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La tragedia della famiglia Bressi e il divieto di ragionare

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Mario Bressi con i suoi figli Elena e Diego

di Redazione. È noto a tutti cosa sia accaduto qualche giorno fa a Lecco: un padre, Mario Bressi, 45 anni, ha ucciso i propri figli, i gemelli Elena e Diego di 12 anni, per poi togliersi la vita. Non ci sono particolari aggiornamenti sulla vicenda, nel momento in cui scriviamo questo articolo. Ciò che si sa è che la moglie di Bressi, Daniela Fumagalli, aveva avviato le pratiche per la separazione dal marito: secondo l’avvocato della donna, si trattava di una separazione consensuale, niente di drammatico. Non possiamo esserne certi visto che una delle parti in causa ora non può più parlare. Anche fosse, probabilmente Bressi sapeva cosa capita agli uomini dopo la separazione: le giornate con i figli diventano poche ore a settimana e la figura paterna che diventa un bancomat. Qualcosa insomma, che dovrebbe essere indagato con attenzione, deve aver innescato il gesto estremo. Qualcosa di grave, se ha indotto un uomo unanimemente giudicato come esemplare sotto ogni aspetto a un gesto del genere, annunciato via sms alla consorte, scrivendole che non avrebbe più rivisto i figli. Sul proprio profilo Facebook, prima di gettarsi da un ponte, ha postato una foto di sé e dei suoi figli, con il messaggio: “con i miei ragazzi, sempre insieme”. Una vicenda tragica, per la quale abbiamo espresso sui nostri canali social, e qua ripetiamo, alcuni concetti chiari: maiin nessun caso è giustificabile un atto del genere. Nel milione di alternative possibili, nel miliardo di sensazioni contrastanti che possono prendere il sopravvento in una persona, non può mai essere inclusa la soppressione dei figli. E non ci si venga a parlare di “pazzia”. La rotella molto raramente viene a mancare così all’improvviso, ci sono quasi sempre segnali premonitori. Nessun alibi, dunque, per le donne che si appigliano alla depressione post-partum o alla “temporanea incapacità di intendere e di volere”, con cui ottengono sempre assoluzioni in questi casi, ma nemmeno per gli uomini. Se proprio si va oltre i limiti del dolore, si agisca su te stessi piuttosto, ma mai sui figli. Meglio ancora, sarebbe avere rispetto per se stessi, fare perno sulla propria esistenza e trovare il modo per proseguire arricchendo la vita dei figli, non uccidendoli.

Mario Bressi non ha avuto alcun rispetto per se stesso, non si è comportato da uomo. Si è lasciato dominare dalla paura e dalla rabbia, forse dal desiderio di vendetta o da chissà cos’altro, probabilmente non lo sapremo mai. E anche lo sapessimo, i due ragazzi non tornano comunque indietro e per la madre Daniela Fumagalli da adesso in poi la vita sarà una vera e propria croce da trasportare sulle spalle, con i ricordi lungo la strada a scudisciarla ad ogni passo. Eppure tutti i media che hanno dato la notizia non hanno avuto dubbi ad attribuire il gesto alla procedura separativa innescata dalla moglie di Bressi. Così scatenando la solita ondata di riprovazione di tutto l’amplissimo fronte che, per convinzione o per convenienza, fa riferimento a una lettura femminista della realtà. E che ha il potere di dettare cosa si possa o non si possa dire, cosa si deve interpretare e come e cosa no, tanto da spingere alcune testate addirittura a chiedere scusa se si sono azzardate a investigare le cause del gesto. Per operare in questo modo, quel potere si serve di proprie e propri opinionisti/e sciacalli/e, che non esitano a ballare la propria danza macabra sul cadavere di due bambini e su una tragedia familiare devastante. È del tutto inutile qui riportare screenshot di cosa, sui social, le più estreme portavoce del femminismo sono arrivate a scrivere: chiunque frequenti queste pagine sa che costoro non hanno limiti etici o morali di alcun tipo, dunque ci si può attendere il peggio della disumanità e dell’ipocrisia. Tutta roba che non appare mai a parti invertite, quando invece fioccano le giustificazioni. Colpiscono molto di più le esternazioni di altri soggetti, opinionisti generici, come tali molto più nocivi dal lato della persuasione di massa che non le fanatiche “di nicchia”. Costoro acquisiscono al volo il trucchetto concettuale suggerito dalle leader femministe e confondono strumentalmente causa e giustificazione.


Non cesseremo mai di dire che se queste cose periodicamente accadono, un problema c’è.


Elena e Diego Bressi

Il ladro talvolta ruba per fame, ciò non lo fa smettere di essere un criminale. Il corrotto agisce per avidità, un sentimento umano: ciò non toglie che sia un criminale. Il mafioso uccide per seguire il proprio deviato codice d’onore, ma ciò non toglie che sia un criminale. Il tossicodipendente scippa l’anziana signora per avere i soldi per la dose, senza la quale sta male: ciò non toglie che sia un criminale. Gli esempi possono davvero essere migliaia, ma è chiaro che una cosa è individuare le cause di un evento, un conto è individuare le colpe o meglio le responsabilità. Mario Bressi è responsabile di un atto mostruoso, nessuno al mondo potrebbe negarlo. Ogni atto, mostruoso ma anche meraviglioso, ha però sempre delle cause o circostanze entro cui è maturato. Cercarle, individuarle e analizzarle non può essere confuso con il tentativo di assolvere un colpevole. Si tratta anzi di qualcosa di doveroso, per capire se è possibile impedire il ripetersi di circostanze che causano eventi tragici. È stato analizzando il modus operandi dei terroristi dell’11 settembre e la loro ideologia che si è deciso di mettere tutti quei noiosissimi controlli e quelle odiose restrizioni negli aeroporti. Così funziona, anzi dovrebbe funzionare. Perché siamo tutti capaci a dire che quei terroristi sono stati dei mostri senza se e senza ma. Finito di dirlo, la possibilità che la cosa si ripeta rimane alta. Dato che non è la prima volta che un genitore si porta nell’aldilà i figli, è più che mai il caso cercare di analizzare il contesto. Per scoprire che la fase separativa oggi, in Italia, è troppo facilmente terreno di scontri e ingiustizie devastanti, che finiscono per scaricarsi sulle spalle dei minori. E, va detto, il prezzo più alto è nel 99% dei casi a carico dei padri, sia dal lato affettivo che da quello, secondario ma non meno importante, economico. Pur in assenza di dettagli, è facile ipotizzare che Bressi amasse profondamente i figli e che, nella prospettiva di una separazione, temesse di doversene allontanare forzosamente. Forse sapeva che c’è una legge che garantisce il diritto alla bigenitorialità dei minori, a fronte di separazione dei genitori, e che questa viene disattesa da sempre nei tribunali. Non essendo pienamente uomo, invece di investire sulla propria paternità ogni risorsa a disposizione per garantire ad Elena e Diego la presenza di un padre, ha fatto una scelta da super-uomo dannunziano, dunque tragica e perdente per tutti.

Non sono queste le riflessioni che si sono lette in giro, cui per forza di cose discenderebbe la necessità di mettere mano in modo moderno ed efficace alle leggi che disciplinano le separazioni e il diritto dei figli ad avere sempre una mamma e un papà. No, si sono lette furiose intemerate femministe accompagnate da prese di posizione superficiali di soggetti che nulla sanno ma che blaterano, alla spasmodica rincorsa del “like”. Un esempio è “Il signor Distruggere“, divenuto celebre per le sue prese in giro delle “mamme pancine”, ma in breve venuto a noia a tutti, per la ripetitività della cosa e la supponenza del personaggio. In carenza d’ossigeno da visibilità, attacca il carro dove rende di più e in un suo post rigetta ogni tentativo di capire le cause, limitandosi a mettere lui, l’assassino, al centro del bersaglio. Applauso facile e cattivissimo servizio al pensiero comune. Un altro che si unisce al coro è il seguitissimo Lorenzo Tosa, il serial killer della lingua italiana, il cantore della banalità e l’araldo al cubo del mainstream più bieco. Stessi toni, stesso occhiolino strizzato alla semplificazione di tipo femminista. Non sia mai che l’approfondimento faccia perdere like, visualizzazioni e popolarità. Della ragnatela di problematiche legislative, culturali e sociali che sta dietro, come causa, a eventi terribili come quello di Lecco non interessa nulla a nessuno. E se a qualcuno per caso interessa, ecco che arriva l’estremista a puntare il dito e a dire: “tu stai giustificando l’assassino”. Di questi tempi è difficile ragionare o tentare di proporre un ragionamento. Si fa la fine quasi sempre di Morelli con la Murgia o di Marco Crepaldi. Noi non rinunceremo in ogni caso a farlo. Qui, come già altrove, esprimiamo la più ferma condanna per ciò che ha fatto Mario Bressi, la più profonda e vera vicinanza alla madre dei ragazzi, Daniela Fumagalli. Ma non cesseremo mai di dire che se queste cose periodicamente accadono, un problema c’è. Grande come come l’Everest. O come l’amore di un genitore, che poi è la stessa cosa. Non cesseremo di dire che sia dovere della comunità e di chi la rappresenta nel fare le leggi di porre le condizioni affinché eventi come questi non si ripetano mai più.


Mentre questo articolo era in fase di elaborazione, è arrivata questa email all’indirizzo della redazione. Una delle tante che ci giungono ogni giorno. La pubblichiamo qui non per collegarla alla vicenda tragica di Lecco, naturalmente, ma solo a conferma che ogni effetto ha la sua causa, e varia a seconda di chi ne è coinvolto.

Salve, la sera del 4 marzo, mentre eravamo sul divano col bambino di 4 anni al centro, scorgo lo schermo del cellulare di mia moglie che stava scambiando messaggi compromettenti con un uomo. Le prendo il telefono e scappo in corridoio per leggere meglio. In breve lei mi insegue per recuperare il cellulare e mi sale di sopra (letteralmente), arriva dal piano di sotto il padre e mi attacca al muro prendendomi dal collo, arriva la sorella col marito il quale mi prende alle spalle con pugni gettandomi per terra. Io a quel punto non posso fare altro che chiamare la polizia. Ebbene finisce che mia moglie due giorni dopo va a fare denuncia e viene attivato un codice rosso. Per 50 giorni non mi permette di vedere il bambino! Poi grazie ad un avvocato riusciamo a sbloccare la situazione ma ad oggi vedo pochissimo mio figlio e lei fa la sostenuta forte della presunta protezione della polizia e del codice rosso che usa come scudo. Ad oggi infatti non ci sono provvedimenti contro di me. Io ho fatto le mie denunce, il tribunale dei minori da me chiamato in causa ha prodotto un parere da parte del PM che, nonostante lei chiedesse immotivatamente l’affidamento esclusivo, ha deciso per un affido condiviso. Entro lunedì bisogna trovare un accordo altrimenti deciderà il giudice con gli assistenti sociali. Sono a pezzi, mi sono nascosto fino a pochi giorni fa distrutto dalla vergogna e dalla mortificazione. Mi sono sentito un delinquente. Oggi sto iniziando, grazie ad alcune persone che mi sono state vicino, a rialzare la testa. So che le sue accuse false e tendenziose hanno solo lo scopo di distogliere l’attenzione dai fatti avvenuti quella sera sotto gli occhi di mio figlio. Con quella mossa, sfruttando il pregiudizio, ha fatto prendere una decisione assurda alla polizia, che nonostante la mia richiesta di intervento ha attivato la protezione contro di me, ha rivoltato la situazione. Dopo tre giorni al PS l’hanno refertata con ben UN giorno TRANNE COMPLICAZIONI!! Ovviamente quella sera chiunque l’abbia vista sa che non aveva segni di violenza addosso. Vi seguo e spero di avere la forza di continuare a combattere per mio figlio, col quale ho un rapporto speciale e che mi aiuta a resistere alle bugie e alle contraddizioni continue che subisco, e da oggi anche per me stesso.


14 thoughts on “La tragedia della famiglia Bressi e il divieto di ragionare

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    Eppure tutti i media che hanno dato la notizia non hanno avuto dubbi ad attribuire il gesto alla procedura separativa innescata dalla moglie di Bressi. Così scatenando la solita ondata di riprovazione di tutto l’amplissimo fronte che, per convinzione o per convenienza, fa riferimento a una lettura femminista della realtà. E che ha il potere di dettare cosa si possa o non si possa dire, cosa si deve interpretare e come e cosa no, tanto da spingere alcune testate addirittura a chiedere scusa se si sono azzardate a investigare le cause del gesto.
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    Questa è la regola in tutto il mondo occidentale o culturalmente occidentale (esempio: l’Australia) ormai da decenni.
    In merito scrissi qualcosa oltre 17 anni fa.

    http://www.altrosenso.info/
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    Marzo 2003

    Violenza al femminile
    di Sandro Desantis

    Quando una madre uccide un/a figlio/a, le condizioni psichiche-emotive e l’intenzionalità condizionano il giudizio e la pena molto di più di quanto non avvenga per i padri che di regola vengono giudicati e condannati in base a dati oggettivi: reato compiuto ed effetti prodotti.

    Già negli anni Settanta, negli Stati Uniti, Philip Resnick osservava una netta tendenza a considerare “malate” più che “assassine” le donne che uccidevano i propri figli, con il risultato che il 68% finiva in ospedale psichiatrico e solo il 27% in prigione. Per i padri assassini la proporzione era invertita: il 72% in prigione o dal boia e il 14% in manicomio.

    Anche in Italia, da uno studio svolto dal Centro Studi Psicologia Applicata sulle perizie psichiatriche disposte per i reati contro la persona nel periodo compreso tra il 1978 e il 1994, emerge l’assoluta prevalenza di femmine (13 contro 5 degli uomini) nell’uccisione dei figli, reato che rappresentava il 54% degli omicidi femminili. In questi casi le femmine non erano mai giudicate capaci di intendere e di volere mentre gli uomini risultavano in possesso delle proprie facoltà, dunque imputabili, nel 40% dei casi.

    Stessa violenza, due pesi e due misure.
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    1. Questo dipende da un tabù che fa apparire inconcepibile che una madre possa voler consapevolmente uccidere i propri figli, dopo aver sviluppato quel legame che la natura predispone (portati in grembo, allattati, difesi per istinto con unghie e denti, come vediamo accadere agli animali… ultimo caso l’orsa in Trentino).
      Non so se sia più facile toglierci questo tabù o estenderlo anche ai padri; una di queste due strade va intrapresa, se vogliamo abbattere il doppio standard.

  2. Un tempo credevo che il timore del femminismo fosse eccessivo, ora invece spaventa anche me. Trovo aberrante il pensiero unico che si diffonde attraverso i media, nel 2020 non si è in grado di affrontare tragedie come questa in modo “laico”.
    Non c’è la maturità necessaria per analizzare le cause scatenanti e magari evitare che ricapiti.
    L’unica cosa che bisogna dire tutti in coro all’unisono è: “il male è colpa del patriarcato!”, se si esce dal coro si viene attaccati.

  3. scusate sono sempre l anonimo, la reazione brutale cmq non l avrei mai avuta verso mio figlio, ma verso la madre si cazzo… ma ovviamente avrei anche fatto soffrire mio figlio, forse per questo motivo certe persone includono i figli nelle uccisioni…. so che esprimo concetti forti xo’ ho il coraggio di ammettere certi pensieri che ho avuto… ovviamente patriarcato o possesso verso la donna non centravano proprio un cavolo coi pensieri che ebbi, a prescindere dal sesso era ed è una stronza manipolatrice e stupida nello stesso tempo e non un ottima mamma anche per questi motivo purtroppo, a mio parere, purtroppo avevo scelto la persona sbagliata e quando me ne sono reso conto davvero era troppo tardi….

  4. onestamente quando sono stato accusato di false percosse e poi ho fatto l iter assistenti sociali ho avuto brutti pensieri che non riguardavano mio figlio ma la madre, pensieri cattivi… ora comr ora vi dico che non li avrei mai attuati ma con le preoccupazioni che avevo e non mi facevano dormire, nella situazione assurda in cui mi trovavo, se mi avessero tolto mio figlio chissà…. chi può mai sapere se non mi fossi ribellato alla vita vendicandomi in maniera brutale…. io penso che si, bisogna indagare bene sulla dose di dolore che comportano queste separazioni dai figli… il lato economico è una cosa assurda ma nemmeno e soprattutto il lato affettivo viene tutelato, il che renderebbe anche la fregatura dei mitici mantenimenti anche più sopportabile (dalla parte dei padri ovviamente)

  5. Su Femminicidioitalia.info non si è perso tempo, la piccola Elena è già nell’elenco dei femminicidi, del piccolo Diego non importa.

    1. Non ci credo… ????
      Quel sito è da vomito, scusate il linguaggio. Ma proprio non si riesce a sapere chi c’è dietro?
      È qualcuno che lucra sulle morti delle persone, vive infatti di banner pubblicitari. La cosa più disgustosa è che aprendo la notizia (volevo verificare coi miei occhi che fosse proprio lei) compare una pubblicità a tema turistico con una famigliola che corre felice su una spiaggia.. so che sono banner casuali ma l’effetto è stato terribile…

    2. Aberrante. E’ l’ennesima conferma di quanto siano tossiche e squallide queste persone, ….. se così si possono chiamare.
      L’unico pensiero che hanno avuto in questo covo di maledette è maledetti è quello di sfruttare nuovamente in modo cinico i numeri per fare cassa… !!!
      Sono veramente schifato e disgustato da questa setta di delinquenti.
      Grazie per l’informazione signor anonimo, la sua info casca proprio a fagiolo.
      Mi verrebbe da dire: ok allora diciamo noi che c’è stato l’ennesimo maschicidio, ….. ma non mi sembra il caso. Elena e Diego hanno due valori equivalenti e non possono essere mercificati e strumentalizzati per fare propaganda di basso livello nonché esaltare numeri e statistiche.
      Arriverà prima o poi qualcuno che cambia questo schifo e cancella definitivamente tutto il lucro e tutta la vergogna che il nazi-femminismo sta generando con la complicità di questo governo.

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        Arriverà prima o poi qualcuno che cambia questo schifo e cancella definitivamente tutto il lucro e tutta la vergogna che il nazi-femminismo sta generando con la complicità di questo governo.

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        Molto difficile possa accadere finché un congruo numero di uomini non si sveglia dal torpore e capisca com’è la situazione. Altrimenti la vedo dura che qualcuno possa guadagnare così tanto potere da riuscire a cambiare le cose senza essere fermato dalle care signore e dai loro cagnolini.

    3. Sono Matyen, devo aver sbagliato inserendo i dati e risulto anonimo.
      Concordo, iene che si approfittano di un evento tragico per propaganda.

  6. Complimenti, ottimo articolo centrato esattamente sul problema attuale più che sul fatto in sé.
    Però se mi è concesso devo esternare che probabilmente sono stati usati dei guanti di velluto sottile per commentare una così grave tragedia che non fa altro che rispecchiare tante altre già avvenute e tante altre che certamente avverranno in futuro. Sì, non è il pensiero dell’uccellaccio del malaugurio, bensì una ovvia e naturale riflessione su quello che è accaduto, come accaduto, e perché è accaduto che porta direttamente ad una conclusione assai scontata e angosciante.
    Purtroppo non potrà essere l’ultima delle tragedie perché il sistema maledetto che qualcuno ha voluto creare c’è e permane. Quindi come in passato ve ne saranno altri di casi analoghi o direttamente riferibili al problema del diritto di famiglia e della sua gestione criminale. La responsabilità diretta di ciò che avvenuto è da attribuire a tutti coloro che hanno voluto che questo sistema prendesse questa piega schifosissima.
    Per non fare nomi e cognomi ritengo che i principali colpevoli ai quali va attribuita la colpa di queste tragedie familiari siano in primis i magistrati che non rispettano la legge 54, che non fanno nulla per far sì che vi sia equità di trattamento fra i due genitori; poi a stretto giro ci sono gli attuali politici che sanno benissimo qual’è lo schifo che aleggia nei tribunali e nelle famiglie coercizzate dal sistema. Però si sono permessi di affossare l’unico disegno di legge che avrebbe potuto evitare questa tragedia di Lecco e tante altre già consumate e probabilmente sulla loro coscienza ne rimarranno anche delle nuove che ancora hanno da venire. Altra mannaia deve scendere sul collo di tutte quelle maledette nazi-femministe che hanno voluto e creato questo sistema di disparità e di grandissima coercizione per tutti i papà separati.
    A queste va la mia più sentita maledizione perché le considero delle criminali che hanno sulla coscienza milioni di bambini martoriati e milioni di padri che hanno sofferto e stanno soffrendo. Su queste pagine abbiamo già detto più volte quanto sia aberrante e profondamente inefficace, deleterio, dannoso e criminale il codice rosso: questo ha dimostrato che, quando applicato, di acutizzare un disagio in famiglia e lo rende ancor più esasperato accelerando di conseguenza le derive che poi leggiamo sulla cronaca.
    Quindi per quanto mi riguarda qui ci sono due cose da cambiare con la massima urgenza: il diritto di famiglia e quindi modificare la legge 54, e la soppressione immediata del codice rosso che va sostituito con un procedimento totalmente differente.
    Tanto per restare in tema, io sono uno di quei papà ai quali è stata distrutta la vita per volere di Stato. Prima che accadesse questo, la mia ex, in una discussione su cosa e come sarebbe cambiata la nostra vita se avessimo affrontato una separazione giudiziale, di fronte a mio figlio esternò ad alta voce che se non facevo quello che lei richiedeva ….. in tribunale mi avrebbe distrutto perché la legge è dalla sua parte !!!
    “…. ti faranno fare una brutta fine, non rivedrai più tuo figlio e ti toglierò anche le mutande…..”

    Questo accadeva circa 15 anni fa, e purtroppo aveva ragione. In questi ultimi anni le cose sono addirittura peggiorate e i tanti papà odierni hanno preso piena consapevolezza del trattamento schifosissimo ai quali verranno sottoposti insieme ai loro figli semmai dovessero metter piede nei tribunali.
    Questa consapevolezza, naturalmente, induce loro a riflessioni angoscianti, a grave disperazione, rabbia e sconcerto con uno stato d’animo pesantissimo, e pensieri nefasti irreversibili. Da qui poi il passo successivo alla tragedia non è lontano.
    Questi papà, certamente sono da biasimare, però hanno commesso un crimine perché istigati da un sistema profondamente discriminatorio e coercitivo nei loro confronti. Non è poi così difficile capire come mai dei normali cittadini che sono sempre stati considerati bravi, onesti, tranquilli, affettuosi, nel giro di poche settimane si trasformano in assassini assurdi !? Il motivo è lì, appena descritto, e va ricondotto alla responsabilità delle istituzioni in primis, all’indifferenza della collettività, al nazi-femminismo tossico con tutti i lecchini di contorno: Tutti responsabili e colpevoli per ciò che è accaduto.

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