una conferma di quell’assunto inaccettabile per la narrazione femminista imperante: lo schifo umano non ha genere e nella repellente gara al degrado non è mai possibile stabilire se la palma vada a un vincitore o a una vincitrice. Con ciò smentendo la frottola obamiana (guarda caso) secondo cui il mondo sarebbe un posto migliore se governato soltanto da donne.


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