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La (spregevole) superiorità morale delle femministe

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LA FIONDA

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di Santiago Gascó Altaba – «Se avessimo concepito Dio donna non ci sarebbe maschilismo. Se qualcosa così intimo e superiore come l’essere che ci ha creato fosse concepito femmina, la società sarebbe colma di femminilità. E il femminile è buonissimo per la società», ha affermato Ángeles Carmona, la presidente del Observatorio spagnolo contra la Violencia de Género (La grande menzogna del femminismo, p. 973). Ogni volta che la rivoluzione femminista proclama l’arrivo del Paradiso femminile rigoglioso di pace, bontà, equità, armonia e felicità, anche per noi uomini, mi rinchiudo nella mia stanza e mi riguardo, in cerca di conferme, la puntata del 2011 dello show americano “The Talk” della CBS.

Lo show consiste in un panel di cinque donne, con un pubblico prettamente femminile, che chiacchiera di argomenti d’attualità con leggerezza. Quel giorno l’argomento era Catherine Kieu, un’altra anima superiore, che in un momento di ispirazione angelica aveva deciso di drogare suo marito, di legarlo al letto quando ormai era indisposto e di recidere il suo pene con un coltello da cucina. Dopodiché smaltì il pene reciso nel tritarifiuti e chiamò alla polizia. Apparentemente il motivo era che lui aveva avviato le pratiche per il divorzio. Il modo come reagiscono le donne all’argomento della mutilazione di un uomo nello show è degno di essere visto ogni volta che la bellezza femminile ci confonde le idee e ci spinge a scambiarla per superiore moralità. Ridono e ridono, e ridono. Sharon Osbourne, una delle partecipanti, la definisce una violenza favolosa (“quite fabulous”); un’altra, Julie Chen, ride a crepapelle quando dal pubblico femminile arriva il monito “così impara”, dopo aver saputo delle pratiche avviate da lui per il divorzio. E ridono e ridono, e ridono. Quando finisco la visione del filmato, vado in bagno, vomito, e poi ritorno al mio computer per guardarmi gli ultimi aggiornamenti sulla superiore empatia e moralita innata della natura femminile.


L’atteggiamento è più di sfottimento.


Lynndie England

Bisogna riconoscere il grande vantaggio che ha rappresentato per l’umanità la tecnologia, che ci permette di lasciare tracce indelebili videoregistrate su alcuni comportamenti femminili che altrimenti, solo raccontati, risulterebbero difficilmente credibili. Le foto delle torture scattate ad Abu Ghraib di Lynndie England ridente e sorridente con un guinzaglio legato al collo di un prigioniero iracheno nudo, sono diventate l’icona della natura crudele e violenta delle donne che fino allora le femministe avevano negato. Invece il povero George Ryley Scott, inorridito di fronte allo spettacolo e alla violenza messa in atto da 2.500 civilizzate e educate donne britanniche, durante un raduno politico negli anni Trenta del XX secolo, a seguito dalla richiesta di abolire la tortura a danno dei maschi (che da oltre un secolo era ancora vigente per legge solo nei loro confronti), non ha potuto tramandare il filmato.

Le donne protestarono scandalizzate e indignate. Da studioso, e con la flemma tipica britannica, scrisse sul comportamento di quelle donne: “è cosa che turba, deve essere preso in considerazione in ogni disamina delle moderne tendenze sociologiche” (La grande menzogna del femminismo, p. 1008). La trasmissione di “The Talk” fu talmente scandalosa da ricevere numerose proteste, cosa che costrinse la CBS a fare dietrofront e a far chiedere scusa in diretta alle cinque protagoniste dello show. Capitolo molto simile a quei “pezzi di merda” detto da Anna Finocchiaro, che comprendeva anche i padri, sputato in faccia ai bambini, con il dietrofront della RAI e scuse comprese, episodio di cui tutti gli uomini italiani ci possiamo vantare. Comunque, se siete già andati in bagno dopo la visione del primo video, vi conviene ignorare il secondo e le relative scuse. Più che un pentimento, l’atteggiamento, almeno quello di alcune di loro, è più di sfottimento. Sinceramente, avrebbero potuto farne a meno.


A questo punto preferisco un altro bruto, uno patrio, Silvio Berlusconi.


Muhammar Gheddafi

Non parlo di sadismo, del piacere di recare danno ad altri. Sto parlando di una cattiveria più sottile e profonda dell’anima che gli studiosi denominano in tesdesco Schadenfreude, termine che deriva da Schaden (“danno”) e Freude (“gioia”). Si tratta di un sentimento di compiacimento malevolo del dolore altrui che ha il sapore del miele, che schernisce la sofferenza dell’altro e, in segreto o apertamente, fa ridere, e ridere, e ridere. Un sentimento opposto al concetto buddhista di mudita, gioia comprensiva o felicità per la buona sorte dell’altro. E sembra che su Schadenfreude le donne abbiano il primato. Mi viene difficile dimenticare in che modo Hillary Clinton ha reagito alla notizia della morte del dittatore libico Gheddafi, che era stato braccato come un animale selvaggio, ferito alle gambe e catturato vivo, successivamente picchiato, stuprato e brutalizzato, ucciso con un colpo di pistola alla testa e il suo cadavere esposto al pubblico, tutto quanto registrato da numerosi video. “Siamo venuti, abbiamo visto, lui è morto” fu il suo commento, e lei rideva.

Hillary Clinton, elevata dal femminismo alla messia che doveva aprire le porte del Paradiso femminista contro quel bruto che si chiama Donald Trump, milioni di donne hanno manifestato per le strade di America a suo nome. Hillary Clinton, che dall’alto del pulpito dell’ONU durante la Conferenza Internazionale delle Donne a Pechino nel 1995 ci regalava a noi uomini perle di saggezza morale e ci lanciava terrificanti accuse. Per analogia con la situazione patria, mi sembra di vedere Luciana Littizzetto che sul palco di Sanremo ammonisce noi uomini sull’insopportabile violenza contro le donne, mentre racconta divertita come Betty rischia la galera per aver tentato di accoppare il suo compagno con l’abat-jour (La grande menzogna del femminismo, p. 788), e ride. A questo punto preferisco un altro bruto, uno patrio, Silvio Berlusconi, che quando ricevette la notizia sulla morte di Gheddafi asserì un sentito e laconico: “sic transit gloria mundi”.


Il gesto eroico e l’amputazione del “maschio”.


Hillary Clinton

Berlusconi è stato oggetto della più feroce e devastante campagna contro la moralità personale di un individuo mai avvenuta probabilmente nel mondo. Un essere a dir le femministe spregevole per l’uso e l’oggettivizzazione che faceva del corpo delle donne nelle sue feste, lamentele che paradossalmente non arrivavano affatto dalle partecipanti volontarie alle feste. È stata organizzata con successo a livello nazionale una manifestazione contro la sua moralità e l’atteggiamento che metteva in atto nei confronti delle donne. Ne parteciparono decine di migliaia di donne, le stesse decine di migliaia che non uscirono a manifestare per biasimare il modo in cui Hillary Clinton scherniva la sofferenza di un uomo. E potete girarla come volete, ma il confronto di questo piccolo gesto dice molto della profondità del cuore di Berlusconi e del marcio che giace in quello di Hillary Clinton. Datemi del pazzo, ma semmai mi trovassi un giorno nella necessità di dover chiedere di cedermi il posto o di chiedere aiuto perché sto annegando, non datemi come compagno di viaggio quell’essere di luce chiamata Hillary Clinton, scelgo ad occhi chiusi Berlusconi.

Le donne non solo ignorano troppo spesso la sofferenza maschile, la deridono pubblicamente. Ho il brutto presentimento che, in questo periodo storico che stiamo vivendo, il Schadenfreude femminile si limiti quasi in esclusiva a schernire la sofferenza maschile. Sono gli uomini e la loro sofferenza il bersaglio dei dileggi delle femministe, scherni che risultano intollerabili se colpiscono loro stesse, dalle insulse campagne per ridicolizzare le istanze maschili, scrivendo “male tears” (lacrime maschili) o “I bathe in male tears” (faccio il bagno nelle lacrime dei maschi) su tazze e magliette, fino alla creazione  di club e associazioni pubbliche pro-Bobbitt, un’esplosione di dichiarazioni, libri e film che esaltano il suo gesto eroico e l’amputazione del “maschio”. E perché le femministe deridono solo la sofferenza maschile? Secondo gli psicologi il sentimento di Schadenfreude potrebbe derivare dalla “considerazione di scarsissimo valore del Sé che si riflette nella consolazione (molto spesso errata) che anche il Sé degli altri sia scarso e non degno”. Un concetto che riguarda il sessismo, l’autostima e l’invidia che ho già trattato.


S.O.S. maschile a tutte le donne empatiche.


Per carità, non confondiamo femministe e donne, non scambiamo i due concetti, non cadiamo negli stessi errori del femminismo allargando il giudizio a tutto il sesso femminile. Ma il sospetto e la tentazione è forte. Dove sono le donne? Dove sono e dove sono state le donne nell’ultimo mezzo secolo quando è stato necessario lottare per diritti maschili, contro la costrizione obbligatoria, per il diritto di riconoscimento o disconoscimento delle paternità, per migliorare le condizioni carcerarie, per l’affidamento paritario dei figli, per pari pene per pari reati, ecc. ? Solo dopo che mi sono riguardato il filmato di “The Talk” capisco perché le donne non solidarizzano con la sofferenza maschile. Mi viene il sospetto che siano troppo occupate a ridere, e ridere, e ridere. S.O.S. maschile a tutte le donne empatiche.


17 thoughts on “La (spregevole) superiorità morale delle femministe

  1. Perchè ridono e sghignazzano davanti al dolore degli uomini?
    Semplice, perchè invidiano e trovano giovamento passeggero sul male dell’oggetto invidiato.

  2. Vorrei proporre ai lettori e alle lettrici di questo blog quest’articolo scritto dal famoso economista Rothbard. Io non mi ritrovo nella sua visione e ricetta economica, ma la fotografia che offre del femminismo statunitense nel 1970 pare scattata oggi qui da noi, a testimonianza del fatto che il neofemminismo non ha niente a che fare con il mondo ex sovietico,comunista in genere, ma sia un parto del mondo capitalista a stelle e strisce diffusosi poi ovunque in Occidente con .la globalizzazione neoliberista.

    https://www.rothbard.it/articles/contro-il-femminismo.pdf

  3. Santiago
    >>>>>>
    Per carità, non confondiamo femministe e donne, non scambiamo i due concetti, non cadiamo negli stessi errori del femminismo allargando il giudizio a tutto il sesso femminile.
    >>>>>>

    Allargarlo a tutte le appartenenti al sesso femminile no, ma alla grandissima maggioranza sì.
    Il “vizietto” di sfottere gli uomini e di trovare estremamente divertente la sofferenza maschile, è diffusissimo tra le femmine della specie umana e non riguarda affatto solo le femministe militanti, che nei fatti sono quattro gatte.
    Così come bisogna liberarsi dall’errata idea secondo la quale le femmine odierne sarebbero tutte vittime del femminismo.
    No, non lo sono affatto.
    Anzi, non solo le suddette alimentano tale ideologia, ma ci sguazzano alla grande.
    Dirò di più: senza il consenso femminile, il femminismo si squaglierebbe come neve al sole.
    In merito aprii queste discussioni su uomini3000.

    https://questionemaschile.forumfree.it/?t=31840718

    https://questionemaschile.forumfree.it/?t=14995399

    1. L’articolo di Santiago (sempre sia lodato) è stratosferico ma questo commento di Sandro D. è un degno complemento anzi è sinergico. Caro Sandro, i miei rispetti.

  4. confermo anche per esperienze personali che molte donne ridono del dolore degli uomini, non ritengono possibile che un uomo possa soffrire molto e magari anche lasciarsi andare, deve sempre dimostrarsi forte… e ritengo che molte non ritengano quindi un vero uomo un uomo che dimostra soffrerenza, e pensano possa essere gay un uomo che dimostra affetto e sensibilità verso un altro uomo, non sanno che in amicizia ci si puo scambiare anche reciproci complimenti o parole gentili o pensieri profondi, pensano si parli solo di figa e pallone… e ritengo che molte donne godano nel ‘sovrastare’ un uomo quando la situazione lo permette, per esempio quando hanno ottenuto di sposarsi o un figlio… e smetterebbero di stare insieme ad uomo laddove si dimostri molto sensibile o anche troppo innamorato, viene visto come debole…. queste caratteristiche ci saranno sicuro anche in alcuni uomini ma trovo siano più accentuate nelle donne a mio modesto parere di ignorante… ma a prescindere, se un uomo si permettesse di ridere delle disgrazie di una donna non oso immaginare, non mi viene in mente nessuno che abbia avuto il coraggio di farlo

    1. Condivido letteralmente parola per parola quello che scrivi,soprattutto sul fatto che considerano dei deboli gli uomini sensibili e romantici.Hanno un pregiudizio che si alimenta da sè secondo il seguente meccanismo:”E’ romantico perchè ha sofferto,se ha sofferto è perchè SI E’ LASCIATO maltrattare da altre donne,dove maltrattare probabilmente vuol dire che gli hanno detto di no,quindi perchè devo dire di sì io ad un così debole e sfigato che non vuole nessuno?”.Io so di non essere un debole ma col tempo sono arrivato alla determinazione che quando esco con una donna,e ammesso che la frequentazione continui,una delle cose che mi tocca dirle per prima se vuole capire chi sono,debole o forte,è di non guardare come mi comporto con lei,ma come mi comporto col mondo.Sono arrivato a smettere di fare omaggi floreali ad una donna,sia per conquistarla che per omaggiarla dopo,perchè ritengo che sia uno spreco;prima,se le piaci sono superflui,se non le piaci sono inutili;dopo (dopo il letto intendo) rischi di essere considerato “sdolcinato”.Non c’è nulla da fare:a loro piacciono gli stronzi duri e puri,della tanto invocata e a loro dire inesistente sensibilità maschile se ne fregano altamente,anzi,LA SCHIFANO PROPRIO!

  5. semplice le donne (non femministe) non solidarizzano coni maschi perche’ sono sessualmente piu’ attratte dalla fresella studio conferma che sono sono molto rare le etero ma sono uno standard le bisessuali e le lesbiche.
    Gli uomini non solidarizzano con gli uomini perche’ sono sessualmente attratti dalla fresella quindi essere gay o bisex nel mondo maschile e’ molto raro.

    Alla fine è tutto dovuto alla sessualità non il sesso attenzione !

  6. Purtroppo tutto vero ed acclarato.
    Vorrei aggiungere qualcosa su Luciana Littizzetto.
    Lessi che tempo fa, durante un programma radiofonico, si é permessa di ironizzare in merito a decessi dovuti dopo l’intervento di
    Circoncisione (a mio avviso Intervento assolutamente da vietare per legge come la circoncisione femminile, da non confondere però con l’infibulazione)ai danni di bambini ragazzi e uomini.
    Come se non bastasse é andata addirittura oltre, deridendo uomini che erano stati evirati dalle loro mogli.
    Mi chiedo : Com’è possibile tutto questo ???
    Fosse successo a sessi opposti ???
    Un comico uomo che schernisce donne, le quali abbiano subito gravissime mutilazioni genitali dai loro uomini, farebbe ancora la sua comparsa in TV ???
    Sulla violenza subita dagli uomini, si ride a crepapelle, mentre per solamente una mancanza di rispetto verso una donna, ci si indigna a dis misura e partono denuncie a non finire.
    evviva la parità !!!
    Buona serata.

  7. Le violenze di Abu Ghraib le conoscevo, non avevo invece mai visto quel video di “The Talk”, terribile.
    Io nutro pochissime speranze nel genere femminile, salvo naturali eccezioni.

    1. La penso come te, Sebastiano Russo. La modernità (la tecnologia in particolare) non ha fatto altro che potenziare il lato mortifero del femminile che lasciato in balia di se stesso dal femminismo ha amplificato tutti i tratti negativi della femminilità. Anche gli uomini hanno i loro tratti negativi ma non hanno l’omologo di un femminismo che sdogani il loro lato bestiale: l’uomo ha la cavalleria e la capacità di proiettare su se stesso la portata delle sue azioni rivolte al prossimo, la femmina ha la slealtà e la gioia sadica nel trarre piacere dalle sofferenze altrui senza alcuna capacità di proiettare la portata delle proprie azioni. Basta vedere come si comportano le varie merdel, von der layden e l’altra strega lamerde (solecismo voluto) in questi tristi giorni. I femministi alla giuseppi sono il degno contraltare di queste demoniesse: spacciano per vittorie le sconfitte. Con politici con atteggiamento “femmina” non ci rialzeremo mai.

  8. Santiago sempre più incisivo e ficcante.
    Complimenti!

    Sul tema della “superiore moralità femmininile”, vantata dal mondo femministoide, ho trovato particolarmente acuta la domanda di Elizabeth Hobson (a 2’50”) in questa intervista a Janice Fiamengo, e relativa, articolata risposta:

  9. Le manifestazioni di piazza antiberlusconiane ricordate nel sempre pregevole articolo di Altaba segnano un punto di svolta nella storia del femminismo italiano. Ora chi scrive è lontano anni luce dal modo di fare politica e anche di concepire la vita di un Berlusconi, giusto per premettere che non ho alcuna simpatia per il personaggio. Quelle manifestazioni segnano però un cambiamento di rotta non solo per il femminismo ma anche per la sinistra in genere: Berlusconi non veniva infatti più attaccato per il suo, a parer mio, disastroso operato politico, per il suo conflitto d’interessi e così via, bensì per il suo circondarsi di belle donne lautamente ricompensate per la compagnia. Possiamo anche dissentire su quel modo di trascorrere il tempo libero da parte di una figura politica di primo piano, ma da qui a farne uno scandalo di proporzioni mai viste ce ne passa, finendo anche per squalificare ancor di più il Paese.
    Preceduto dal tam tam mediatico del grottesco “documentario” della Zanardo, ospite fissa del femminista Lerner su LA7, dagli strali della De Gregorio sull’Unità, quella gazzarra di piazza contro Berlusconi era in verità un attacco diretto a tutti gli uomini, una specie di me too ante litteram, I tempi erano ormai maturi perchè la sessualità maschile venisse considerata appannaggio femminile-femminista. Non tutti allora capirono che c’era in gioco qualcosa di più del destino politico di Berlusconi,non tutti percepirono il pericolo insito in quella forma di moralismo, poi venne tutto il resto. Aancora una volta Berlusconi dimostrò la sua modestia quando invece di rivendicare la sua libertà di scelta in materia( a parti invertite una donna è giudicata libera ed emancipata) che non andava confusa con il suo operato politico, abbassò la testa, si scusò, e arrivò Ruby e tutte quelle pietose sceneggiate. Poteva uscire di scena dalla parte giusta, e dare finalmente un contributo utile andando coraggiosamente a confliggere con le femministe, invece si è dimostrato ancora una volta un mediocre.
    Ovviamente si è capito che chi scrive considera le relazioni tra i sessi per quello che sono e non si scandalizza se si allunga anche una banconota a una donna in cambio di qualcosa di libero e consenziente. Pur non avendolo mai fatto,mi rendo conto di quanto tutto sia in vendita e non sopporto l’ipocrisia da quattro soldi, che le femministe dispiegano a più non posso.

    1. @Sasha
      Berlusconi però fu messo all’indice non tanto per moralità quanto perché si sospettavano reati di concussione e di sfruttamento della prostituzione. Forse se non si fosse trattato di questo l’impatto sarebbe stato minore. Poi ci sono anche i suoi vari atteggiamenti sessisti nei confronti delle donne esplicitati nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche, come quando disse a una ragazza come soluzione alla disoccupazione e precariato “si cerchi un marito ricco”, che sommati al suo stile di vita ne tratteggiavano una figura poco di “buon esempio” (se crediamo al fatto che un politico debba calibrare anche la sua vita privata secondo la morale sentita della maggior parte dei suoi cittadini).

      1. Ci avrei scommesso che saresti intervenuta ) L’accusa di sfruttamento della prostituzione era allora al vaglio della magistratura, c’era tutto un processo ancora da svolgere. Ora, il fatto che fosse Berlusconi, ossia un politico e una persona che non stimavo nè stimo oggi, non mi porta a considerare come normali delle manifestazioni che ne chiedevano la condanna prima dell’operato della magistratura. E’ un po’ quello che ha preso piede a seguire, quando la gazzarra femminista chiede la testa di questo o di quello, ed è per questa ragione che parlavo di svolta. Che poi Berlusconi fosse un personaggio comico, aveva infatti poco prima inasprito le leggi contro la prostituzione minorile, questo è fuor di dubbio, ma in uno stato di diritto accertare le responsabilità di qualsiasi genere spetta alla magistratura, non alle piazze forcaiole, ed io non sono quello che viene definito un “garantista”, visto che ho votato per i 5S e sono a favore della riforma sulla prescrizione.
        Tutto questo non è però la ragione della campagna femminista contro Berlusconi, lo sappiamo tutti anche tu. Il fastidio femminista era in verità legato al fatto che il personaggio più famoso d’Italia si permettesse una vita di quel genere, spassandosela con il “gentil sesso” e “sdoganasse” quel genere di sessualità maschile, poi il tutto è stato cavalcato politicamente da una sinistra sempre più caricatura di se stessa e dai vari movimenti femministi per chiedere sempre più posti di potere. Le femministe odiano la libertà sessuale maschile, d’altronde non sono certamente stupide, sanno che quella è la partita decisiva. Per questo vogliono levare dalla circolazione qualsiasi aspetto che la ricordi e/o soddisfi, da quelli meramente visivi a quelli fisici. Per loro l’uomo deve “mendicare” la sessualità, non la può neanche “acquistare”, dev’essere sempre alla mercè del volere femminile-femminista. Come ho già scritto in altre occasioni, su questo tema c’è molta ingenuità anche nel fronte antifemminista, e parlo di una strana convergenza, ma non voglio divagare.
        Berlusconi è un uomo che ama le battute, spesso non di buon gusto, ma definirlo sessista per una battuta di cattivo gusto mi sembra davvero troppo, a essere sessiste sono principlamente le femministe, e non per una battuta, ma per le leggi che richiedono e approvano e per la loro condotta.
        Sul fatto che dovesse essere più moderato nel suo stile di vita, concordo, ma sono perfettamente consapevole che un politico vada misurato non tanto per le sue predilezioni sessuali, quanto per il servigio che offre alla comunità, per la sua onestà, anche intellettuale. Ricordiamo quanto è stato fatto con Marrazzo, una persona distrutta perchè frequentava dei trans. Ora, io non andrei con un trans neanche morto, ma non vedo perchè devo distruggere una persona perchè li frequenta. Il clima da caccia alle streghe che il femminismo ha contribuito a scatenare in Occidente ha fatto già troppe vittime, in basso e in alto, e a pagarne le conseguenze è stata anche qualche donna coraggiosa.
        Ricordiamoci poi anche il trattamento riservato da SNOQ e accozzaglia varia alle “olgettine”, alle donne del partito di Berlusconi. Sono delle invasate pericolose come i fatti stanno dimostrando.

        1. Concordo che le femministe di fatto siano sessiste. Ciò non toglie che secondo me anche Berlusconi lo sia, non è una sola battuta ma sono a bizzeffe quelle che ha fatto sull’argomento. E come donna non mi posso sentire rappresentata da un capo di governo sessista e fermo ad un tipo di ruoli/rapporti uomo-donna anacronistico e svilente per entrambi. L’uomo bancomat, vincente solo se pieno di soldi e furbetto, e la donna bella statuina al suo fianco.
          Questo, come l’idiosincrasia “a pelle” per i suoi modi di fare, erano la ciliegina sulla torta del fatto che non mi rappresentasse politicamente e che fossi al corrente della sua disonestà.
          Marrazzo infatti anche secondo me è stato distrutto gratuitamente per puro moralismo (oggi farebbe meno scalpore) e mosse politiche, perché non era allo stesso livello di Berlusconi e la sua vita privata non era interconnessa con quella pubblica. Lui non era nella posizione di favorire una delle sue amanti trans, se non sbaglio non l’ha fatto.

          Le donne politiche di Berlusconi erano a torto o a ragione accusate di essere appunto state favorite per motivi sessuali ed essere quindi delle incapaci finite in parlamento senza meriti, ma è proprio Berlusconi che potevano ringraziare per questo, visto il suo modo di considerare le donne alquanto sospetto (ami circondarti di belle donne, fai in continuo battute pseudo-galanti, si scopre che fai allegri festini e paghi appartamenti a giovani ragazze… poi non stupirti se gli italiani temono che il tuo debole per le donne ti porti a dare incarichi a ochette che ti han fatto gli occhi dolci!)

  10. L’ombra del femminile oggi si chiama femminismo, nel femminismo carrieristico, sessista, vittimista e sciovinista, sadico e nichilista si coagula l’ombra del femminile ed è arrivato il momento di contrastarlo.

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