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Il paygap non esiste (e che fatica rassegnarsi alla verità…)

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#grafica_paygapE’ uscito settimana scorsa su Repubblica un gustosissimo articolo di tale Luisa Grion, che preannuncia la pubblicazione, il 3 novembre prossimo, un report UE sulle differenze salariali uomo-donna. Sul web l’articolo è a pagamento (le robe che inducono conflitto di genere rendono bene, si sa…), ma io l’ho letto per voi, e mi ha divertito un sacco. Sì perché Grion lascia trasparire in modo evidente il suo fastidio nel dover ammettere che no, il paygap non esiste in generale, ancor meno in Italia. Perché per legge a uguale inquadramento contrattuale corrisponde uguale paga oraria. Ma guarda un po’ che sfiga… Ed è così che il differenziale uomo-donna nella paga oraria in Italia è pari al 5,3% contro una media europea nientemeno che del 16,2%. Ma intanto per “Pubblicità Progresso” si diffonde questo spot che dà una cifra falsa (17%).

Dice Grion, cercando a forza la magagna: sì, ma sull’anno il paygap si allarga al 43,7% contro un 39,6% europeo. A parte che in questo caso il differenziale negativo italiano rispetto alla media europea è meno di due volte di quello positivo sulla paga oraria (dettagli, ma i giornalisti sanno come si gioca sui numeri…), nella ricerca delle cause, la giornalista cita il rilievo del report UE secondo cui in Italia i lavori meglio pagati siano appannaggio soprattutto degli uomini. Come sempre nei casi di pessimo giornalismo, manca la seconda domanda: “perché i lavori meglio pagati sono soprattutto maschili?”. La risposta è lì, bella pronta, ma è scomodo darla: perché le donne scelgono in schiacciante maggioranza percorsi di studio e carriera poco redditizi. Insegnanti, operatrici sanitarie, educatrici, operatrici giuridiche, che inevitabilmente hanno stipendi e compensi infinitamente più bassi dei colleghi maschi che scelgono in massa percorsi STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics).

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donna_soldiSeconda causa, sempre la solita solfa: le donne si occupano di anziani (che Grion chiama “vecchi” con delicatezza tutta femminile) e bambini. Però stavolta, stranamente, la solfa ha una deviazione inaspettata. Resto onestamente spiazzato a leggerla. Non è così perché siamo in un regime patriarcale e dunque la cura di anziani e bambini tocca per forza alle donne. No, è che manca un welfare garantito dallo Stato. Urca! Non è colpa degli uomini, ma dello Stato che non garantisce né welfare né un’economia abbastanza vivace da rendere disponibile un mercato del lavoro decente… dai che forse anche Repubblica ci arriva! No, purtroppo, la mia è una pia illusione. La deviazione dalla versione solita (“è colpa del patriarcato”) e la colpevolizzazione dello Stato ha un motivo ben preciso.

Serve da assist per parlare del disegno di legge presentato da Boldrini. Alla fin fine il report UE era un pretesto per questo, mica per altro. Ed ecco che tocca leggere che la madre di tutti i femminazismi nostrani ha pensato a una norma per cui le donne avrebbero corsie preferenziali, tramite sgravi fiscali, nelle assunzioni, specie al sud, e ancora di più se vittime di violenza, più ulteriori vantaggi previdenziali, congedi parentali meglio retribuiti, bonus bebè, bonus babysitter, soldi a pioggia per le start-up femminili, ricchi premi e cotillon. La solita orgia di privilegi basata sulla sovrastima di un problema che ha radici profonde, nelle scelte personali delle donne, e di un problema (la violenza domestica o di genere) che è ben più limitata di quanto Boldrini ami raccontare.

persone_boldriniTra le tante sciocchezze del disegno di legge Boldrini, e dell’articolo pensato a bella posta per parlarne, due cose intelligenti e azzeccate potevano essere proposte, e sono le uniche che mancano, ovviamente: congedi parentali paritari per uomo e donna, alle stesse e identiche condizioni e sostegno reddituale a tempo da parte dello Stato per i genitori (uomini e donne indistintamente) di minori che si separano e sono senza lavoro o con un reddito troppo basso per poter esercitare il mantenimento diretto della prole. Ma figuriamoci, al solo pronunciare mantenimento diretto a Boldrini scatta lo shock anafilattico, e se a Repubblica provano a scriverlo, la carta prende fuoco per autocombustione. Poco male, si dirà: per quello che ci scrivono sopra…


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5 thoughts on “Il paygap non esiste (e che fatica rassegnarsi alla verità…)

  1. tra l’altro in America la differenza tra paga oraria media per lavoratori a tempo pieno è del 23% in favore degli uomini. Tolte tutte le variabili relative al tipo di impiego, anzianità, grado ecc. dovrebbe rimanere una differenza del 3-4% dovuta al fatto che gli uomini chiedono piu frequentemente aumenti di stipendio. A ben vedere la causa di questo comportamento sono le donne stesse che si aspettano che l’uomo rivesta il ruolo di breadwinner o di principale fonte di reddito per la famiglia.

  2. peccato, volevo aprire un’impresa e assumere solo donne per risparmiare sul costo della manodopera. mi ero informato anche sulle leggi americane visto che le femministe di colà continuano a menarla con il “pay gap for the same work” ma ho scoperto che si tratta di una bufala anche nel loro caso.

  3. “una norma per cui le donne avrebbero corsie preferenziali, tramite sgravi fiscali, nelle assunzioni, specie al sud, e ancora di più se vittime di violenza, più ulteriori vantaggi previdenziali, congedi parentali meglio retribuiti, bonus bebè, bonus babysitter, soldi a pioggia per le start-up femminili, ricchi premi e cotillon”

    Inutile dire che questa cosa, che sarebbe già ingiusta per principio in un’economia in boom, non può che scatenare istinti misogini in un’economia in decadenza e con sempre meno posti di lavoro come la nostra.

    Per fortuna non passerà mai.

  4. Il suo è un ottimo articolo, caro Davide e grazie per avere letto l’articolo a pagamento di quella sentina di immondizia che è repubblica (minuscolo obbligatorio).

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