Il DDL Pillon e gli odiatori (inde)fessi

Caterina Bonetti

di Fabio Nestola – Sul sito “glistatigenerali.com” è apparso qualche giorno fa un articolo di tale Caterina Bonetti che, prendendo le mosse da una discussa dichiarazione di Chiara Caucino, Assessore alle Pari Opportunità della Regione Piemonte, dice: “il disegno di legge della Regione Piemonte “Allontanamento zero” aveva già fatto discutere molto nelle scorse settimane. Una discussione che, fin da principio, si era polarizzata intorno a due visioni profondamente differenti del ruolo genitoriale e del rapporto genitori – figli. Da una parte chi sostiene il bene primo del minore, il cui interesse e tutela è, in ultima istanza, l’elemento dirimente rispetto a qualsiasi situazione di problematicità familiare, dall’altra chi sostiene il diritto alla genitorialità prima di tutto (già cavallo di battaglia del decreto Pillon, nel quale si rivendicava il diritto di entrambi i genitori ad avere titolarità del tempo del figlio)”.

Caterina, Caterina, ti prego di non accodarti al vento prevalente… che tristezza questi odiatori seriali, indottrinati al “NoPillon” senza sapere di cosa parlano. Fa tenerezza vedere la contestazione cieca ad un testo che evidentemente non hanno mai letto e probabilmente nemmeno mai visto, prova ne sia che chiamano “decreto” ciò che non era affatto un decreto ma un disegno di legge. Un minimo, ma veramente un minimo di alfabetizzazione giuridica consentirebbe agli haters di evitare la figuraccia di confondere due cose profondamente diverse fra loro. Ma la contestazione ideologica non ha bisogno di sapere cosa contesta: stronca ciecamente, il gregge non pensa e non sceglie, segue e basta. Conoscere è un dettaglio da palati fini, per protestare a prescindere non serve documentarsi, per certa gente il qualunquismo è la strada maestra.


Si tratta del normale iter legislativo.


Riassumendo (presta un attimo di attenzione Caterina, puoi farcela): 1) il decreto-legge è un atto normativo straordinario, vigente dal momento stesso in cui viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.  Ha carattere provvisorio, decade se entro due mesi non viene convertito in legge. 2) Il decreto legislativo è invece un atto normativo anomalo, in quanto adottato dal Governo su delega del Parlamento. Non devo spiegarti quale dei due organi avrebbe il potere legislativo. Il D.Lgs ha forza di legge, quindi è permanente e non ha bisogno della conversione entro due mesi, è vigente dal giorno della pubblicazione sulla GU. 3) Il DdL (Disegno di Legge) non ha nulla a che fare con i decreti sopra sinteticamente descritti, è una proposta normativa che nasce ad opera di uno o più Senatori, come la PdL (Proposta di Legge) nasce ad opera di uno o più Deputati.

Si tratta del normale iter legislativo, fatto di assegnazione alla Commissione competente (Giustizia, nel caso del ddl 735), nomina di un relatore (Pillon, sempre per il 735) discussione in sede referente, audizioni, eventuale stesura di un testo unico in caso di diversi DdL aventi lo stesso oggetto (come in effetti è accaduto al DdL 735, fuso con altri 4 DdL), poi termine per eventuali  emendamenti, quindi ulteriore discussione del testo emendato… solamente dopo questi passaggi si va in Aula per l’approvazione, dove non vota solo la Commissione Giustizia ma l’intero Senato. Se il Senato approva si ripete lo stesso iter alla Camera dei Deputati, dove una nuova legge potrebbe essere approvata ed andare alla firma di Mattarella solo se rimanesse invariata; se invece alla Camera il testo viene emendato, torna ancora una volta al Senato per ripetere l’Iter da capo.


I nostalgici della protesta tengono duro.


simone pillonCapito? È un po’ farraginoso ma non è niente di nuovo, credimi, sono 150 anni che funziona così. Quindi, mia cara Caterina, puoi farti un’idea di quanto sia sbagliato insistere sul fatto che Pillon avesse confezionato un decreto. Tranquilla comunque, non sei l’unica a fare questo errore, viene ripetuto pedissequamente da oltre un anno. Allarme immotivato, isteria collettiva e barricate ad oltranza per un testo che non era affatto operativo come lo sarebbe stato un decreto, inoltre non sarebbe mai arrivato in Aula come prima stesura in quanto era stato convertito in Testo Unificato ed aveva ormai da tempo perso le odiate caratteristiche pillonesche.

Il Testo Unificato era frutto di una mediazione interna al Governo gialloverde (oltre 500 parlamentari, deputati e senatori leghisti e grillini, donne e uomini) che aveva inserito già nel contratto di inizio Legislatura la riforma dell’affidamento condiviso secondo alcuni punti-cardine. A luglio era tutto pronto per essere presentato nel mese di settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari. Poi ad agosto si sa com’è andata, quindi la maggioranza gialloverde non esiste più e il Testo Unificato è andato in pensione senza essere mai passato dall’Aula. Però i nostalgici della protesta tengono duro, ancora continuano a biasimare il “decreto Pillon”. Senza averlo letto oppure, qualora lo avessero letto, senza averlo capito.


Un diritto è esigibile, un interesse no.


bambino bibbianoUlteriore dimostrazione di questa cronica difficoltà di comprendere un testo legislativo è nella frase “già cavallo di battaglia del decreto Pillon, nel quale si rivendicava il diritto di entrambi i genitori ad avere titolarità del tempo del figlio”. No Caterina, proprio no. Prova a leggere il testo che critichi, dai, fai questo sforzo almeno una volta, e cita per favore dove comparirebbe il diritto dei genitori. Il diritto del padre, come anche quello della madre, non esistono nel DdL 735 e non esistono nel Testo Unificato ma, cosa che forse ti sconvolgerà, non esistono nemmeno nella legge 54/06 che il DdL 735 intendeva novellare. Il bene tutelato è il diritto del minore e in tal senso la norma recita testualmente: “Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori”. Il diritto è in capo al figlio, chiaro? È il principio-cardine della riforma del 2006, salutato testualmente come “una conquista di civiltà” e “una riforma bambinocentrica” dai parlamentari, donne e uomini, che l’hanno approvata 14 anni fa. È abbastanza grave non saperlo.

Il fatto che il bene tutelato sia il Diritto del Minore e non solamente il suo interesse non è un dettaglio: un diritto è esigibile, un interesse no. L’esempio più classico di un fine giurista passato all’insegnamento, modello di chiarezza e semplicità: io ho il legittimo interesse ad essere felice, ma non esiste una norma che sanzioni chi mi priva della felicità; una fidanzata che mi lascia non può essere arrestata per avermi reso infelice. Di contro io ho il diritto di essere libero, ed in questo caso esistono norme (art. 605 cp) che sanzionano chi mi priva della libertà. (Prof. Giuseppe Magno, docente universitario di Diritto Civile, Già Direttore dell’Ufficio Centrale per la Giustizia Minorile, già Consigliere di Cassazione).


Lo voleva riformare Pillon, quindi “non s’ha da fare”.


La norma è cogente in quanto ne deriva un obbligo inderogabile, quindi andrebbe applicata senza pregiudizi o interpretazioni di genere. Sono inesistenti nell’impianto normativo discriminazioni contrarie ad un genere o a favore di un altro. La sequenza dei diritti del minore è collegata ad un rapporto equilibrato e continuativo; il Legislatore utilizza la “e” che lega, quindi non vi può essere l’uno in assenza dell’altra: l’equilibrio vive solo nella continuità. Ne deriva che tempi e modalità di frequentazione non possono concretizzarsi in qualcosa d’altro rispetto ad un rapporto equilibrato e continuativo, lo squilibrio costituisce violazione della norma. Il tutto al solo scopo di tutelare un diritto inalienabile del minore, non un suo interesse né tantomeno l’interesse di uno qualsiasi dei genitori. Non entro nel merito del resto, emerge il tuo astio nei confronti dell’assessore leghista Caucino ma è una querelle politica nella quale non mi interessa entrare. Mi limito ad osservare ciò che di giuridicamente scorretto scrivi nella prima parte, quindi ribadisco che Pillon non aveva fatto alcun decreto e che la bigenitorialità è giuridicamente riconosciuta come un diritto della prole e non dei genitori.

Ultima osservazione: l’odio feroce per Pillon ed il suo DdL ha portato a cancellare del tutto l’affido condiviso dall’agenda politica. Lo voleva riformare Pillon, quindi “non s’ha da fare”. Sbagliato. Pillon non ha inventato nulla: la necessità di riformare il condiviso nasce dal fatto che la legge 54/06 sia rimasta sostanzialmente inapplicata. Non lo dico io e nemmeno i leghisti brutti e cattivi, lo dice l’ISTAT nel report del 2016 dove a pag. 13 si legge: pag. 13 – “(…) In altri termini, al di là dell’assegnazione formale dell’affidamento condiviso, che il giudice è tenuto a effettuare in via prioritaria rispetto all’affidamento esclusivo, per tutti gli altri aspetti considerati in cui si lascia discrezionalità ai giudici, la legge non ha trovato effettiva applicazione (…)”. Amen.


NO AI LOCALI GRATUITI ALLA CASA DELLA DONNA DI MILANO

(firma la petizione su change.org)

 


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