Incel: quando le tragedie dei padri determinano la realtà dei figli

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LA FIONDA

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di G. Tarantini. C’è un tempestoso oceano, dai più ritenuto infernale, che per essere davvero compreso richiede un’immersione. Sto parlando degli Incel, una realtà osteggiata dai media, dall’opinione pubblica e in particolar modo dagli ambienti femministi. Nei vari articoli che si trovano in rete vengono definiti come un movimento di misogini che colpevolizzerebbero le donne per la propria insoddisfazione sessuale. Ovviamente queste rappresentazioni appartengono a una narrativa mistificante e superficiale che non approfondisce la realtà delle cose, la quale invece dovrebbe essere affrontata con un approccio più serio. Gli Incel nascono su internet, il termine indica la condizione di celibe involontario, ossia di colui che soffre per il proprio essere single (per un approfondimento si consiglia la lettura del seguente articolo) . La genesi del loro nome risale agli anni novanta, fu però nei decenni successivi che, grazie alla sempre più crescente partecipazione maschile nelle community, divennero una delle componenti più attive nella formazione della “Manosphere”.

Esistono molteplici comunità Incel, solo in Italia ci sono almeno tre forum (senza contare le pagine). Il tema più discusso, oltre ai complessi estetici, è l’asimmetria sessuale tra uomo e donna, ossia quel divario di potere seduttivo che esiste per cause naturali ma che la società avrebbe contribuito ad aumentare negli ultimi decenni (e che trova sostegno in ricerche come questa) . Viene apertamente denunciato il carattere materialista del sistema, le relazioni e gli insuccessi sono analizzati con un certo cinismo, e c’è anche una forte accusa, oltre che al doppio standard, ad una serie di aspetti sociali contraddittori e sessisti nei confronti degli uomini. Il linguaggio è spesso colorito, le community sono varie e si tratta di spazi dove l’utenza è eterogenea e sfoga le proprie frustrazioni. Essendo parte dell’ampio panorama della Manosphere, il mondo degli incel è spesso a contatto con realtà limitrofe: l’esempio più lampante è la Redpill, una teoria deterministica che spiega le dinamiche relazionali uomo donna secondo delle regole di mercato, offrendo così una lettura disillusa ma coerente rispetto a quel diffuso perbenismo ipocrita, che tende a negare gli aspetti materiali ed il loro peso nelle relazioni (la “bluepill”). Ma il fatto che questa teoria sia discussa (o da alcuni sostenuta) negli ambienti Incel non rende gli Incel un movimento ideologizzato, quella dell’Incel rimane una condizione passiva.


Disastri paterni assimilati dai figli come realtà sociale.


Durante la puntata di radio Londra dedicata agli incel, la dottoressa Roberta Aledda affronta la questione con lodevole tatto: “mi sono approcciata agli incel senza alcun pregiudizio” dice  Roberta “ho iniziato a guardare i vari siti… ad impatto non ho trovato niente di così scioccante o misogino… usano un linguaggio colorito, ma non è più colorito di un linguaggio che possiamo trovare nelle chat di ragazzine di 17 anni”. Successivamente puntualizza “se avessi letto il forum con gli occhi di una donna che cercava l’insulto, lo avrei trovato… se avessi letto il forum con gli occhi di una persona bisognosa di essere ascoltata avrei trovato anche questo…  ma questa è la parte bella”. Indirizzandosi poi verso il fulcro del problema: “la particolarità degli Incel è la loro grande sofferenza nel non riuscire a instaurare relazioni intime con l’altro sesso… sono quelli che non vengono mai visti…  alcuni di loro sono stati vittime di bullismo, o semplicemente non sono stati nulla”. Sul divario sessuale: “quando si dice che la donna ha un potere sessuale che l’uomo non ha, si dice la verità… alcuni meccanismi sociali di cui gli Incel si fanno portavoce sono reali”. Degni di nota sono, infine, i due aspetti più gravi che la Aledda individua in tutta la questione: primo: “è un problema sociale e la società se ne deve far carico… stiamo parlando di circa il 20-30% della popolazione maschile”. Secondo: “il problema è che si arriva a toccare un livello di nichilismo e pessimismo cosmico che finisce per essere un punto di non ritorno alla vita”.

Rende lieti vedere questa attenzione nei confronti di una realtà che fatica ad essere riconosciuta, quando dovrebbe invece essere approfondita (specie da chi si interessa di tematiche sociali). Si tratta di persone che non hanno potuto maturare delle esperienze equilibrate: alcuni di loro sono vergini oltre i 20 anni (e subiscono le ripercussioni legate a questo stigma tutto maschile), altri hanno avuto rapporti marginali e traumatici, ma nel complesso si scorge chiaramente un’ampia fetta di uomini presi da un senso di smarrimento, in un mondo che ne ostacola la realizzazione nelle sfere più importanti. Si ha ragione di pensare che ci sia un filo a legare i problemi degli Incel coi problemi delle altre categorie maschili. È lampante come il loro scoramento sia dovuto, oltre che a una serie di questioni estetiche, ad un rifiuto nei confronti del ruolo che la società tende a imporre all’uomo. Ad esempio nelle loro discussioni emerge spesso il rifiuto della figura dei “beta provider”, ossia degli uomini scelti a puro scopo economico e che, pur di avere una relazione, accettano di sostenere economicamente le proprie donne dalle quali vengono traditi, umiliati e perché no, ridotti un giorno a pagare gli alimenti. È interessante vedere come rifiuti simili vengano espressi anche dai MGTOW (Man Going Their Own Way), un movimento maschile che promuove l’astensione dalle relazioni stabili con le donne (ed avverte sui pericoli che si corrono nei rapporti occasionali, comprese le false accuse di stupro del giorno dopo). Sembra quasi che i disastri e le tragedie vissute da mariti e padri di famiglia siano state assimilate dai loro figli come realtà sociale, portando le nuove generazioni verso l’idea che, a conti fatti, le relazioni con le donne siano troppo svantaggiose. Avere una generazione di eremiti che si sottraggono, volontariamente o meno, dalle dinamiche comunitarie, significa negare un futuro alla comunità stessa, questo perché una società che non permette ai maschi di realizzarsi in quanto uomini è una società per la quale, un domani, questi uomini non saranno disposti a fare nulla.


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