Il bavaglio del DDL Zan: scampato pericolo. Per ora.

Alessandro Zan
On. Alessandro Zan

di Alessio Deluca – Vita grama quella dei portatori insani di ideologia gender in epoca di coronavirus. Prima vanno a gambe all’aria le “lezioni d’amore” di trans e drag queen negli asili e nelle scuole di Roma, poi salta l’esame parlamentare della proposta di legge Zan, detta “contro l’omotransfobia”, ficcata lemme lemme nell’agenda della Camera, sperando che tutti fossero distratti dall’emergenza sanitaria. Il gioco però è stato svelato. Ci sono altre emergenze ora, si dice, ma non solo. L’opposizione, Lega e Fratelli d’Italia, s’è fatta sentire rispetto a una normativa che, come una peperonata mal digerita, ogni tanto torna su in un rigurgito acido. Prima era la proposta di legge Scalfarotto poi, fatto passare un po’ di tempo, è cambiato il relatore, ma la sostanza non cambiava: con la scusa dell’odio contro specifici orientamenti sessuali, si predisponeva un bavaglio e diverse limitazioni delle libertà personali, che si sarebbero aggiunte a quelle già attive, promosse dal femminismo suprematista.

Prima che l’emergenza sanitaria da un lato e la mobilitazione dell’opposizione dall’altro facessero rimuovere il DDL Zan dall’agenda parlamentare, ne aveva parlato con efficacia e perizia il blogger Giuliano Guzzo. “Si tratta di una legge priva di ragioni giuridiche, di ragioni di utilità e pure di ragioni sociali”, notava correttamente Guzzo. Dal lato giuridico l’Italia ha depenalizzato l’omosessualità nel lontano 1866 (!) e ad oggi non esistono leggi che discriminino sulla base dell’orientamento sessuale. Come ogni legislazione che si rispetti, in Italia è protetta la persona umana in sé e per sé, senza bisogno di declinare specificità o particolarità che, alla fine, sono esse stesse discriminatorie. Tanto meno, come nota Guzzo, si registrano casi di impunità per chi abbia commesso violenze di matrice omotransfobica. Dunque che ragione c’è di fare una legge apposita?


Il bisogno di soddisfare la lobby LGBT.


Lo stesso DDL Zan si appiglia (cosa profondamente anomala in un testo di legge) alla cronaca e a ciò che viene notiziato dai media. L’emergenza omotransfobia, secondo il testo della norma, è dimostrata da quanto appare “su numerosi quotidiani nazionali e locali”. Non su statistiche ufficiali, dati dei ministeri competenti o studi scientifici, sia chiaro, ma da quei produttori indefessi di fake news e propaganda che sono i mezzi di comunicazione italiani. Oltre a ciò, il DDL mente spudoratamente. Basta una semplice ricerca su “Google News” con tutte le possibili chiavi di ricerca per constatare quanto rari siano i casi conclamati di violenze ispirate da omotransfobia. Ne risultano circa 29 all’anno, meno dei cosiddetti “femminicidi”, il che è tutto dire. Dunque dove Zan e i suoi compagni di merende arcobaleno vedono l’emergenza sociale?

Non essendoci da nessuna parte, essi la scambiano con il bisogno di soddisfare la lobby LGBT assecondandone gli istinti censori, utili per poter progredire con pratiche disumane che repellono la maggioranza della società quali l’utero in affitto, le adozioni a coppie omogenitoriali e tutte quelle mostruosità che, a DDL Zan vigente, non si potrebbero più definire appunto mostruosità. Non se ne potrebbe proprio parlare, a meno di non incorrere in gravi sanzioni. Tanto meno si potrebbe parlare degli impulsi che sembra abbiano mosso soggetti come Anghinolfi, oggi sotto accusa per i noti fatti di “Bibbiano”, nel gestire le pratiche di affido in modo ideologicamente orientato, ovvero ben lungi dal vero e profondo interesse dei minori. Fatti su cui ancora la magistratura deve ancora pronunciarsi, sia chiaro, ma che già le intercettazioni e i materiali probatori trapelati sulla stampa nazionale hanno ben inquadrato. Di nuovo: a legge Zan vigente, di tutto ciò non si potrebbe più parlare, pena l’essere etichettato come “omotransofobico”, con pene annesse.


Una china censoria e fascistoide.


Oltre a ciò, non si vede alcuna altra utilità oggettiva in una legge del genere. Citiamo ancora da Guzzo: “l’ipotesi secondo cui la legislazione arcobaleno migliora la vita alle minoranze LGBT è monca di prove. Lo ha evidenziato il sociologo texano Mark Regnerus, secondo cui gli studi sui “benefici” che leggi pro Lgbt avrebbero sulle persone omosessuali sono da anni viziati da dati deboli, piccoli campioni e conclusioni politicizzate. Negli USA si sta gradualmente tirando i remi in barca su queste questioni: ad esempio sempre più Stati vietano la partecipazione di uomini trans alle gare sportive femminili, cosa prima considerata un must dell’inclusività. Perfino l’introduzione delle nozze gay, secondo una ricerca basata sui dati di 32 Stati USA, ha portato gli studiosi che l’hanno curata a concludere: ‘Abbiamo trovato ben poche prove del fatto che la legalizzazione delle unioni gay abbia ridotto il bullismo tra i giovani LGBT'”. Figurarsi, se questi son gli esiti delle nozze gay, a cosa mai potrà servire la legge del Pd”. Per l’appunto, a cosa poteva servire? Al bavaglio, as usual.

Del disegno di legge Zan si doveva parlare il 30 marzo. La discussione è stata tolta dall’agenda, ma questo non significa affatto che, passata (speriamo prestissimo) l’emergenza coronavirus, in presenza della stessa orribile maggioranza attuale, qualcuno non operi per ricicciarla e riproporla. D’altra parte non sono mancate proteste per l’esclusione della discussione dai lavori parlamentari. In prima fila a protestare, e non sorprende, Monica Cirinnà, secondo cui evidentemente l’epidemia in atto non è cosa così grave da dover monopolizzare l’attenzione delle istituzioni. C’è la necessità di soddisfare gli amici e le amiche arcobaleno e di portare il paese ancora più in basso nella china censoria e fascistoide che tanto piace alle forze buoniste, petalose e politicamente corrette, votate per propria intima vocazione alla distruzione dei pilastri della comunità. Dunque occorre tenere la guardia alta per evitare di trovarsi tra i piedi nuovamente una legge di questo genere.


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