I “professionisti dell’informazione” e la speculazione continua

di Fabio Nestola. Ancora la faziosità dell’ANSA: 28 giugno 2020, non si ferma l’ondata di femminicidi in Italia. Non è vero però l’ANSA, come già in altre occasioni, si dimostra servile al mainstream. La strategia è sempre la stessa: qualsiasi donna uccisa diventa un femminicidio, a prescindere dal fatto che il movente non abbia nulla a che vedere con la prevaricazione di genere. “A Filottrano, in provincia di Ancona, un uomo ha ucciso la moglie, alle prese da anni una grave malattia, e poi si è tolto la vita con la pistola che custodiva in casa. A sparare Antonio Pireddu, 60 anni, che era caduto in depressione a causa della malattia della moglie, Ida Creopolo, 59 anni, affetta da una patologia che l’aveva costretta a letto con l’ossigeno”. Quindi, per stessa ammissione dell’Agenzia, la molla scatenante del gesto è la depressione per le sofferenze della moglie e la patologia invalidante che la costringeva a letto. Non esistono quindi gelosia morbosa, prevaricazione di genere, oppressione maschilista, patriarcato, toxic masculinity o qualsiasi altra caratteristica che, secondo chi vuole imporre il neologismo, dovrebbe caratterizzare un femminicidio.

Ancora: “È in prognosi riservata una donna di Abano Terme dopo che il marito le ha sparato al petto. Anche in questo caso si tratta di una coppia anziana, 85 anni lui, 70 lei. L’uomo dopo aver sparato alla moglie, ha rivolto la pistola contro sé stesso e si è suicidato”. È chiara la volontà di uccidere ma fortunatamente resta un tentato omicidio. Tuttavia l’episodio per l’ANSA finisce sotto il titolo dei femminicidi nonostante la vittima non sia deceduta. Come tanti altri casi spacciati per femminicidio i protagonisti sono anziani e malati, senza quindi il componente di una gelosia morbosa, della, toxic masculinity o qualsiasi altro elemento che dovrebbe caratterizzare la prevaricazione di genere.


È morta una donna quindi, prima dell’esito dell’autopsia, i giornali titolavano “ennesimo femminicidio”.


Poi: “Una malattia fa da sfondo anche all’altro omicidio-suicidio, avvenuto a Corfinio, la vittima è Maria Pia Reale, 68 anni. L’assassino, Enrico Marrama, 70 anni, era rientrato a casa dopo un periodo di degenza nell’ospedale San Salvatore dell’Aquila. Tra i due sarebbe scoppiata una lite, poi l’uomo ha aggredito la moglie e l’ha uccisa. Subito dopo Marrama si è suicidato conficcandosi il coltello nel petto”. Ancora anziani, ancora malati, lui era appena rientrato da una degenza; è la malattia a fare da sfondo alla vicenda, scrive l’ANSA. Non c’è un divorzio, non c’è un rapporto rifiutato, non c’è la gelosia, non c’è il possesso maschile sulla donna, è l’ennesimo delitto della solitudine e della disperazione che però viene immancabilmente etichettato come femminicidio.


Sembra esserci una frenesia generale nel gridare al femminicidio ad ogni occasione, anche quando non ce ne siano i presupposti. È una frenesia che si può riscontrare anche da parte di alcune parlamentari. Ma soprattutto dai media in generale, non solo le agenzie di stampa. Oltre a quelli citati dall’ANSA altri due decessi femminili si sono registrati in queste ultime settimane: a Corteolona (PV) e Palazzo Pignano (CR). Nel primo caso una donna muore sotto l’auto guidata dal marito. C’era stata una lite, niente di grave ma proprio per evitare che i toni salissero l’uomo ha preferito uscire. Ha preso l’auto parcheggiata nel vialetto, è partito e ha investito la moglie che invece non voleva farlo allontanare, lo aveva seguito e intendeva fermarlo. Incidente fortuito, tragica fatalità confermata anche dall’autopsia dalla quale è emerso che la donna non è stata investita volontariamente ma è scivolata sotto il lato destro dell’auto, senza che il marito se ne potesse accorgere. Ma è morta una donna quindi, prima dell’esito dell’autopsia, i giornali titolavano “ennesimo femminicidio”.


Nemmeno in questo caso chi ha ucciso lo ha fatto perché odia le donne.


A Palazzo Pignano un’altra storia maturata in seguito ad una grave patologia invalidante: un uomo accudisce la moglie malata di alzheimer, è disperato perché la moglie rifiuta il cibo da cinque giorni, è gravemente debilitata dalla malattia degenerativa e deve almeno alimentarsi. Il marito perde la pazienza e la colpisce, la donna cade e batte la testa. Oltre a classificare l’episodio come femminicidio, i cronisti si sbizzarriscono: “massacrata di botte”, “ammazzata a calci e pugni”, “pesta di botte la moglie”, “uccisa a mani nude”, “massacra di botte la moglie fino ad ucciderla”. Tanto accanito e morboso rimestare nel torbido è però infondato. Gli inquirenti riferiscono che spunta una testimonianza: una persona vicina alla famiglia svela un retroscena di disperazione e tratteggia un quadro molto diverso da quello di un brutale femminicidio. “Non l’ha massacrata di botte”.

“La donna sarebbe caduta per circostanze ancora da accertare durante una discussione in famiglia, colpita si ma non certo con l’intenzione di uccidere. La donna era infatti molto debole a causa di una gravissima malattia che la stava consumando da molti anni. Sarebbe quindi stato uno schiaffo, per convincerla a mangiare dopo giorni di digiuno, ad averla fatta cadere a terra”, dice l’articolo. È comunque grave una reazione violenta, schiaffo o pugno che sia, non può essere giustificabile. Ma non c’è la volontà di uccidere, non a caso il nostro ordinamento prevede pene molto diverse per l’omicidio volontario (art. 575 CP, pena non inferiore ad anni 21) e l’omicidio colposo (art. 589 CP, da 6 mesi a 5 anni). Quindi nemmeno in questo caso chi ha ucciso lo ha fatto perché odia le donne, perché vuole avere sulla moglie diritto di vita e di morte, perché è un oppressore maschilista, etc. Però i media titolano “femminicidio”, come se non vedessero l’ora di etichettare qualsiasi episodio con questo termine.

Ecco quindi che anche un investimento fortuito e un omicidio colposo diventano espressione del patriarcato e della prevaricazione di genere. È la stessa domanda che ci facciamo da anni: da cosa deriva la febbrile mistificazione dei dati sulle donne uccise? Il fenomeno della gelosia omicida esiste ed è gravissimo che esista, ma qualche decina di vittime evidentemente per qualcuno sono poche, c’è bisogno di far credere alla gente che siano centinaia. E chi prova a fare chiarezza analizzando i casi uno ad uno e stornando i falsi femminicidi, viene accusato di negare che esista il femminicidio. Non è solo la richiesta di fondi o il varo di norme liberticide, c’è di più, il disegno generale va molto oltre.


Fondo di Protezione Legale

Contribuisci a sostenere le spese legali di questo blog

Il tuo contributo verrà usato per combattere i tentativi di censura attraverso querele e denunce.

Modifica liberamente la cifra che vuoi donare

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Per fare una donazione tramite bonifico fai riferimento a questi dati:

    1. IBAN: IT67X0617501401000002421780
    2. SWIFT (per bonifici dall'estero): CRGEITGG
    3. Intestato a: Davide Stasi
    4. Causale: donazione Fondo Dotazione Legale

GRAZIE!

STALKER SARAI TU

Totale Donazione: €20,00


Iscriviti per ricevere la newsletter settimanale di “Stalker sarai tu”:

Loading

 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: