Il cortocircuito CENSIS sulle donne al lavoro

Il Censis dà il suo contributo periodico alla narrazione falsata del rapporto uomo/donna pubblicando uno studio sulle performance scolastiche dei due sessi. I risultati sono schiaccianti: le donne surclassano gli uomini ad ogni livello, sono infinitamente più brave, dalle scuole medie in su. Sono più donne che uomini a uscire con 10 e lode dalla secondaria di primo livello (5,5% contro 2,5%), e da lì in poi è una specie di marcia trionfale che porta al predominio rosa anche alla maturità, da cui le femmine escono con un voto medio di 79/100 e i maschi di 76/100.

Ma è all’università e oltre che le donne danno il meglio. Anzitutto iscrivendosi in una quota maggiore (55,4%) rispetto agli uomini e di conseguenza raggiungendo il traguardo della laurea in numero maggiore (56%). E anche in quel momento le nostre concorrenti ci surclassano, con un voto medio pari a 103,7/110 contro a 101,9. Se si va sugli studenti top of the list lo scenario non cambia: il 55,5% degli studenti che si laurea in corso è femmina e i 110 e lode sono in maggioranza femminili (24,9% contro il 19,6%). Se si va oltre, cioè ai dottorati, specializzazioni, master, la maggioranza femminile è poi schiacciante: 59,3%


Nonostante le grandi performance di studio, le donne risultano meno occupate.


Insomma un disastro, una disfatta, una Caporetto per il genere maschile sui banchi di scuola di ogni ordine e grado, questo certifica il Censis. Che dai numeri raccolti si lancia, al solito, in una riflessione relativa alle differenti carriere di uomini e donne. E la riflessione non è, come ci si attenderebbe da un centro di ricerca, sui motivi per cui, nonostante le grandi performance di studio, poi le donne risultino meno occupate o con carriere meno importanti. No, la riflessione è un piagnisteo: “Eppure, quando si tratta di entrare nel mondo del lavoro, le cose si mettono in maniera un po’ diversa: c’è da riflettere sul fatto che i risultati scolastici non sempre, anzi spesso, non favoriscono le carriere”.

Il centro di ricerca va così in cortocircuito: il divario tra grandi prestazioni scolastiche e bassa resa professionale andrebbe spiegato, senza affidarsi all’allusione che il sistema sia maschilista e patriarcale e le imprese rinuncino ad assumere persone preparatissime, che il sistema consentirebbe pure di pagare meno degli uomini (???), per il solo fatto che siano donne. Perché questo è il sottotesto del piagnisteo Censis. Che avrebbe invece una delle spiegazioni del divario tra le mani: i numeri di cui è in possesso sicuramente dicono anche in quali settori di studio si manifestano le eccellenze femminili descritte. Ma quell’informazione resta non detta, proprio perché smentirebbe il piagnisteo conclusivo.


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varie_uominiingegneri.jpgPerché, diciamocelo, eccellere a lettere e filosofia, economia, scienze della formazione, legge. lingue o scienze politiche è decisamente più semplice che eccellere in ingegneria, matematica, fisica, informatica. Ed è sulle prime facoltà che si concentra la presenza di studentesse, mentre nelle facoltà tecniche prevalgono gli uomini. Le soluzioni facili, questo è vero sempre e in ogni campo, producono risultati modesti; le scelte difficili e impegnative producono risultati appaganti. Dunque non è un problema di sistema maschilista che espelle le donne dal mondo del lavoro, sebbene eccellenti dal lato della preparazione. Il problema è un altro.

E’ un problema di scelte individuali, laddove le donne optano in maggioranza per soluzioni e ambiti di studio agevoli e comodi ma poco utili in termini d’impiego, mentre gli uomini hanno in maggioranza sufficiente fegato e capacità di pensare out of the box per sfidare settori infinitamente più difficili (dove per altro la competizione è altissima e così la probabilità di venire falcidiati) ma anche più efficaci nell’affermazione di carriera. Un dato, questo della distribuzione uomini/donne in diversi campi di studio, noto a tutti i livelli, ma che Censis non integra nei suoi dati. Preferisce il cortocircuito di una domanda non risolta, ma facile e utile per la propaganda, al fare bene il proprio lavoro con un approfondimento complesso. Chissà, forse il Censis è femmina.


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