Il coronavirus e gli affanni del femminismo

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LA FIONDA

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di Giacinto Lombardi – È un brutto momento il tempo del coronavirus per le femministe uterocentriche e recriminose del bel stivale. Ora l’emergenza non è più il femminicidio (la pistola fumante per garantire indebiti privilegi), l’aborto libero e gratuito, il divorzio con mantenimento a vita, l’innocenza violata, la bellezza dimenticata, il genio incompreso delle donne, le povere casalinghe frustrate, il wage pay gap, le mestruazioni e la maternità che inficiano le carriere, la lacrimuccia, il sospiro, il sabba femminista di Verona, il patriarcato e le mille cose che non muoiono mai ma tengono sempre il centro della scena impedendo anche agli altri di esistere e rivendicare.

Ora sono oltre 80 i medici immolati sull’altare del servizio, quasi tutti uomini. Uomini che muoiono in silenzio, senza far rumore come i caduti in guerra, sul lavoro e sulle strade, ma nessuno se ne fa una colpa, nessuno pensa di porsene il problema tanto non è colpa di nessuno se gli uomini sono più fragili, il loro sistema immunitario è bacato e vogliono pure comandare… Invece è colpa del patriarcato se le donne hanno le mestruazioni, partoriscono, allattano e hanno un’ossatura più fragile e una muscolatura più debole perciò gli uomini devono provvedere a tutelarne la salute, agevolarne la carriera e renderle felici poiché le donne sono meglio e non possono sopportare la narrazione maschile.


Un mondo senza principi certi.


Leonardo Caffo

“Le donne sono nei laboratori, in corsia, dovunque si combatte il virus, ma sugli schermi, nelle conferenze stampa, sono tutti maschi. È loro la narrazione. Come se nei momenti di fragilità abbiamo bisogno di rassicuranti “papà”. Così scrive Michela Murgia, intervistata da Leonardo Caffo su “La 27esima ora” del Corriera della sera. E pensare che Caffo lo conosco, ho scritto la recensione di un suo libro, è un ragazzo in gamba. E’ lui, come filosofo, a doverci spiegare l’essenza del femminismo, del femminicidio, dell’abuso, del patriarcato, lui che insegna ontologia e si occupa di catalogazione delle parole, o dovrebbe spiegarci l’etica dello stormo nella società matriarcale in cui viviamo ma chiamata ancora patriarcale.

È falso dire che la narrazione è maschile. La TV è donna, le moderatrici sono donne, l’intrattenimento è donna, la psicologia è donna… ma l’invidia tossica della femminista vede solo l’erba del vicino. Siamo in un matriarcato e Leonardo Caffo dovrebbe averlo capito perché l’etica non discende più da principi in parte assoluti e in parte relativi, non è dedotta da astrazioni condivise, ma indotta dai comportamenti del vicino. La donna guarda, la donna ammira e detesta, ama e odia, ripugna e desidera e fa del suo sentire metro e misura del giusto e dell’ingiusto. Leonardo Caffo che ha trattato l’etica dello stormo dove gli uccelli compongono incredibili figure nel cielo senza un capo che li guida e li comanda ma semplicemente osservandosi l’un l’altro, dovrebbe aver capito che questo è il modo femminile di vedere e valutare le cose e noi uomini siamo in affanno, spiazzati in un mondo senza principi certi dove ogni cosa assume un significato diverso a seconda di chi lo racconta.


E’ una dittatura strisciante.


Noam Chomsky

E questa sembra libertà, utopia, invece è dittatura. E’ “la dittatura perfetta della natura dove morale e etica coincidono” (N. Chomsky), dove l’individualità scompare per uniformarsi al gruppo e chi non ci riesce viene eliminato, ma l’uomo risponde solo in parte alle leggi della natura, perché è libero ed inquieto, perché la libertà comporta la critica e talvolta la rivolta. Comporta il conflitto tra esigenze interne ed esigenze della società, il conflitto tra individuo e società e, come suggerisce Kierkegaard, nell’uomo l’individuo vale più della massa. L’individuo sacrificato si ribella e si vendica, reclama giustizia, pretende verità, esige che anche la sua verità sia presa in considerazione.

Ma se non vi è un principio a cui obbedire o contro cui combattere, se non vi sono punti di riferimento, allora si entra nel regno della natura o del divino, forse l’uomo è un dio decaduto che vuole ritornare in paradiso senza più conflitto né paura ma non lo può fare abolendo la libertà, sarebbe ricadere nel mondo degli uccelli. Nella distopia femminista non c’è spazio per gli uomini, il femminismo reclama la diversità ma non rispetta la diversità degli uomini né riconosce il loro valore, non li capisce e non li ama. Non sa costruire la città delle donne ma vuole appropriarsi di quelle costruite dagli uomini. E’ una dittatura strisciante che si insinua nella mente come un veleno, è una droga perché uniformarsi e rinunciare alla libertà è bello, si soffre di meno, basta saper accettare la morte quando il gruppo la pretende. Il dramma umano invece è la dolorosa coscienza della morte.


“Nulla gli dei diedero agli uomini senza sforzo”.


La democrazia l’hanno inventata le civiltà greca e romana. Credevano nella libertà e nell’onore, hanno abbattuto le aristocrazie e hanno dato il potere al popolo, hanno inventato le elezioni, le assemblee, la partecipazione popolare alla politica, le leggi, il senso dello Stato, hanno cercato la felicità ma abbinata alla virtù… e ora vengono a dire che la democrazia è donna e femminista, con ciò scambiandolocon il matriarcato. Che invece è materialismo, sensualismo, illusione, ideologia, privilegio nobiliare, falso ordine, infanzia perenne, promessa di mancanza di conflitti e di dolore ma la realtà è sforzo immancabile per raggiungere qualunque risultato perché “nulla gli dei diedero agli uomini senza sforzo” (Protagora). La democrazia è un gioco di equilibri e contrappesi e ciò che manca oggi è il diritto degli uomini a rappresentarsi in quanto uomini.


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