La cifra morale delle dee Kalì

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Dea Kalìdi Redazione – Dice: “io appoggio, anche se solo tiepidamente, il femminismo perché le donne sono maltrattate da sempre. In fondo è vero che hanno diritto a un risarcimento e alla parità”. Per carità, se le premesse e la realtà attuale corrispondessero al vero, potrebbe anche essere concepibile una forma di maggiore cura e attenzione. Com’è noto, però, è tutto un pretesto. Nonostante questo, i più preferiscono indossare l’armatura del cavaliere bianco e fare i paladini delle fanciulle bistrattate. Anche con questo approccio tipicamente maschile si alimenta il femminismo odierno, che nulla ha a che fare con un riequilibrio di diritti o una qualsivoglia forma di equità. Il femminismo odierno è vendetta, violenza, sopraffazione. Il Male, in una parola. Il cavaliere bianco che inorridisse davanti a queste parole dovrebbe considerare quanto segue.

Ogni movimento ha la sua “cifra morale”, la sua caratura etica, che emerge chiaramente dalle sue manifestazioni esterne e dalle sue istanze. Ebbene la cifra morale del femminismo odierno spinge gruppi organizzati a fare sit-in e manifestazioni davanti ai tribunali che stanno giudicando un uomo, per fare pressioni sui magistrati affinché assumano decisioni fortemente punitive o non assumano decisioni indulgenti. In sostanza: gruppi minoritari, organizzati e rumorosi cercano attraverso la pressione mediatica e sociale di prevaricare il primato delle leggi, quelle che stabiliscono pene e procedure, e quelle che dettano al giudice i margini di discrezionalità nel sentenziare. Sono le regole base della convivenza civile, che si cambiano all’interno delle istituzioni, non in piazza. Chi provava a cambiarle attraverso la piazza un tempo veniva chiamato “sovversivo” e arrestato. Non di rado invece costoro ottengono quello che vogliono, violentando lo Stato di Diritto.


Non si chiede giustizia, ma vendetta.


La cifra morale di questo movimento si esplicita anche in un impulso irrefrenabile a sottomettere e umiliare l’uomo-maschio ad ogni occasione possibile e con ogni pretesto disponibile. Così ha provato a fare Barbara Palombelli, intimando in diretta TV a Matteo Salvini di scusarsi con tutte le donne per aver detto che troppi aborti sono dannosi per una donna e abusare del servizio pubblico dei pronto soccorso, quando ci sono mezzi per prevenire la gravidanza, è sbagliato. Nulla che metta in dubbio il diritto acquisito delle donne di sopprimere un feto a piacimento, eppure il tentativo di sottomettere il maschio con un pretesto c’è stato. E che dire della reazione, ormai diventata celeberrima, registrata tempo fa di un paio di femministe italiane d’acciaio di fronte a un uomo che le richiamava alla realtà dei padri suicidi o impoveriti. “Non ne ho mai visto uno dormire in macchina”, si commenta. “Quando li vedo sulla strada è solo perché sono in fila lungo l’Adriatica a stuprare minorenni costrette a prostituirsi”. Si diceva della “cifra morale”, appunto.

Che si tratti di una cifra morale da dea Kalì, la dea indiana della distruzione, lo conferma il sit-in con cui diverse organizzazioni femministe (Casa della Donna, Linea Rosa, UDI, D.I.Re.) intendono protestare per il trasferimento di un omicida (loro lo chiamano “femminicida”) dal carcere della Dozza di Bologna, notoriamente molto duro, a quello di Ravenna, che pare sia più vivibile. “Cagnoni torni in cella alla Dozza”, strillano. Magari in ceppi, in una segreta, al bordo di un pozzo e con un pendolo tagliente che oscilla e lo sfiora. E perché non l’impalamento seguito a smembramento in pubblica piazza? Lustri di cultura giuridica costruita sui principi di Cesare Beccaria, rafforzati dall’attivismo di chi esige che il carcere recuperi in termini umani e non punisca semplicemente, cancellati d’un colpo da un sit-in che non chiede giustizia ma vendetta, pura e semplice vendetta. Non meraviglierebbe se alla fine la ottenesse. Continuerà il cavaliere bianco a non percepire la cifra morale di queste dee Kalì? Probabilmente sì. Almeno fino a quando per qualche motivo non toccherà a lui di finire al centro del bersaglio.


NO AI LOCALI GRATUITI ALLA CASA DELLA DONNA DI MILANO

(firma la petizione su change.org)

 


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