Il matrimonio e la carovana di donne

di Santiago Gascó Altaba – Il matrimonio è una fonte d’oppressione maschile, mantra femminista ripetuto in mille maniere diverse. Ecco un esempio recente, la femminista Julie Bindel nel video su The Guardian: “Il matrimonio è un’istituzione che da secoli limita la libertà delle donne”. In Asia, il nuovo e popolare gruppo femminista sudcoreano “4B”,  denominato anche “Movimento dei Quattro No”), ha sintetizzato la loro dottrina in quattro divieti fondamentali: NO relazioni, NO matrimonio, NO sesso, NO figli. Quattro nemici in realtà di vecchia data, che meritano ognuno di loro un articolo di approfondimento. Perché le femministe, in primis Simone de Beauvoir, avversano i figli, avversano le relazioni con l’altro sesso, e ora, e sottolineo ora, il sesso, in contraddizione con il movimento femminista di liberazione sessuale degli anni ’70? Come è già stato segnalato in altre occasioni, non ha alcuna importanza se le posizioni femministe cadano continuamente in contraddizione: ciò che fa da collante ogni posizione e movimento femminista è il Principio Assoluto (donna vittima/uomo carnefice) che rende l’uomo colpevole di qualsiasi sofferenza femminile, ora perché si fa troppo sesso, ora perché non si fa.

In quest’articolo trattiamo però il matrimonio, fonte non solo d’oppressione, anche di violenza e di morte. Già negli anni ’70 la femminista Gloria Steinem avvertiva che “il patriarcato esige la violenza o la minaccia subliminale della violenza per mantenersi… la situazione più a rischio per una donna non è un uomo sconosciuto per strada, o anche un nemico in guerra, ma un marito o un amante nell´isolamento della loro propria casa”. Le donne sono dunque “schiave” all’interno del matrimonio, termine caro tanto a Simone de Beauvoir quanto a John Stuart Mill. Il matrimonio come prigione. Questa critica femminista non sembra condivisa da tutti/e. Ci sono innumerevoli testimonianze storiche di matrimoni felici e ben affiatati, tra cui, ad esempio, il matrimonio di quella che solitamente è indicata come la prima scrittrice femminista: Christine de Pizan. Oltre al fatto che anche quando il matrimonio era concepito come una limitazione, lo era per entrambi i sessi. La scrittrice George Sand sconsigliava i suoi amici maschi di sposarsi per “non cambiare la libertà con le catene”. Nota è l’ironica frase di Alexandre Dumas sul matrimonio: “La catena del matrimonio è così pesante che a volte bisogna essere in tre per portarla”. La lettura femminista risulta quindi molto molto parziale.


“Trovare un pollo da spennare”.


Julie Bindel

Nel matrimonio la moglie è la schiava, il marito è il padrone, questa è l’essenza della critica femminista. C’è un aspetto in questa critica che mi meraviglia. Lungo la Storia moltissime donne hanno agognato il matrimonio, e si sono adoperate per farlo avverare. Le testimonianze storiche in questo senso sono schiaccianti. In ogni religione, le donne hanno pregato devotamente, organizzato riti e processioni, ai fini di implorare alle divinità di farle trovare un marito. Quando ero piccolo mi è rimasta in memoria la notizia della carovana di donne organizzata da un piccolo paese dei Pirenei spagnoli nel 1985. (). L’idea era sorta dopo la visione del film Donne verso l’ignoto, western americano del 1951, che raccontava le drammatiche vicende di una carovana di 150 donne in viaggio da Chicago verso la California in cerca di mariti. I circa 40 scapoli di questo piccolo paese montano misero due (2!) annunci su giornali locali in cerca di donne ai fini matrimoniali. Fu un vero successo. Ricevettero oltre 1000 telefonate. Chiesero le fotografie e filtrarono le richieste fino a 400 donne bramose di sposarsi. Organizzarono cinque (5!) carovane (autobus) di donne. La notizia rimbalzò a livello internazionale.

L’uomo invece da sempre avrebbe dimostrato molta più ostilità per questa istituzione. In occidente, il modello maschile per antonomasia, Cristo, non si è sposato, e molti dei padri fondatori del Cristianesimo, ad esempio San Paolo (1 Cor 7:7-9), Sant’Agostino o San Girolamo, hanno espresso un giudizio non favorevole o addirittura esplicitamente negativo. Anche in questo caso le testimonianze storiche in questo senso sono schiaccianti. Schopenhauer definisce il matrimonio “capitolazione”. L’asimmetria tra il desiderio femminile di sposarsi e la riluttanza maschile è talmente evidente che persino le femministe hanno dovuto riconoscerla con rammarico. Lo stesso video di Julie Bindel, previamente citato, sembra più un rimprovero e un lamento per tutte quelle donne che si sposano. Simone de Beauvoir parla di donne che cercano in tutti i modi di “acchiappare un marito”, eufemismo del più attuale concetto “trovare un pollo da spennare”.


Il marito deve proteggere e mantenere la moglie.


In conclusione, la critica femminista cade in un lampante paradosso: che strana istituzione è questa, dove il padrone non vuole esser affatto padrone e la schiava non vede l’ora di diventarlo? Le femministe, che non sempre sono stupide, si sono accorte di questa palese contraddizione e sono corse al riparo. Il desiderio femminile sarebbe stato costruito dall’educazione patriarcale (il noto eterno femminino). Il grande imputato sarebbe l’amore romantico, un altro nemico dichiarato. Il virus del desiderio di sposarsi sarebbe stato inoculato alle donne dal patriarcato, dagli uomini. A questo punto il mio cervello incomincia a fare fumo.   Secondo il femminismo, per tutta la Storia noi uomini (che non vogliamo sposarci!!!) avremmo convinto subdolamente le donne a desiderare di sposarsi – vittime inconsapevoli, dunque irresponsabili –, e addirittura a spronare anche a noi uomini a farlo, per riuscire a sopraffare la nostra “naturale” ritrosia. A che pro? Per quale motivo l’uomo si dovrebbe vincolare a vita in un rapporto monogamico? Amore o affetto possono essere ottenuti da amici e parenti, o da rapporti occasionali e temporali.

Se per l’uomo la risposta si ipotizza enigmatica (questione già trattata ed è strettamente legata al concetto di libertà sessuale), per la donna splende cristallina. Fino solo qualche secolo fa la preoccupazione assillante della stragrande maggioranza delle persone era la sopravvivenza. Pur essendo un compito arduo per tutti, per la donna appariva un compito più gravoso, anche quando non aveva figli. Quando c’erano gravidanze e figli, la situazione era disperata. È dunque naturale che la donna abbia lavorato fin dagli inizi dei tempi a creare le condizioni culturali, attraverso i valori morali e religiosi e le normative civili (ad es. sancendo la peccaminosità del sesso al di fuori del matrimonio, o il riconoscimento della progenie o l’obbligo di perpetuazione della stirpe all’interno del matrimonio), per poter usufruire del contributo dell’uomo e trattenerlo all’interno di una relazione dopo che era stato “acchiappato” con l’arma della bellezza (il sesso). Questo spiega perché tra tutte le norme sui più svariati argomenti all’interno del matrimonio (debito coniugale, affidamento figli, gestione patrimoniale, obbedienza …), soltanto una è rimasta sempre inamovibile lungo tutta la storia, scritta esplicitamente in ogni codice civile e testo religioso: il marito deve proteggere e mantenere la moglie.


La capacità di ipnotizzare e rendere l’uomo stupido.


In sostanza, il matrimonio è stata l’istituzione storica che ha permesso la sopravvivenza delle donne e della loro prole – e dunque della specie umana. E oggi? Oggi esiste il Welfare State. L’utilità dell’uomo-marito è tramontata. Oggi le donne sposano lo Stato, cioè la collettività di uomini che le protegge e le mantiene in caso di necessità. Sono le donne a chiedere in prevalenza le separazioni, molte altre decidono di diventare madri single all’insaputa di un padre (e di godersi in maniera esclusiva “il bambino-bambolo”), garantito il mantenimento e la protezione (anche ipoteticamente in un futuro segnato dall’indigenza) da un Welfare State retto prevalentemente dal collettivo di uomini, ironicamente anche da quei uomini-mariti respinti ai quali è stata nascosta una paternità o sono stati sottrati i figli in una separazione. Frutto di una semina ideologica costante e pervasiva, un numero sempre crescente di donne rifiuta oggi il matrimonio, le ragioni della sopravvivenza e del benessere oramai non sono più tangibili e manifeste come una volta. Ma malgrado questi pressanti attacchi e quanto finora argomentato, il desiderio femminile di sposarsi, anche se in minor misura, continua a prevalere. Esiste un’innegabile componente naturale – l’amore romantico, già menzionato, chissà se effetto dell’incapacità delle donne di sopravvivere in un mondo ostile – che condiziona in maniera determinante il loro comportamento.

E gli uomini? Durante uno spettacolo il comico americano Bill Burr si chiedeva a proposito del matrimonio “se vi dicessero che la probabilità di avere un incidente aereo è del 50%, voi saliresti su quel aereo?” Oggigiorno le separazioni sono altrettante, molti uomini escono dalla separazione con le ossa spezzate, eppure anche gli uomini continuano a sposarsi. L’amore romantico femminile si traduce per l’uomo in un “effetto ipnotizzante”, un condizionamento che sembra innato e che abbiamo già elencato: “Le donne hanno l’innata tendenza a diventare principesse. Gli uomini hanno l’innata tendenza a diventare salvatori e servi di principesse.” L’uomo ha la forza, la donna invece un’arma molto più potente: quella capacità di ipnotizzare e rendere l’uomo stupido. Il trionfo del femminismo in questa società è la prova più evidente. Gli uomini si sposano per lo stesso motivo per il quale tutti i Parlamenti (di uomini) del mondo hanno votato le leggi sull’aborto e la procreazione, conferendo alle donne tutto il potere e sottraendo se stessi qualsiasi diritto sulla propria paternità. Idiozia allo stato puro. Noi uomini continueremo a sposarci, continueremo a proteggere e a cercare di rendere le nostre principesse felici, perché amiamo le donne, perché il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. E come al solito, continueremo a fare la marcia nuzionale… vestiti di nero!

Per ulteriore approfondimento e più ampia informazione sul matrimonio rimando alla lettura de “La grande menzogna del femminismo” (pp. 484-508).


Fondo di Protezione Legale

Contribuisci a sostenere le spese legali di questo blog

Il tuo contributo verrà usato per combattere i tentativi di censura attraverso querele e denunce.

Modifica liberamente la cifra che vuoi donare

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Per fare una donazione tramite bonifico fai riferimento a questi dati:

    1. IBAN: IT67X0617501401000002421780
    2. SWIFT (per bonifici dall'estero): CRGEITGG
    3. Intestato a: Davide Stasi
    4. Causale: donazione Fondo Dotazione Legale

GRAZIE!

STALKER SARAI TU

Totale Donazione: €20,00


Iscriviti per ricevere la newsletter settimanale di “Stalker sarai tu”:


 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: