Giovanna Botteri, Silvia Romano, e le femministe che litigano

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Giovanna Botteri
Giovanna Botteri

di Redazione. Dice: c’è sempre uno più puro che ti epura. Quando si ha a che fare con ideologie che pretendono di poter dare una lettura completa del mondo, senza mai cadere in contraddizioni, quella regola presto o tardi scatta come una tagliola. Quando l’ideologia in questione fa acqua da tutte le parti, è ancora più facile che scoppino dissidi e volino anatemi incrociati tra fazioni che pretendono di essere depositarie del Verbo. Come detto in precedenza, il peggior nemico di ideologie di questo tipo, è la realtà: un muro di granito su cui queste spesso si schiantano. E così sta accadendo sempre più spesso alla grande menzogna del femminismo.

Al principio fu Giovanna Botteri, giornalista RAI dislocata in Cina, apprezzatissima dalla sinistra, dunque molto meno dalla destra, ma comunque donna. Eppure dal pulpito delle veline, che così tanto (dicono le femministe dure e pure) hanno contribuito a oggettificare e svilire il corpo femminile, proprio a Giovanna Botteri arriva un attacco. A sferrarlo è una sedicente pasionaria dei diritti delle donne, quella Michelle Huntziker che deve la carriera a un paio di slip (o a ciò che essi contenevano?) e che ora fa pappa-e-ciccia con una delle più pericolose femmiterroriste in circolazione, quella Giulia Bongiorno che maneggia fin troppo potere politico.


Alla fine è sempre una lotta tra donne belle e racchie invidiose.


Silvia Romano
Silvia Romano

La presa in giro della Botteri da parte della soubrette ha spaccato in due il mondo femminista. “Proprio tu”, è stata accusata la Huntziker, “che ti fai paladina delle donne, fai body-shaming per una professionista donna? Orrore!”. Sì ma, nota qualcuno, non è che essere donna e giornalista ti permetta di presentarti sciatta in pubblico o ti dia licenza di essere trasandata. La tensione dura qualche giorno, poi la bionda di Striscia comunica urbi et orbi che lei e la Botteri si sono parlate, una “lunga conversazione tra donne”, dice tra cuoricini e profumo di sorellanza. A noi piace immaginare che a chiamarsi siano stati i rispettivi referenti politici di destra e sinistra, che alla fine hanno deciso di lasciar cadere la cosa, per evitare smagliature nella cortina di pizzo.

Passa qualche giorno ed ecco che ti esplode il caso Silvia Romano: ha il sacco della spazzatura in testa, dice la femminista storica Nadia Riva. No, è simbolo di libertà e autodeterminazione la rimproverano le più pure, cercando di epurarla. Ed ecco di nuovo la lotta nel fango, le tirate di capelli, con microscopiche pagine Facebook che si appigliano anche ad altre opinioni dell’avversaria pur di denigrarla, secondo l’usuale metodo mafio-fascista. Uno spettacolo da birra e pop-corn. Le contraddizioni che deflagrano con fuochi d’artificio incantevoli, con il vicino che ti dà di gomito e dice: guardale, alla fine è sempre una lotta tra donne belle, come la Romano e la Huntziker, e racchie invidiose, altro che femminismo e parità!


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