I “femminicidi” dell’EURES: dati in libertà

di Fabio Nestola – 20 novembre 2019: ANSA non pubblica una riga sulla giornata mondiale dei diritti dell’uomo (19 novembre) e nemmeno sulla giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (trentennale della convenzione ONU, New York – 20.11.1989), ma in compenso rilancia l’allarme d’ordinanza dei dati Eures sul femminicidio, o presunto tale. “142 donne uccise”, tuona l’Eures, e questo è il dato che farà da filo conduttore delle celebrazioni per il 25 novembre (data da ricordare a reti unificate, mica come il generale disinteresse per uomini e minori), giornata contro la violenza sulle donne. Bene, allora analizziamo nel dettaglio il rapporto Eures.

Secondo i risultati della banca dati dell’Eures sono 142 le vittime di omicidio di sesso femminile censite in Italia nel 2018, una in più dell’anno precedente”. Quindi il titolo ANSA sarebbe giustificato da una vittima in più. Teoricamente ineccepibile, ma fuorviante a meno che lo scopo non sia creare la percezione di un allarme in costante crescita. Le parole poi hanno un senso: vittime di omicidio di sesso femminile non significa necessariamente vittime di femminicidio, Il termine femminicidio identifica l’omicidio di una donna con movente di genere; uccisa inquantodonna è lo slogan all’origine del neologismo. Quindi a causa di possessività morbosa, oppressione maschilista, cultura patriarcale, prevaricazione di genere, odio misogino.


Non tutti gli omicidi di donne possono essere catalogati come femminicidio.


dati falsiDal macrogruppo degli omicidi di soggetti ambosessi vanno scorporati dunque gli omicidi di sole donne, che costituiscono un sottogruppo, il quale a sua volta contiene ulteriori sottogruppi. Nel passaggio dal macro al micro, quindi al sottogruppo “femminicidi”, vanno scorporate le donne uccise esclusivamente  per discriminazione sessista. Il femminicidio costituisce quel sottoinsieme rispetto alla totalità dei casi di omicidio, in cui la vittima è un soggetto femminile. Ne deriva che non tutti gli omicidi di donne possono essere catalogati come femminicidio, ma solo quelli con movente connesso all’identità di genere. Invece il condizionamento delle masse in atto da anni fa si che chiunque consideri femminicidio ogni caso in cui una donna viene uccisa. Ma è grave che lo faccia anche EURES, la cui egida ammanta la bufala di scientificità. Questa non è diffusione di dati oggettivi, è manipolazione.

Entrando nel merito, vediamo che EURES cita il movente “gelosia e possesso” nella misura del 32,8%. Quindi in 43 casi su 142 il movente sarebbe passionale, il classico “o mia o di nessuno” che in effetti caratterizzerebbe il femminicidio. Poi però il report cita 78 vittime all’interno della coppia, 59 per mano di coniugi o conviventi, 19 per mano di ex. Quindi il numero di episodi nella coppia (78) non corrisponde al numero di episodi con movente passionale (43). La differenza (35 casi) non è catalogabile come femminicidio se il movente è ascrivibile a contese economiche o disturbo mentale, tossicodipendenza, alcolismo, eccetera, comunque qualsiasi fattore alteri la capacità di intendere e di volere del reo.


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coppia anzianaSia chiaro che non è una giustificazione, restano reati gravissimi, ma i fatti di sangue compiuti da soggetti riconosciuti mentalmente disturbati o sotto l’effetto di stupefacenti non sono ascrivibili all’insieme femminicidio, dove giacciono gli omicidi figli di cultura patriarcale o discriminazione sessista. Inoltre EURES considera il dato delle vittime ultrasessantacinquenni (48) che conferma “la fragilità di tale componente della popolazione“. Lo scriviamo da anni: i delitti fra anziani costituiscono una tipologia di reato dalle caratteristiche molto particolari, che sarebbe fuorviante classificare come femminicidio. Tali casi riguardano persone con problemi legati a demenza senile, alzheimer, tumori in fase terminale, sofferenze insopportabili per tutti i soggetti coinvolti. Infatti l’anziano marito che uccide la moglie malata per non farla più soffrire, poi si toglie la vita o tenta di farlo. Delitti della disperazione, della solitudine e della pietas, maturati giorno dopo giorno nella consapevolezza che non esiste altra via per porre fine alle altrui sofferenze.

Episodi che quindi possono essere definiti delitti eutanasici e invece sono spacciati per femminicidio, quindi delitti di genere, della prevaricazione maschilista, della gelosia morbosa, del possesso, dell’odio misogino… La corrente di pensiero promotrice del reato specifico di femminicidio sosterrebbe che, in caso di uccisione di una donna, il movente è sempre e solo l’odio misogino come tara culturale maschile “di sistema”. Anche quando le vittime, mogli e mariti insieme, lasciano biglietti che testimoniano la volontà comune di farla finita. Difficile insomma fare chiarezza sulla catalogazione dei dati: delle 142 donne uccise sarebbero 43 le vittime con movente passionale, poi però non è chiaro le 78 vittime all’interno della coppia per quali altri motivi siano state uccise, né quante delle 48 vittime anziane facciano parte dell’uno o dell’altro sottogruppo, o di entrambi.


E’ impossibile qualsiasi verifica e analisi dei dati.


logo_eures.jpgEURES non pubblica un elenco con la sintetica descrizione dei casi catalogati, né gli estremi di autori e vittime, né i link degli articoli di cronaca nera. E’ quindi impossibile qualsiasi verifica e analisi dei dati, come abitualmente facciamo. Ulteriore confusione nasce dal fatto che i dati del 2018 pubblicati a novembre 2019 non sono sovrapponibili a quelli pubblicati a giugno 2019, sempre relativi all’anno precedente. Resta un fatto: pur in assenza di qualsiasi verifica, ciò che rimbalzerà sui media da oggi in avanti sarà solo “femminicidi in crescita, 142 vittime nel 2018”. Amen.


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