Incel: dialogare per evolvere

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LA FIONDA

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di Alessio Deluca – Il rapporto tra questo blog e il mondo incel è sempre stato piuttosto complicato. Più di un anno fa, con il contributo di Giuseppe Augello, si cercò di dare una rappresentazione tanto cruda quanto veritiera di quella realtà. Il risultato fu una grande indignazione per un articolo che, si disse, falsificava la questione incel, appigliandosi a molti, troppi stereotipi. Dovette intervenire il giorno dopo Davide Stasi con un articolo chiarificatore e di pacificazione dove, ferme restando le aree grigie sottolineate con franchezza da Augello, si esortavano gli incel a “uscire allo scoperto”, a mobilitare le proprie forze in un’ottica di limatura di talune loro caratteristiche e di unione in un’unica battaglia comune, che è quella di un recupero della dignità maschile e dell’equità, concetti sempre più negati e bistrattati.

Da allora nulla si è mosso, se si esclude un lungo e appassionato dialogo privato proprio tra Davide Stasi e l’amministratore di un forum incel. Abbiamo letto la conversazione via chat tra i due e riteniamo sia venuto il momento per elaborare nuovamente qualche riflessione. Il cui punto di partenza è che la volontà nostra è quella di comprendere i caratteri, i valori e le aspirazioni del mondo incel, il tutto senza pregiudizi, e nella consapevolezza che non si tratta di un sindacato, un’associazione o un movimento politico. Il mondo incel è amplissimo e comprende in sé una molteplicità di anime diverse. Quello a cui ci riferiremo sarà, supponendo che esista, “l’incel medio”, la figura più diffusa, escludendo quindi chi vi si riconosce blandamente e, dall’altro estremo, chi ne fa una specie di religione, senza magari negarsi tratti d’estremismo.


Gli incel: una lettura scientifica e una volgare.


Ebbene, questo stream ideale che va sotto il nome di “incel” (involuntary celibate, celibi involontari) ha alcune caratteristiche di base, che è bene sintetizzare per chi non conosce il fenomeno. L’incel ritiene che il dilagante edonismo competitivo della società contemporanea spinga ai margini sempre più estremi coloro che patiscono una qualche fragilità, di tipo esteriore (come non rispondere ai canoni generalmente accettati di bellezza) e interiore (essere introversi o timidi, poco competitivi e così via). In questo contesto, dicono, le donne sono avvantaggiate dal loro “potere sessuale”, un appeal che le facilita in qualunque condizione e che dunque rappresenta uno sbilancio ulteriore, che segrega i fragili ancora più ai margini nella loro possibilità di instaurare una relazione con l’altro sesso e all’interno della società in generale. Questo impianto di base viene rappresentato dagli incel attraverso un loro linguaggio, toni espressivi e tematiche specifiche e ben riconoscibili. Quasi un “codice” con cui si riconoscono tra di loro, derivato in gran parte da un gergo made in U.S.A.

Quanto detto è la versione “scientifica”, se vogliamo, del nucleo generatore della realtà “incel”. Vedremo dopo che significati ha: per il momento vale la pena soffermarsi sul modo stereotipato con cui, nella comunicazione generale, quelle istanze vengono reinterpretate e, in parte, distorte. Per il mondo “fuori” gli incel sono “i brutti che non scopano”, i “morti di figa incattiviti”. E che per questo odiano tutte le donne indistintamente, e per estensione odiano più o meno tutta l’umanità, entro la quale vivono anche i Chad cioè i bellocci che hanno successo e fanno sesso con frequenza. Odiano tutti così tanto che saltuariamente qualcuno di loro sbarella, imbraccia delle armi e fa fuori un sacco di gente. E’ accaduto davvero, sempre negli U.S.A. Alcuni ragazzi si sono improvvisati “mass shooter” e hanno rivendicato le stragi con motivazioni che possono essere fatte risalire alla filosofia incel, che dall’azione di questi fuori di testa è così rimasta segnata, complice anche una certa indulgenza degli incel più estremisti verso quelle azioni criminali.


Gli incel vogliono essere cavati fuori dalla loro condizione o no?


Paragonando il dipinto che degli incel si è fatto nei due paragrafi precedenti: quello socio-scientifico e quello volgare e diffuso, si ha già un segno chiaro di quanto sia controversa la materia. E di quanto, in molti punti, essa tocchi questioni davvero cruciali e scomode. E’ innegabile che la deriva edonistico-competitiva che si è affermata in occidente dal secondo dopoguerra, e che ha accelerato alla follia negli ultimi vent’anni, funga da forza centrifuga per tutte le particelle sociali che sono o si percepiscono come deboli. Tra le pieghe dei valori e disvalori incel si legge una netta nostalgia per l’impianto normativo sociale di un tempo, più ingabbiato in convenzioni forse, ma più garantista in termini di relazioni umane diffuse. Ugualmente gli incel sanno che la società com’era negli anni ’20 del ‘900 o nell’800 è destinata a non tornare più, travolta com’è stata dalla liberazione sessuale e dei costumi e da quella che viene chiamata “emancipazione femminile”. Che, pure se non nei termini ideologici con cui viene propagandata, era più che doverosa rispetto all’evoluzione sociale della modernità.

C’è poi il non irrilevante aspetto della fragilità, esteriore o interiore che sia. L’incel medio è a tutti gli effetti una persona fragile (o che si percepisce come tale). Curiosamente, essendo di sesso maschile, questo aspetto viene trascurato dai più che analizzano il fenomeno. Mentre altre fragilità, anche quelle più posticce, godono di ottima stampa e una protezione assoluta, la fragilità maschile è sottovalutata e denigrata apertamente. Un ennesimo doppio standard che va a colpire proprio gli ultimi nel contesto edonistico-competitivo vigente e che impedisce di investigare i motivi profondi di quelle fragilità, da un lato, e un modo per cavare fuori chi ci si trova, in una logica includente di cui si gioverebbe la comunità tutta. Uno dei problemi che emergono, a questo punto, parlando con gli incel è sintetizzabile in una domanda semplice: ma gli incel vogliono essere cavati fuori dalla loro condizione o no?


Ragionevolezza e profondità si alternano ad assurdità e illogicità.


E’ un dubbio legittimo, già sollevato precedentemente da questo blog e che ancora permane. La sensazione, leggendo i forum dedicati, è che essere un incel sia dai più vissuto come un elemento caratterizzante che risponde al bisogno di appartenere a qualcosa piuttosto che la manifestazione di un disagio dalle radici profonde come si è cercato di accennare. Il linguaggio fortemente codificato, la refrattarietà a rinunciare ad alcuni topoi della narrazione incel, alcune resistenze più o meno larvate a prendere nettamente le distanze dai “mass-shooter”, l’indisponibilità tendenziale a rinunciare a taluni toni grotteschi per poter entrare positivamente all’interno del dibattito pubblico, sono tutti elementi che caratterizzano un mondo che, sul piano identitario, dà sempre l’impressione di stare benissimo dove sta. Perché quello stare conferisce significanza a sufficienza, lamentele e rivendicazioni comprese.

In altre parole, si è incel quando ci si lamenta e si rivendica una considerazione per la fragilità maschile? No, l’impressione immediata è che sia l’esatto contrario: ci si lamenta e si rivendica per essere incel. E’ un’impressione fortissima, che fa finire i confronti in un cul-de-sac da cui è difficilissimo uscire. Il confronto con un incel consapevole crea un’altalena concettuale: ci si trova a condividere la necessità di battersi tutti per una “nuova società tradizionale” più inclusiva, che lasci ai marigini meno persone possibile, al contrario dell’attuale, e rispetti i due sessi paritariamente e correttamente; un minuto dopo ci si trova a discutere se i rapporti sessuali debbano essere o meno garantiti per legge a tutti gli uomini, dato che alle donne è garantito per un privilegio di natura. Ragionevolezza e profondità si alternano ad assurdità e illogicità, specie quando si finisce per navigare attorno ai “dogmi” incel più sacri e intoccabili.


La potenza degli argomenti incel potrebbe essere dirompente.


Nonostante quest’altalena, non si può e non si deve trascurare quella realtà, che raccoglie in sé un numero impressionante di giovani e giovanissimi, che scontano sulla propria pelle il disorientamento di vivere in una società talmente liquefatta da assomigliare a semplice melma. Ed è con loro (anche) che manca la saldatura nell’ampio mondo che si batte per diritti, dignità e rispetto paritari tra i sessi. Gli incel deridono i padri separati (“ve la siete voluta”) e i padri separati hanno già i loro problemi per potersi occupare di un gruppo di persone che appaiono (sottolineiamo: appaiono) desiderose più di lamentarsi per spinta identitaria che di combattere per affrancarsi e contribuire a “cambiare il mondo”. Eppure punti di saldatura ci sono, devono esserci. Perché ogni padre e ogni uomo adulto di oggi è stato incel, anche solo per un po’, quand’era giovane. E ogni incel diventerà adulto e magari pure padre in futuro, esponendosi al rischio di vivere i calvari riservati a quella categoria, in determinate condizioni. Il minimo comune multiplo c’è, basta volerlo vedere e utilizzarlo con realismo e concretezza.

Gli incel, a nostro avviso, possono dare un grande contributo all’avanzamento della questione dell’equità tra i sessi se capiscono che ciò che è dato dalla natura non si può mutare e che occorre invece lavorare sulle sovrastrutture, la cultura, il diritto, l’economia, le relazioni, la cooperazione, se davvero si vuole cambiare qualcosa. Si deve comprendere che la realtà è quella che è e se si vuole essere parte attiva di un cambiamento, auspicabilmente in meglio, occorre riformare le parti del contesto e di se stessi che impediscono alla chiave di girare nella toppa, per aprire la porta a un confronto diffuso cui gli incel potrebbero portare un valore aggiunto importante. Sarà capace e vorrà il mondo incel mettere in chiaro le proprie posizioni rispetto alla violenza e alla misoginia, esecrandole recisamente entrambe? Vorrà e sarà capace di rinunciare, per lo meno pubblicamente, al proprio gergo, per rendere il proprio discorso comprensibile a tutti e soprattutto non autoescludente? Sarà capace di coagulare i più costruttivi tra di loro, emarginando gli opposti estremismi? Noi onestamente lo speriamo, perché la questione dei diritti e del rispetto tra sessi, oggi soprattutto per il maschile, è un blocco unico che coinvolge tutti indistintamente e che chiama tutti a un impegno attivo e unitario, a partire dai giovani. E perché la potenza degli argomenti incel potrebbe essere dirompente nel discorso pubblico, una volta che accettasse di percepire le proprie riflessioni di base come preziosissimi strumenti di confronto e non come dogmi identitari o miti fondativi.


NO AI LOCALI GRATUITI ALLA CASA DELLA DONNA DI MILANO

(firma la petizione su change.org)

 


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