I “femminicidi” del 2019. Ecco i numeri reali

femminicidiodi Fabio Nestola – Faccio riferimento a questa pagina, dove ho raccolto tutti i casi di “femminicidio” registrati nel 2019 dal sito, apparentemente ufficiale, “femminicidioitalia.info”. L’esito di un controllo corretto è: 13 casi (in blu) in cui non è femminicidio, ovvero dove il movente è diverso da patriarcato, prevaricazione di genere, eccetera, tra cui 1 infanticidio e 2 delitti compiuti da donne. Altri 14 (in arancione) dove l’autore è immigrato: Marocco 6, Romania 2, Tunisia 2, Costa d’Avorio, Albania, Moldavia, Cina. Altri 4 casi (verde) riguardano delitti fra anziani. Infine 2 (in grigio) sono delitti in concorso uomo e donna assieme.

L’esito del controllo dà quindi 43 episodi catalogabili come femminicidio “propriamente detto” (definizione della Polizia di Stato, Direzione Nazionale Anticrimine), dunque perché gonfiare i dati, com’è accaduto dal 25 novembre scorso in poi, annunciandone 82, poi ridotti a 76? Ma soprattutto perché inserire nell’elenco anche le donne uccise da altre donne (1, 18)?


Una forzatura, per non dire altro.


Faccio la solita precisazione, che specifico ad ogni analisi annuale dei dati sul femminicidio: lo scorporo dei casi di donne uccise da cittadini stranieri. Non è una diminutio della gravità del gesto, né tanto meno una sottovalutazione della vita di una donna moldava rispetto alla vita di una donna italiana. Ciò che va rilevato è che i delitti maturati in contesti socioculturali estremamente diversi da quello italiano vengono utilizzati per sostenere che l’Italia sarebbe un Paese patriarcale, ogni donna in Italia sarebbe a rischio di essere uccisa e gli uomini italiani andrebbero “rieducati”, testuale. Quindi, visto che il cittadino ivoriano ammazza la moglie, andrebbero rieducati i carabinieri che lo arrestano e il giudice che lo condanna. Una forzatura, per non dire altro, utile però a gonfiare il numero dei femminicidi “propriamente detti”.

A riprova del fatto che certi delitti maturino in contesti socioculturali molto diversi da quello italiano, c’è la nazionalità degli assassini: Tunisia, Marocco, Costa d’Avorio, Albania, Romania, Moldavia… ma nella casistica pregressa anche Ucraina, Pakistan, Bangladesh, Senegal, Nigeria. Prevalentemente Nord Africa ed Est Europa, più rari gli assassini di donne provenienti dall’Africa centrale e dall’Asia. Comunque Paesi nei quali la condizione femminile è di grave sottomissione e la violenza è considerata “normale”. È del 28 dicembre la notizia del magrebino che stava pestando la compagna in strada a Milano e si è chiesto, stupito,  come mai i vigili lo avessero bloccato:  “sto solo picchiando mia moglie


Lo dicono i rapporti ONU.


Nonostante l’Italia sia un Paese a forte vocazione turistica e vanti milioni di presenze ogni anno, non si registrano femminicidi compiuti da svizzeri, olandesi, norvegesi, danesi, francesi, belgi, tedeschi, austriaci… Nei Paesi occidentali in generale ed europei in particolare la sicurezza delle donne è maggiore, in Italia più che altrove. Lo dicono i rapporti ONU, riassunti qui e lo conferma l’ultimo importante libro di Davide Stasi.

i delitti fra anziani si trovano tra i femminicidi ad ogni verifica. Episodi in cui il marito 80enne uccide la moglie malata – o che crede malata terminale (8) – per non farla soffrire e poi si toglie la vita o tenta di farlo.  Delitti definiti della disperazione, della pietas, della solitudine e della sofferenza, quando non dell’incapacità cognitiva dell’anziano assassino, ma spacciati per delitti della prevaricazione maschilista e dell’oppressione di genere.


E’ il caso di fare alcune osservazioni.


Anche sui 43 femminicidi, comunque, è il caso di fare alcune osservazioni. Ad esempio sugli episodi plurimi. Orta Nova (59, 60, 61) – l’assistente capo della polizia penitenziaria Ciro Curcelli ha ucciso nel sonno la moglie e le due figlie di 12 e 18 anni e poi si è tolto la vita. Catalogati come tre femminicidi, ma il movente sembra non avere nulla a che fare con l’odio maschilista e la prevaricazione di genere. Il segretario regionale dell’Unione sindacati di polizia penitenziaria (Uspp) di Puglia e Basilicata, Vito Messina, fa sapere che “il sindacato si è rivolto al Capo Dipartimento dr Basentini, per lanciare un altro grido d’allarme stato di disagio lavorativo degli appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria”.  La tragedia di Orta Nova riapre la discussione sullo stress da lavoro correlato: “Sono anni che ci battiamo su questo tema, cioè del grave rischio suicidario” spiega Messina

Foggia (65, 66) – Versioni discordanti sulla ricostruzione dei fatti. Versione 1) lite per questioni di confine, Francesco Ciuffrida uccide la vicina Luminita e ferisce accidentalmente la moglie Giuseppina, poi si toglie la vita. La moglie muore in ospedale alcuni giorni dopo. Un episodio è generato da questioni di interesse patrimoniale e non di gelosia, passionalità, possessività etc.; l’altro è un evento fortuito. Versione 2) Mai in precedenza problemi tra i coniugi, liti o attriti di nessun genere, poi Ciuffrida è caduto in depressione per aver scoperto di avere una grave malattia, vuole farla finita uccidendo la moglie e suicidandosi ma colpisce anche Luminita che tentava di difendere Giuseppina. Neanche in questo caso il folle gesto sembra scaturire  dalla gelosia morbosa, dal rifiuto della separazione o altro. Tutte le fonti concordano sull’assenza di attriti familiari precedenti alla strage.


L’escalation di violenza l’ha innescata la vittima.


Orvieto (67, 68) – Ancora un militare di carriera che si suicida dopo aver sterminato la famiglia. Anche in questo caso non c’erano avvisaglie del raptus omicida.

Milano (16) – “L‘ultima fatale lite sarebbe stata scatenata durante una cena in un ristorante, perché Roberta lo insultava e flirtava con un altro cliente al bancone. Pietro avrebbe lasciato la donna nel locale per tornare a casa da solo. Reincontratisi nell’appartamento, i due avrebbero assunto cocaina e continuato il diverbio, la donna avrebbe lanciato oggetti e minacciato il compagno con un coltello. L’uomo l’avrebbe bloccata e soffocata premendole più volte un cuscino sul volto affinché non urlasse. Resosi conto della tragedia, avrebbe tentato di suicidarsi col gas”. Dal resoconto di diverse fonti sembra un omicidio preterintenzionale, una lite degenerata nella quale – peraltro –, dopo un lancio di oggetti, l’assassino prima di reagire è stato aggredito con un coltello, quindi l’escalation di violenza l’ha innescata la vittima. Probabilmente a ruoli invertiti si sarebbe parlato di legittima difesa? In ogni caso non sembra comparire l’elemento della prevaricazione di genere, della cultura patriarcale o dell’oppressione maschilista che uccide inquantodonna.


 

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