La riforma di separazioni e affidi facciamola noi

Lunedì scorso Fabio Nestola ha pubblicato su queste pagine una delle analisi più complete della storia passata e recente relativa ai tentativi di riforma della disciplina di separazioni e affidi. Una storia “antica”, che risale come minimo al 2006 (in realtà a molto prima), anno di approvazione della Legge 54, una delle più disattese da parte della magistratura in tutta la storia d’Italia. La sua applicazione distorta, dopo anni di “coperture” politiche e mediatiche, complice anche l’ISTAT, ha assunto proporzioni tali da non poter più essere nascosta. Dalle numerosissime ingiustizie perpetrate negli anni nasce la proposta di legge presentata dal senatore Simone Pillon.

Il tramonto del DDL 735 e il conseguente ripristino della non-applicazione della 54/2006 però non bastano più. Grazie alla presenza di un governo molto “amico”, l’ideologia femminista sta già puntando più in alto, ovvero alla cancellazione, perché no anche alla criminalizzazione, di concetti come bigenitorialità, mantenimento diretto, alienazione parentale. Stante la situazione impropria al limite dell’illegalità, il DDL 735 ha creato aspettative e posto sul tavolo dei temi scomparendo i quali c’è la concreta possibilità di dare un colpo di spugna un po’ a tutto. Possono provarci anche perché di fatto si è creato un vuoto.


La Legge 54, una delle più disattese in tutta la storia d’Italia.


Non si può e non si deve consentire che quel vuoto, che è ad un tempo legislativo e politico, venga occupato dall’estremismo, dal femminismo e dal progressismo che hanno come cifra politica l’annientamento dell’uomo in quanto tale e dell’istituzione-famiglia. La loro marcia per l’occupazione di quello spazio è decisa e sfrontata, capace di andare anche contro ogni evidenza scientifica e ogni legge o prassi internazionale, ed è un’invasione che non va soltanto fermata, stavolta. Non è più solo un fatto di contrapposizione. Sta a noi occupare quello spazio.

Come fare? Sicuramente non come l’associazionismo che in tempi recenti ha accompagnato il difficile percorso del DDL 735, improntandosi a un ecumenismo che oggi si conferma quale l’ho sempre definito su queste pagine: sterile e improduttivo. Essendo i bambini, ovvero i figli, ovvero il futuro al centro di una riforma del genere, l’understatement non è appropriato. Specie, com’è capitato nei tempi recenti, se ispirato dal terrore di perdere il consenso femminil-femminista o di scatenare i suoi latrati e le sue mobilitazioni. Quella strategia succube è palesemente fallita. Preoccupandosi più della conformità a un “politicamente corretto” distorto, non si è riusciti a ottenere nulla di significativo di fronte alla corrente illegalità della non applicazione della 54/2006 e alla guerra meramente ideologica contro il DDL 735. Un fallimento di cui si deve serenamente prendere atto.


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Sta a noi porre le basi per un futuro diverso.


separazioni firmeMa non si parli di fallimento, bensì una lezione, per la quale occorre ringraziare tutti gli uomini e le donne che si sono dannati l’anima per riuscire nell’impresa. Imparata quella lezione, ora è il momento di muoversi e riempire il vuoto in cui languono milioni di famiglie scomposte, madri, padri, nonne e nonni, troppo spesso indotti a farsi la guerra calpestando il cuore e la psiche dei bambini. Dunque voglio informare chiunque legga queste righe che in Italia è possibile presentare al Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare. Lo so: la politica ha tutti gli strumenti per affossarla, impantanarla, dimenticarla. L’ha fatto con un DDL presentato da un senatore eletto, figuriamoci per una proposta popolare. Ma non è un buon motivo per non provarci comunque. Si può fare, servono 50.000 firme.

Alla luce di ciò, chiedo a tutti coloro che leggeranno queste righe il loro parere rispetto a un percorso di questo tipo: 1) individuare un soggetto di coordinamento; 2) consentire a un gruppo di esperti di stendere una proposta di riforma che, sotto forma di legge d’iniziativa popolare, garantisca la piena attuazione dei principi della L.54/2006; 3) raccogliere le firme per la presentazione della proposta; 4) vigilare insieme sul suo percorso. Sto chiedendo a tutti voi se sosterreste con tutte le forze o no un’iniziativa imperniata su quei quattro punti. Vi sto chiedendo se siete pronti a sostenere insieme un testo di legge di iniziativa popolare per una riforma sul tema delle separazioni e degli affidi.


Presentare al Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare.


Lo dico subito, onde evitare dietrologie o altro: nel caso, io non avrò alcun ruolo attivo, se non quello solito di fare comunicazione e contribuire a controllare che l’iniziativa non vada in vacca. Non ho ambizioni politiche (disprezzo la politica quasi quanto disprezzo il calcio, quindi parecchio) né interessi economici da promuovere o difendere. Solamente nel corso degli anni ho raccolto intelligenze e sensibilità preziose, che credo sia venuto il momento di chiamare a raccolta per fare noi ciò che le istituzioni non vogliono fare. Ho in mente un percorso e modalità molto precise, che illustrerò solo se la proposta riceverà da voi un riscontro reale. Al momento serve solo capire se in linea di principio voi ci siete seriamente o no su una cosa del genere, o se preferite continuare a lamentarvi e dibattere sui social network. Fatemi sapere cosa siete disposti a fare ora, commentando qui o scrivendomi via email su stalkersaraitu@gmail.com. A voi dunque la parola: stiamo a guardare o cominciamo ad agire?


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