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La rivincita di Strumia: il femminismo rosica

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

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LA FIONDA

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alessandro strumiaAlessandro Strumia è tornato e il partito del piagnisteo femminista nelle scienze trema. Per chi non lo sapesse, Alessandro Strumia è il fisico che circa un anno fa dovette allontanarsi del CERN per aver dato una lettura dei dati e dei fatti che portava a queste conclusioni: primo, non esiste discriminazione sessuale nelle carriere dei ricercatori in fisica; secondo, se esistono discriminazioni, esse sono semmai a danno dei ricercatori uomini con il sempre più frequente alibi delle “discriminazioni positive”. Da scienziato, si è lasciato condurre da numeri, fatti ed esempi, traendone conclusioni logiche. Un metodo rigoroso che non servì a nulla: venne accusato di sessismo e maschilismo, diffamato ovunque, massacrato sui media e sanzionato dall’Università di Pisa, per cui ancora attualmente lavora.

Da allora, Strumia ha atteso con la pazienza del buon ricercatore che si calmassero le acque. Nel frattempo ha raccolto altri dati e fatti, li ha analizzati e di nuovo ha derivato una linea di tendenza evidente, la cui illustrazione a breve verrà diffusa sull’importante rivista scientifica “Quantitative Science Studies”. Colpo grosso per Strumia, visto che di nuovo il suo paper parla delle presunte discriminazioni sessuali nel mondo della fisica. Colpo alla nuca per la sezione STEM di Ro$a No$tra International, ovvero quel dipartimento non ufficiale che riunisce le piagnone di tutto il mondo impegnate ad agguantare privilegi sbandierando una discriminazione che non c’è. Non a caso su “La Repubblica” c’è già la commentatrice che, alla notizia, rumina e rosica.


“La qualità scientifica è un costrutto sociale”.


Nel dettaglio il paper di Strumia è finalizzato a dimostrare come falsi, dati alla mano, alcuni assunti affermati con forza in diverse sedi scientifiche, CERN in primis. Cose tipo “gli uomini mobilitano la propria mascolinità per supportare altri uomini negli avanzamenti di carriera”, “i valutatori favoriscono gli uomini”, “la qualità scientifica è un costrutto sociale”, “tutte le donne sperimentano esperienze tristi e ingiuste fin dall’inizio della loro carriera scientifica”, “la fisica è un ambiente oppressivo (per le donne)”, e così via. Spazzatura ideologica evidentemente fasulla, già solo a leggerla così, senza bisogno di studiarci sopra. Ma siamo nel campo delle scienze e ciò che si dice va dimostrato con rigore assoluto, serietà e onestà. Per questo Strumia fa il suo mestiere e smonta quelle sciocchezze usando proprio il metodo scientifico.

Per misurare la quantità di discriminazione asserita dalle furbacchione femministe, Strumia svolge un’analisi bibliometrica utilizzando il database pubblico del CERN, che contiene e classifica pubblicazioni, riferimenti, autori ed eventuali finanziamenti delle ricerche nell’ambito della fisica fondamentale. Applica la sua analisi su un campione altissimo: i materiali degli ultimi 50 anni elaborati da scienziati donne e uomini. Un vero tesoro di informazioni, insomma, che i sostenitori delle “discriminazioni di genere” nella scienza non hanno mai usato per testare le proprie tesi. Forse non a caso: gli esiti sono tali che, con i colleghi che l’hanno aiutato nell’analisi, Strumia si è trovato a scherzare sulla fine che avrebbe fatto quello di loro che li avrebbe presentati in pubblico. Ormai dire la verità su temi come questi vale come posizionarsi di fronte a un plotone d’esecuzione.


Dati inequivocabili, relativi ai laureati in Italia nel 2017.


Alessandro StrumiaLa conclusione dell’analisi di Strumia è coerente con quanto già a suo tempo espresso: considerati tutti i materiali prodotti da ricercatori uomini e donne, il gap tra i due sessi è pressoché inesistente nell’ambito della fisica all’inizio della carriera di ricercatore (ovvero subito dopo il PhD). Un gap si manifesta solo nelle fasi successive, quando, dopo un buon numero di pubblicazioni di successo, ci si approssima all’hiring, cioè all’assunzione nelle università o nei centri di ricerca. Tuttavia i dati raccolti non dicono che questa differenziazione successiva dipenda da fenomeni di discriminazione. I fattori scatenanti il divario sono essenzialmente due: la differenza dei due sessi negli interessi e quella che viene chiamata “maggiore variabilità maschile” (Higher Male Variability – HMV).

Il primo fattore è noto da tempo. Fin dalla nascita le donne hanno maggiore inclinazione verso le persone e gli uomini verso le cose. L’antropologia può dirci molte cose per spiegare queste diverse tendenze, che ormai sono un fatto accertato. Talmente accertato che riecheggia nelle scelte dei percorsi di studio di uomini e donne, quando si tratta di intraprendere carriere umanistiche o scientifiche. Lo stesso Strumia riporta dati inequivocabili, relativi ai laureati in Italia nel 2017. Va specificato, a scanso d’equivoci, che nessunonessuna legge obbliga le donne a tenersi lontano dalle facoltà STEM e a privilegiare quelle umanistiche. Anzi esistono incentivi economici (terribilmente discriminatori, oltre che fallimentari) per condizionare le scelte femminili verso le aree tecnologiche. Ad ogni buon conto, oggi la situazione è questa:


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Non c’è nulla di discriminatorio o sessista nelle scienze, dunque. Il problema, se di problema si tratta, sta a monte, nelle libere scelte di ragazzi e ragazze di iscriversi e poi laurearsi in determinati campi accademici. Scelte che confermano l’idea ormai ampiamente accettata che le donne preferiscano specializzarsi in campi dove in qualche misura si ha a che fare con le persone, e gli uomini con le cose. il tutto ovviamente da intendersi non come categorie assolute prive di un bel numero di eccezioni, ma come fenomeno tendenziale. Ci sono e ci saranno sempre ricercatrici eccezionali in discipline puramente tecniche e viceversa straordinari medici o insegnanti uomini. Al netto di queste, che restano eccezioni, la tendenza è quella indicata dai grafici.

Il secondo fattore, il HMV, è già più complesso da spiegare. Origina dalle elaborazioni nientemeno che di Charles Darwin (vivesse oggi, sarebbe subito etichettato come “odiatore”…), poi precisate da rilevazioni da test psicometrici. L’esito è che uomini e donne in media risultano avere le stesse buone performance se si tratta delle diverse abilità cognitive, ma sono di più gli uomini agli estremi della distribuzione. Banalizzando (e pure molto): in media donne e uomini sono tutti intelligenti in uguale proporzione, tuttavia gli uomini mostrano più variabilità delle donne negli estremi della misurazione. Di nuovo iper-banalizzando: è più frequente trovare tra gli uomini che non tra le donne persone straordinariamente geniali o straordinariamente stupide. Graficamente:


Non è ammesso disturbare il manovratore.


Questo spiegherebbe anzitutto perché negli studi le femmine tendono ad avere un profitto maggiore dei maschi, pur cedendo terreno sul lungo periodo quando si tratta di affrontare la necessità di superare i limiti di una performance media o medio-alta. Secondo molti studiosi (ad esempio D.F. Halpern, C.P. Benbow, D.C. Geary, R.C. Gur, J.S. Hyde, M.A. Gernsbacher, “The science of sex differences in science and mathematics”, pubblicato da “Psychological Science in the Public Interest”), in quelle aree di performance superiori si trovano i motivi del maggiore successo, sul lungo periodo, dei ricercatori maschi rispetto alle ricercatrici nell’ampio spettro delle discipline STEM che, imperniate sulla ricerca, sono spesso più sfidanti di altre discipline. Che questa chiave di lettura corrisponda al vero può essere confermato dal fatto che ad oggi è stata contestata sostanzialmente soltanto sotto il profilo “politico” e solo blandamente da quello scientifico.

Contestazioni comunque gravi, visto che impediscono a pubblicazioni che si appoggiano al principio del HMV di venire pubblicate, così come ai loro autori di partecipare a conferenze o convegni di rilievo, da cui vengono sistematicamente ostracizzati. Ed è ovvio che accada: le loro conclusioni, ottenute tramite un procedimento strettamente scientifico, smentiscono alla radice i posizionamenti puramente ideologici che affermano l’esistenza di una discriminazione sessista nel mondo della fisica o della ricerca scientifica in generale. Come già avviene in altri campi, non è ammesso disturbare il manovratore, dunque si viene esclusi, marginalizzati o imbavagliati. La spiegazione di questa, che è una grave anomalia in generale, ma ancor più nel mondo scientifico, la dà molto lucidamente lo stesso Strumia.


Un ruolo chiave lo hanno i media di massa.


“Molti accademici”, scrive, “abbracciano la politica della Giustizia Sociale (Social Justice), credendo che aiuterà i vulnerabili e non che creerà più problemi. Sono “diversocrati” che affermano che tutte le diversità sono buone e attaccano come “oppressivo” quell’occidente che ha posto termine alla schiavitù, introdotto il suffragio universale, ridotto la povertà… Non vogliono opportunità eguali, ma esiti uguali, il che significa discriminazioni positive basate su caratteristiche fisiche arbitrarie che rendono i gruppi da loro designati vittime più uguali di altre”. Non si potrebbe dire meglio. Non si potrebbe suonare allarme più forte per una disciplina scientifica da troppo tempo sotto l’attacco dell’ondata dei “Social Justice Warriors”, capaci di negare la verità dei fatti pur di affermare una verità inventata.

In tutto questo, Strumia non lo dice ma è compito mio ricordarlo, un ruolo chiave lo hanno i media di massa, che veicolano le idee nella modalità più vendibile o venduta al dettato dominante, così orientando l’opinione pubblica. Il Professor Strumia ne è un esempio vivente per il passato, ma anche per il presente. Lo si è detto: ha analizzato 50 anni di pubblicazioni scientifiche, classificandole e traendo dalle statistiche delle riflessioni che una rivista scientifica autorevole pubblicherà, sottoponendola alla critica dei pari, come si fa in ambito scientifico. Le sue tesi andrebbero dunque lette e valutate con lo stesso criterio. Per capire a cosa il tutto venga ridotto, basta vedere come “La Repubblica”, “Il Fatto Quotidiano” e “FanPage”, nell’anteprima offerta da Google, annunciano la pubblicazione del paper di Strumia:


Strumia strikes back.


alessandro strumiaStrumia è il “fisico sessista”. Le sue sono “idee sessiste”. Basta una parolina e la notizia è data. L’opinione pubblica è così condizionata già dal solo sommario, non ha necessità di verificare o approfondire. Strumia? Cancella e svuota cestino, fine della storia. Lo sforzo di uno scienziato di spiegare un fenomeno, dati alla mano, oggi quindi non cade perché qualche altro scienziato dimostra, stessi o nuovi dati alla mano, la fallacia delle tesi, ma perché qualche imbrattacarte conformista decide di usare una parola attrattiva per il lettore conformista. “Sessista”: una vita, una professione, un metodo distrutti da una parola che, oltre ad essere sbagliata, è pure falsa. Perché, basta leggere per capirlo, Strumia non sostiene che le donne siano troppo sceme per fare fisica. Registra solo che ce ne sono meno e producono meno degli uomini, in quella disciplina, e dai dati che osserva propone spiegazioni scientifiche che, in quanto tali, con il sessismo non hanno nulla a che fare. Eppure il femminismo e le sue gazzette si agitano e diffamano. Segno che hanno accusato il colpo. Strumia strikes back. E speriamo che non smetta.


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23 thoughts on “La rivincita di Strumia: il femminismo rosica

  1. Strumia è andato alla CEDU e ha vinto ???? ha fatto benissimo

    l’anno prossimo se recupero 10.000 euro per spese legali, ci vado io alla CEDU
    anche se sono sostanzialmente a pezzi e col cuore malato.
    Barcollo ma non mollo.

    Sempre e solo per i nostri figli

  2. Sarò estremista e scorretto, ma io penso che qualsiasi positività nei confronti della presenza femminile, in generale e con ovvie eccezioni, causi danni alla scienza.
    Lo dimostra bene l’appello di “Particles for Justice”: sono scienziati ma la loro “analisi” si basa su articoli di giornale, moralità, sentimenti, ricerche sociologiche femministe, impressioni. E questo lungo elenco di ricercatori non ha avuto problemi a firmarlo, anzi ne sono orgogliosi.
    Ciò significa che, se penseranno che ciò possa far bene al femminile, tutti questi scienziati potranno anche certificare che “2+2 fa 5, ma può fare anche 3 o 4, a seconda delle circostanze”.
    Quindi il non essere perlomeno scettici verso la presenza femminile, di fatto non può che portare ad essere come minimo possibilisti verso “2+2 fa 5” e pure verso “2+2 fa 3”, e bisogna essere pure predisposti a cambiare idea: 2+2 può fare 5, o 3 o 4 a seconda delle circostanze, anche 6 o7 – non c’è altro modo di essere pro-donna, 2+2 fa 4 è misogino perché non lascia spazio a interpretazioni differenti che possano aiutare le donne quando serve.

  3. le femministe diranno che le donne sacrificano le loro carriere per prendersi cura della famiglia. ma se proprio ci tengono alla carriera allora dovrebbero prendere in considerazione l’idea di sposare un marito che fa il padre casalingo. però si guardano bene dal farlo. le dottoresse/veterinarie/ingegnere/imprenditrici vogliono sposarsi con uomini dal reddito uguale o preferibilmente piu alto del loro e per giustificare le loro scelte accampano scuse alquanto demenziali del tipo oggi non si può mantenere una famiglia senza due stipendi da professionisti ecc.

  4. Le capacità intellettive che le persone sviluppano durante la vita dipendono indubbiamente da molteplici fattori. E’ indiscutibile che, oltre che dall’ambiente, l’intelligenza dipenda anche dal patrimonio ereditario.
    Si conoscono diversi geni indispensabili per un normale sviluppo intellettivo. Se questi geni vengono danneggiati nell’ovulo fecondato, si corre il pericolo che il bambino, crescendo, soffra di ritardi mentali o che abbia un’intelligenza limitata.

    Circa vent’anni fa all’Università di Ulm analizzarono dati genetici provenienti dallo Human Genome Project, confermando precedenti supposizioni: geni di questo tipo sembrano localizzati preferibilmente nel cromosoma X, quello del sesso femminile. Se si fa un confronto con gli altri cromosomi, si scopre che su quello X ricorrono con una frequenza quattro volte superiore. E di essi la femmina ne possiede di norma due esemplari; il maschio uno.

    Da oltre cent’anni si osserva che le malattie mentali colpiscono più facilmente i maschi: dato che le femmine hanno un cromosoma X in più, compensano i difetti genetici dell’uno con la parte intatta dell’altro.
    Si possono considerare questi geni del cromosoma X come “geni dell’intelligenza” che rendono la mente più ricettiva?

    Un favorevole collocamento di questi geni sull’unico cromosoma X dell’uomo dovrebbe avere come conseguenza un’intelligenza particolarmente brillante; per ottenere lo stesso risultato una donna invece dovrebbe avere una supercombinazione su entrambi i cromosomi X, cosa più difficile.
    Inoltre ci dovrebbero essere non solo più maschi malati di mente ma anche più con intelligenza superiore alla media.

    Di fatto i valori di QI nella popolazione femminile si trovano vicini al valor medio nella gaussiana, mentre nei maschi si notano più ampie oscillazioni dei valori di QI.

    ————————–

    P.S. Nel 1997, sul mensile SCIENZA & VITA, fu pubblicato un articolo in cui uno scienziato statunitense affermava che un’eccessiva esposizione agli ormoni maschili durante la crescita embrionale, limitava le capacità verbali ma aumentava quelle spaziali e matematiche.

  5. Che siano più gli uomini che le donne a mostrare eccezionali capacità di ragionamento matematico e manipolazione mentale di oggetti tridimensionali è un dato di fatto che basta a spiegare la distanza dalla proporzione cinquanta e cinquanta nel campo dell’ingegneria, della fisica, della chimica organica e fra i professori in alcune branche della matematica.

    Nella maggior parte delle professioni le differenze medie di capacità sono irrilevanti, ma le differenze medie nelle preferenze possono mettere i due sessi su strade diverse. Un esempio molto significativo viene dall’analisi di David Lubinski e Camille Benbow di un campione di ragazzini selezionati nel corso di una ricerca di talenti condotta negli Stati Uniti su scala nazionale.
    Nati all’epoca della seconda ondata femminista, frequentavano tutti il settimo anno di scuola, davano prova di precoci doti matematiche, i genitori li incoraggiavano a sviluppare i loro talenti (venivano tutti mandati ai corsi estivi di matematica e scienze), ed erano ben consapevoli delle loro capacità di successo.

    Ma le ragazze dissero ai ricercatori che le interessavano di più le persone, i valori sociali e gli obiettivi umanitari e altruistici, mentre i ragazzi che li interessavano di più le cose, i valori teorici e la ricerca intellettuale astratta. All’università le scelte delle ragazze si distribuirono su un’ampia gamma di materie umanistiche, artistiche e scientifiche, mentre i ragazzi si buttarono a capofitto nella matematica e nelle scienze. E, naturalmente, le ragazze che arrivarono al dottorato in matematica, scienze fisiche e ingegneria furono meno dell’1%, mentre i ragazzi furono l’8%.
    Le femmine preferirono indirizzarsi verso la medicina, la giurisprudenza, le materie umanistiche e la biologia.

    Tale asimmetria salta agli occhi negli studi su larga scala sui valori connessi al lavoro e sulle scelte di carriera, altro genere di ricerca in cui uomini e donne dicono in prima persona che desideri hanno.

  6. Ho trovato un vecchio post dello stesso Strumia che spiega perchè fece i nomi di alcuni ricercatori durante la sua presentazione (cosa che gli è costata molto cara).
    “I wanted to exemplify how the problems that everybody at the workshop wanted to interpret as gender discriminations happen to men too. But having presented data (accessible to the public) that contain names gave unfortunately the impression of a personal controversy. I focused on this particular competition because a commissioner was the same theorist who organises conferences according to which physics discriminates against women. The competition was won by 2 female theorists, who, together with the commissioner, signed open letters asking for the presence of more women in conferences. All other theorists were declared “unsuitable”. But these “unsuitable” theorists are very good theorists. Let me try to provide some data more objective than my opinion: 26 of such “unsuitable” applicants had more fractionally-counted citations than the 2 winners. Similar results are obtained using other bibliometric indices strongly correlated to scientific merit”.

  7. L’ultimo paragrafo dell’attacco a Strumia è da brividi: “Finally, we would also like to underline how grossly unethical it is to misrepresent the topic of one’s talk to workshop organizers to promote an agenda which is antithetical to the workshop itself. To personally attack one of the organizers during said talk is even worse. We hope that Strumia’s professional colleagues and superiors will take all these points into careful consideration in all future decisions involving him. We also hope that the entire community has learned from this incident that speakers for workshops on gender — or other ascribed identities — in physics should include recognized experts, with a track record of speaking and publishing in an appropriate manner on the topic at hand, and moreover that organizers should seek guidance from such experts.”
    In pratica, se avete idee diverse, NON dovete partecipare, mentre debbono partecipare le esperte di “gender studies” e, noi fisici/ricercatori dobbiamo farci guidare da loro.
    Andiamo bene, andiamo

  8. Davide, un consiglio. Valuteresti l’opzioni di passare a Disqus per i commenti ?
    Permette la moderazione, l’utilizzo di white list (liste di utenti “sicuri” che possono postare senza venire moderati), e offre un sistema di notifiche delle risposte.
    Penso che la discussione ne gioverebbe.

    1. Già provato una volta ed era ingestibile per me, oltre a piazzare pubblicità indesiderate. Cmq è in lavorazione una revisione del blog, quindi può essere che riconsideri il tutto.

    1. Intanto se non è un suo ex o il suo attuale compagno/fidanzato/marito,, non è comunque “femminicidio”. Partiamo da lì.

      1. teniamo alta l’attenzione, perché già repubblica, sotto l’articolo ha un link sui 92 casi di femminicidio fino ad oggi
        se poermetti, Davide, se ho novità le scrivo cui, perché temo ci sia qualche furbata

  9. Stante la validità delle tesi del professore, non conviene valutare querele multiple per diffamazione nei Confronti dei maggiori media? E già che ci siamo nei confronti dell’università di Pisa che lo ha sanzionato?

  10. Qui un interessantissmo contributo USA sulla vicenda (di Janice Fiamengo)
    .
    https://www.youtube.com/watch?v=sOCIke7zLMo&fbclid=IwAR2F-fWE7XgQUcFapcDulCvfWrWjTJcx2gasK6eKCNHSDb3MkbeF353kaYU
    .

    Segnalo questo commento (tradotto col traduttore automatico…sorry)

    “Sono un ingegnere elettrico in pensione, cresciuto in una famiglia dominata dalle femministe.
    Ho lavorato per la FAA (Federal Aviation Administration).
    Circa 1995, c’era una politica annunciata da DC. Entro il 2000, il 50% di tutti i tecnici dovevano essere donne.
    Avevamo già alcuni tecnici donne.
    Da quello che ho visto, erano ben accettate e pienamente competenti.
    Ci sono stati alcuni casi di molestie sessuali e sono state istituite politiche per proteggerle e sensibilizzare sulla necessità di non offendere le donne.
    Si trattava, per la maggior parte, di misure razionali e ben amministrate.
    Ricordo un tecnico donna con un cartello sopra la sua scrivania che diceva: “Le molestie sessuali non saranno tollerate, ma saranno classificate”.
    Amava l’attenzione che riceveva per essere donna, ed era un luogo di lavoro felice e altamente funzionale.
    Il numero di tecnici e ingegneri donne era in costante crescita, ma una volta introdotta questa politica del 1995, il percorso di promozione per i manager è stato quello di selezionare tecnici donne piuttosto che uomini, se possibile.
    Potrei scrivere un libro sui risultati di questa politica, costringendo un cambiamento verso una forza lavoro responsabile del mantenimento della sicurezza del sistema di controllo del traffico aereo.

    In un primo momento, ho accolto con favore la politica, pensando che la disparità nella diversità di genere fosse dovuta al bigottismo. In primo luogo, non lo era.
    C’erano pochissime donne candidate capaci.
    Le segretarie ed altre donne tecnicamente incompetenti sono state incoraggiate a candidarsi per posizioni che in precedenza richiedevano un background tecnico profondo.
    Dopo alcune lezioni all’Accademia FAA, sono stati portati a credere di essere tecnici, anche se alcuni erano davvero incapaci di usare un cacciavite.
    Nella mia limitata esperienza, ho visto diversi casi di questo tipo in cui sono stati messi da parte perché troppo pericolosi per potersi avvicinare all’attrezzatura.
    Il loro stipendio era pieno, ma i dirigenti non sapevano cosa fare con loro.
    Le loro carriere sono state rovinate credendo a ciò che gli era stato detto, in modo che una politica sbagliata potesse apparire vincente. Sono stati poi portati a credere che il loro fallimento fosse dovuto al patriarcato.

    D’altra parte, le competenti tecniche femminili hanno sofferto a causa dell’associazione.
    Quando mi è stato assegnato a lavorare su qualche progetto con una donna prima che la politica è stata avviata, ne sono stata contenta.
    Mi piacciono le donne.
    Avere donne nella forza lavoro migliora le condizioni generali.
    Non ho mai avuto problemi di incompetenza o corruzione prima di questa politica del 1995.
    In seguito, ero spesso nervoso di lavorare con le donne, nonostante la mia lunga e favorevole storia di associazione con molte menti femministe.
    I tecnici maschi mi dicevano del loro timore di lavorare con donne tecniche incompetenti, cosa che non era mai avvenuta prima della politica.
    Le possibilità di essere chiamati davanti al Consiglio di responsabilità per commenti o battute non malevoli erano forti, e potevano avere gravi conseguenze.
    Quello che è stato uno scherzo divertente, che ha fatto ridere le operatrici donne, è stata improvvisamente una questione di massima offensività.
    Dov’era la via di mezzo per dire al ragazzo di raffreddarlo?
    I tempi cambiano.
    Quelli con più di 3 neuroni da strofinare insieme vogliono evitare problemi.
    I tecnici elettronici erano persone intelligenti, per lo più ex militari e sapevano come andare d’accordo sotto l’autorità.
    L’eliminazione del sessismo manifesto stava accadendo.
    Poi, la polizia del PC ha iniziato a spaccarsi le teste, in senso figurato.
    Ora, l’ostilità prolifera, e tutto viene accusato di uomini, in particolare vecchi uomini bianchi, come me.”

    ——————–
    “Quando si perde nel dibattito, la calunnia diventa lo strumento del perdente” – Socrate.

  11. Che una maggiore presenza femminile nel mondo delle scienze possa essere utile (non giusta…utile) è un concetto accettabile.
    Al pari dell’utilità di una maggiore presenza maschile nel campo dell’insegnamento scolastico di ogni grado della scuola italiana.

    Quello che è intollerabile è questo assurdo vittimismo e la conseguente colpevolizzazione maschile che arriva a veri e propri atti di “bullismo” come quello in cui è incappato Strumia.
    E’ necessaria un’azione coordinata (ed è quello che sta accadendo) perché questo episodio diventi un boomerang per chi sostiene questo programma.

    https://justiceforstrumia.org/?fbclid=IwAR2BQhwOcMEzu5OlsFYQIkd2wCYLdSIPvfNPn9CgBDmS1m9aDeJkIzACI98

    1. Una maggiore presenza femminile nel mondo delle scienze non è ne utile ne giusta, è semplicemente indifferente. Così come è indifferente che uno scienziato sia uomo o donna.

      1. Uso il termine “accettabile” nel senso di potenziale, sperimentabile.
        Non amo troppo le rigidità e i concetti apodittici (li lascio alle femministe) al pari delle vittimizzazioni.

        Il concetto d’indifferenziazione inoltre non m’ha mai convinto, poiché penso che femminile e maschile siano strutturalmente differenti.
        Traggo quindi la conclusione che una loro interazione in campo scientifico, come pure in altri ambiti, possa essere utile e fattivo.
        Non necessariamente…ma può esserlo.
        Ed un fattore determinante della scienza, a cominciare dalla ricerca, è il contesto. Il clima.
        Ma ripeto…queste dinamiche non devono essere ne pilotate ne incentivate con indecenti strumenti come quelli escogitati in questi anni (discriminazioni positive) e che ha trovato l’apoteosi nel ridicolo progetto del primo essere umano su marte…che ” dovrà’ ” essere donna.
        Questi percorsi devono essere lasciati operare e tutt’al più monitorati e studiati.
        E’ questo clima di patetico revanscismo antimaschile ad essere inutile e dannoso, non l’ipotesi che il femminile possa apportare utilità al mondo delle scienze.

        Se le donne ambiscono a carriere scientifiche, il loro percorso (almeno in Italia) è più che garantito dalle norme e dai regolamenti.
        Tutto il resto oltre ad essere superfluo, risulterà dannoso (rischio incompetenza premiata) come l’esperienza dell’Ing. americano che ho postato sotto dimostra.
        Anche per le donne stesse.

    2. Mi sono letto sia il blog che linki, sia il suo opposto “Particles for Justice”.
      In uno ci sono numeri, grafici, spiegazioni, nell’altro (tra l’altro firmato da molti ricercatori) sono citati link ad articoli del NYT, testi di sociologia ed è menzionata la Convenzione di Istanbul.
      Proprio vero che i numeri si combattono con i numeri. Se li si hanno.

  12. Non leggo da nessuna parte titoloni del tipo “Il fisico Strumia insultato sul web, sui social e su pressoché tutta la stampa nazionale ad opera dei soliti haters”.

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