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In Lazio l’iperbole è a sesso unico

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iperbole cornaDiciamolo, quando in auto qualcuno ci taglia la strada viene sempre un po’ l’istinto di urlargli ogni iperbole che ci passa per la testa. In quelle situazioni, poi, noi italiani siamo famosi per accompagnare gli insulti con il gesto delle corna, e il mitico Gassman ha fatto molto per eternare quella simbologia. Che ha un significato preciso: “tua moglie ti tradisce”. Massima onta dunque massimo insulto. A cui se ne possono associare diversi altri e in questo senso l’automobile è capace di tirare fuori il peggio di noi. Chiaro che si tratta di un’iperbole, cioè di un’esagerazione utilizzata appositamente per offendere e non di rado prendere in giro qualcun altro. Non sappiamo davvero se la moglie tradisce il nostro avversario: esageriamo solo per umiliarlo.

Ed è stata probabilmente l’esasperazione a ispirare alcuni operai di Bagnaia, in provincia di Viterbo, all’uso della stessa simbologia. Stanchi di vedere auto parcheggiate presso il cantiere edile in posizioni che ostacolavano le operazioni di lavoro, hanno pensato di erigere un cartello molto esplicito: “parcheggio riservato agli imbecilli ed ai cornuti”. Già così un bel disincentivo a mettere lì l’auto. Per i duri di comprendonio ci sono anche alcune specifiche: “se non lo sai, sallo: la madre degli imbecilli è sempre incinta e se hai problemi di corna e sei un uomo con le palle, non prendertela con questo cartello, ma torna a casa e rompi le ossa a quella z… di tua moglie”. Più chiaro di così.


Chiaro che si tratta di un’iperbole.


iperbole viterbo Il cartello è finito al centro di un putiferio, ovviamente partito dalla rete e scatenato dalle varie non una di meno in fila per sei col resto di due, con tutti gli accoliti e le accolite al seguito. Il Messaggero prontamente obbedisce al richiamo pavloviano e rilancia il pollaio. A seguire, secondo uno schema ormai consolidato, parla anche la politica. Alessandra Troncarelli, Assessore al Welfare della Regione Lazio, che evidentemente non ha questioni più importanti di cui occuparsi, esterna: “Non si possono offendere le donne in questo modo né si può consentire che questo messaggio brutale resti affisso. La Regione Lazio ribadisce la contrarietà a ogni forma di violenza, verbale e non, di cui invece questo cartello è un emblema. Mi auguro che le autorità preposte intervengano per una tempestiva rimozione dell’avviso”. A seguire tutto il codazzo conforme è giunto per ripetere a pappagallo.

Già già, assessore. Un messaggio brutale… le autorità intervengano per rimuovere… Offendere le donne… l’invito a picchiarle… oibò, scandaloso davvero. Però, in tutta onestà, mi pare molto evidente che il cartello un po’ fosse dettato da esasperazione, un po’ contenesse toni palesemente esagerati, quasi goliardici. Voleva solo dar forza al disincentivo sublimando l’insulto: imbecille, cornuto e pure con la moglie z… Un filotto d’insulti troppo eccessivo per essere preso sul serio. Insomma, come dire? Era un’iperbole, ecco. Hanno esagerato un po’ nell’uso dell’iperbole, ma alla fine è stato per segnalare un problema reale. E poi forse, mi permetto di osservare… non è che in realtà c’è dietro un po’ di ipersensibilità in chi ha guardato e criticato quel cartello? Intendo una sorta di idiosincrasia verso la tematica della donna z… che tradisce, ad esempio. Non è che qualcuna si è sentita presa in causa? Magari è stato quello che alla fine ha fatto apparire il cartello peggio di quello che era. Non potrebbe essere così?


Non è che in realtà c’è dietro un po’ di ipersensibilità?


Lo so che viene da inorridire a leggere queste mie valutazioni. Ma non sono mie. Sono di un giudice della sezione civile del Tribunale di Roma, che con quelle stesse argomentazioni ha respinto nell’aprile scorso il ricorso di più di 120 tra privati e associazioni per la rimozione di, pensa te, manifesti affissi proprio dalla Regione Lazio. Quella contraria alla violenza verbale, per intenderci. Certo erano meno volgari nel linguaggio, bisogna ammetterlo, ma molto più infami, insultanti, subdoli e soprattutto falsi di quello di Viterbo. Vi si diceva che le donne vittime di violenza sono milioni e che altrettanti sono i mezzi uomini carnefici. Bugie gigantesche e offese ingiustificate. Che però, pur riconoscendole come tali nel testo della sentenza, per il giudice Cecilia Pratesi erano solo frutto di un uso innocente dell’perbole, oltre che da una personale idiosincrasia dei ricorrenti verso il messaggio. E così la giudice così li ha rispediti tutti al mittente, lasciando indisturbati manifesti con un messaggio d’odio verso gli uomini tra i più sfacciati e ributtanti tra quelli mai visti in giro.

Invece, guarda un po’, la catena di comando sempre ben oliata fatta da femministe sul web che danno ordini ai media che si tirano dietro i politicanti funziona sempre, e infatti l’iperbolico cartello sui cornuti e gli imbecilli è sparito in men che non si dica. Quei quattro o cinque che passavano di lì non potranno più ridacchiare per quello che c’era scritto, mentre centinaia di migliaia di romani e turisti hanno letto che una donna su tre in Italia è vittima di violenza, in un manifestone tanto grande quanto infondato nel suo messaggio. Per di più protetto dalla rimozione da una sentenza proveniente direttamente da Marte. Anzi no da Venere. Non resta che prendere atto che un po’ dappertutto, ma in special modo in Lazio, non tutto è iperbole. Lo si decide di volta in volta, a seconda del genere che ne è colpito. Un po’ come si fa in ogni democrazia che si rispetti. E indovinate un po’ dalle nostre parti chi può essere iperbolicamente diffamato e chi no?


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21 thoughts on “In Lazio l’iperbole è a sesso unico

  1. Come se il nemico non disponesse di già sufficienti munizioni, periodicamente e sistematicamente, immancabilmente qualche orbato, uno degli infiniti che non hanno capito in quale mondo vivono e cosa stia succedendo, va direttamente a ricaricare di psico-iprite gli ordigni delle Ariane.
    I seguaci di don Corsi sono legione.
    “Ormai soltanto un Dio ci può salvare” (M. Heidegger)

  2. Se fossi uno degli Operai de cantiere non sarei tranquillo… Può sempre darsi che qualche zelante procuratore della repubblica apra un fascicolo contro ignoti per incitamento all’odio di genere… E decida di verificare se a carico di qualcuno degli operai del cantiere sia mai Stata presentata qualche denuncia per molestie, stalking o lesionin… Non si scherza di questi tempi con queste cose…. Se non succederà nulla dovranno accendere ceri votivi in luoghi di culto a loro scelta come ex-voto per “grazia ricevuta…

  3. ““Non si possono offendere le donne in questo modo né si può consentire che questo messaggio brutale resti affisso”

    In questa frase della sig.ra politico c’è tutta l’incoerenza tipica femminile.
    Il cartello insulta con scritta grande soprattutto imbecilli e cornuti ma conta solo la parte relativa alle donne.
    Da quando c’è questo schifo di iperfemminismo (con umorismo sotto zero) che ha invaso la pubblica amministrazione, non si riesce neanche più a farsi qualche sana e rigenerante risata, ci hanno sottratto quella naturale spontaneità che rallegra gli animi e ci unisce.

    Per ogni cosa che ora si scrive o si dice cresce una tensione dentro: questo non lo posso dire, quest’altro lo devo modificare, qui al posto della “o” ci devo mettere la “e” etc…

    Sembra di stare in un epoca che per fare un parallelismo, assomiglia all’ambiente che gli scolari respirano quando hanno davanti una insegnante vecchia, dispotica, vendicativa e suscettibile; mille volte meglio marinare la scuola.

    1. è davvero così difficile evitare di scrivere cartelli dove si invita (“goliardicamente” certo) a procurare lesioni fisiche gravissime al coniuge fedifrago? personalmente posso vivere anche senza “umorismo” di questo livello. E che non mi si venga a parlare di “black humour” perchè la famiglia addams (il vero umorismo macabro) era su ben altri livelli

      1. No, quel che è difficile è comprendere che non si è liberi di far sentire offese le donne.
        E’ difficile capirlo perché agli uomini, in maniera così generica, si possono lanciare offese e augurare lesioni fisiche, in più ci dicono che siamo in una società libera dove la legge è per la parità tra i essi.
        E’ un messaggio ingannevole, e tantissimi ci cascano.

        Se il cartello fosse iniziato con “care parcheggiatrici” e terminato con “rompete il mattarello in testa a vostro marito” non sarebbe successo niente. Perché è permesso dirlo.

        Se invece avessero scritto: “care donne, se non sapete parcheggiare…” ci sarebbe stato casino e il cartello sarebbe stato rimosso.

        1. “personalmente posso vivere anche senza “umorismo” di questo livello”

          Hai espresso lo stesso concetto quando s’è scatenata la bufera su quella maglietta:

          https://femdominismo.wordpress.com/2019/08/26/la-5-colonna-del-femminismo/

          (Paolo 28 agosto 2019 01:08)

          Come se il tuo gusto e la tua sensibilità personali (soggettive) abbiano un peso all’interno di un dibattito su una questione reale e oggettiva come il doppio standard (è un modo più gentile di dire: “‘Sti cazzi, Scatolini!”).

          Proprio non ti riesce di scindere le due cose, eh…

  4. @Eric

    Per me il femminismo è l’ideologia delle donne e soffre di tutte le loro “idiosincrasie” che sono tendenzialmente infinite.

    Tra queste sicuramente aver bisogno di qualcuno maschio che le difenda e le protegga.

    E andrebbe anche bene se non fossero così cretine da abbassare contemporaneamente gli standard delle forze armate, per entrarci anche loro. Nella sicurezza non si può “fare finta” che non siano inferiori come agli ultimi Mondiali di calcio femminile.

    Chi era quel giornalista che accusava genericamente dei “maschilisti” sul Web di sbagliare a voler giudicare con il loro metro maschile le prestazioni delle giocatrici?

    Un uomo intelligente che vuol bene alle donne avrebbe suggerito di farle giocare in un campo più piccolo per il piacere dello spettacolo e quindi dei soldi, come avviene in altri sport.

    Ma niente, non si può, altrimenti viene fuori l’ “idiosincrasia” delle donne che hanno il complesso di essere inferiori.

    E lo sputtanamento pubblico delle loro idiosincrasie è insopportabile (volendo passare lo vergini, un po’ come Gad Lerner) che infatti è parente stretto di quell’altra idiosincrasia femminile che è lo “smutandamendo”.

    Mi ha fatto morire l’ultima uscita di Fabio Volo su Ariana Grande.

    Avete notato che tutti i volti Disney per bambini da Britney Spears a Miley Cyrus appena liberate si sono dedicate a dare bella mostra di sé con ammiccamenti piuttosto espliciti?

    Ma che fanno alla Disney? Vuoi vedere che c’aveva ragione la Valente ad aver colto il simbolo fallico nella favola della principessa sul pisello?

    (Solo a me non funziona il tasto Rispondi nella versione per smartphone??)

    1. “Mi ha fatto morire l’ultima uscita di Fabio Volo su Ariana Grande.”

      Non ne sapevo niente; ho cercato sul web.

      Accidenti! Vogliamo parlare delle reazioni?
      Shitstorm, minacce di morte…
      Anche no. Niente di nuovo: tutto come prevedibile (da chi già “sa”).
      Chissà che anche lui impari: certe cose può dirle solo la Zanardo (e simili), nel qual caso non solo non verrà criticata, ma addirittura incensata.

        1. Pensa quanto è coglione: le femministe gli scrivono “morite tu e i tuoi figli di cancro” e lui invece di incazzarsi o denunciare, chiede scusa.
          Inoltre ha inteso fischi per fiaschi sul #Metoo – non ha capito che è per fare fuori i rivali e/o farsi dare rimborsi dalle aziende.

          1. Magari fosse un “coglione”, lui, come a dire che sia persona particolarmente stupida rispetto alla media.
            Il guaio (ma già lo sai…) è che il suo modo di pensare è perfettamente rappresentativo del comune sentire.
            Ma quanti ci dovranno sbattere il muso (e quanto tempo ci vorrà) prima che ci sia un risveglio di adeguata consistenza?
            In diversi Paesi esteri han cominciato a sprofondare in questa melma molti anni prima di noi, stanno messi pure peggio, e non sembra ci siano spiragli per uscirne. Sabbie mobili.
            (Troppo pessimista?)

            1. Non è mica facile prendere coscienza di queste cose.
              Comprendere come funziona #metoo ha delle conseguenze che non sono affatto facili da accettare, proprio come comprendere altre cose del genere.
              E’ come se ti morisse una persona cara, è un dolore profondo.
              Alcuni lo rifiuteranno sempre.
              E’ come diventare vedovi, credo, anche se non è morta nessuna donna che conosci. E’ però come se in parte fossero morte tutte.

  5. Quelle che si offendono hanno un’idiosincrasia, forse perché in passato hanno fatto le corna a mariti e fidanzati – a partire da Alessandra Troncarelli che non si è solo spaventata, da donna fragile e potenziale vittima quale è, per le ultime due righe, ma si è anche detta offesa dalla prima parte: se una si offende, forse gatta ci cova-

    Lo dice la sentenza Pratesi, non si scappa. Le sentenze si rispettano.

    A parte questo: le ultime due righe, con “rompi le ossa”, potevano risparmiarsele, ma è un bene che le abbiano messe.
    Questi fessacchiotti credono di stare ancora negli anni ’90 / primi 2000 quando si poteva scherzare su tutto, ma adesso hanno imparato che sulle madonne (madonne, ma a volte anche un po’ mignotte, come suggeriscono certe idiosincrasie) non si può scherzare.
    Più uomini si svegliano e meglio è.

  6. Premesso che i “carnefici” fanno peggio che solo “rompere le ossa” e che quello non era una goliardata…

    Ammazza quanto sono “idiosincratiche” le femministe!!!

    Si può dire “ammazza”?

    Indica stupore, meraviglia, lo specifico si sa mai.

      1. L’iperbole quando ha un “forse” di fronte diventa estremamente insidiosa da contrastare: si rischia di sollevare polveroni dove forse, anzi molto probabilmente, sarebbe molto meglio star zitte, c’è il rischio di impantanarsi nel fango da cui difficilmente entrambe le parti escono illese e a quel punto bisogna vedere chi ha da perdere di più: chi ha fatto carriera politica per vari motivi (tra cui potrebbero esserci cooptazioni, quote rosa, leccamenti vari, e assenza di effettivo supporto popolare tramite preferenze) o chi è pagato per quello che effettivamente fa e non è facilmente sostituibile al volo?

        Lo sa anche la controparte.

        E tutto questo senza considerare che bisogna anche stare attente a non stravincere, perché se uno si trova a non avere più nulla da perdere poi c’è da avere paura sul serio 😀

    1. Non si sono solo spaventate per le ultime due righe, cosa normale visto che le donne sono timorose e potenziali vittime (per questo non dovrebbero avere ruoli nelle forze armate e in polizia – e anche perché in caso di emergenza nazionale non sono chiamate a servire nelle forze armate, “in quanto donne”).

      Si sono anche offese per il discorso sulle corna: idiosincrasia, chiaramente.

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