La pandemia fa da spartiacque tra miseria e nobiltà

di Alessio Deluca – Lo si è detto più volte nei giorni scorsi: nei casi di emergenza globale o di panico emerge sempre la natura profonda delle persone. Chi è eroe si vede, così come chi è pavido o infame. Il coronavirus sta aiutando moltissimo in questo senso e basta davvero farsi un giro sui social per rendersene conto. Proprio dai social il team che ora gestisce questo blog e i suoi canali (Facebook e Twitter essenzialmente) ha tratto un esempio di quanto si va dicendo, pubblicando il post di una persona molto nota nell’ambito del movimentismo femminista. Il post è datato 4 febbraio. Omettiamo volto e nome per non farle ulteriore pubblicità:

Appena abbiamo pubblicato questo screenshot sui nostri canali social, si è scatenato l’inferno, com’è ovvio e in qualche misura giusto che sia. Nella tempesta però alcuni hanno criticato la nostra iniziativa, definendola “una inutile gognetta”. Nella spiegazione del motivo per cui non lo è affatto c’è tutto il profondo significato di quanto l’emergenza coronavirus stia facendo da spartiacque tra una forma di miseria e una di nobiltà, intese ovviamente dal lato intellettuale. Perché, va detto, l’autrice di questo post non è una qualunque, bensì un personaggio molto noto, che si giova anche di una platea giornalistica nazionale. Insomma è persona la cui parola può influenzare molti, una opinion maker, come si direbbe negli USA. Come tale ha (dovrebbe avere) delle responsabilità in ciò che dice e in come lo dice. Il vero potere non è fare e dire ciò che si vuole, ma non farenon dire pur potendolo. “La potenza è nulla senza il controllo” è uno slogan pieno di verità.


Il coronavirus ha reso il tutto molto evidente.


Sarebbe dunque una “inutile gognetta” se la persona presa di mira, oltre che essere mostrata e nominata (cosa che non viene fatta), fosse una signora nessuno, una sconosciuta, un’utente qualsiasi. Non è così, anzi. E’ lecito dunque chiedersi quanti dei lettori e delle lettrici di questa “influencer”, se la si vuole così definire, si sono detti: “massì, ha ragione, cribbio!”, per poi fare armi e bagagli e partire ad ammassarsi presso qualche sciovia, o organizzare qualche mega-pizzata con gli amici, o a imitare i tanti che in TV si sono ingozzati di involtini primavera? Quanti di loro oggi sono ancora sani o vivi? Ecco allora che un primo criterio per distinguere miseria intellettuale da nobiltà è dato proprio dall’esercizio responsabile del proprio potere comunicativo, che in questo caso latita drammaticamente, e il coronavirus ha reso il tutto molto evidente. La pandemia rende ora possibile individuare e contare coloro che hanno analizzato il fenomeno con estrema superficialità, addirittura con supponenza (come in questo caso), con l’unico scopo un po’ megalomane di mettere se stessi al centro dell’attenzione. Il tutto senza essere né medico, né infermiere, né specializzato in materia.

Non diversamente un’altra femminista, molto più potente quale è Michela Murgia, più o meno nello stesso periodo si dichiarava sollevata per lo scarso traffico dovuto alla quarantena, il che segnala un tratto comune di disumanità e stupidità per le femministe più celebri e in militanza permanente. Caratteri che si palesano con ancora maggiore chiarezza quando sopra il buco si cerca di mettere una toppa ancora peggiore. La Murgia giorni dopo ha dato tutta la colpa della sua pessima uscita a Salvini (che originalità…). Nel caso della opinion maker qui citata invece si utilizza un metodo molto più sottile e raffinato, che merita un’analisi specifica e a parte. Nel momento in cui il suo post del 4 febbraio comincia a girare, infatti, ritiene di doversi giustificare così:


Nessuna “inutile gognetta”, ma puro dovere.


Ettore Majorana

Il post è del 3 aprile. In sostanza si chiama fuori, abiura e rinnega la bestialità scritta due mesi prima, appellandosi alla necessità di riporre le armi della polemica, per combattere tutti insieme il dramma. Prima di arrivare all’appello però non fa autocritica. Non dice: scusate, sono stata superficiale e arrogante, ho valutato male, avrei dovuto tacere. No, il 90% del suo post è meramente emozionale, punta tutto sulla tragicità delle vicende e delle descrizioni realistiche e scioccanti (i morenti sedati che “sussultano”). Punta alla pancia di chi legge, non alla mente, per commuovere e convincere che lei ha ironizzato sulla “influenza plebea e l’influenza coronata”, ma in realtà soffre nel profondo per la tragedia in atto. Distrae così l’attenzione dalla miseria fattuale e irresponsabile della sua prima reazione appellandosi a una forma di sentimentalismo condiviso. Facendo finta di ignorare che se avesse agito e parlato con intelligenza e moderazione prima, avrebbe contribuito forse, anche solo tacendo su una questione di cui non sapeva nulla, al contenimento della realtà terrificante che con così tanto zelo e tanta dovizia qui descrive, chiedendo di non essere più “bacchettata”. In altre parole è un modo per scusarsi e assumersi le proprie responsabilità senza farlo veramente.

Qual è la chiave di lettura di tutto questo? E’ una frase dello sfortunato scienziato italiano Ettore Majorana: “chi pensa male, parla male, scrive male e soprattutto vive male”. Oggi la pandemia funziona come un efficacissimo mezzo di contrasto: spinge sul proscenio pubblico tutti coloro che, più o meno famosi, rientrano nella fattispecie descritta da Majorana. Irresponsabili, superficiali, boriosi e arroganti nell’affrontare il problema, tentano di sfuggire alle responsabilità dando la colpa ad altri o usando l’arma di distrazione di massa dell’emotività. Altri, i nobili del pensiero, tacciono quando debbono tacere, anche a costo di perdere visibilità; parlano a ragion veduta e si assumono pienamente la responsabilità di ciò che dicono. Due antipodi che hanno origine dal profondo modo di essere delle due categorie: chi parla a ragion veduta e chi pensa male, lo fa sempre, in ogni circostanza, per inclinazione naturale. Il pregresso malpensiero relativamente al covid-19 illumina di una luce sinistra le precedenti (e le future) prese di posizione di questa influencer, che tanto si è sempre spesa a parlare di uomini maltrattanti e donne vittime di violenza, di minori e diritti delle donne, magari bacchettando i media come una maestrina isterica se omettono di usare la consolidata formula “ennesimo femminicidio” nel descrivere un fatto di sangue. Se qualcuno avesse avuto dei dubbi, ora, grazie al virus, la sua assenza di autorevolezza (e ben inteso anche quella di molte altre come lei) è pressoché inconfutabile. Sottolinearlo non è una “inutile gognetta”. In questa fase è puro dovere.


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