Il battage ossessivo dei CAV: la regia è internazionale

bonetti
Il Ministro Elena Bonetti

di Giorgio Russo – Ne stiamo parlando sempre più insistentemente su questo blog e c’è un motivo ben preciso. Più studiamo caratteri e diffusione della manovra che tutta l’industria del maltrattamento, con l’ampia galassia dei centri antiviolenza, sta portando avanti dall’inizio della quarantena, più si aprono squarci su una realtà sconcertante, che come tale merita di essere sviscerata per bene, a futura memoria. Soprattutto a futura memoria.

E’ ormai chiaro che a dirigere l’orchestra sul piano nazionale sia il Ministro Bonetti. Lei ha dato il via alla fanfara circa dieci giorni fa, e dopo un primo crescendo di recente è tornata a ravvivare le truppe, lanciandole in un nuovo assalto. Questa sembra essere la settimana di picco del coronavirus, ma forse lo è anche del battage organizzato. Lo si capisce dal fatto che cominciano a scoprirsi i veri e molteplici obiettivi dell’operazione. Da ieri infatti, oltre a raccomandare alle donne di chiamare in caso di bisogno, oltre a denunciare che le donne italiane vivono in una specie di Guantanamo, è trapelata la solita richiesta di denaro.


Un radicato spirito predatorio.


Qualcosa è già stato speso, per chi non lo sapesse. Invece di comprare mascherine o altri supporti ospedalieri, il Governo (così annuncia senza arrossire la grillina Stefania Ascari) ha commissionato, non si sa bene come, né a chi, né a quale prezzo, la realizzazione di una app del 1522. Così le prigioniere di quella nuova Abu Grahib che è l’ambiente domestico di tutta Italia potranno contribuire a far ripartire il totalizzatore delle chiamate di un Telefono Rosa ormai in stato di abbandono. Non è dato sapere quali altre spese o prebende siano state stanziate o utilizzate per tenere a freno il piagnisteo dell’industria del maltrattamento. E chissà se lo si saprà mai. In ogni caso, in questo momento queste sono le priorità, anche di spesa, del Dipartimento Pari Opportunità.

Quello che impressiona, guardando la questione con la massima oggettività possibile, è il profondissimo cinismo dell’operazione. Da ogni parte, nella politica, tra gli opinionisti e ancor più nella comunità dei cittadini, si auspicano unità e collaborazione, e in molti casi gli appelli non restano inascoltati. I dati dei contagiati, ricoverati e deceduti è tale da giustificare uno spirito unitario e di sacrificio comune e solo chi è ispirato da un radicato spirito predatorio può cercare di sfruttare il momento per ottenere visibilità o denaro. Un lerciume composto sicuramente da chi ha fatto incetta di Amuchina e mascherine per rivenderle a peso d’oro, da professionisti della disinformazione che raccattano click sfruttando l’emergenza, di sindacati privi di coscienza che ventilano ipotesi di scioperi in un paese in quarantena, ma anche, anzi soprattutto a giudicare dal gigantesco battage, dalle lobby femministe e dell’antiviolenza di professione.


Quanto accade qui sta accadendo ovunque.


La loro, infatti, è una campagna di comunicazione, o uno storytelling come si dice oggi, che come sempre non ha fondamento nei dati di fatto. Da inizio quarantena e stando a ciò che hanno pubblicato i media, si è manifestata una decina di eventi violenti innescati da uomini contro la propria donna, nell’ambito della convivenza forzata. I nuclei familiari di almeno due persone, ossia coloro oggi obbligati a vivere chiusi in casa assieme, in Italia sono 17,2 milioni (ISTAT). I casi di violenza domestica dunque si aggirerebbero attorno allo 0,00006%. Una percentuale che rimarrebbe risibile quand’anche gli eventi violenti fossero 10, 100 o 1.000 volte tanto. Ci si fermi un secondo a riflettere: in 17,2 milioni di casi ci sono persone costrette a vivere gomito a gomito e le violenze che si registrano sono uno zerovirgolazerozerozerozero. In realtà questa dovrebbe essere la notizia da esibire in ogni prima pagina, per sottolineare la solidità e la resilienza dei nuclei familiari e delle unioni italiane. Invece ad ammorbarci di bugie, allarmismi, terrorismo e richieste di denaro che sono vere e proprie estorsioni, è il roboante battage dell’industria dell’antiviolenza.

Davvero solo un blog di rilevanza medio-bassa concentrato su argomenti “di nicchia” percepisce la mostruosità della questione? Davvero solo noi sentiamo un brivido di indignazione nel vedere le pagine web e social di enti istituzionali come il Viminale o il Dipartimento Pari Opportunità sposare questa linea di condotta miserabile? Speriamo di no. Perché è un’indignazione che induce alla ricerca. E la ricerca porta a scoprire che quanto accade qui sta accadendo ovunque, per lo meno nel mondo occidentale. Stesse falsità, stessi piagnistei, stesse pretese: il Covid-19, si dice, ha il peggior impatto sulle donne in generale e in particolare su quelle costrette a casa dalla quarantena. Comparando la comunicazione estera (americana, britannica, spagnola, svedese e in parte francese) e quella italiana si trovano interventi-fotocopia, stessi toni, stesse espressioni, con corrispondenze che lasciano senza parole. Anzitutto perché sono il segno, già noto ma mai così palese, di una regia internazionale in questi battage disumani.


Un ulteriore sospetto atroce.


Esiste insomma una rete che dall’associazionismo attivista passa per entità sovranazionali, che a loro volta comunicano direttive ai poteri nazionali, che danno l’impulso e mobilitano i settori economici interessati e i media. Una Spectre in gonnella? Per quanto possa suonare complottista, la pressoché assoluta identità nei messaggi lo fa pensare. Sa solo il cielo cosa stia circolando da tempo nelle email e nelle telefonate di UN Women, GREVIO, European Women Lobby, Soroptimist, Ministeri, eccetera. E mai come in questo caso viene da pensare a quanto sia azzeccata la formula “Ro$a No$tra”.

Su tutto questo sovrasta un ulteriore sospetto atroce. Al momento non è dato sapere con esattezza quanti uomini e quante donne siano morti per coronavirus. Si sa solo che il numero maschile è più del doppio di quello femminile. Un androcausto, in pratica. Una strage di proporzioni tali da poter oscurare tutti i piagnistei e tutte le bugie su violenze ipotetiche e oppressioni virtuali di cui sarebbero vittime le donne costrette a casa dalla quarantena. Questo battage architettato a livello internazionale pare dunque anche avere un secondo obiettivo, oltre all’usuale richiesta di soldi: manovrare affinché quell’oscuramento non abbia luogo e l’area della vittimizzazione non venga sottratta a chi ritiene di averne il monopolio assoluto, con le annesse speculazioni economiche e di potere.


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